Cloud sovrano o sovranità di facciata? Nel 2026 il potere passa dai server
Big Tech, GPU e memoria stringono il mercato: mentre esplode l’AI, cloud e lock-in diventano geopolitica.
E l’Italia paga il conto.
Da un lato l’AI, che non è più solo uno strumento, ma un moltiplicatore d’attacco: accelera ricognizione, social engineering, scrittura di codice, lures “credibili” e automazione. Quando entra nella catena offensiva, non rende tutti “geni”, ma rende molti più efficienti. E questa differenza, nel 2026, è già sufficiente a spostare il rischio.
Poi c’è il cloud, che continua a essere raccontato come comodità e innovazione, mentre si comporta sempre di più come leva politica: concentrazione di calcolo, memoria, rete, identità e osservabilità in poche giurisdizioni. Il punto non è “pro o contro” il cloud: il punto è il lock-in strutturale e la dipendenza che diventa normalità, proprio mentre l’AI aumenta la pressione su GPU, DRAM e data center.
Infine la visibilità. Che non è più un dettaglio mediatico, ma un’arma. Quando la distribuzione diventa un rubinetto, il conflitto non si gioca solo su chi ha ragione, ma su chi resta mostrato, indicizzato, monetizzabile, legittimato. E quando la visibilità è potere, il contenimento diventa strategia.
In mezzo, un contesto che alza la temperatura: Cina, Russia e Iran spingono sulla dimensione cyber, con una pressione che non è solo tecnica ma geopolitica.
Nel 2026 è difficile separare la sicurezza dall’economia dell’attenzione, e l’AI sta rendendo tutto più veloce.
Saluti dal DarkWeb dell’informazione: quello che Google censura e YouTube epura
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