Nitrux 5.1 apre la nuova fase “immutable” con un’impronta dichiaratamente systemd-free, mentre Devuan GNU/Linux 6 porta SysVinit su Raspberry Pi 5 e IPFire 2.29 Core Update 199 aggiorna il firewall con Wi-Fi 7, discovery di rete e un IPS basato su Suricata 8.0.2, segnando un 2026 in cui Linux si muove su tre assi chiari: stabilità LTS, hardware moderno e sicurezza operativa.
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Nitrux 5.1 e la scelta immutable: stabilità come priorità, senza systemd
Nitrux 5.1 si colloca in una categoria sempre più affollata ma con una firma netta: l’idea che un desktop moderno possa crescere restando systemd-free e che l’approccio immutable sia una risposta concreta alla fragilità dei sistemi “mutabili” quando vengono stressati da aggiornamenti, driver e stack grafici in rapido cambiamento. La release ruota attorno a un kernel Linux 6.18.2 con patch CachyOS, abbandonando la precedente traiettoria basata su Liquorix e introducendo un orientamento più marcato su schedulazione e reattività.
Sul piano delle performance, la presenza dello scheduler SCX come default e l’integrazione di un ottimizzatore dedicato a AMD 3D V-Cache indicano un’attenzione specifica a carichi desktop e gaming, con una filosofia che non punta a “sparare” numeri, ma a rendere più prevedibile l’esperienza nelle condizioni reali: switching frequente di finestre, I/O discontinuo, browser pesanti, tool creativi e sessioni lunghe. In parallelo, l’I/O adattivo con ADIOS e la possibilità di modellare regole udev in base a dispositivi rotazionali o solid-state mostrano la volontà di ridurre la distanza tra “kernel tuning” e utente avanzato, senza costringerlo a una manutenzione continua.
La parte più visibile resta però lo stack Wayland e l’impostazione UI. Hyprland 0.52.2 diventa uno dei pilastri dell’esperienza, con evoluzioni mirate a ergonomia e input: keybind rinnovati, gestione più fluida delle multimedia keys, miglioramenti su trasparenze e blur, oltre a un lock screen più informativo grazie a Hyprlock, che porta indicatori batteria e integrazione MPRIS. Anche gli elementi di shell e launcher seguono una coerenza estetica che non è solo cosmetica: una Waybar impostata come “floating island” e temi più puliti su Wofi riducono l’attrito quando si lavora a colpo d’occhio, soprattutto su laptop e schermi piccoli.
Dietro l’interfaccia c’è un punto tecnico che pesa più di quanto sembri: la gestione energetica. Nitrux introduce daemon come NX Dynamic PPD e NX Battery Notify, per adattare in modo dinamico profili di potenza tra alimentazione AC e batteria, e per monitorare pattern di carica. Questa componente è cruciale nel mondo Wayland-first: la differenza tra una distro “bella” e una distro “usabile” sui portatili si gioca spesso su power profile, wakeup, scanning Wi-Fi e controllo termico. Nitrux, in questo senso, cerca di codificare scelte aggressive, come la forzatura del 5 GHz e la riduzione di scanning in background, accompagnandole con un’impostazione privacy-oriented che passa anche da dnscrypt-proxy come default e dall’idea di ignorare DNS proposti via DHCP.
Sul tema sicurezza, la scelta di firewalld al posto di UFW non è un dettaglio: significa spostarsi verso una gestione più modulare e policy-driven, con una direzione più enterprise-friendly anche su desktop. A questo si affiancano linee guida password allineate a NIST SP 800-63B, una postura che parla direttamente a chi usa il PC come workstation tecnica e non come semplice macchina da consumo.
La strategia di compatibilità hardware è doppia. Da un lato Nitrux lavora su Bluetooth e Wi-Fi con correzioni mirate, dall’altro propone due flavor distinti, uno con stack Mesa per Intel/AMD e uno orientato a NVIDIA open-source, per ridurre le sorprese al boot e rendere più “prevedibile” l’installazione. Anche qui, l’idea immutable si traduce in pratica: meno variabili, meno interventi manuali, più continuità.
Devuan GNU/Linux 6 su Raspberry Pi 5: SysVinit, ARM e libertà dall’ecosistema systemd
Se Nitrux sperimenta su desktop moderno e immutable, Devuan GNU/Linux 6.1 Excalibur fa una scelta ideologica e tecnica ancora più esplicita: offrire un sistema basato su Debian ma senza systemd, puntando su SysVinit come default e su un’esperienza che molti definiscono “fast e clean” proprio perché priva di alcune complessità introdotte negli ultimi anni.
L’elemento che rende questa release interessante nel 2026 è la disponibilità di immagini per Raspberry Pi 5, oltre al supporto per Raspberry Pi 2, 3 e 4. Su un hardware che, per molte distro, è diventato una piattaforma quasi “desktop-lite”, Devuan resta coerente con la sua natura: niente GUI preinstallata, niente percorso guidato alla moda. Il sistema si presenta come base essenziale, lasciando all’utente la responsabilità di comporre il proprio ambiente.
Questa filosofia emerge nel tool menu-config, che gestisce network, hostname, locales, timezone, font console, governor CPU, gestione utenti, password amministrativa e opzioni specifiche per Raspberry Pi. L’approccio è quasi didattico: non nasconde la complessità, la mette in ordine, trasformando la prima configurazione in un percorso controllato. È un modello che piace a chi usa Pi 5 per progetti embedded, gateway, lab domestico o mini server, dove la prevedibilità conta più dell’immediatezza.
