Guido Scorza si dimette dal Garante Privacy. Stanzione, Ghiglia e Cerina Feroni sono a rischio

di Livio Varriale
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guido scorza

È arrivato il giorno che molti aspettavano, non per spirito manettaro né per una logica di rivalsa o soddisfazione personale, ma perché dopo mesi di polemiche e anni di sospetti il Garante per la protezione dei dati personali registra il primo dimissionario. Guido Scorza ha rimesso il proprio mandato, diventando il primo componente del Collegio a fare un passo indietro in una fase che resta tra le più controverse nella storia recente dell’Autorità. Dopo la richiesta delle mail di tutti i dipendenti contra legem e contra naturam della stessa funzione dell’Istituzione, la bonifica degli uffici, si è aggiunta nelle ultime ore anche la strategia di cambiare i propri dispositivi personali come riportato da alcuni quotidiani. Una prassi consolidata da sempre in ambienti non di certo Istituzionali e che ha fatto sorgere ancora più sospetto verso i membri del Garante.

La decisione arriva dopo giorni di riflessione pubblica e privata. Scorza aveva dichiarato più volte di non avere intenzione di dimettersi, ribadendo la propria innocenza rispetto alle contestazioni emerse nell’ambito dell’indagine della Procura di Roma. Eppure, al termine di una giornata lunga e carica di tensione, ha scelto una strada diversa, annunciando le dimissioni con un video pubblicato in tarda serata. Un messaggio preparato con cura, registrato nelle ore precedenti, che segna una frattura netta nel racconto istituzionale di queste settimane.

Un sacrificio che va apprezzato

La figura di Scorza si distingue all’interno del collegio anche per il suo profilo professionale. Avvocato civilista, privo di incarichi politici o accademici paralleli, a differenza degli altri componenti, è stato forse quello più colpito sul piano personale e familiare dalle conseguenze mediatiche della vicenda. Non solo sul piano degli affetti, ma anche su quello del lavoro e della reputazione professionale, in un contesto che ha rapidamente travalicato i confini dell’inchiesta per diventare terreno di scontro pubblico.

Il gesto assume un significato che va oltre la dimensione individuale. Dimettersi da un incarico che, come lo stesso Scorza ha ricordato rappresentava un obiettivo di vita, non equivale soltanto a rinunciare a uno stipendio rilevante o a una posizione di prestigio. Significa accettare un costo personale elevato in nome di un principio che viene presentato come Senso dello Stato e tutela dell’Istituzione che si serve. Sui social network, dove Scorza ha mantenuto in questi mesi una comunicazione diretta e senza filtri, molti utenti hanno riconosciuto proprio questo aspetto, sottolineando come la scelta non fosse né scontata né conveniente.

Il silenzio del collegio e la comunicazione diretta

In contrasto con questa esposizione pubblica, colpisce il silenzio assordante degli altri componenti del Garante nei giorni più turbolenti che si sono trincerati dietro il comunicato di rito “Crediamo nella magistratura“. Mentre Scorza rispondeva alle domande dei giornalisti e parlava apertamente al pubblico che lo segue sui social, dal resto del collegio non sono arrivate prese di posizione altrettanto chiare. Un vuoto comunicativo che pesa, soprattutto in un’epoca in cui la gestione della crisi passa anche dalla capacità di spiegare, contestualizzare e assumersi responsabilità davanti all’opinione pubblica.

Garante Privacy
Garante Privacy

Questa asimmetria comunicativa non è un dettaglio secondario. La strategia scelta da Scorza rompe con una tradizione di riserbo istituzionale che, in questa fase, rischia di essere percepita come opacità e le dimissioni hanno riabilitato la figura di Scorza anche nell’ottica di un ripescaggio nelle sedi Istituzionali quando tutto sarà trascorso. Il video di dimissioni, al di là dei contenuti specifici, rappresenta un atto politico e simbolico che mette implicitamente in discussione il comportamento complessivo dell’Autorità.

Il peso delle carriere ed il futuro del Garante

Un altro elemento centrale del dibattito riguarda la diversa posizione degli altri membri del collegio. Pasquale Stanzione, Agostino Ghiglia e Ginevra Cerrina Feroni arrivano da percorsi consolidati, tra mondo accademico e logiche partitiche. Carriere lunghe, reti di relazioni estese, ruoli che non iniziano né finiscono con il mandato al Garante oppure sono già al capolinea per motivi di età. Scorza, al contrario, ha mostrato di non avere “spalle coperte” da incarichi paralleli, scegliendo di giocare la partita esclusivamente sul terreno Istituzionale consigliato sicuramente dall’educazione familiare ricevuta a cui ha fatto più volte riferimento negli ultimi video da lui pubblicati.

