La Polizia di Stato chiude due operazioni che mostrano come strumenti digitali comuni possano essere piegati a fini criminali e, allo stesso tempo, diventare l’elemento che incrina la strategia degli indagati. A Foggia, la Squadra mobile arresta un 19enne accusato di atti persecutori dopo la diffusione in città di immagini artefatte e frasi diffamatorie create con l’aiuto di ChatGPT. In parallelo, il Centro nazionale per il contrasto alla csam online coordina un’inchiesta con la Procura di Milano che porta a due arresti tra Trento e Reggio Calabria e a quattro denunce in altre province, con un focus su una forma di violenza sempre più frequente: gli abusi su minori in diretta via webcam, commissionati a distanza con pagamenti elettronici di piccolo importo.
Operazione stalking a Foggia: immagini artefatte e didascalie create con ChatGPT
L’indagine nasce da una querela presentata il 31 luglio da una giovane donna. La vittima racconta di aver iniziato a trovare, in diverse zone della città, fotografie distribuite fisicamente in luoghi frequentati, in particolare nei pressi di istituti scolastici. Le immagini mostrano il suo volto sovrapposto alle parti intime di un’altra donna e vengono accompagnate da frasi volgari e ridicolizzanti pensate per creare clamore e umiliazione pubblica. Gli investigatori ascoltano la vittima e persone a lei vicine, raccolgono testimonianze da chi ha visto il materiale e ricostruiscono il contesto relazionale. L’attenzione si concentra su un 19enne coetaneo, legato alla ragazza da una lunga amicizia interrotta da poco dopo divergenze personali. La vittima segnala un elemento chiave: il giovane era in possesso di immagini e materiali compatibili con i montaggi. La perquisizione e il sequestro dei dispositivi informatici portano al salto probatorio. L’analisi tecnica individua una foto artefatta con didascalia coerente con quelle diffuse in città e, soprattutto, emergono tracce di conversazioni con ChatGPT nonostante tentativi di cancellazione. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il 19enne avrebbe chiesto all’AI frasi “adatte” a ridicolizzare una adolescente, capaci di destare scalpore, per poi usarle come sottotitoli delle immagini. Dagli accertamenti risulterebbero anche richieste di consigli su come eludere eventuali indagini, segno di consapevolezza del rischio e di una condotta che, nella lettura investigativa, rafforza l’impianto accusatorio. L’arresto arriva al termine di un’attività rapida, costruita su testimonianze e riscontri digitali.
Csam online: abusi in diretta e pagamenti “a mancia” per commissionare violenze
La seconda operazione sposta l’asse sul contrasto alle reti che producono e distribuiscono csam e, soprattutto, che organizzano abusi a distanza in tempo reale. Il Centro nazionale per il contrasto alla csam online e la Polizia postale, con il coordinamento della Procura di Milano, portano a due arresti nelle province di Trento e Reggio Calabria. Altre quattro persone, tra i 47 e i 57 anni, vengono denunciate nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano. Le perquisizioni portano al sequestro di dispositivi informatici e all’avvio di analisi forensi mirate. L’inchiesta descrive un sistema strutturato in cui alcuni indagati, indicati come “buyer”, commissionano abusi in diretta via videochiamata su minori vulnerabili. Dall’altra parte agiscono intermediari o esecutori, descritti come “vendor” o “trafficker”, che si trovano fisicamente accanto alle vittime e mettono in scena violenze seguendo tempi e modalità dettate a distanza. Il flusso economico avviene tramite trasferimenti elettronici di importo modesto, presentati come tips, proprio per ridurre il rischio di attirare attenzione e frammentare le transazioni.
La componente internazionale viene indicata come decisiva: la cooperazione con Homeland Security Investigations ed Europol consente infiltrazioni in comunità riservate e attività sotto copertura, con tecniche informatiche di de-anonimizzazione e ricostruzione dei flussi finanziari. Le vittime vengono descritte spesso come bambini molto piccoli provenienti da contesti di vulnerabilità, con riferimenti a ambienti asiatici e a piattaforme dove i contatti iniziali avverrebbero in stanze private. Le verifiche investigano anche eventuali viaggi degli indagati, per capire se agli abusi a distanza possano essersi sommati episodi fisici sul posto.
Tecnologia come acceleratore del danno, ma anche come prova
Nei due casi, la tecnologia svolge un ruolo doppio e tagliente. Nel caso di stalking, l’uso di strumenti di AI come ChatGPT accelera la produzione di contenuti diffamatori e rende più semplice costruire una comunicazione “virale” e degradante, calibrata per colpire una vittima in un contesto urbano e scolastico. Ma la stessa interazione con l’AI diventa una traccia: cancellazioni parziali, log residui e reperti digitali ricostruiti tramite informatica forense contribuiscono a collegare la produzione dei contenuti al sospettato. Nel caso della csam, l’infrastruttura digitale permette di trasformare la violenza in un servizio “on demand”: streaming, stanze private, negoziazione in chat, micro-pagamenti e catene di intermediazione rendono scalabile un crimine che, fino a pochi anni fa, richiedeva contatti più rischiosi e meno tracciabili. Allo stesso tempo, proprio la necessità di pagare, comunicare, accedere a piattaforme e lasciare segni su dispositivi apre spazio a indagini complesse basate su log, tracciamenti finanziari e collaborazione internazionale.
Impatto sulle vittime e risposta delle forze dell’ordine
Nel caso di stalking, l’effetto è immediato: umiliazione pubblica, stress, paura, isolamento sociale, soprattutto quando il materiale viene collocato nei pressi di luoghi scolastici dove reputazione e pressione del gruppo amplificano il danno. Nel caso della csam, il trauma è più profondo e duraturo: la violenza è controllata a distanza, ripetibile, mercificata, e colpisce minori spesso incapaci di difendersi o di chiedere aiuto. Le operazioni raccontano anche un’evoluzione del lavoro investigativo: ascolti, riscontri territoriali, sequestri e forensics nel caso di Foggia; infiltrazione, ricostruzione finanziaria e cooperazione con agenzie internazionali nel caso legato alla csam. È un doppio binario che mostra come la risposta istituzionale debba muoversi sia sul piano locale sia su quello transnazionale, perché i crimini digitali attraversano confini con la stessa facilità con cui un video in diretta attraversa una rete.
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