Immaginate una notte buia a Caracas. La capitale di un Paese un tempo ubriaco di petrolio e sogni bolivariani è ridotta a un relitto spettrale di fame e paura. All’improvviso, il silenzio viene squarciato: sette boati scuotono la terra, fiamme arancioni illuminano l’orizzonte e il ronzio inconfondibile di elicotteri neri come la pece fa tremare i tetti di Miraflores.
Non siamo in un film di Hollywood. Questa è l’operazione “Absolute Resolve”. Un blitz chirurgico degli Stati Uniti che ha prelevato Nicolás Maduro come si preleva un boss del narcotraffico qualsiasi: in catene, spedito diretto a New York. Droni, Delta Force e un blackout informatico hanno spento il Venezuela in pochi minuti. Ma se pensate che questa sia una storia di sola potenza militare americana, vi state perdendo il vero film.
La vera notizia non è che gli americani sono arrivati. La notizia è che nessuno li ha fermati. E i dettagli che stanno emergendo dai corridoi dell’intelligence raccontano una storia molto diversa da quella ufficiale: quella di una compravendita geopolitica.
Cosa leggere
Il preavviso di 48 ore: la fuga del GRU
La domanda che nessuno si fa ad alta voce è: dove erano gli amici di Nicolás? Dove erano i russi che avevano giurato di proteggere la rivoluzione?
La risposta è brutale. Secondo fonti riservate, gli agenti del GRU, l’intelligence militare russa che da anni operava come ombra protettiva del regime, hanno fatto i bagagli esattamente 48 ore prima che il primo scarpone americano toccasse terra. Sono evaporati. Niente avvertimenti al “compañero” Maduro, niente resistenza. Hanno lasciato il palazzo presidenziale sguarnito, portandosi via i codici e spegnendo i radar. Mosca sapeva. E Mosca ha lasciato fare.
50 Milioni per voltarsi dall’altra parte
E la guardia pretoriana? Maduro non si fidava dei venezuelani, si circondava di professionisti stranieri. La sua sicurezza personale era affidata a un mix letale:
- Le “Avispas Negras” cubane: Le temute truppe speciali dell’Avana, esperti in combattimento ravvicinato e controspionaggio.
- I mercenari della Wagner: I contractor russi inviati da Putin per rafforzare il perimetro durante le crisi, come già successo nel 2019.
Dovevano essere il muro invalicabile. Invece, sono scomparsi nel nulla poco prima dell’assalto. Il motivo ha un numero preciso: 50 milioni di dollari. Questa è la cifra che, secondo le indiscrezioni che rimbalzano negli ambienti militari, sarebbe stata distribuita chirurgicamente tra gli ufficiali chiave e i capi della sicurezza personale per garantire che le armi restassero nelle fondine. Nessuno, tra i generali venezuelani, tollerava più Maduro. Non per ideologia, ma per sopravvivenza. Quando il bonifico è arrivato, la fedeltà è scaduta.
Il patto Trump-Xi-Putin: Pignoramento Geopolitico
Per capire perché Putin e Xi Jinping hanno lasciato che il loro “alleato strategico” venisse impacchettato e spedito negli USA, non bisogna guardare le mappe militari, ma i libri contabili. Il Venezuela non è caduto per colpa dei droni, è caduto perché era un cattivo pagatore. Il debito estero aveva raggiunto cifre mostruose, stimate tra i 150 e i 170 miliardi di dollari. Pechino da sola avanzava crediti enormi, miliardi che Maduro aveva promesso di ripagare con petrolio che non riusciva più a estrarre. Mosca aveva ristrutturato i prestiti più volte, ma la pazienza ha un limite, specialmente quando hai una guerra in Ucraina da finanziare. È molto probabile che a Washington sia stato siglato un patto faustiano: Donald Trump si prende Maduro (un trofeo politico perfetto), e in cambio garantisce che il nuovo governo venezuelano onorerà i debiti con Russia e Cina. Gli analisti più lucidi, come Evan Ellis, avevano previsto che la natura criminale dello stato venezuelano avrebbe reso insostenibile per chiunque mantenerlo in vita artificialmente. È un pignoramento geopolitico: se non paghi le rate, il creditore (Cina e Russia) lascia che lo sceriffo (USA) ti porti via la casa.
Narcos, non politici
Non sto qui a difendere un regime indifendibile. Maduro, l’ex autista di autobus ed ex rocker venezuelano a capo della band Enigma, aveva trasformato il Venezuela in quello che il Dipartimento di Giustizia USA ha etichettato come il quartier generale del “Cartello dei Soli”.
Non parliamo di politica, parliamo di cocaina. Tonnellate di droga spedite verso gli Stati Uniti sotto la protezione diretta dello Stato. L’accusa non è di “cattiva gestione”, ma di narco-terrorismo. Lui, la moglie Cilia Flores e la cerchia ristretta dei generali avevano trasformato le istituzioni in una lavatrice di denaro sporco.
La lezione brutale
Mentre a Caracas qualcuno festeggia gridando “Libertad”, in Occidente cala un silenzio imbarazzante. È la realpolitik, bellezza. L’operazione è stata venduta come una liberazione, ma ha il sapore amaro di un’esecuzione contrattuale. I venezuelani, privati di tutto dall’iperinflazione e dalla repressione della polizia speciale FAES, ora si trovano “liberi” ma con un Paese ipotecato. Le risorse del Venezuela – le più grandi riserve di petrolio al mondo, l’oro, il coltan dell’Arco Minero analizzato da esperti come Ryan C. Berg – sono il vero premio. E ora che il dittatore insolvente è fuori dai piedi, la gara per spartirsele è appena iniziata. Russia e Cina non hanno perso il Venezuela; hanno semplicemente deciso di liquidare un asset tossico.
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Hanno incassato la perdita politica per salvare il capitale economico. In questo gioco cinico, i debiti battono l’ideologia 10 a 0. E la lezione per tutti gli aspiranti dittatori del mondo è chiara: puoi torturare il tuo popolo, puoi sfidare l’America, ma se smetti di pagare le rate ai tuoi protettori, vali meno dei 50 milioni necessari a comprarti le guardie del corpo.