Questa differenza rende il sacrificio più evidente. Le dimissioni non incidono allo stesso modo su chi può tornare immediatamente a una cattedra universitaria o a un ruolo politico e su chi, invece, deve ricostruire la propria attività professionale dopo mesi di esposizione mediatica negativa. È anche in questo scarto che molti osservatori leggono la portata del gesto.

La reazione dell’avv. Aliprandi

In merito alle dimissioni di Scorza, Matrice Digitale ha chiesto un commento all’avv. Simone Aliprandi che ha sollevato più volte il caso Garante all’opinione pubblica “non posso far altro che ribadire la mia impressione sul suo atteggiamento istituzionale già espressa in molte occasioni. Al contrario di coloro che pensano che lui sia stato il più trasparente e corretto tra i quattro membri, rimango dell’idea che invece buona parte della responsabilità di tutta questa vicenda sia sua. È stato lui, fin dall’inizio del mandato, a voler dare questa nuova impronta all’operato dell’Autorità. È stato lui ad aver portato una sovraesposizione mediatica e spesso inopportuna su questioni delicate e controverse in materia privacy; è stato lui ad aver troppe molte sfruttato il ruolo istituzionale che ricopriva per fare autopromozione e personal branding; è stato lui quello delle amicizie nel mondo delle professioni e degli eccessivi contatti con studi legali e aziende esposte ai controlli del Garante; ed è stato lui quello delle varie e poco chiare astensioni nelle decisioni con potenziali conflitti di interessi“.

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Simone Aliprandi

La posizione dell’avv. Aliprandi non cambia nemmeno dinanzi alle dimissioni e conclude dicendo che “se non emergessero responsabilità penali a suo carico, ci sarebbe comunque una evidente responsabilità morale e “politica”, che tutti avevano notato in questi cinque anni e che solo pochi hanno segnalato coraggiosamente. A mio avviso, se l’Autorità avesse mantenuto un atteggiamento più da autorità indipendente e vigile super partes e meno “da parte dei giochi” tutta questa inchiesta non sarebbe emersa“.

Le reazioni alle dimissioni

Dario Denni, CEO di Europio consulting. ha dichiarato a Matrice Digitale che “Guido Scorza ha sacrificato il suo incarico pur di preservare la credibilità e l’autorevolezza del Garante Privacy e di questo gliene siamo grati. Con un gesto cosi alto e di responsabilità ha dimostrato ancora una volta di essere una figura specchiata e rigorosa. Il suo esempio può ispirare anche altri e aiutare tutti noi a rinnovare la forza di cui ha bisogno l’Autorita’ ora per ripartire“.

Dario Denni Europio Consulting
Dario Denni

Dello stesso parere l’avv. Massimo Melica, uno dei pionieri del diritto delle nuove tecnologie digitali in Italia, ieri aveva lanciato l’appello per le dimissioni da parte dei componenti del Collegio, lamentando il fatto che gli stessi protagonisti non fossero riusciti a mantenere lontana l’Autorità da ogni critica e sospetto.  Appresa la notizia delle dimissioni di Guido Scorza, è stato il primo a commentare la decisione con queste parole: “Grazie Guido, certamente nella tua decisione non ha influito il mio appello di ieri o forse un minimo ti ha aiutato a rivedere il tuo storico contributo che hai da sempre dato nello studio e nella divulgazione del diritto e che non meritava di essere depauperato da questa vicenda. Se oggi esiste in Italia il diritto applicato alle nuove tecnologie e al digitale il merito è anche tuo. Il tuo non è un passo indietro, ma tre passi in avanti“.

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Massimo Melica

Il gesto compiuto da Guido è stato, a mio avviso, necessario e anche opportuno. Le parole che ha pronunciato sono condivisibili e vanno lette nel contesto corretto: siamo ancora in una fase precedente al giudizio e vale pienamente il principio costituzionale della presunzione di innocenza. Proprio per questo, per ragioni di opportunità istituzionale, scelte di questo tipo rappresentano atti di consapevolezza del ruolo che si ricopre e di tutela dell’ente a cui si appartiene. – è il commento dell’avv. Andrea LisiSono gesti dolorosi, tutt’altro che semplici, ma in questo caso necessari per proteggere l’organizzazione da attacchi e da una shitstorm ormai sistemica, che non dovrebbe appartenere a un Paese democratico. Viviamo in un contesto dominato dagli algoritmi, dove l’odio viene premiato e amplificato, e in questo senso anche il messaggio video diffuso da Guido è stato corretto e apprezzabile, sia per il metodo sia per i contenuti.

