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Accordo Polizia di Stato e FBI: canale diretto contro cybercrime e nuova formazione cyber a Roma

L’accordo Polizia di Stato FBI diventa una scelta di metodo più che un annuncio di rito: fissare un canale operativo stabile per inseguire minacce che non rispettano confini, giurisdizioni e tempi burocratici. La lettera di intenti firmata dal capo della Polizia Vittorio Pisani con il direttore dell’FBI Kashyap Patel mette sul tavolo un obiettivo dichiarato, cioè rafforzare la collaborazione contro il cybercrime e contro attività cibernetiche criminali che, sempre più spesso, si intrecciano con attori statuali e con logiche di pressione geopolitica. Nello stesso perimetro, a Roma, la Polizia spinge sulla linea che decide la resilienza nei prossimi anni: la formazione. L’evento con la Rete fondazioni ITS Italia e la centralità della Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 segnalano che il contrasto non può vivere solo di repressione, ma deve alimentare competenze, ruoli e percorsi professionali, fino alla nuova figura dell’ispettore cyber.

Accordo Polizia di Stato e FBI: cosa cambia sul piano operativo

La firma della lettera di intenti non è un dettaglio diplomatico, perché tocca la parte più difficile del contrasto al crimine digitale: ridurre la distanza tra intelligence e intervento. Il Dipartimento della pubblica sicurezza formalizza una cooperazione che punta a rendere più rapidi lo scambio di informazioni e la lettura comune degli indicatori, soprattutto quando le campagne attraversano più paesi, cambiano infrastruttura in poche ore e sfruttano catene di intermediari. Dentro questo quadro entrano minacce ormai “classiche” per intensità e frequenza, come intrusioni informatiche, DDoS, ransomware e fenomeni che si muovono sul crinale tra criminalità e destabilizzazione, come il cyberterrorismo. Il riferimento al furto di valuta virtuale non è ornamentale: oggi i flussi crypto sono spesso un acceleratore di riciclaggio, finanziamento e monetizzazione rapida, e diventano un terreno dove la cooperazione internazionale decide se l’inseguimento resta teorico o produce blocchi, sequestri e attribuzioni.

Tacu FBI e Cnaipic: il cuore tecnico dello scambio informativo

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Accordo Polizia di Stato e FBI: canale diretto contro cybercrime e nuova formazione cyber a Roma 5

Uno degli elementi più concreti dell’intesa è il collegamento con la Tacu dell’FBI, cioè una struttura pensata per analisi e coordinamento su minacce cyber, e con il Cnaipic, che in Italia presidia la protezione delle infrastrutture critiche e l’interazione con i soggetti esposti. La logica è quella della filiera: rendere compatibili tempi e linguaggi tra chi osserva le minacce, chi le correla, chi costruisce contromisure e chi deve operare sul territorio digitale con poteri di polizia giudiziaria. In uno scenario dove attacchi e intrusioni possono minacciare insieme sicurezza nazionale, economica e sociale, l’efficacia non dipende solo dai tool, ma dalla capacità di trasformare segnali deboli in azione coordinata, riducendo i ritardi che spesso sono la vera vulnerabilità.

Scambi formativi all’Innovation centre: perché la formazione diventa deterrenza

L’accordo prevede anche scambi formativi presso l’Innovation centre dell’FBI. Questo passaggio vale più di quanto sembri, perché nel contrasto cyber la tecnica non è una dotazione statica, ma un’abitudine: procedure, metodologie, approcci di incident response, raccolta e preservazione delle prove, lettura di pattern e infrastrutture, fino alla gestione della cooperazione tra unità diverse. La formazione condivisa, quando è progettata bene, produce un effetto concreto sul campo: crea un terreno comune di competenze, riduce incomprensioni operative e aumenta la probabilità che un’indagine transnazionale non si inceppi nelle differenze di processo. Il richiamo al rispetto delle leggi nazionali incornicia il punto politico: cooperare senza aprire spazi opachi, mantenendo i vincoli normativi che regolano dati, procedure e utilizzo delle informazioni.

Roma e la Rete fondazioni ITS: la cybersicurezza come percorso industriale

In parallelo alla firma con l’FBI, la Polizia di Stato mette in scena a Roma un altro messaggio, più interno ma decisivo: la cybersicurezza non è più un “ambito specialistico” isolato, è un pezzo di mercato del lavoro e un pezzo di difesa del paese. L’evento all’Auditorium della tecnica con la Rete fondazioni ITS Italia si colloca nella scia di una convenzione che mira a sviluppare competenze ICT e cybersicurezza con un raccordo diretto tra percorsi di eccellenza e fabbisogno reale. La presenza di oltre 700 studenti segnala una scelta di scala: non basta formare pochi profili d’élite, serve costruire un bacino di tecnici e specialisti che sappiano presidiare il “quotidiano” digitale, quello dove spesso si aprono le falle che poi diventano incidenti.

Ivano Gabrielli e la Polizia postale: presidio operativo e cultura pubblica

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La regia della giornata è affidata al direttore della Polizia postale Ivano Gabrielli, con una linea che tiene insieme due dimensioni. Da un lato, la necessità di competenze operative per contrastare crimini online, frodi, estorsioni e campagne che sfruttano piattaforme, identità e infrastrutture. Dall’altro, la dimensione culturale, perché la cybersicurezza non si regge solo su reparti specializzati ma su un ecosistema che comprende cittadini, imprese, pubbliche amministrazioni e filiere formative. Quando la Polizia investe in eventi divulgativi e in percorsi strutturati, sta anche costruendo un linguaggio comune per riconoscere e ridurre l’efficacia delle truffe, delle intrusioni opportunistiche e delle tecniche di manipolazione che spesso precedono l’attacco tecnico.

Strategia nazionale 2022-2026 e ispettore cyber: il segnale di un cambio strutturale

Il riferimento esplicito alla Strategia nazionale di cybersicurezza 2022-2026 non è un’etichetta, perché colloca l’iniziativa dentro una cornice di resilienza che chiede risultati misurabili: competenze, capacità di risposta, continuità operativa e protezione delle infrastrutture. In questo contesto emerge la nuova figura dell’ispettore cyber in Polizia, un elemento che racconta un cambio strutturale: il cyber non è più solo “supporto” o specializzazione, ma una dimensione ordinaria del lavoro di sicurezza. Quando un’organizzazione crea ruoli dedicati, sta dicendo che la minaccia è persistente e che l’unico modo per reggerla è incorporare competenze nel corpo stabile, non affidarsi solo a task force o a reazioni emergenziali.

Diplomazia e vertici presenti: perché conta la cornice pubblica

La presenza dell’ambasciatore statunitense Tilman Fertitta e dei vertici dell’amministrazione della sicurezza pubblica, con figure come Alessandro Giuliano, Lucio Pifferi e Luigi Rinella, dà all’intesa un peso che va oltre la tecnica. In una stagione in cui gli attacchi informatici vengono letti anche come segnali di forza o come strumenti di pressione, dichiarare un asse operativo significa produrre deterrenza e inviare un messaggio ai gruppi criminali: la frammentazione tra paesi è un vantaggio che si sta provando a ridurre. Allo stesso tempo, il doppio binario accordo internazionale e formazione nazionale racconta una consapevolezza: senza competenze diffuse e ruoli stabili, qualsiasi cooperazione rischia di restare episodica.

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