Huawei entra al Mobile World Congress 2026 con una tesi che punta a ridefinire il ruolo delle reti mobili nei prossimi dieci anni: non più infrastrutture pensate per collegare persone e dispositivi, ma piattaforme progettate per orchestrare centinaia di miliardi di agenti AI. Nel keynote, Li Peng descrive questo passaggio come l’inizio dell’era dell’Agentic Internet, un’evoluzione in cui 5G-A e intelligenza artificiale trasformano le reti in backbone di computing e servizi, spostando i carrier dalla logica “traffico” alla logica “valore”. La narrativa è volutamente ambiziosa, con l’orizzonte di un mercato potenziale da 10 trilioni di dollari, ma è accompagnata da architetture e componenti che Huawei presenta come già pronti a far scalare il modello: AI-Centric Network, NG-WAN e le tre capacità chiave di ACN, cioè Agentic Communication Network. Il contesto in cui questi annunci arrivano è quello di un MWC che, dal 2 al 5 marzo 2026, diventa vetrina di transizione: i carrier cercano nuove fonti di ricavo, l’AI spinge la domanda di uplink, latenza e affidabilità, e la promessa di reti autonome smette di essere un tema da white paper. Huawei insiste su un punto operativo: oltre 30 operatori avrebbero già lanciato pacchetti “experience-based” su 5G SA e 5G-A, mentre l’obiettivo dichiarato è accelerare l’evoluzione verso l’autonomia di livello 4 e preparare la traiettoria verso 6G.
Cosa leggere
Li Peng e l’idea di “reti per agenti” come nuova economia dei carrier
Quando Li Peng parla di Agentic Internet, non lo fa come concetto astratto. Il messaggio è che le reti dovranno gestire non solo connessioni, ma identità, intenti e collaborazione tra agenti che operano in modo sempre più autonomo. In questa lettura il carrier non può limitarsi a vendere gigabyte, perché il valore si sposta verso servizi ad alta marginalità: qualità garantita, orchestrazione di sessioni, sicurezza intrinseca, monetizzazione dell’esperienza, capacità di “capire” il traffico e di reagire in tempo reale.

Huawei prova a rendere concreto il passaggio raccontando un’AI che entra in tre domini. Nel consumo, l’obiettivo è portare su scala servizi che rendono la chiamata un canale “intelligente”, con trascrizioni e traduzioni, e con assistenti che agiscono dentro la comunicazione. Nel domestico, la banda larga evolve verso l’ultra-gigabit con assistenti AI che ottimizzano Wi-Fi e risolvono guasti tramite comandi vocali, mentre il cloud diventa luogo di automazione quotidiana, come album familiari generati in modo automatico. Nell’industria, la formula è 5G-A più AI per comprimere tempi decisionali: risposte in secondi, pianificazione in minuti, consegne in ore, una descrizione che mira a posizionare la rete come componente della manifattura flessibile e non come semplice connettività.
