Ci sono leak che suonano come rumore di fondo e leak che, al contrario, sembrano fatti apposta per spostare l’asticella delle aspettative. I nuovi render del Galaxy S26, riportati da SamMobile e attribuiti a fonti considerate affidabili, appartengono alla seconda categoria perché non raccontano una rivoluzione estetica, ma un passaggio più sottile e più strategico: la serie 2027 di Samsung, secondo queste anticipazioni, si presenta con un design in continuità e con un messaggio implicito molto chiaro, cioè che il vero salto non sta nei bordi o nelle curve, ma nella combinazione fra chipset, memoria e prezzi. L’effetto immediato è un paradosso solo apparente. Da un lato, i render mostrano un dispositivo “familiare”, con linee che ricordano da vicino la generazione precedente. Dall’altro, lo stesso pacchetto di indiscrezioni parla di rialzi di prezzo e di una scelta hardware che torna a dividere l’offerta fra Exynos e Snapdragon, con l’Ultra che resterebbe agganciato al silicio Qualcomm. È la fotografia di un mercato flagship che prova a restare riconoscibile, mentre cambia sotto la scocca, sospinto dai costi di produzione e dal ciclo della memoria legato alla domanda AI.
Render del Galaxy S26: continuità estetica, cambiamenti minimi ma mirati
Secondo le immagini trapelate, il Galaxy S26 non stravolge la formula. Il frontale resta dominato da un display piatto con cornici sottili e foro per la fotocamera frontale, mentre sul retro continua la scelta di un modulo fotografico triplo, disposto in verticale. È il tipo di continuità che Samsung ha spesso usato quando vuole trasmettere affidabilità e mantenere una forte riconoscibilità, soprattutto nella fascia premium.

Le dimensioni, sempre secondo le indiscrezioni, restano coerenti con la segmentazione tradizionale della gamma: 6,1 pollici per il modello base, 6,6 pollici per S26+, e 6,9 pollici per S26 Ultra. È una progressione che non sorprende, ma che serve a confermare l’intenzione di presidiare tre profili d’uso distinti: compattezza, equilibrio e “massimo schermo possibile”. Anche i colori sembrano confermare una strategia di gamma: nero, bianco, verde e viola. In altre parole, una palette che copre il classico, il neutro e due opzioni più identitarie. Non è solo estetica: la scelta cromatica è una leva di posizionamento, perché spinge l’utente a percepire la serie come aggiornata anche quando la forma rimane sostanzialmente la stessa.
S26 Ultra e materiali: il segnale del titanio come “badge” di fascia
L’elemento che i leak continuano a evidenziare come distintivo è il frame in titanio per l’Ultra. Non è un dettaglio puramente tecnico: negli ultimi anni il titanio è diventato anche un linguaggio di marketing, un modo per dire “questo è il modello che giustifica il prezzo”. E qui arriva il punto: se i render suggeriscono un’evoluzione conservativa, i materiali premium devono fare da argine psicologico all’aumento dei listini.

Samsung, in questa lettura, sembra spingere ancora di più sull’idea che l’Ultra non sia solo “il più grande”, ma il vero flagship della famiglia, con un’identità distinta non solo per fotocamera e display, ma anche per costruzione e percezione di qualità.
Prezzi in aumento: la memoria torna a essere il fattore che decide il listino
La parte più sensibile del leak riguarda i prezzi, perché introduce un dato chiaro: aumenti intorno ai 62-63 euro per le configurazioni principali. Le cifre citate parlano di +99.000 KRW (circa 63 euro) per il modello base da 256 GB e per l’S26+, e di +98.600 KRW (circa 62 euro) per l’Ultra. La differenza fra i tre non è significativa: il messaggio è che il rialzo non dipende dall’ambizione del singolo modello, ma da un costo “trasversale” della catena produttiva. Il motivo indicato è l’aumento dei costi di DRAM e NAND, legato a una fase di mercato in cui la domanda trainata dall’AI e dai data center continua a spingere verso l’alto i prezzi della memoria. È un punto delicato per Samsung perché l’azienda è contemporaneamente un gigante degli smartphone e un protagonista della memoria: questo non significa che il costo interno sia “gratis”, ma rende più evidente una dinamica in cui il consumatore percepisce l’aumento come inevitabile, anche quando il design non cambia in modo percepibile. In termini pratici, la logica dietro il rincaro è semplice: se la memoria pesa di più in BOM e se la competizione flagship non consente di tagliare altrove senza perdere appeal, il rialzo diventa la strada più diretta, mitigata poi da promozioni di lancio, trade-in e bundle.
Snapdragon ed Exynos: la divisione che definisce il Galaxy S26
La seconda leva strategica è il chipset. Secondo queste indiscrezioni, il Galaxy S26 Ultra dovrebbe puntare su Snapdragon 8 Elite Gen 5, mentre base e Plus avrebbero Exynos 2600 su processo produttivo a 2 nm. È la classica architettura “a due binari” di Samsung, ma con una sfumatura che conta: se l’Ultra resta Snapdragon, Samsung preserva l’idea che il modello top sia quello che garantisce le prestazioni più prevedibili e “globali”, riducendo il rischio di polemiche regionali.

La scelta Exynos per i modelli inferiori non è necessariamente un downgrade, soprattutto se davvero il 2 nm dovesse portare benefici di efficienza e gestione termica. Ma nel mercato dei flagship la percezione pesa quanto i numeri: molti utenti leggono la dicotomia Exynos/Snapdragon come una gerarchia implicita. Samsung, di solito, compensa questa percezione con ottimizzazioni One UI, modem e componentistica proprietaria, e con un posizionamento che spinge l’Ultra come “la scelta senza compromessi”. In questo contesto si inserisce anche l’indizio attribuito a Qualcomm, che parla di “qualcosa di grande” collegato a un annuncio Samsung. È un tipo di comunicazione che, più che confermare dettagli, serve a preparare il terreno narrativo: l’idea che il chip sia parte dell’evento, non un dettaglio tecnico.
Il calendario: leak oggi, aspettative domani, lancio nel 2027
Le indiscrezioni parlano di lancio a gennaio 2027, nel solco della tradizione Unpacked invernale di Samsung per la serie S. È proprio questa distanza temporale a rendere i leak più interessanti: quando un set di informazioni “sembra definitivo” così in anticipo, diventa un modo per testare reazioni, far sedimentare l’idea di un rialzo e, soprattutto, normalizzare l’aspettativa che il vero salto sarà nell’AI, nei chip e nelle prestazioni, non nell’estetica.
Il punto è che la serie Galaxy S, in questo scenario, si muove come un prodotto maturo: non deve stupire a ogni ciclo, deve convincere che l’aumento di prezzo sia giustificato da componenti e piattaforma. E nel 2026-2027 la piattaforma si chiama soprattutto memoria e silicio.
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