Sempre di più gli strumenti di AI consentono di riprodurre in videoconferenza la voce e le sembianze di un partecipante, rendendo possibili frodi, atti di spionaggio e sabotaggio, malversazioni di ogni tipo. Si tratta di un pericolo reale, capace di compromettere le funzionalità aziendali, interferire con le attività delle istituzioni o persino di minare la sovranità nazionale, che negli ultimi 12 mesi ha interessato moltissime realtà.
Secondo un’analisi rilasciata recentemente e condotta da Gartner, multinazionale impegnata in consulenza strategica, ricerca di mercato e analisi nel campo della tecnologia informatica, in questo periodo infatti il 29% dei responsabili aziendali della cybersicurezza ha detto che le proprie organizzazioni hanno subito attacchi alle loro applicazioni di AI generativa, mentre ben il 62% delle imprese ha sperimentato attacchi tramite deepfake condotti con lo sfruttamento di social engeneering o processi di sfruttamento automatizzati.
IdentifAI, startup italiana fondata da Marco Ramilli e Marco Castaldo che ha sviluppato una piattaforma tecnologica innovativa basata sull’intelligenza artificiale “degenerativa”, ha realizzato un prodotto capace di verificare gli ambienti più classici di videoconferenza – Zoom, Google Meet e Microsoft Team – al fine di individuare potenziali deepfake. È l’IdentifAI Agent, capace di sfruttare i modelli di machine learning per analizzare stream video, individuando in tempo reale ogni tipo di manipolazione digitale.
Per operare l’Agent deve essere invitato come un partecipante a tutti gli effetti e in brevissimo tempo emette un responso ed esce dalla call, variabile quest’ultima che tiene conto del numero di coloro che presenziano da remoto alla conversazione. Al termine, il responso sulla presenza o meno di deepfake, sarà visibile a tutti e, in caso di risposta affermativa, l’organizzatore riceverà una mail con le istruzioni da seguire: escludere il partecipante deepfake e chiamare telefonicamente chi è stato artificialmente impersonato per sincerarsi della sua effettiva partecipazione ed eventualmente riammetterlo. Inoltre, per maggior certezza che non si tratti di un errore nel responso, l’organizzatore sarà chiamato a compiere alcune semplici procedure per attestarne l’autenticità del partecipante, chiedendogli di compiere azioni difficilmente riproducibili da modelli di deepfake – come girare il volto di profilo o coordinare gestualità manuale e sguardo – o, in caso di deepfake audio, di rispondere a domande inaspettate o fuori contesto per rivelare sfumature innaturali del tono di voce. I manager e le organizzazioni che adotteranno tempestivamente queste tecnologie, ovvero un proprio “agente in difesa”, migliorando la propria postura di sicurezza, dimostreranno anche un livello avanzato di maturità tecnologica.

“La nostra tecnologia – dichiara Marco Ramilli, Founder di IdentifAI – verifica in tempo reale l’autenticità dei partecipanti a una videoconferenza e segnala tentativi di impersonificazione digitale. Nel prossimo futuro questo tipo di verifica diventerà uno standard di mercato, proprio come è avvenuto per le firme digitali. Chi sceglie di adottare questa soluzione per primo ha l’opportunità di dimostrare leadership, tutelare i propri clienti e distinguersi rispetto alla concorrenza”.
IdentifAI
IdentifAI è una startup italiana che ha sviluppato una piattaforma tecnologica innovativa basata sull’intelligenza artificiale “degenerativa”, in grado di riconoscere con un’elevata probabilità se un’immagine o un video siano stati prodotti da una IA generativa oppure da un essere umano al fine di rendere l’utilizzatore consapevole di ciò che sta osservando. Attraverso soluzioni proattive e tecnologie avanzate di IA, IdentifAI promuove l’integrità dell’espressione creativa e offre strumenti per apprezzare i contributi unici sia umani sia artificiali; inoltre è progettato come uno strumento per supportare la sicurezza digitale e combattere la disinformazione attraverso la verifica delle immagini. IdentifAI, a luglio 2025, aveva annunciato un round di raccolta di capitali da 5 milioni di euro guidato da United Ventures, gestore di venture capital focalizzato negli investimenti in startup tecnologiche. Questo investimento è giunto a meno di un anno dal precedente investimento da 2,2 milioni di euro a testimonianza di un impegno condiviso per sviluppare tecnologie di contrasto all’uso malevolo dei deepfake e promuovere un ambiente informativo trasparente e sicuro.