AI-Centric Network: l’AI che entra nei servizi, nella rete e negli elementi di rete
Il pilastro tecnologico più insistito è AI-Centric Network, presentato come pacchetto di soluzioni potenziate che integrano AI direttamente nell’infrastruttura e preparano i carrier all’era degli agenti. Huawei usa il framing “Advancing All Intelligence” per descrivere un’architettura che lavora su tre livelli, con un’idea chiave: l’intelligenza non può vivere soltanto sopra la rete, deve vivere anche dentro la rete. Sul livello servizio, Huawei parla di piattaforme di collaborazione multi-agente specializzate per chiamate, monetizzazione dell’esperienza e banda larga domestica. Il sottotesto è chiaro: se gli agenti diventano utenti, allora la rete deve offrire strumenti nativi per farli collaborare e per trasformare la collaborazione in prodotto vendibile. Sul livello rete, l’azienda richiama la fase 1 dell’autonomia con ADN L4, descritta come automazione single-scenario capace di migliorare efficienza O&M, qualità della rete e monetizzazione. Il passaggio che Huawei vuole accelerare è quello verso un’autonomia più “end-to-end” dentro singoli domini, perché l’autonomia reale non si ottiene con automazioni isolate, ma con catene di decisione che attraversano core, RAN e trasporto. Sul livello elementi di rete, Huawei parla di ottimizzazioni che toccano RAN, WAN e core: algoritmi più efficienti, identificazione dei servizi su WAN, unificazione dell’intent nel core. È qui che la narrativa si lega a due parametri che, nel 2026, sono diventati politici oltre che tecnici: efficienza energetica ed efficienza spettrale. Se l’AI aumenta traffico e compute, la rete deve diventare più efficiente, altrimenti la crescita si paga in consumo e costi. A corredo, Huawei porta per la prima volta fuori dalla Cina il cluster SuperPoD con tecnologia UnifiedBus e presenta 22 nuove soluzioni di intelligenza industriale sotto il framework SHAPE 2.0, con l’obiettivo di dimostrare che l’AI industriale non è una demo ma un catalogo.
NG-WAN: la rete IP bearer viene riscritta per l’Internet of agents
Se AI-Centric Network prova a coprire l’intero stack, NG-WAN è la proposta con cui Huawei mira a modernizzare la rete IP bearer nell’era dell’Internet of Agents. Qui la parola chiave è “nuova crescita”, e il modo in cui Huawei prova a venderla è un mix di sicurezza, resilienza e awareness. La promessa è una rete che diventa auto-difesa, che garantisce esperienza e che aumenta efficienza, cioè una bearer che smette di essere trasporto neutro e diventa infrastruttura consapevole. Huawei introduce l’Xingluo Identification Engine, descritto come capace di identificare traffico cifrato con accuratezza superiore al 95% e di costruire profili utente con precisione del 90%. La dimostrazione commerciale citata, con AIS in Thailandia e la crescita dei pacchetti live-streaming Premier League, serve a legare l’identificazione a un risultato di business: segmentare, creare pacchetti, monetizzare l’esperienza. In questa lettura, la rete bearer non si limita a trasportare streaming, ma diventa parte della logica di prodotto. La parte compute della NG-WAN introduce schede “lossless” con obiettivo zero packet loss e 95% di efficienza su inferenza remota a 100 km, un modo per sostenere che il computing AI distribuito non regge se la rete introduce perdita e jitter. La sicurezza viene descritta come intrinseca, con rilevamento anomalie in tempo reale su file, memoria, processi e traffico. Huawei cita anche una main control resiliente con grafo di conoscenza a 40 dimensioni per prevenire hijacking e una soluzione quantum-secure con l’integrazione QKD via LPUI-Q per ridurre investimenti oltre il 60%. È un set di claim che mira a posizionare NG-WAN come rete “hardening-by-design”, non come rete che si protegge solo con overlay. Infine entra l’O&M intelligente: NetMaster viene raccontato come sistema che simula analisi esperta, formula strategie ed esegue azioni 24/7, spostando la gestione da reattiva a proattiva. In un contesto telco, questa è la parte che spesso decide se una promessa di autonomia diventa realtà: senza O&M credibile, l’automazione resta confinata a isole.
