Tokenizzazione ETF e stablecoin: nuova architettura dei mercati finanziari tra blockchain e regolazione

di Redazione
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La tokenizzazione ETF e stablecoin sta entrando in una fase di maturità istituzionale che va oltre la sperimentazione, intrecciando finanza tradizionale, blockchain permissioned e regolazione. Dalla richiesta di F/m Investments alla SEC per tokenizzare azioni di ETF, all’espansione on-chain di Ondo Finance su Solana, fino al dibattito politico sul rendimento delle stablecoin guidato da David Sacks, il settore sta convergendo verso un modello ibrido in cui efficienza digitale e tutele per investitori coesistono.

ETF tokenizzati: il modello regolato di F/m Investments

La proposta di F/m Investments segna un passaggio chiave perché evita scorciatoie regolatorie. L’asset manager, che gestisce 16,5 miliardi di euro, ha chiesto l’approvazione per tokenizzare le azioni del suo ETF US Treasury 3 Month Bill (TBIL) utilizzando una blockchain permissioned come layer di registrazione e settlement. I token sono creati e riscattati uno a uno rispetto alle azioni tradizionali e mantengono diritti economici e di proprietà equivalenti, senza introdurre nuove classi di rischio.

Il trading secondario resta limitato a broker-dealer registrati, su exchange nazionali o sistemi alternativi autorizzati. In questo schema la blockchain non sostituisce il mercato regolato, ma lo ottimizza: riduce frizioni operative, abilita interfacce digitali moderne e apre a allocazioni automatizzate, mantenendo intatto il framework ETF esistente. È un segnale chiaro: la tokenizzazione può avanzare senza smontare le regole, ma rendendole più efficienti.

Ondo Finance e la tokenizzazione permissionless su Solana

Sul versante opposto, ma complementare, Ondo Finance accelera la tokenizzazione permissionless di asset reali. Con Ondo Global Markets, la piattaforma ha portato oltre 200 azioni ed ETF statunitensi on-chain, prima su Ethereum e BNB Chain, poi su Solana, diventando il maggiore emittente di asset reali per numero su questa rete. Il risultato è una combinazione di prezzi da brokerage e rails crypto ad alta velocità.

I numeri mostrano la trazione: 3,2 milioni di utenti giornalieri, 477 milioni di euro di valore bloccato e 4,68 miliardi di euro di volume cumulativo. Il modello consente lanci “in blocco” con centinaia di asset fin dal primo giorno, ampliando l’accesso globale a securities tradizionali attraverso wallet e DEX. Qui la tokenizzazione non è solo efficienza: è distribuzione.

Stablecoin e yield: il compromesso politico negli Stati Uniti

La crescita degli asset tokenizzati si intreccia con il nodo delle stablecoin, soprattutto sul tema del rendimento. David Sacks sta spingendo per un compromesso nel bill sulla struttura di mercato, con l’obiettivo di integrare pienamente le banche nell’ecosistema crypto. Le banche temono la concorrenza sul yield, mentre le società crypto la considerano essenziale per prodotti competitivi. La linea di Sacks è pragmatica: parità regolatoria, nessun vantaggio asimmetrico, e un compromesso che consenta al mercato di avanzare.

In questo contesto, Binance ha aperto il trading per RLUSD, la stablecoin di Ripple, che ha superato 1,28 miliardi di euro di capitalizzazione. L’integrazione su margin ed Earn, con fee agevolate, rafforza la liquidità e segnala l’ingresso delle stablecoin “regolate” nei grandi hub di trading.

Stablecoin come strumento geopolitico: il caso Iran

L’uso delle stablecoin va oltre i mercati finanziari e tocca la geopolitica monetaria. Secondo Elliptic, la banca centrale iraniana avrebbe accumulato oltre 465 milioni di euro in USDT per aggirare le sanzioni, stabilizzare il rial e accedere a liquidità dollaro offshore. I fondi si muovono tra exchange locali, bridge cross-chain e DEX, trattando USDT come un eurodollaro digitale fuori dai circuiti SWIFT.

Il caso dimostra due realtà parallele: da un lato l’efficacia delle stablecoin come infrastruttura finanziaria alternativa; dall’altro la loro tracciabilità, che ha consentito a Tether di congelare 34 milioni di euro collegati a wallet sospetti. Le stablecoin sono potenti, ma non neutre.

Opinioni a confronto: hedging, istituzioni e censura

Il dibattito resta acceso. Vinny Lingham critica l’idea di coprire emissioni massive di stablecoin con Bitcoin, giudicando l’oro un backing più liquido e meno rischioso. Marc Boiron evidenzia come il vero ostacolo istituzionale non siano i trasferimenti on-chain, ma on-ramp e off-ramp efficienti e conformi. Yuval Rooz avverte invece sui rischi di censura programmabile nelle stablecoin, dove gli emittenti possono congelare o bruciare fondi via smart contract, introducendo frizioni con i valori della finanza decentralizzata.

In questo quadro, piattaforme come Polygon puntano a appchain dedicate e modelli revenue-generating per offrire infrastrutture specializzate, conciliando esigenze enterprise e interoperabilità.

Una convergenza irreversibile

La tokenizzazione di ETF e l’espansione delle stablecoin stanno ridisegnando liquidità, settlement e accesso ai mercati. Il modello che emerge è ibrido: permissioned dove serve tutela regolatoria, permissionless dove conta la distribuzione globale. Le stablecoin diventano il collante tra pagamenti, trading e geopolitica, mentre la regolazione evolve per assorbirle nel perimetro istituzionale. La direzione è chiara: finanza tradizionale e blockchain non competono più, ma si stanno fondendo in un’unica infrastruttura operativa.

Domande frequenti su tokenizzazione ETF e stablecoin

Che cosa significa tokenizzare un ETF in modo regolato?

Significa rappresentare le azioni di un ETF come token digitali su una blockchain, mantenendo piena equivalenza legale ed economica con i titoli tradizionali e consentendo il trading solo tramite intermediari autorizzati.

Qual è la differenza tra il modello F/m Investments e Ondo Finance?

F/m Investments usa una blockchain permissioned all’interno del perimetro regolato degli ETF, mentre Ondo Finance tokenizza azioni ed ETF su blockchain pubbliche, ampliando l’accesso globale con un approccio permissionless.

Perché il rendimento delle stablecoin è un tema politico?

Il rendimento determina la competitività delle stablecoin rispetto ai depositi bancari. Le banche temono la disintermediazione, mentre il settore crypto lo considera essenziale per l’adozione. Il compromesso regolatorio decide chi può offrire cosa e a quali condizioni.

Le stablecoin possono davvero aggirare le sanzioni?

Possono facilitare l’accesso a liquidità internazionale, ma non sono invisibili. Le transazioni restano tracciabili e gli emittenti possono congelare fondi, rendendo l’uso geopolitico potente ma non privo di rischi.

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