Il caos petrolifero globale generato dal blocco dello Stretto di Hormuz ha scosso i mercati finanziari, provocando una forte divergenza tra equities tradizionali e mercati crypto. Il blocco durato nove giorni ha rimosso dal mercato circa 20 milioni di barili di petrolio al giorno, pari a circa il 21% del consumo mondiale, causando un’impennata dei prezzi del greggio fino a 119 dollari al barile prima di stabilizzarsi attorno ai 102 dollari, con un aumento complessivo del 38% rispetto ai 74 dollari iniziali. In questo contesto di tensione geopolitica e timori inflazionistici, Wall Street apre in forte ribasso, mentre Bitcoin, Ethereum e altri asset digitali registrano guadagni, alimentando il dibattito sul possibile ruolo delle criptovalute come alternativa ai mercati tradizionali nei momenti di crisi energetica e finanziaria.
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Mercati crypto resistono allo shock petrolifero globale
Il blocco nello Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più importanti del pianeta, ha provocato un improvviso shock di offerta nel mercato petrolifero. La chiusura temporanea del passaggio ha ridotto drasticamente il flusso di greggio verso i mercati globali, spingendo i prezzi dell’energia a livelli che non si vedevano da anni. Il petrolio è rapidamente salito fino a 119 dollari al barile, un aumento che ha riacceso i timori di inflazione globale e di ulteriori rialzi dei tassi da parte delle banche centrali. Le equities statunitensi, in particolare S&P 500 e Nasdaq, hanno reagito negativamente all’apertura dei mercati, riflettendo l’impatto delle tensioni geopolitiche sul sentiment degli investitori. In contrasto con questo scenario, il settore delle criptovalute ha mostrato segnali di resilienza. Bitcoin è salito del 2,4% nelle ultime 24 ore, raggiungendo circa 69.000 dollari, mentre Ethereum ha superato la soglia dei 2.000 dollari con un incremento di circa il 4%. Anche altre criptovalute hanno registrato movimenti positivi: Solana è salita del 3,6% fino a 85 dollari, mentre XRP ha raggiunto 1,37 dollari. Questo comportamento divergente rispetto ai mercati azionari ha riacceso la discussione sul possibile decoupling tra Bitcoin e Nasdaq, una correlazione che negli ultimi anni si è spesso mantenuta tra 0,5 e 0,7. In uno scenario di shock geopolitico, alcuni analisti ipotizzano che questa correlazione possa scendere sotto 0,3, segnando una separazione più netta tra asset digitali e mercati tradizionali. Nonostante il rialzo dei prezzi, il sentiment rimane estremamente prudente. L’indice Fear and Greed del mercato crypto rimane infatti fermo a 8 punti, una soglia che indica paura estrema tra gli investitori.
Petrolio e inflazione guidano la volatilità dei mercati
L’impennata dei prezzi del greggio ha riacceso i timori legati all’inflazione globale. Un aumento del costo dell’energia tende infatti a propagarsi lungo l’intera catena produttiva, influenzando trasporti, produzione industriale e prezzi al consumo. Il G7 ha reagito coordinando un possibile rilascio di petrolio dalle riserve strategiche, una mossa pensata per stabilizzare temporaneamente i mercati energetici. Questo intervento ha contribuito a ridurre il prezzo del greggio sotto la soglia psicologica dei 100 dollari al barile, ma molti analisti restano scettici sulla reale efficacia della misura. Le riserve strategiche degli Stati Uniti, ad esempio, potrebbero coprire solo circa 18 giorni del deficit di offerta generato dal blocco nello Stretto di Hormuz. Questo significa che un prolungamento della crisi potrebbe generare nuove ondate di volatilità nei mercati energetici e finanziari. In questo contesto, alcuni investitori stanno iniziando a guardare a Bitcoin come a una possibile forma di copertura contro l’instabilità geopolitica, in modo simile al ruolo tradizionalmente svolto dall’oro.
Flussi ETF Bitcoin rallentano nonostante il rialzo dei prezzi
Nonostante il recupero dei prezzi delle criptovalute, i flussi nei ETF Bitcoin mostrano segnali di rallentamento. Durante l’ultima settimana gli ETF hanno registrato 567 milioni di euro di afflussi netti, ma con una dinamica molto volatile. Nella prima fase della settimana si sono registrati 1.320 milioni di euro di ingressi, in gran parte coincidenti con l’aumento delle tensioni geopolitiche legate agli attacchi statunitensi contro l’Iran. Successivamente però i mercati hanno registrato 760 milioni di euro di deflussi, segnalando una crescente cautela tra gli investitori istituzionali. Secondo alcuni analisti, questo comportamento riflette una strategia tipica di gestione del rischio. I gestori di portafoglio tendono infatti ad aumentare l’esposizione durante i movimenti rialzisti iniziali per catturare il momentum, per poi ridurre le posizioni quando l’incertezza geopolitica aumenta. Nonostante queste oscillazioni, la domanda strutturale per Bitcoin rimane relativamente solida, con gli investitori statunitensi che continuano a rappresentare la principale fonte di liquidità nei mercati ETF.
