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Galaxy S26 Ultra stacca Exynos in Geekbench: Snapdragon overclock e la strategia a due chip di Samsung

La serie Galaxy S26 si presenta come l’ennesimo laboratorio pubblico di Samsung su un tema che divide la community da anni: Snapdragon contro Exynos. I numeri che circolano sui primi test Geekbench, attribuiti a un leak pubblicato da Techmaniacs, costruiscono un quadro piuttosto netto. Galaxy S26 Ultra monta una variante Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy con overclock sui core Prime e ottiene un vantaggio significativo in single-core, mentre Galaxy S26 e S26+ restano legati all’Exynos 2600 a 2 nm, più orientato all’efficienza e a un equilibrio termico stabile. Il risultato, per come viene raccontato dai benchmark, è una differenza che non è cosmetica: sul single-core si vede un delta vicino al 15%, mentre sul multi-core il distacco si riduce fino a diventare quasi marginale. Tradotto: l’Ultra si prende il vantaggio nelle operazioni “a picco” e nelle app che dipendono dal thread singolo, mentre l’Exynos prova a restare competitivo quando entrano in gioco più core e carichi paralleli.

Exynos 2600 su Galaxy S26 e S26+: 2 nm e architettura a 10 core

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Samsung affida a Exynos 2600 il compito di muovere Galaxy S26 e S26+. Il chip, indicato con nome in codice S5e9965, sfrutta un processo produttivo 2 nm e propone una CPU a 10 core, in configurazione big.LITTLE pensata per alternare potenza e parsimonia energetica senza collassare in throttling appena il carico si prolunga. La struttura dichiarata prevede un core Prime a 3,80 GHz, tre core performance a 3,26 GHz e sei core efficienti a 2,76 GHz. L’obiettivo non è solo “fare punti”, ma reggere multitasking, social, camera pipeline e AI di sistema con consumi più controllati. Nel racconto di Samsung, questo è anche un messaggio industriale: ridurre dipendenza da fornitori esterni e rafforzare la propria filiera, soprattutto mentre la competizione sul nodo produttivo diventa sempre più geopolitica.

Snapdragon 8 Elite Gen 5 for Galaxy su S26 Ultra: overclock come differenziazione premium

Sul Galaxy S26 Ultra, Samsung sceglie una strada già vista in passato ma qui spinta più in alto: una variante for Galaxy dello Snapdragon 8 Elite Gen 5, con overclock che mira a mettere distanza tra Ultra e resto della gamma, anche a parità di design e componenti. I dettagli riportati parlano di due core Prime che arrivano fino a 4,74 GHz, contro una frequenza standard di 4,60 GHz. Il salto di circa 100 MHz non cambia la vita nell’uso basico, ma spiega perché il single-core salga in modo più evidente nei test sintetici. A completare la CPU ci sono sei core performance a 3,63 GHz, con un profilo che, almeno sulla carta, punta a restare aggressivo nei carichi brevi senza sacrificare troppo l’efficienza termica. Il messaggio commerciale è evidente: Ultra = performance-first, con un processore pensato per chi compra la versione più costosa proprio per non avere compromessi su picchi di reattività, gaming e task pesanti.

Geekbench: i numeri che raccontano il divario

I risultati attribuiti ai test Geekbench disegnano una separazione chiara. Galaxy S26 / S26+ con Exynos 2600 vengono accreditati di 3.197 punti in single-core e 11.012 in multi-core. È un punteggio alto, coerente con una piattaforma top di gamma, e racconta un Exynos che non vuole più essere percepito come “seconda scelta” per default.

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Galaxy S26 Ultra con Snapdragon sale invece a 3.734 punti in single-core e 11.237 in multi-core. La differenza in single-core è di 537 punti, cioè circa 15% in più, mentre in multi-core il gap si riduce a 225 punti, un delta che nel mondo reale può diventare invisibile in molte routine quotidiane.

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Qui sta il punto chiave: Samsung sembra aver accettato che il single-core è la metrica che vende, perché influenza la percezione immediata di velocità in apertura app, browsing, UI e micro-task. Il multi-core, pur importante, tende a contare davvero in scenari più specifici, come export video, compressioni, rendering e workload continuativi.

Cosa cambia davvero per l’utente: single-core contro multi-core

Se i numeri reggono al test dei review sample, l’Ultra potrebbe risultare più “scattante” nei contesti dove contano reattività e risposta istantanea. Il single-core migliore si traduce spesso in animazioni più solide, caricamenti percepiti più rapidi e una gestione più brillante delle app meno ottimizzate.

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L’Exynos, invece, prova a giocare la partita sul terreno che storicamente decide la soddisfazione nel tempo: efficienza, stabilità termica e continuità di prestazione. In altre parole, meno picchi e più regolarità. Se Samsung ha lavorato bene su scheduler e tuning, l’Exynos potrebbe offrire un’esperienza molto competitiva nel quotidiano, soprattutto per chi non vive di benchmark e non spinge costantemente il dispositivo al limite.

Batterie e ricarica: cambiamenti minimi, ma Ultra sale a 60W

Sul resto dell’hardware Samsung, almeno secondo le informazioni circolate, non riscrive la scheda tecnica. Le fotocamere resterebbero simili ai predecessori, con un lavoro soprattutto di software e AI sul post-processing.

Le batterie cambiano poco: per Galaxy S26 si parla di un incremento di 200 mAh, quindi un miglioramento reale ma non rivoluzionario. La vera novità è sulla ricarica dell’Ultra, che passerebbe da 45W a 60W. È un salto importante in casa Samsung, anche se il mercato Android premium ha già normalizzato potenze superiori. Qui Samsung continua a muoversi con prudenza, cercando di bilanciare velocità e gestione termica, soprattutto su cicli di ricarica nel lungo periodo.

Privacy Display: l’esclusiva che può diventare un vero motivo d’acquisto

Tra le differenze più “di prodotto” e meno da scheda tecnica emerge il Privacy Display su Galaxy S26 Ultra, descritto come funzione esclusiva che limita la visibilità laterale del pannello per proteggere contenuti sensibili in luoghi pubblici.

Se implementata bene, può essere una feature che parla a professionisti e contesti business, soprattutto se l’attivazione è semplice e se la resa non penalizza troppo luminosità e angoli di visione quando non serve. Se implementata male, rischia di restare una gimmick. Proprio per questo, la differenza non la farà l’annuncio ma l’usabilità reale: quanto degrada l’esperienza e quanto è immediato passare da “privacy on” a “standard”.

Evento del 25 febbraio 2026: AI come parola d’ordine della serie S26

Samsung avrebbe fissato l’annuncio ufficiale della serie Galaxy S26 al 25 febbraio 2026, con un focus dichiarato sull’intelligenza artificiale. È una direzione coerente: con hardware che evolve in modo incrementale, la differenziazione si sposta su Galaxy AI, funzioni di produttività, fotografia computazionale e automazioni. In questo contesto i processori diventano anche “motore AI”, non solo CPU/GPU. Ed è qui che la strategia a due chip potrebbe avere un senso industriale: Snapdragon per la versione Ultra come vetrina massima, Exynos sui modelli più diffusi per spingere l’integrazione verticale e la scalabilità produttiva.

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