Il settore dei semiconduttori vive una fase di trasformazione profonda segnata da un esodo di talenti da Intel, investimenti record nelle infrastrutture di connettività globale e un rallentamento nella costruzione di fabbriche negli Stati Uniti. Tra i protagonisti emergono OpenAI, che continua ad attrarre ingegneri di alto profilo, e le big tech come Meta, Amazon, Microsoft e Google, ora principali finanziatrici dei cavi sottomarini che sostengono l’infrastruttura Internet globale. Allo stesso tempo, Tesla espande la produzione dei chip AI in collaborazione con Samsung e TSMC, mentre la Cina sospende temporaneamente il ban sulle esportazioni di materiali critici, aprendo una finestra diplomatica con Washington.
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Esodo di talenti da Intel verso OpenAI
L’industria assiste a un evento simbolico: Sachin Katti, Chief Technology Officer e capo AI di Intel, lascia l’azienda dopo appena sette mesi per unirsi a OpenAI, dove supervisionerà l’intera infrastruttura di calcolo per i modelli di intelligenza artificiale. Il suo arrivo a San Francisco coincide con un piano di espansione infrastrutturale da centinaia di miliardi di euro, con obiettivi di potenza di calcolo su scala exascale per training e inferenza. Intel, in una nota, ringrazia Katti per il contributo e nomina Lip Bu-Tan come responsabile ad interim delle divisioni AI e tecnologie avanzate. L’azienda attraversa un momento di ridefinizione strategica, segnato da tagli di decine di migliaia di posti di lavoro e una crescente difficoltà a mantenere competitività nei mercati CPU consumer e data center. Nonostante le turbolenze, Intel insiste sul fatto che l’AI rimane una priorità strategica, puntando su processori di nuova generazione ottimizzati per workload emergenti. Tuttavia, la perdita di figure chiave come Katti e di altri executive nel comparto data center rafforza le preoccupazioni sulla stabilità della leadership tecnica e sulla capacità dell’azienda di reggere il confronto con Nvidia, AMD e gli hyperscaler che progettano chip proprietari.
Boom degli investimenti nei cavi sottomarini
Parallelamente, le infrastrutture globali di connettività registrano un’espansione senza precedenti. Gli investimenti in cavi sottomarini raddoppieranno a 11,92 miliardi di euro nei prossimi due anni, rispetto al biennio 2022-2024. Quattro aziende — Meta, Amazon, Microsoft e Google — detengono ormai oltre il 50% del mercato mondiale, consolidando la loro influenza anche sull’infrastruttura fisica di Internet. La rete globale supera oggi un milione di chilometri di cavi, gestiti e installati principalmente da Alcatel Submarine Networks, il più grande costruttore europeo di cavi sottomarini. Questi collegamenti trasportano la quasi totalità del traffico dati mondiale, fungendo da backbone delle reti cloud e dei servizi AI distribuiti.
L’aumento degli investimenti risponde alla crescente domanda di capacità dati generata dai modelli linguistici di nuova generazione, dall’espansione dei servizi cloud e dal traffico video in 8K. Tuttavia, la dipendenza crescente da infrastrutture oceaniche aumenta anche i rischi geopolitici e operativi: sabotaggi, tagli accidentali o blackout elettrici regionali possono compromettere intere dorsali digitali.
Produzione dei chip Tesla AI5 e AI6: la strategia dual foundry
Sul fronte produttivo, Elon Musk conferma che Tesla avvierà la produzione dei nuovi chip AI5 e AI6 in una strategia dual foundry che coinvolge Samsung Foundry a Taylor (Texas) e TSMC in Arizona. Il primo chip, AI5, entrerà in produzione nel 2026 e offrirà prestazioni 40 volte superiori all’AI4, mentre AI6 debutterà nel 2027-2028 raddoppiando ulteriormente la potenza di calcolo. Musk sottolinea che la doppia catena produttiva consente flessibilità e volumi garantiti in un periodo di domanda crescente per chip destinati al Full Self Driving (FSD), ai robot umanoidi Optimus e ai sistemi di elaborazione visiva proprietari.
Le due versioni del chip AI5 presentano leggere differenze di processo ma mantengono identiche prestazioni software, grazie a una piattaforma AI comune. La collaborazione simultanea con TSMC e Samsung garantisce resilienza alla supply chain, mitigando rischi legati a sanzioni, shortage o disastri naturali. Musk anticipa anche il progetto AI7, definito “più avventuroso” e potenzialmente affidato a una terza foundry ancora non rivelata.
Cina sospende il ban sulle esportazioni di materiali critici
Un altro sviluppo di rilievo riguarda la sospensione del blocco cinese sulle esportazioni di gallio, germanio, antimonio e grafite verso gli Stati Uniti, annunciata per il periodo dal 9 novembre 2025 al 27 novembre 2026. La decisione, frutto di colloqui diretti tra Xi Jinping e Donald Trump, rappresenta una mossa di distensione commerciale che offre sollievo temporaneo alla filiera dei semiconduttori occidentali. Questi materiali sono essenziali per la produzione di chip, batterie e componenti ottici, e la loro restrizione nel 2024 aveva provocato rallentamenti e rincari globali. Nonostante la sospensione, Pechino mantiene un regime di licenze obbligatorie, conservando una leva strategica sulla supply chain. Gli Stati Uniti, nel frattempo, accelerano la diversificazione delle forniture verso Australia, Canada e paesi africani.
Micron rallenta i piani in New York e rialloca fondi all’Idaho
In un contesto di incertezza infrastrutturale, Micron Technology annuncia il rinvio di cinque anni per la prima fabbrica in New York, posticipandone l’operatività al 2030. Il ritardo deriva da carenze di manodopera, cicli di costruzione più lunghi del previsto e limiti nelle forniture energetiche locali. Il progetto prevede ora che la fab 1 inizi i lavori nel 2026 e raggiunga il completamento tra il 2028 e il 2029, con installazione delle apparecchiature entro 12–24 mesi. Le successive fab 2, 3 e 4 entreranno in funzione rispettivamente nel 2033, 2039 e 2045. Micron ha deciso di reindirizzare 1,1 miliardi di euro dei fondi del CHIPS and Science Act dalla fabbrica di New York a quella di Idaho, dove costruisce una struttura avanzata per il packaging HBM e memoria stacked. L’obiettivo resta mantenere una produzione del 40% di DRAM negli Stati Uniti, anche se con una tempistica più diluita.
Data center fermi per mancanza di energia in California
La rapida crescita dell’intelligenza artificiale ha messo sotto pressione le infrastrutture energetiche statunitensi. Nella Silicon Valley, due data center di nuova generazione — SJC37 di Digital Realty e SVY02A di Stack Infrastructure — restano inattivi per mancanza di alimentazione elettrica, nonostante siano già completati. Ognuno di essi dispone di una capacità di 48 MW, ma la rete di Silicon Valley Power non può ancora supportare la domanda aggiuntiva. La utility locale investirà 412,5 milioni di euro in nuove sottostazioni e linee elettriche, completando gli upgrade solo nel 2028. Con oltre 57 data center attivi o in costruzione a Santa Clara, la saturazione della rete elettrica dimostra come l’espansione AI stia superando il ritmo delle infrastrutture energetiche, creando un paradosso: l’hub globale della tecnologia resta bloccato da limiti fisici di alimentazione.