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Andrea Lisi

Sul piano personale – conclude il prof. Lisi – non posso nascondere il dispiacere: conosco Guido da molto tempo, è una persona che stimo e che con me si è sempre comportata in modo corretto. Ora è il momento che la magistratura faccia il suo corso, auspicabilmente in tempi rapidi, analizzando le carte e arrivando alla verità dei fatti

Il rischio giudiziario e la pressione sulle scelte future

Sul piano strettamente giudiziario, la vicenda apre interrogativi che non possono essere ignorati. In presenza di indagini in corso, la permanenza in carica può essere valutata anche alla luce del rischio di reiterazione del reato o di occultamento delle prove, elementi che in astratto possono portare a misure cautelari come gli arresti domiciliari. Non si tratta di ipotesi di fuga, ma di valutazioni sulla compatibilità tra incarico e indagine.

La scelta di Scorza riduce drasticamente questo rischio per la sua posizione personale, ma allo stesso tempo aumenta la pressione sugli altri componenti del collegio e se a Scorza viene contestato uno scontrino da 600 euro per una cena Istituzionale, a Pasquale Stanzione ci sono ben 6.000 circa di carne acquistata in macelleria. Se le dimissioni di un singolo vengono lette oggi come atto di responsabilità, la permanenza degli altri rischia di essere interpretata come una sfida aperta non solo alla magistratura, ma anche all’opinione pubblica.

Le conseguenze politiche e l’equilibrio istituzionale

Dal punto di vista politico, la mossa ha effetti immediati e di medio periodo. Le dimissioni aprirebbero la strada a una supplenza, che secondo gli equilibri parlamentari potrebbe coinvolgere il Movimento 5 Stelle, salvo ostacoli giuridici. Ma l’impatto più profondo riguarda la credibilità istituzionale del collegio rimasto in carica. La scelta di Scorza, proprio perché al momento isolata e chiaramente non pattuita con gli altri componenti, rende più fragile la posizione di chi resta, esponendolo a un confronto continuo con un precedente che difficilmente potrà essere ignorato.

In questo senso, eventuali dimissioni future non avrebbero lo stesso valore simbolico. Arriverebbero dopo, e quindi apparirebbero come una risposta obbligata più che come una scelta autonoma. Il primo passo, in politica e nelle istituzioni, pesa sempre più degli altri. Soprattutto in un paese come l’Italia dove le dimissioni sono un atto raro. E Scorza l’ha fatto.

Il ruolo di Matrice Digitale e il nodo dell’informazione

Per Matrice Digitale, la vicenda conferma criticità già emerse nel rapporto tra informazione, algoritmi e potere. Mentre le notizie più scandalistiche vengono amplificate, le analisi pacate e documentate faticano a emergere nei circuiti dominati dagli algoritmi di Google e dei social network. Un problema strutturale che Scorza stesso ha richiamato nel suo ultimo video, criticando il metodo di amplificazione selettiva delle notizie.

Prendiamo queste parole come un complimento alla nostra Redazione che ha sempre raccontato i fatti, mai ha parlato dei soggetti estranei al Garante e soprattutto non si è accanita sull’attività giudiziaria e sui suoi particolari proprio per no alimentare il giornalismo manettaro con funzione di passacarte.

Non è un caso che, parallelamente all’esplosione mediatica del caso Garante, la testata abbia subito segnalazioni, chiusure di profili social e persino attacchi brute force. Episodi che alimentano la percezione di un ecosistema informativo in cui la libertà di espressione viene compressa non solo da decisioni istituzionali, ma anche da dinamiche opache legate alle grandi piattaforme tecnologiche.

Un dossier fantasma e una crisi più ampia

La storia non nasce oggi. Parte da un dossier fantasma, da una lunga fase di silenzio dei grandi media, e approda a un’esplosione improvvisa che riporta in primo piano logiche manettare e giustizialiste. In mezzo, resta irrisolto il nodo dei rapporti tra il Garante della privacy e le big tech, accusate da più parti di incidere pesantemente sulla libertà di informazione e di espressione.

In questa prospettiva, il problema non è solo Scorza. Le dimissioni segnano un punto di svolta, ma non chiudono la questione. Anzi, la allargano, mettendo in discussione l’intero mandato del collegio e il ruolo stesso dell’Autorità in un contesto in cui la protezione dei dati personali si intreccia sempre più con interessi economici globali e dinamiche di potere digitale. La vicenda Garante ha dato adito a politici del calibro di Matteo Renzi nel mettere in discussione la stessa esistenza dell’Istituzione dopo la debacle di questi giorni, ma la verità è che c’è bisogno di un Garante della Privacy e c’è bisogno di un Garante cane da guardia di chi non da valore ai dati dei cittadini usandoli per scopi commerciali e militari.

La scelta di Scorza, solitaria e costosa, lascia dunque un’eredità scomoda. Costringe tutti gli attori coinvolti, politici, istituzionali e mediatici, a interrogarsi non solo sulla legittimità formale delle proprie azioni, ma sulla loro credibilità sostanziale. E in un sistema che vive di fiducia, questo è forse il terreno più difficile da riconquistare.


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