ACN: tre capacità per la collaborazione multi-agente come funzione di rete
Il tassello più “agentico” è ACN, Agentic Communication Network, presentato come rete che funge da information overpass per la mobile AI. Huawei la descrive attraverso tre capacità fondamentali che, di fatto, provano a trasformare concetti tipici del software in primitive di rete. La prima è la gestione dell’identità digitale, con identità uniche e fidate per gli agenti AI, profili con capacità e attributi, discovery più preciso e permessi gestiti su base multi-dimensionale. È un modo per dire che gli agenti non possono essere solo sessioni anonime: devono essere soggetti riconoscibili e governabili. La seconda è la comunicazione di gruppo dinamico, cioè la creazione di reti temporanee per gruppi task-specific, con isolamento completo tra gruppi e privacy che non esce dal dominio rete. Qui Huawei spinge l’idea che la collaborazione multi-agente richieda compartimentazione nativa, altrimenti la scalabilità diventa rischio. La terza è la gestione della sessione task di collaborazione, con sessioni end-to-end agent-to-agent basate su intent e un meccanismo di matching tra agenti attraverso ecosistemi, domini e piattaforme. La rete diventa dispatcher, non solo trasporto. È una visione che mira a trasformare il carrier in orchestratore, ma pone anche la domanda più importante: quanto di questa orchestrazione sarà standardizzabile e interoperabile, e quanto resterà un vantaggio proprietario.
Il premio GSMA e la prova “commerciale” della mobile AI su 5G-A
Huawei arriva all’MWC 2026 anche con un riconoscimento: il GSMA Foundry Excellence Award 2026 per il progetto “Mobile Network for Thriving AI”. Il premio funziona come elemento di legittimazione industriale, perché sposta la narrativa dall’annuncio alla maturità operativa. Huawei lega la mobile AI a capacità 5G-A come GigaUplink, grande capacità e bassa latenza, cioè ai requisiti minimi per applicazioni che producono e consumano dati in tempo reale. Gli esempi citati servono a dimostrare scalabilità e varietà di scenari: rete terra-acqua a Shanghai con 3,1 Gbps downlink e 260 Mbps uplink e uso di occhiali AI per visite guidate, deployment FA SUL 5G-A a Hangzhou con picchi oltre 1 Gbps per live streaming e agenti AI, e un deployment low-band NR a 600 MHz in Arabia Saudita come parte della Saudi Vision 2030. Sono casi che Huawei usa per dire che 5G-A non è un passaggio di marketing ma una piattaforma su cui si costruiscono servizi.
Forum economia digitale: dalla visione al valore come cornice politica
Il 2 marzo Huawei organizza anche il 4° Digital Economy Development Forum, con il tema “From Vision to Value for an Intelligent Future” e quasi 100 decisori e rappresentanti da Asia-Pacifico, Medio Oriente e Africa. La funzione di questo forum, dentro il racconto MWC, è chiara: inserire la trasformazione delle reti dentro una cornice di politiche, infrastrutture e talenti. Huawei richiama tre pilastri, politiche favorevoli, infrastrutture future-proof ed ecosistema di talenti sostenibile, mentre viene citata una stima IDC su un contributo dell’AI da 22,3 trilioni di dollari all’economia globale entro il 2030. È la parte che serve a legare tecnologia e strategia nazionale, soprattutto nei Paesi che stanno costruendo piani di modernizzazione industriale.
Verso 6G: l’autonomia L4 come ponte e l’AI come requisito, non optional
Il messaggio finale che Huawei tenta di fissare al MWC 2026 è che la rete del futuro sarà giudicata su tre dimensioni: capacità di ospitare agenti, capacità di operare in autonomia, capacità di integrare sicurezza e resilienza come proprietà native. Huawei collega questa traiettoria a numeri come oltre 70 milioni di utenti 5G-A globali e copertura in 270 città cinesi, e parla di un’accelerazione del deployment 5G-A nei prossimi cinque anni, con la preparazione all’evoluzione 6G anche sullo spettro U6 GHz.

Nel quadro complessivo, “Agentic Internet” è un’etichetta potente, ma la parte che conta per i carrier è la traduzione in prodotti vendibili e in O&M sostenibile. Huawei prova a rispondere con AI-Centric Network, NG-WAN e ACN, cioè con un set che unisce monetizzazione dell’esperienza, modernizzazione della bearer e primitive per la collaborazione multi-agente. La scommessa, nel 2026, è che l’AI non sia più un carico che la rete deve subire, ma un motivo per cui la rete torna a crescere.
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