Rokid AR Glasses rappresentano il punto di equilibrio più avanzato tra occhiali smart AI, realtà aumentata e usabilità quotidiana emerso al CES di Las Vegas, in un contesto dove Solos AirGo V2, Ray-Ban Meta, Lumus AR e Leion Hey 2 hanno mostrato come l’intelligenza artificiale stia trasformando gli occhiali da accessorio sperimentale a interfaccia computazionale primaria, capace di sostituire lo smartphone in numerosi scenari operativi.
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Rokid AR Glasses e l’approccio AI nativo agli occhiali intelligenti
Rokid AR Glasses sono stati presentati come occhiali AI-first, progettati intorno all’elaborazione locale dei dati e a un modello di interazione completamente hands free. Il peso di 38 grammi colloca il dispositivo tra i più leggeri della categoria, un dato cruciale perché l’adozione quotidiana degli occhiali smart è sempre stata frenata dall’ingombro e dall’affaticamento prolungato. La struttura integra una fotocamera da 12 megapixel capace di registrare video fino a 12 ore, un valore che supera la maggior parte dei competitor e che indica una chiara vocazione non solo consumer ma anche professionale, soprattutto per documentazione, training e assistenza remota.

Dal punto di vista computazionale, Rokid ha scelto un’architettura focalizzata sull’AI contestuale, in grado di interpretare ciò che l’utente vede e ascolta, fornendo risposte in tempo reale attraverso comandi vocali e feedback audio open-ear. L’elaborazione on-device riduce drasticamente la dipendenza dal cloud, un aspetto che al CES 2026 è emerso come linea di frattura tra produttori: da un lato chi spinge su ecosistemi remoti, dall’altro chi, come Rokid, enfatizza privacy e latenza minima.

La traduzione in tempo reale, la sintesi di meeting e la navigazione assistita sono integrate come funzionalità di base, senza abbonamenti obbligatori. Il prezzo di partenza di 275 euro posiziona Rokid AR Glasses in una fascia intermedia che mira a intercettare sia early adopter sia professionisti. Questa combinazione di leggerezza, autonomia e AI locale suggerisce una visione degli occhiali come protesi cognitive, più che come semplice estensione dello smartphone.
Solos AirGo V2 e l’intelligenza visiva contestuale
Solos AirGo V2 segue una filosofia diversa ma complementare. Con un peso di 35 grammi, risulta addirittura più leggero di Rokid, e punta sull’integrazione di una fotocamera AI per il riconoscimento degli oggetti e delle situazioni ambientali. Il cuore del sistema è la capacità di rispondere a domande contestuali basate su ciò che l’utente sta osservando, trasformando lo sguardo in una query implicita.

Dal punto di vista tecnico, AirGo V2 combina sensori visivi con microfoni direzionali ottimizzati per ambienti rumorosi, garantendo una buona affidabilità dei comandi vocali anche in mobilità. L’autonomia dichiarata di 10 ore in uso misto riflette un compromesso tra potenza di elaborazione e consumo energetico, mentre la connettività Bluetooth stabile consente l’integrazione con applicazioni di fitness e monitoraggio attività.

Il prezzo, anch’esso fissato a 275 euro, colloca Solos AirGo V2 in diretta competizione con Rokid AR Glasses, ma con un posizionamento più orientato all’assistenza visiva e all’educazione. L’approccio di Solos evidenzia come l’AI negli occhiali non sia solo un assistente vocale, ma un sistema capace di interpretare il mondo reale e arricchirlo di informazioni utili.
Ray-Ban Meta e la convergenza tra moda e interfacce AR
Ray-Ban Meta rappresentano il tentativo più ambizioso di portare gli occhiali smart nel mainstream. Al CES 2026 Meta ha introdotto un display heads-up capace di visualizzare notifiche, messaggi e mappe direttamente nel campo visivo, senza compromettere l’estetica iconica del brand Ray-Ban. Questo elemento segna un passaggio importante: l’AR non è più confinata a prototipi ingombranti, ma si integra in un design riconoscibile e socialmente accettato.

