Crypto Fear Index scende a quota 9, uno dei livelli più bassi mai registrati, segnalando paura estrema e perdita di fiducia diffusa nel mercato crypto. Il dato arriva dopo una settimana di liquidazioni leveraged per 2,476 miliardi di euro, un crollo improvviso di Bitcoin sotto area 60.000 euro e un’ondata di vendite che ha coinvolto non solo gli asset digitali, ma anche titoli azionari legati al settore. Il contesto non è isolato: macroeconomia, AI, geopolitica e scelte regolatorie stanno convergendo in una fase di stress sistemico.
Sentiment di mercato: quando la paura diventa strutturale
Il valore 9 del Crypto Fear & Greed Index rappresenta un livello di panico paragonabile solo ai momenti più critici del giugno 2022. In poche ore Bitcoin perde circa il 10%, scendendo fino a 59.700 euro prima di tentare una stabilizzazione, mentre una massa di posizioni a leva viene spazzata via.

La dinamica è amplificata da un contesto globale fragile. L’accelerazione sugli investimenti AI, le tensioni geopolitiche e l’incertezza macro spingono capitali verso asset percepiti come rifugio, in primis oro, lasciando le crypto esposte come asset ad alto rischio. Il risultato è un sentiment che non riflette solo volatilità, ma sfiducia temporanea nel rischio stesso.
Bitcoin underwater: il rischio capitolazione torna centrale
Uno dei segnali più critici arriva dai dati on-chain. Secondo CryptoQuant, la supply Bitcoin underwater sale a 8,9 milioni di BTC, pari a circa il 45% della circolazione totale. È il livello più alto dal gennaio 2023 e indica che quasi metà dei possessori si trova in perdita.
Questo scenario riapre il tema della capitolazione, soprattutto tra holder entrati nelle fasi di euforia del 2024–2025. Gli ETF Bitcoin spot negli Stati Uniti registrano outflow netti a fine gennaio 2026, segnando una delle peggiori settimane dalla loro introduzione, con gli inflow cumulativi in calo di oltre il 12% rispetto al picco di ottobre 2025.
Strategy e il peso della leva “corporate”
Lo stress non colpisce solo gli investitori retail. Strategy registra una perdita netta di 11,37 miliardi di euro nel Q4 2025, legata direttamente al crollo di Bitcoin. La società detiene oltre 713.000 BTC, acquistati a un costo medio vicino ai 69.700 euro, e vede evaporare in poche settimane gran parte dei guadagni accumulati nel 2025.
Il titolo azionario perde circa il 17%, mostrando come la strategia di tesoreria Bitcoin amplifichi i cicli di mercato anche sul fronte equity. Nonostante ciò, il management ribadisce l’impegno di lungo periodo, sostenuto da riserve liquide e nuove emissioni di debito legate alla strategia crypto.
Binance rafforza il SAFU: difesa sistemica in tempo reale
In controtendenza rispetto al panico, Binance rafforza il fondo SAFU, acquistando Bitcoin per un valore complessivo di 376 milioni di euro. Con l’ultima operazione, il fondo supera 6.200 BTC, convertendo una parte significativa delle riserve in stablecoin direttamente in Bitcoin.
Il messaggio è chiaro: trasparenza, resilienza e copertura contro scenari estremi. Il SAFU, nato nel 2018 dopo un breach di sicurezza, viene riposizionato come riserva strategica in un contesto di mercato ad alta instabilità, a tutela di oltre 300 milioni di utenti.
Analisi tecnica: il segnale bearish e la lettura contrarian
Secondo l’analista Katie Stockton, Bitcoin rompe al ribasso la Ichimoku Cloud, segnalando un’inversione tecnica significativa dell’uptrend partito da area 18.500 euro. La volatilità elevata e la liquidità sottile aumentano il rischio di ulteriori discese prima di un vero minimo.
Tuttavia, proprio l’estrema paura misurata dal Fear Index viene letta anche come segnale contrarian. Storicamente, livelli così depressi hanno spesso anticipato fasi di accumulo prolungato. Stockton sottolinea inoltre come Ethereum possa sovraperformare Bitcoin nel medio-lungo periodo, grazie a una struttura di utilizzo più legata all’economia applicativa.
Trasferimenti istituzionali e stress sugli equity crypto
Durante il sell-off, grandi player come MARA trasferiscono oltre 1.300 BTC verso custodi istituzionali come Galaxy Digital e BitGo. Le azioni legate al settore crypto subiscono perdite pesanti: Coinbase, Robinhood, MARA e altre società registrano ribassi a doppia cifra, confermando come il panic selling non distingua tra token e infrastruttura finanziaria.
Regolazione cinese: stop alle stablecoin legate allo yuan
Sul fronte geopolitico, la Cina introduce un bando sulle stablecoin legate allo yuan, vietandone l’emissione offshore non autorizzata e la partecipazione di aziende domestiche. La misura rafforza la linea di sovranità monetaria e spinge ulteriormente l’adozione dell’e-CNY, riducendo lo spazio per soluzioni private. La decisione aggiunge pressione al mercato globale delle stablecoin, che nel 2025 ha mosso volumi superiori a 30 trilioni di euro, e segnala una divergenza sempre più netta tra approccio occidentale e modello cinese.
AI, oro e strategie di copertura: il capitale si riorienta
Mentre le crypto soffrono, altri settori assorbono capitali. Amazon annuncia 183,4 miliardi di euro di capex AI per il 2026, rafforzando l’idea che l’intelligenza artificiale sia il nuovo asse strategico globale, anche a costo di sacrificare margini nel breve periodo. Parallelamente, Tether investe 137,5 milioni di euro in Gold.com, rafforzando la propria esposizione all’oro fisico e tokenizzato. È una mossa che segnala una ricerca attiva di hedge contro instabilità macro e volatilità crypto, integrando finanza tradizionale e blockchain.
Panico oggi, selezione domani
Il Crypto Fear Index a 9 fotografa un momento di panico autentico, non cosmetico. Tuttavia, come spesso accade nei cicli crypto, questi livelli estremi non segnano solo distruzione di valore, ma anche selezione. Le leve eccessive vengono spazzate via, i modelli fragili collassano e restano in piedi solo le strutture capaci di reggere stress prolungati. Il mercato entra così in una fase in cui paura e innovazione convivono, e dove il vero discrimine non è il prezzo di oggi, ma la resilienza di domani.
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