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Cina sviluppa arma a microonde anti-Starlink mentre il mercato dei chip supera i 917 miliardi di euro

La Cina accelera sul fronte della guerra tecnologica introducendo una arma a microonde ad alta potenza che i media locali definiscono l’“incubo di Starlink”, mentre il mercato globale dei semiconduttori si prepara a superare quota 917 miliardi di euro nel 2026, spinto dalla domanda di AI, data center e calcolo avanzato. In parallelo, Pechino estende il divieto sulle criptovalute, l’Europa affronta nuovi casi di sorveglianza infrastrutturale e negli Stati Uniti si apre uno scontro normativo sulla stampa 3D. Il risultato è un quadro di tensioni geopolitiche in cui difesa, finanza digitale e supply chain tecnologiche si intrecciano.

Sviluppo dell’arma a microonde cinese e minaccia alle costellazioni LEO

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La Cina presenta il TPG1000Cs, un sistema HPM (high-power microwave) capace di burst da 20 gigawatt sostenuti per un minuto continuo, una soglia che supera di ordini di grandezza le armi precedenti limitate a pochi secondi. Il dispositivo, lungo circa 4 metri e pesante 5 tonnellate, riduce dimensioni e massa di oltre il 50% rispetto ai pari categoria, rendendolo trasportabile su veicoli e teoricamente dispiegabile in scenari spaziali.

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L’innovazione chiave combina linee di formazione impulsi a doppia larghezza e isolamento con Midel 7131, aumentando la densità energetica e la stabilità su oltre 200.000 impulsi consecutivi. Secondo le simulazioni, l’arma può disturbare satelliti in orbita bassa superando la soglia di 1 gigawatt necessaria a degradare sensori e link. I media cinesi collegano esplicitamente il sistema a scenari di denial of service contro Starlink, inclusi contesti di crisi regionali, con esercitazioni che combinano sciami di droni e interferenze HPM.

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Le implicazioni sono strategiche. Le costellazioni LEO basano la resilienza sulla ridondanza, ma un attacco ground-based ad alta potenza, localizzato e persistente, introduce una nuova asimmetria. Non a caso Starlink ha abbassato alcune orbite dopo quasi-collisioni e tensioni operative con satelliti cinesi. L’arma HPM sposta il baricentro dalla guerra spaziale cinetica a una negazione elettromagnetica più difficile da attribuire e più rapida da scalare.

Estensione del divieto cinese sulle criptovalute e sulla tokenizzazione

La Banca Popolare Cinese, insieme a sette agenzie statali, amplia il perimetro del ban crypto già introdotto nel 2021. La nuova circolare proibisce la tokenizzazione di asset reali offshore riferiti a beni domestici e vieta a ISP e provider di ospitare, promuovere o fornire traffico a operazioni crittografiche. Le attività crypto non godono di protezione civile, e le agenzie coordinano chiusure di siti, app e account. L’estensione colpisce anche i token RWA, segnando una linea dura contro ogni forma di finanza digitale non autorizzata. L’impatto va oltre i confini cinesi, influenzando mercati globali, flussi di capitale e progetti blockchain che dipendevano da infrastrutture o utenti in Cina.

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Sequestro di un server VPN nei Paesi Bassi e dubbi sulla privacy

Nei Paesi Bassi, le autorità sequestrano un server VPN di Windscribe senza mandato, promettendone la restituzione dopo analisi. L’azienda ribadisce l’uso di RAM-disk: i dati risiedono in memoria volatile e vengono persi allo spegnimento; gli SSD contengono solo Ubuntu stock. La policy no-logs e i report di trasparenza indicano assenza di dati consegnabili.

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Il caso solleva interrogativi su overreach e forensica su hardware live: anche senza log persistenti, il sequestro fisico diventa uno strumento per aggirare garanzie dichiarate, riaprendo il dibattito su fiducia nei servizi VPN, tutele procedurali e diritti degli utenti.

New York e la battaglia sulla stampa 3D di armi

Negli Stati Uniti, una proposta di legge nello New York mira a un ban esteso sulla stampa 3D di componenti d’arma, imponendo ai produttori di stampanti e CNC meccanismi di sorveglianza e responsabilità anche post-vendita. La misura includerebbe firmware open-source, macchine offline e formati non scansionabili, con penalità per la non conformità. Adafruit contesta l’impostazione, definendola inapplicabile e dannosa per educazione, maker e hardware aperto. La proposta rischia di trasferire la responsabilità dall’uso illecito allo strumento, con effetti collaterali su scuole, laboratori e piccoli produttori. Gli emendamenti suggeriti puntano a limitare lo scope all’intento, esentare open-source e offline, e basare eventuali controlli su evidenze tecniche peer-reviewed.

Boom dei semiconduttori: oltre 917 miliardi di euro nel 2026

Sul piano economico, il settore dei semiconduttori chiude il 2025 a 726 miliardi di euro, in crescita del 25,6%, e punta a circa 917 miliardi nel 2026. La spinta arriva dall’AI, con processori avanzati, HBM, acceleratori e infrastrutture di data center. Asia-Pacifico guida con +45%, trainata da Taiwan per i chip AI e da Corea del Sud e Singapore per l’assemblaggio della memoria. Le Americhe crescono +30,5%, la Cina +17,3%, l’Europa +6,3%, mentre il Giappone registra -4,7%.

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Il quadro evidenzia dipendenze di supply chain sempre più sensibili, con l’AI che concentra valore e potere contrattuale. I prezzi elevati e la domanda sostenuta rafforzano i margini, ma aumentano anche l’esposizione a shock geopolitici.

Implicazioni geopolitiche complessive

L’insieme dei fatti disegna una convergenza netta. La Cina investe in capacità anti-satellitari e controllo finanziario digitale; l’Occidente dibatte privacy, sorveglianza e regolazione degli strumenti; l’AI accelera il boom dei chip e ridisegna le catene globali. Nel mezzo, infrastrutture critiche come connettività satellitare, VPN, blockchain e open hardware diventano campi di contesa.

Il rischio sistemico cresce quando difesa elettromagnetica, finanza digitale e produzione di semiconduttori si intersecano. La traiettoria verso il trilione di euro per i chip nel medio termine convive con nuove armi, ban estesi e precedenti legali che ridefiniscono cosa significa sicurezza nell’era dell’AI.

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