Tribunale annulla la sanzione a Rai per Report sul caso Sangiuliano

di Redazione
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Il Tribunale di Roma annulla la sanzione di 150.000 euro inflitta dal Garante della Privacy alla Rai per la messa in onda, all’interno di Report, dell’audio relativo al caso Sangiuliano, segnando un passaggio rilevante nel rapporto tra tutela dei dati personali e giornalismo d’inchiesta. La decisione riconosce che la diffusione dell’audio risponde a un interesse pubblico prevalente, rientra nella cronaca giornalistica e rispetta il principio di essenzialità dell’informazione, annullando integralmente il provvedimento sanzionatorio del 23 ottobre 2025.

La sentenza, resa nota da Sigfrido Ranucci sui social, rafforza il ruolo di Report come presidio investigativo del servizio pubblico e introduce una critica netta all’operato dell’Autorità, sia sul piano dei contenuti sia su quello procedurale.

La decisione del Tribunale di Roma e l’annullamento della sanzione

Il Tribunale di Roma accoglie il ricorso della Rai e annulla la sanzione da 150.000 euro comminata dal Garante per la protezione dei dati personali. Secondo i giudici, la trasmissione dell’audio si colloca pienamente nell’esercizio del diritto di cronaca e, in particolare, del giornalismo d’inchiesta, con una motivazione centrata sul corretto bilanciamento tra privacy e informazione.

La sentenza chiarisce che la vicenda, pur coinvolgendo profili personali, assume una rilevanza pubblica sostanziale perché tali profili incidono direttamente su scelte e ruoli istituzionali. In questo quadro, la diffusione dell’audio integrale è ritenuta legittima in quanto consente di veicolare il dato storico nella sua immediatezza, evitando sospetti di ricostruzioni parziali o artificiose.

Essenzialità dell’informazione e interesse pubblico prevalente

Uno dei punti centrali della decisione riguarda il principio di essenzialità dell’informazione. I giudici affermano che il servizio di Report ha rispettato tale principio, limitandosi a ciò che era necessario per comprendere i fatti di interesse collettivo. Il turbamento dei soggetti coinvolti viene riconosciuto come comprensibile, ma non sufficiente a prevalere sull’interesse pubblico alla conoscenza di elementi che incidono sull’esercizio di funzioni pubbliche.

In questo passaggio, il Tribunale ribadisce un criterio chiave per il giornalismo: quando relazioni personali e dinamiche private influenzano decisioni istituzionali, la soglia di rilevanza pubblica si innalza e giustifica una maggiore trasparenza informativa.

Il caso Sangiuliano e il contesto istituzionale

Il servizio di Report si inseriva nel contesto dello scandalo che ha coinvolto Gennaro Sangiuliano, allora ministro, e che ha portato alle sue dimissioni dal governo guidato da Giorgia Meloni. L’audio trasmesso riguardava una conversazione privata con la moglie Federica Corsini, emersa dal cellulare di Maria Rosaria Boccia, figura centrale nella vicenda legata al mancato incarico ministeriale.

Secondo il Tribunale, il nesso tra dimensione privata e funzione pubblica rendeva la notizia di interesse collettivo. La scelta di trasmettere l’audio in forma integrale è stata valutata come funzionale all’accuratezza fattuale e alla comprensione immediata degli eventi che hanno avuto conseguenze istituzionali rilevanti.

Gli errori del Garante della Privacy: merito e procedura

La sentenza non si limita a valutare il merito giornalistico, ma censura anche l’operato del Garante sul piano procedurale. I giudici rilevano che le indagini hanno superato i termini previsti dalla legge, compromettendo la certezza dei tempi e, di conseguenza, il diritto di difesa dei soggetti coinvolti. Questa tardività costituisce un vizio rilevante che contribuisce all’annullamento del provvedimento.

Sul piano dei contenuti, il Tribunale afferma che il Garante ha errato nel bilanciamento tra tutela dei dati personali e libertà di informazione, sottovalutando l’interesse pubblico e l’essenzialità della diffusione. La combinazione di errori di merito ed errori formali rende il provvedimento sanzionatorio giuridicamente insostenibile.

La reazione di Sigfrido Ranucci e il ruolo di Report

Sigfrido Ranucci ha commentato la decisione sottolineando come la sentenza riconosca la correttezza del lavoro svolto da Report e dall’ufficio legale Rai. Il verdetto viene presentato come una vittoria del giornalismo d’inchiesta, capace di resistere a pressioni e sanzioni quando opera nel rispetto delle regole deontologiche e dell’interesse pubblico.

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Tribunale annulla la sanzione a Rai per Report sul caso Sangiuliano 18

Il caso rafforza la posizione di Report come programma di riferimento per l’informazione investigativa e contribuisce a consolidare la legittimità di pratiche giornalistiche basate su documenti e materiali originali, quando questi risultano indispensabili alla comprensione dei fatti.

Implicazioni per privacy e informazione in Italia

La decisione del Tribunale di Roma introduce un precedente significativo nel dibattito tra privacy e libertà di stampa. Pur senza mettere in discussione i principi del Gdpr e del Codice della Privacy, la sentenza ribadisce che tali norme non possono essere applicate in modo automatico o punitivo quando è in gioco un interesse pubblico qualificato.

Per il giornalismo investigativo italiano, il verdetto fornisce una cornice più chiara: l’uso di materiali sensibili è legittimo se necessario, proporzionato e funzionale alla comprensione di fatti che incidono sulla sfera pubblica. Al tempo stesso, richiama le Autorità a un maggiore rigore nel rispetto delle garanzie procedurali.

Domande frequenti sulla sanzione Rai annullata per Report

Perché il Tribunale di Roma ha annullato la sanzione alla Rai

Il Tribunale ha ritenuto che la diffusione dell’audio da parte di Report fosse legittima perché rispondeva a un interesse pubblico prevalente, rispettava il principio di essenzialità dell’informazione e rientrava nel diritto di cronaca giornalistica.

Quali errori ha commesso il Garante della Privacy secondo la sentenza

I giudici hanno individuato errori di merito, nel bilanciamento tra privacy e informazione, ed errori procedurali, in particolare il superamento dei termini legali delle indagini, che ha compromesso la certezza dei tempi e il diritto di difesa.

Perché l’audio integrale è stato considerato legittimo

L’audio integrale è stato ritenuto necessario per veicolare il dato storico nella sua immediatezza, evitando sospetti di ricostruzioni parziali e consentendo al pubblico di comprendere appieno una vicenda di rilevanza istituzionale.

Questa decisione crea un precedente per il giornalismo d’inchiesta

Sì, la sentenza rafforza il principio secondo cui il giornalismo d’inchiesta può utilizzare materiali sensibili quando esiste un interesse pubblico qualificato, purché l’informazione sia essenziale, proporzionata e accurata.

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