Strategy rafforza la sua scommessa su Bitcoin
Nel frattempo Strategy continua ad aumentare la propria esposizione a Bitcoin, consolidando la sua posizione come uno dei principali investitori istituzionali nel settore. La società ha raccolto circa 1,192 miliardi di euro tramite emissioni azionarie, vendendo 6,3 milioni di azioni Class A per 825 milioni di euro e 3,7 milioni di azioni preferred STRC per circa 345 milioni di euro. Con queste risorse Strategy ha acquistato 17.994 Bitcoin a un prezzo medio di circa 65.050 euro per coin. Le riserve totali dell’azienda raggiungono ora 738.731 Bitcoin, con un costo aggregato di circa 51,3 miliardi di euro e un prezzo medio di acquisto di 69.550 euro per unità. La società mantiene inoltre un ampio margine di raccolta tramite i programmi ATM (At-The-Market), con capacità residue di 6,14 miliardi di euro per MSTR, 18,6 miliardi per STRK e 2,93 miliardi per Stretch.
Nasdaq accelera sulla tokenizzazione delle securities
Parallelamente alla volatilità dei mercati energetici, il settore finanziario continua a evolversi verso la tokenizzazione degli asset tradizionali. Nasdaq ha annunciato una collaborazione con Seturion, piattaforma blockchain sviluppata da Boerse Stuttgart, per creare un’infrastruttura di settlement per asset tokenizzati. Il progetto mira a ridurre le inefficienze nei mercati europei, dove i sistemi di post-trade sono spesso frammentati tra diversi provider e regolamenti nazionali. La piattaforma sarà conforme alle normative MiFID II e al DLT Pilot Regime dell’Unione Europea, e inizialmente si concentrerà sulla tokenizzazione di structured products. Nasdaq sta inoltre collaborando con Kraken per sviluppare un gateway che consenta la tokenizzazione di azioni pubbliche, mantenendo al contempo la conformità alle normative finanziarie tradizionali. Questo tipo di infrastruttura potrebbe aprire la strada a mercati finanziari always-on, con trading continuo e maggiore mobilità del capitale.
Il Tesoro USA riconosce usi legittimi dei mixers crypto
Un altro sviluppo importante riguarda la posizione del Tesoro degli Stati Uniti sui cosiddetti crypto mixers, strumenti utilizzati per aumentare la privacy delle transazioni blockchain. In un report di 32 pagine, il Tesoro ha riconosciuto che questi strumenti possono avere utilizzi legittimi, come la protezione della privacy finanziaria o la riservatezza delle transazioni aziendali. Allo stesso tempo il documento evidenzia i rischi legati all’uso criminale di questi strumenti. Secondo le stime riportate, hacker nordcoreani avrebbero sottratto circa 2,57 miliardi di euro in criptovalute tra il 2024 e il 2025, spesso utilizzando mixers per riciclare i fondi rubati. Il Tesoro propone un approccio regolatorio più mirato, basato su hold laws che consentirebbero di congelare asset sospetti durante le indagini senza imporre divieti totali.
Zcash raccoglie capitali per sviluppare privacy blockchain
Nel settore delle criptovalute focalizzate sulla privacy, Zcash Open Development Lab ha annunciato un nuovo round di finanziamento da 22,9 milioni di euro. Tra gli investitori figurano importanti fondi come Paradigm, a16z crypto, Winklevoss Capital e Coinbase Ventures, oltre a figure di spicco del settore tecnologico come Balaji Srinivasan. Il finanziamento sosterrà lo sviluppo del protocollo Zcash, basato sulla tecnologia zk-SNARKs, che consente transazioni completamente schermate e private. Negli ultimi mesi il valore del token ZEC è salito a circa 198 euro, mentre l’adozione delle cosiddette shielded pools è cresciuta di oltre il 400%.
Hyperliquid e le nuove previsioni di Arthur Hayes
Nel frattempo Arthur Hayes, fondatore di BitMEX, ha formulato una previsione ambiziosa per il token HYPE della piattaforma Hyperliquid. Secondo Hayes, il prezzo del token potrebbe raggiungere 137 euro entro agosto, grazie alla crescita dei mercati decentralizzati di perpetual futures. Hyperliquid sta attirando attenzione nel settore perché utilizza un modello economico che destina circa il 97% delle entrate della piattaforma al riacquisto del token, creando un meccanismo che collega direttamente la crescita dei ricavi al valore dell’asset.
Bithumb sotto pressione per violazioni AML
Sul fronte regolatorio, l’exchange sudcoreano Bithumb affronta una sospensione parziale di sei mesi imposta dall’unità di intelligence finanziaria della Corea del Sud per presunte violazioni delle norme AML. Le autorità contestano all’exchange una gestione insufficiente dei controlli KYC e la mancata segnalazione di operatori esteri. La misura limita le transazioni per i nuovi utenti, mentre i clienti esistenti possono continuare a utilizzare la piattaforma.
Nigel Farage investe in una strategia Bitcoin
Infine, anche la politica entra nel mondo delle criptovalute. L’ex leader britannico Nigel Farage ha acquistato una quota del 6,3% nella società Stack BTC, che punta a costruire una strategia aziendale basata su Bitcoin treasury. La società ha già acquistato i primi 21 Bitcoin per circa 1,37 milioni di euro, mentre Farage ha dichiarato di voler promuovere politiche favorevoli alle criptovalute nel Regno Unito, inclusa una possibile riduzione della capital gains tax al 10% e la creazione di una riserva nazionale in Bitcoin.
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