Bitcoin è sceso sotto la soglia psicologica degli 80.700 euro, registrando un calo di circa -3% in 24 ore fino a 80.605 euro, in un contesto di vendite aggressive da parte di whale e miner e di ribilanciamenti istituzionali sugli ETF. La flessione, che ha sottratto circa 92 miliardi di euro alla capitalizzazione complessiva del mercato crypto, riapre il dibattito sulla fine del ciclo quadriennale legato all’halving e sul peso crescente dei fattori macroeconomici nella formazione dei prezzi.
Cosa leggere
Vendite di whale e pressione dei miner
I dati on-chain indicano che le whale hanno trasferito 1.650 BTC verso gli exchange in vista di possibili liquidazioni, mentre i miner hanno venduto circa 4.300 BTC nell’ultima settimana per coprire costi operativi e ottimizzare la gestione della liquidità. Nonostante la correzione, l’indice paura e avidità resta elevato a 68, segnalando una propensione al rischio ancora marcata. In passato, fasi analoghe hanno visto accumuli opportunistici durante i drawdown, con rimbalzi successivi quando la pressione di vendita si è attenuata.
ETF Bitcoin ed Ethereum: flussi contrastanti
Sul fronte dei prodotti quotati, gli ETF Bitcoin spot USA hanno registrato outflow netti per 91,7 milioni di euro, con dinamiche divergenti: IBIT di BlackRock ha visto inflow per 45,8 milioni, mentre FBTC di Fidelity ha subito outflow per 137,5 milioni e GBTC di Grayscale ha perso 91,7 milioni. Gli ETF Ethereum mostrano a loro volta outflow per 55 milioni, con ETHE di Grayscale in testa alle uscite. Questi movimenti incidono sulla liquidità di breve periodo e amplificano la volatilità in prossimità dei supporti tecnici.
Perché il ciclo quadriennale potrebbe essere finito
Secondo Alex Thorn di Galaxy Digital, il tradizionale ciclo quadriennale di Bitcoin è “rotto”. L’halving non sarebbe più il driver dominante; a pesare sono piuttosto deficit fiscali persistenti, inflazione strutturale e politiche monetarie che favoriscono asset alternativi. In questo quadro, Bitcoin si consolida come store of value macro-sensibile, con cicli più lunghi e meno legati a pattern storici rigidi.
La proiezione macro: Bitcoin a 115.500 euro entro metà 2026
La tesi macro trova una sintesi nella previsione di Zach Pandl, che vede Bitcoin a 115.500 euro entro metà 2026. I fattori chiave includono deficit USA, pressioni inflazionistiche e un graduale taglio dei tassi che favorirebbe gli asset scarsi. Pandl sottolinea inoltre la maturazione istituzionale del mercato, con una transizione dal retail verso flussi professionali e una crescente integrazione delle stablecoin nella finanza corporate come strumento di tesoreria e pagamenti cross-border.
Ethereum, Solana e la competizione tra chain
Nel frattempo Ethereum beneficia di una maggiore chiarezza regolatoria e di progressi sull’efficienza, mentre Solana continua ad attrarre sviluppatori grazie a velocità e costi. La competizione non è a somma zero: secondo diverse analisi, le due chain potrebbero co-dominare segmenti distinti entro il 2026, con Ethereum forte negli use case istituzionali e Solana nelle applicazioni consumer ad alta frequenza.
DeFi, governance e sostenibilità dei rendimenti
Sul versante DeFi, Marc Zeller evidenzia come la governance DAO di Aave mostri un potenziale di trasparenza e proprietà superiore ai mercati tradizionali, dove le norme contro l’insider trading non garantiscono sempre equità. Vladimir Novakovski ribadisce che la DeFi deve eguagliare le performance della finanza tradizionale risolvendo problemi reali, mentre Wyatt di Castle Island Ventures nota che il lending on-chain resta sostenibile nonostante i fallimenti centralizzati, con rischi concentrati soprattutto nei sistemi eccessivamente leveraged.
Uno scenario più ampio dei semplici prezzi
Il quadro che emerge va oltre la singola candela di prezzo. Bitcoin resta l’ancora del mercato, ma i driver macro e l’evoluzione dell’ecosistema — ETF, stablecoin, DeFi e competizione tra chain — stanno ridefinendo i cicli. Le correzioni sotto 80.700 euro appaiono come fasi di riaccumulazione in un mercato che si muove sempre più per forze strutturali e meno per rituali ciclici. Per gli investitori esperti, la chiave è leggere liquidità, flussi e macro, non inseguire l’halving.
Domande frequenti su Bitcoin e cicli macro
Perché Bitcoin è sceso sotto 80.700 euro?
La discesa è legata a vendite di whale e miner, a outflow sugli ETF e a prese di profitto dopo i recenti rialzi, in un contesto di volatilità amplificata dai flussi istituzionali.
Il ciclo quadriennale di Bitcoin è davvero finito?
Secondo diversi analisti sì. Fattori macro come deficit, inflazione e politica monetaria stanno sostituendo l’halving come driver principale, allungando e rendendo meno prevedibili i cicli.
Qual è la previsione di prezzo più citata per il 2026?
Zach Pandl di Grayscale proietta Bitcoin a 115.500 euro entro metà 2026, sulla base di trend macro favorevoli e maturazione istituzionale del mercato.
Come si inseriscono Ethereum e Solana in questo scenario?
Ethereum beneficia di chiarezza regolatoria e upgrade di efficienza, mentre Solana cresce per performance e costi. È probabile una co-esistenza competitiva con ruoli distinti nei prossimi anni.
Iscriviti a Matrice Digitale
Ricevi le notizie principali direttamente nella tua casella di posta.
Niente spam, disiscriviti quando vuoi.