Il kernel 6.12 LTS è un altro segnale pragmatico: Devuan cerca stabilità e compatibilità su ARM senza inseguire l’ultimissima release. Per Pi 5 questo è un punto centrale, perché molte instabilità nascono dall’incrocio tra driver, firmware e aggiornamenti rapidi. Un LTS ben integrato riduce la possibilità di rotture improvvise e rende più affidabili progetti che devono “stare accesi” mesi.
Il limite, per alcuni, coincide con il vantaggio: chi vuole un desktop pronto deve installare manualmente Xorg, un login manager come LightDM o SDDM e un ambiente grafico. Ma proprio questa assenza di default rende Devuan interessante per chi vuole costruire un sistema minimalista, modulare e controllabile, soprattutto in contesti di laboratorio o infrastruttura domestica avanzata.
IPFire 2.29 Core Update 199: Wi-Fi 7, discovery di rete e Suricata 8 per la difesa operativa
IPFire 2.29 Core Update 199 parla un linguaggio diverso: quello della sicurezza di rete. Qui la priorità non è l’esperienza desktop o l’ideologia init, ma l’operatività di un firewall che deve gestire reti moderne con apparati complessi, nuovi standard wireless e un perimetro in continua evoluzione.
L’introduzione di Wi-Fi 7 e Wi-Fi 6 rappresenta un aggiornamento che non può essere liquidato come semplice “supporto hardware”. IPFire abilita modalità preferite, ampiezze di canale fino a 320 MHz e un modello di configurazione che punta a far emergere in modo più automatico le capacità dell’hardware. A livello pratico, per chi usa IPFire come nodo di rete in ambienti piccoli e medi, significa poter considerare il wireless non più come estensione fragile, ma come segmento gestibile con criteri più contemporanei, inclusa l’attenzione a Management Frame Protection e alle strategie contro interferenze e comportamenti anomali.
Accanto al wireless, IPFire integra protocolli di discovery come LLDP e CDPv2, portandoli in una UI accessibile. Questo è un passo importante per reti articolate, dove capire “chi è collegato a cosa” e su quale porta diventa fondamentale quando si segmenta, si traccia un incidente o si ottimizza il traffico. In ambienti misti, con switch gestiti e infrastrutture ibride, avere discovery nativo significa ridurre il tempo necessario per la diagnosi e aumentare la coerenza della documentazione.
Sul fronte IPS, l’aggiornamento a Suricata 8.0.2 consolida la capacità di rilevare e gestire pattern malevoli, con correzioni mirate a dropped alerts e miglioramenti al reporting. IPFire, qui, si muove nella direzione di chi usa il firewall non solo per filtrare, ma per osservare e reagire, in modo compatibile con l’idea di difesa continua.
Il kernel viene riallineato a 6.12.58, con fix di sicurezza e stabilità, e la release aggiorna un’ampia porzione di stack: OpenSSL, OpenSSH, BIND, Samba, Tor, FFmpeg, ClamAV e altri componenti che, in un firewall, fanno la differenza perché ogni servizio è una possibile superficie di attacco. Anche dettagli come la preferenza per cifrari AES-GCM in SSH e la gestione più robusta di OpenVPN indicano un lavoro di “hardening” coerente, volto a rendere l’installazione predefinita più difendibile.
In sintesi, IPFire non racconta la sicurezza come concetto, la implementa come manutenzione continua. E l’aggiornamento Core 199 porta avanti proprio questo: più compatibilità con hardware moderno e più controllo sui comportamenti della rete.
Tre release, un’unica traiettoria: Linux più prevedibile, più modulare, più difendibile
Le tre novità Linux non sono sovrapponibili, ma convergono su una stessa direzione. Nitrux 5.1 spinge il desktop verso un modello immutable e systemd-free, riducendo la fragilità tipica degli stack moderni. Devuan su Raspberry Pi 5 rafforza l’idea che l’ARM non debba essere per forza “consumerizzato” e che la libertà dall’ecosistema systemd resti una scelta tecnica legittima. IPFire 2.29 Core Update 199 dimostra che firewall e sicurezza non possono restare fermi: devono inseguire Wi-Fi 7, discovery di rete e IPS moderni senza perdere stabilità. Il 2026, dentro queste release, sembra raccontare un Linux meno ossessionato dalla novità fine a sé stessa e più concentrato sulla continuità: kernel LTS, automazione intelligente, compatibilità mirata e sicurezza operativa.
Domande frequenti su Nitrux 5.1
Nitrux 5.1 è davvero adatta a chi cerca stabilità?
Sì, perché combina approccio immutable e scelte conservative su componenti chiave, riducendo la probabilità di rotture da aggiornamenti e driver.
Perché Nitrux insiste su un’impostazione systemd-free?
Perché privilegia uno stack alternativo basato su OpenRC e servizi selezionati, riducendo dipendenze che potrebbero limitare alcune scelte di pacchettizzazione e gestione.
Qual è il vantaggio reale di firewalld rispetto a UFW su desktop?
Offre una gestione più modulare e policy-driven, utile se si vogliono regole dinamiche e profili più vicini a esigenze professionali.
Nitrux 5.1 convive bene con hardware moderno, incluso NVIDIA?
La distro punta a migliorare la prevedibilità con flavor distinti, includendo un’opzione orientata a NVIDIA open-source, riducendo sorprese in installazione e aggiornamento.