Questa settimana la newsletter ci parla di una cosa semplice: la sovranità digitale non è un concetto. È energia, è calcolo, è infrastruttura. E quando la politica decide di “semplificare”, in realtà sta decidendo chi comanda: chi autorizza, chi paga i costi sul territorio, chi incassa il valore e chi si prende il rischio. Il decreto Data Center è questo: una delega che promette velocità, ma che nei decreti attuativi deciderà se stiamo costruendo governance o una corsia preferenziale. Nel frattempo AGCOM, con MisuraInternet 2025, fa quello che andrebbe fatto sempre: spegne gli spot e accende i numeri. Il 5G “va”, sì. Ma in movimento cambia tutto: latenza, jitter, perdita pacchetti. E soprattutto emerge la verità che molti evitano: l’esperienza reale è ancora in larga parte 4G/4.5G. Il resto è marketing. Poi c’è il lato oscuro, quello che non aspetta decreti: il ransomware. Nel 2025 pagano meno aziende, ma chi paga paga molto di più. +368% sul pagamento mediano. Perché il ricatto non è più “ti cifro i server”. È ti pubblico i dati. E quando il danno è reputazionale e legale, la trattativa diventa una forma di gestione del disastro.
Infine le vulnerabilità e gli alert: router, edge, API, applicazioni esposte. Non è un’era di attacchi geniali. È un’era di superfici esposte e privilegi eccessivi. Un errore di permessi oggi vale un takeover. Una chiave API dimenticata oggi vale accesso e costi. Una console web pubblica oggi vale intrusione “statistica”. Se vuoi leggere l’analisi completa (tutta, senza slogan) su Matrice Digitale: delega Data Center, MisuraInternet 2025, ransomware e AI nelle truffe, alert infrastrutturali. È la stessa storia raccontata da angoli diversi: chi controlla la catena digitale controlla il Paese.
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