Taiwan ha emesso un mandato di arresto nei confronti di Pete Lau, CEO di OnePlus, accusandolo di aver orchestrato per anni un sistema di assunzioni illegali di ingegneri taiwanesi in violazione delle normative che regolano i rapporti tra l’isola e la Cina continentale. Il provvedimento, emesso dall’ufficio dei procuratori del distretto di Shilin e reso pubblico il 13 gennaio 2026 da Bloomberg, si inserisce in una più ampia strategia di Taipei per contrastare il poaching di talenti high-tech da parte di aziende cinesi, considerato una minaccia diretta alla sicurezza nazionale e alla tutela della proprietà intellettuale.
Secondo le autorità, Pete Lau avrebbe reclutato oltre 70 ingegneri taiwanesi dal 2014 senza ottenere le necessarie autorizzazioni governative, violando l’Act Governing Relations between the People of the Taiwan Area and the Mainland Area, la legge che disciplina investimenti, collaborazioni e assunzioni tra Taiwan e la Cina. Le attività contestate riguarderebbero in particolare sviluppo software e testing, funzioni chiave nella catena del valore tecnologico.
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Le accuse contro Pete Lau e il ruolo di intermediari locali
L’indagine sostiene che Pete Lau si sia avvalso dell’aiuto di due cittadini taiwanesi, attualmente indagati, che avrebbero agito come intermediari nel processo di reclutamento. Le autorità ritengono che queste figure abbiano facilitato il contatto con ingegneri locali, aggirando deliberatamente i controlli previsti dalla normativa cross-strait.
Il mandato di arresto risulta datato novembre 2025, ma è emerso pubblicamente solo ora, alimentando interrogativi sulle implicazioni pratiche per i movimenti internazionali del CEO. In caso di ingresso nel territorio taiwanese, Lau rischierebbe l’arresto immediato. Al momento, tuttavia, il dirigente rimane basato in Cina e non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. OnePlus ha comunicato che le operazioni aziendali proseguono regolarmente e che l’indagine non avrebbe impatti diretti sull’attività globale del brand.
Il contesto geopolitico e la difesa dei talenti high-tech
Il caso OnePlus non è isolato, ma si colloca in un contesto di crescenti tensioni geopolitiche tra Taiwan e Cina, in particolare sul fronte tecnologico. Taiwan ospita alcune delle infrastrutture più critiche al mondo per la produzione di semiconduttori e componenti avanzati, rendendo la protezione dei talenti ingegneristici una priorità strategica.
Dal 2020, le autorità taiwanesi hanno gestito oltre 100 casi di presunto reclutamento illegale da parte di aziende cinesi. Nel 2025, una serie di raid su larga scala ha coinvolto 16 società, con oltre 300 agenti impegnati in perquisizioni in 70 sedi e interrogatori di 120 persone. Le indagini hanno rivelato l’uso di shell company e recruiter locali per eludere le restrizioni legali.
Taipei considera queste pratiche non come semplici violazioni amministrative, ma come minacce dirette alla sicurezza nazionale, in grado di facilitare la fuga di know-how strategico verso competitor esteri. In questo quadro, il mandato contro Pete Lau assume un valore simbolico e politico, oltre che giudiziario.
Implicazioni per OnePlus e per l’industria tecnologica
Per OnePlus, marchio globale nato come sub-brand di Oppo e con sede a Shenzhen, il caso rappresenta un elemento di scrutinio regolatorio potenzialmente rilevante. Sebbene l’azienda affermi che l’inchiesta non influisca sulle attività correnti, analisti del settore osservano che il coinvolgimento diretto del CEO potrebbe generare rischi reputazionali, soprattutto nei mercati occidentali sensibili alle dinamiche geopolitiche e alla compliance normativa.
A livello più ampio, il caso rafforza la percezione di un clima sempre più restrittivo per le aziende cinesi che operano o cercano di investire in ecosistemi tecnologici considerati strategici. Le imprese sono spinte a rivedere le proprie pratiche di reclutamento internazionale, rafforzando audit interni e procedure di conformità per evitare conseguenze legali e blocchi operativi.
Un segnale di escalation nella protezione tecnologica
Il mandato di arresto contro Pete Lau si aggiunge a casi analoghi che hanno coinvolto dirigenti di altre aziende cinesi attive nel settore hardware e semiconduttori. Il messaggio delle autorità taiwanesi appare chiaro: la competizione tecnologica globale non è più solo economica, ma assume una dimensione sempre più legata a sicurezza, sovranità e controllo delle risorse umane altamente qualificate.
In questo scenario, il caso OnePlus diventa un precedente rilevante, destinato a influenzare il modo in cui le aziende tecnologiche internazionali pianificano espansioni, investimenti e strategie di reclutamento in aree geopoliticamente sensibili.
Domande frequenti su Pete Lau e il caso OnePlus
Perché Taiwan ha emesso un mandato di arresto contro Pete Lau?
Le autorità accusano il CEO di OnePlus di aver reclutato illegalmente oltre 70 ingegneri taiwanesi senza autorizzazione governativa, violando le norme che regolano i rapporti tra Taiwan e la Cina continentale.
OnePlus rischia conseguenze operative immediate?
Secondo l’azienda, le operazioni globali non sono state impattate dall’indagine, ma il caso potrebbe avere effetti reputazionali e regolatori nel medio periodo.
Perché Taiwan considera questi casi una questione di sicurezza nazionale?
La fuga di talenti high-tech può comportare la perdita di know-how strategico, in particolare nei settori legati a semiconduttori e tecnologie avanzate, cruciali per l’economia e la sicurezza dell’isola.
Ci sono precedenti simili a quello di OnePlus?
Sì, dal 2020 Taiwan ha avviato oltre 100 indagini contro aziende, in gran parte cinesi, accusate di reclutamento illegale di ingegneri e personale tecnico altamente qualificato.