Apex Legends è stato colpito da un grave incidente di sicurezza il 10 gennaio 2026, quando un hacker è riuscito a invadere partite live, prendendo il controllo diretto dei personaggi dei giocatori all’interno di match classificati. L’episodio, confermato ufficialmente da Respawn Entertainment, ha generato panico nella community e riacceso il dibattito sulla sicurezza dei titoli live-service, soprattutto in un contesto competitivo con milioni di utenti attivi.
L’attacco non ha coinvolto malware lato client né esecuzioni di codice remoto, ma ha sfruttato privilegi elevati lato server, permettendo all’attore malevolo di hijackare gli input, disconnettere utenti, spostare personaggi fuori mappa e perfino rinominare account in “RSPN Admin”, simulando un accesso interno ai sistemi di gioco.
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L’incidente del 10 gennaio 2026: cosa è successo davvero
Le prime segnalazioni sono arrivate dalla community già nella notte tra venerdì e sabato. Giocatori impegnati in partite classificate hanno iniziato a notare movimenti anomali, improvvise disconnessioni e personaggi che continuavano ad agire anche dopo l’uscita del player. In diversi casi, i nickname cambiavano in tempo reale, mentre le leggende venivano forzate fuori dai confini della mappa, causando morti istantanee.
Su Reddit e X sono comparsi rapidamente video di gameplay che documentavano l’accaduto. In alcune clip si vede chiaramente un compagno di squadra disconnesso, il cui personaggio continua a muoversi in modo innaturale prima di essere eliminato. In altre, l’hacker utilizza aimbot evidenti, colpendo bersagli con precisione innaturale.
Respawn è intervenuta pubblicamente alle 01:14 GMT, riconoscendo la presenza di un “bad actor” in grado di controllare remotamente gli input dei giocatori. Sei ore più tardi, la software house ha annunciato di aver risolto il problema, ringraziando la community per le segnalazioni tempestive.
Come ha agito l’hacker: exploit server-side e privilegi elevati
Uno degli aspetti più delicati dell’incidente riguarda la natura tecnica dell’attacco. Respawn ha escluso fin da subito scenari di Remote Code Execution, iniezioni di codice o compromissioni dei client dei giocatori. L’hacker non ha installato malware sui PC o sulle console, ma ha sfruttato funzionalità server-side, probabilmente legate a strumenti di debug o privilegi amministrativi.
Questo accesso ha consentito di sovrascrivere i comandi di input, forzando movimenti, disconnessioni e cambi di stato direttamente dal server. In pratica, i personaggi venivano trattati come se fossero sotto controllo amministrativo, bypassando completamente l’anti-cheat tradizionale, che è progettato soprattutto per rilevare cheat lato client.

La tecnica, pur colpendo solo una porzione limitata di partite, è particolarmente preoccupante perché aggira i meccanismi di difesa più comuni e sposta il problema sul piano dell’architettura dei server e della gestione degli accessi interni.
La risposta ufficiale di Respawn e il fix in sei ore
Respawn ha definito l’anti-cheat un “gioco del gatto e del topo”, ribadendo che la sicurezza nei titoli live-service richiede monitoraggio continuo e collaborazione con la community. La rapidità dell’intervento, meno di sei ore dalla conferma pubblica, è stata apprezzata da molti giocatori, anche se non sono mancate critiche sulla scarsa trasparenza tecnica.
La società non ha fornito dettagli specifici sulla vulnerabilità sfruttata, limitandosi a confermare che non c’è stato alcun data breach e che l’impatto è rimasto confinato a un numero ristretto di match live. Nessun torneo ufficiale, inclusi eventi esports, è stato coinvolto.
Le reazioni della community e l’effetto sulla fiducia
La community di Apex Legends ha reagito con una miscela di frustrazione, ironia e preoccupazione. Meme e commenti sarcastici hanno invaso X, con riferimenti ai precedenti incidenti durante le ALGS e alle polemiche sui cheater, in particolare su console. Altri utenti hanno invece lodato la velocità di risposta di Respawn, sottolineando come il problema sia stato circoscritto e risolto senza downtime globale.
Nonostante il clamore, i numeri mostrano una certa resilienza. Apex Legends ha registrato circa 587.000 giocatori contemporanei, con picchi che superano i 620.000, segno che l’incidente non ha causato un esodo immediato. Tuttavia, l’episodio ha eroso la fiducia di una parte della base competitiva, soprattutto tra chi gioca ranked o segue l’esport.
Sicurezza, anti-cheat e rischi per i live-service
Dal punto di vista della cybersecurity, l’incidente evidenzia una criticità crescente nei giochi live-service: le vulnerabilità server-side. Anche in assenza di cheat client-side, un accesso improprio a sistemi di debug o a privilegi amministrativi può compromettere l’integrità del gameplay.
Respawn ha confermato di aver rafforzato i controlli e di monitorare l’infrastruttura 24/7, ma il caso riapre il dibattito su zero-trust, auditing degli accessi e separazione rigorosa degli ambienti di debug. Con oltre 130 milioni di utenti cumulativi e 3,4 miliardi di dollari di ricavi, Apex Legends rappresenta un bersaglio ad alto valore, dove anche incidenti di poche ore hanno un impatto reputazionale significativo.
Domande frequenti sull’hack di Apex Legends
L’hacker ha installato malware sui PC o sulle console dei giocatori?
No. Respawn ha escluso qualsiasi compromissione lato client. L’attacco ha sfruttato funzionalità server-side e privilegi elevati, senza installare codice sui dispositivi degli utenti.
È stato un attacco di tipo RCE o data breach?
No. L’azienda ha chiarito che non c’è stata esecuzione di codice remoto né furto di dati personali. L’incidente ha riguardato esclusivamente il controllo degli input in alcune partite live.
Quante partite sono state colpite dall’hack?
L’impatto è stato limitato a un numero ristretto di match, principalmente classificati, e non ha coinvolto tornei ufficiali o eventi esports.
Apex Legends è sicuro dopo questo incidente?
Respawn ha dichiarato di aver risolto la vulnerabilità in poche ore e di aver rafforzato i controlli. Tuttavia, come in tutti i titoli live-service, la sicurezza resta un processo continuo e dipende da monitoraggio costante e segnalazioni della community.