Sul piano tecnico, Ray-Ban Meta combinano fotocamera, microfoni e AI conversazionale per fornire risposte contestuali e overlay informativi. L’autonomia di circa 8 ore è inferiore rispetto ad altri modelli, ma sufficiente per un utilizzo urbano quotidiano. Il prezzo di 366 euro riflette il valore del marchio e l’integrazione con l’ecosistema Meta, che include condivisione immediata di contenuti e servizi social.

La strategia di Meta punta chiaramente alla scalabilità di massa, sacrificando parte dell’autonomia e della modularità in favore di un’esperienza fluida e integrata. Questo approccio evidenzia una delle tensioni chiave del settore: bilanciare funzionalità avanzate e accettazione culturale.
Lumus AR e l’innovazione ottica come fattore abilitante
Lumus AR si distingue non tanto per un prodotto finito, quanto per una tecnologia abilitante: le guide d’onda ottiche ultrasottili. Con uno spessore di 1,5 millimetri, queste soluzioni riducono drasticamente l’ingombro dei sistemi AR tradizionali, consentendo campi visivi ampi e immagini leggibili anche in ambienti molto luminosi.

Dal punto di vista ingegneristico, Lumus lavora sull’efficienza ottica per minimizzare dispersioni e distorsioni, un aspetto cruciale per applicazioni industriali e professionali. I prototipi presentati, con un peso di circa 40 grammi, mostrano come l’AR possa diventare sostenibile per un uso prolungato, aprendo la strada a istruzioni operative sovrapposte, manutenzione assistita e training immersivo.
L’approccio di Lumus evidenzia come il futuro degli occhiali AR dipenda in larga parte da innovazioni invisibili, più che da funzionalità software appariscenti. Senza progressi nell’ottica, l’AR resterebbe confinata a nicchie sperimentali.
Leion Hey 2 e la traduzione aumentata come killer feature

Leion Hey 2 Smart AR Glasses puntano su una killer feature ben definita: la traduzione simultanea in 89 lingue con sottotitoli AR sovrapposti al campo visivo. Questa funzione trasforma radicalmente le interazioni in contesti internazionali, dal turismo ai meeting aziendali. Il dispositivo integra un display AR dedicato e una fotocamera per il riconoscimento del testo, consentendo la traduzione anche di documenti e segnaletica.

Con un peso di 42 grammi e un’autonomia di 9 ore in modalità AR, Leion Hey 2 si collocano nella fascia alta dei dispositivi orientati alla comunicazione. Il prezzo di 320 euro riflette la complessità del sistema e la precisione degli algoritmi linguistici, che operano in gran parte localmente per ridurre problemi di privacy. Leion dimostra come gli occhiali smart possano risolvere problemi concreti e immediati, abbattendo barriere linguistiche senza richiedere l’uso di smartphone o auricolari.
Domande Frequenti su Rokid AR Glasses
Rokid AR Glasses funzionano senza connessione cloud continua?
Sì, Rokid AR Glasses sono progettati per elaborare la maggior parte delle funzioni AI direttamente on device, riducendo latenza e rischi per la privacy.
Qual è la principale differenza tra Rokid AR Glasses e Solos AirGo V2?
Rokid punta su autonomia estesa e registrazione video prolungata, mentre Solos AirGo V2 si concentra sull’intelligenza visiva e sul riconoscimento contestuale degli oggetti.
Gli occhiali smart AR possono sostituire lo smartphone?
In molti scenari sì, soprattutto per navigazione, traduzione, assistenza vocale e accesso rapido alle informazioni, anche se alcune funzioni avanzate restano complementari allo smartphone.
Qual è il vero limite attuale degli occhiali smart AI?
Il limite principale resta l’equilibrio tra autonomia, potenza di elaborazione e comfort prolungato, un compromesso che i produttori stanno progressivamente migliorando.