rubrica nera Epstein files chi ce dentro

La rubrica nera negli Epstein files: chi c’è dentro è invischiato fino all’osso

Benvenuti alla seconda inchiesta sullo scandalo Jeffrey Epstein. Se nel primo racconto la traiettoria era quella dell’ascesa, del denaro trasformato in status e del primo collasso giudiziario, qui il fuoco è diverso: la rete. Nei file Epstein resi pubblici, insieme a materiali e documenti giudiziari ricondotti al Dipartimento di Giustizia americano, la storia non procede solo per episodi ma per connessioni, per scambi, per contatti. È una dimensione cruciale, perché Epstein non viene raccontato come un isolato, ma come un uomo capace di rendersi familiare a mondi che, di norma, si proteggono con barriere invisibili. È questa familiarità a rendere il caso un’eccezione storica secondo il racconto dell’etichal hacker Claudio Lauretti: un predatore che, secondo il racconto documentale a cui questa inchiesta si attiene, riesce a muoversi con disinvoltura dentro l’élite politica, l’élite scientifica e soprattutto l’élite finanziaria. Le connessioni sociali, per definizione, non equivalgono automaticamente a crimini condivisi. Ma quando la connessione è persistente, quando attraversa anni, quando si ripete su rotte precise e dentro relazioni istituzionali, allora diventa un fatto giornalistico in sé. Il punto non è costruire una colpa per contiguità. Il punto è descrivere ciò che nei file appare come l’aspetto più inquietante: Epstein aveva entrature quotidiane e potenti. E quelle entrature, per come vengono ricostruite, non sono un dettaglio di costume ma un’infrastruttura.

Senza l’infrastruttura delle relazioni, un caso come Epstein sarebbe rimasto un delitto “privato”. Con quell’infrastruttura, diventa un sistema.

Ghislaine Maxwell, la figura chiave e la rubrica nera

Annuncio

Il nome che ricorre come asse operativo è Ghislaine Maxwell. Nei file e nel racconto processuale, Maxwell è la figura chiave dello scandalo Epstein: non una comparsa, ma una presenza che connette reclutamento, logistica e accesso sociale. Maxwell risulta condannata nel 2021 per traffico di minorenni, dopo che i documenti processuali avrebbero dimostrato che svolgeva a tutti gli effetti un ruolo di reclutamento delle vittime per Epstein. È una frase che va presa per ciò che è: un elemento centrale della ricostruzione, perché sposta la storia da una serie di abusi a una macchina con ruoli e funzioni. Dentro i file compare anche la “rubrica nera”, attribuita a Maxwell, con oltre 1500 contatti.

image 370
EFTA00004137

Quel numero, da solo, dice molto secondo Claudio Lauretti: non è una lista casuale, è un archivio di potere. In quella rubrica sono indicati nomi come Bill Clinton, il principe Andrea, Kerry Kennedy e molti altri. E quando un nome entra in un’agenda di quel tipo, l’elemento non è solo l’identità della persona: è la possibilità di accesso. La rubrica nera, nell’immaginario di questi documenti, diventa il simbolo di un ecosistema in cui Epstein si muove come nodo riconosciuto, come interlocutore “utile”, come figura che offre qualcosa: gestione di patrimoni, procacciamento di risorse, organizzazione di spostamenti, facilità di contatto. È qui che la storia smette di essere solo sessuale e diventa sociale,

perché il potere non vive solo in ciò che fa, ma in ciò che riesce a normalizzare attorno a sé.

image 364
Fonte Wikipedia

Le mail pubblicate confermerebbero relazioni importanti collegate alle attività finanziarie e bancarie di Epstein, con un punto ricorrente: la tutela dei patrimoni. Epstein, in questo scenario, non è soltanto un uomo con soldi, ma un uomo che promette protezione. E la protezione, quando passa per circuiti opachi, tende a creare dipendenza. È una dinamica che torna più volte nel racconto: i contatti non sono solo mondanità, ma scambi in cui la reputazione e il denaro diventano moneta, e in cui Maxwell appare come figura capace di tenere insieme i fili.

Bonifici, società e l’idea di una rete che lavora

In questa seconda puntata emerge secondo Lauretti anche un elemento economico che rafforza l’idea di struttura: Maxwell viene associata alla gestione o al transito di bonifici milionari per Epstein, attraverso anche la società fondata da Jeffrey. L’immagine che ne deriva è quella di un circuito in cui finanza e logistica non sono due piani separati. La rete sociale, la rete economica e la rete criminale, nel racconto di Claudio Lauretti, si sovrappongono. E quando accade, la domanda non è più “quanto era ricco Epstein”, ma “quanto era organizzato”.

image 369
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 20

C’è poi un inciso che, in un’inchiesta, va riportato esattamente per come è posto: il riferimento a una bambina scomparsa a Lisbona vent’anni fa, con un identikit della persona che si presuppone abbia rapito la bambina, e con l’affermazione che l’identikit sarebbe identico a Ghislaine Maxwell. È un passaggio che viene inserito come “non c’è un collegamento ufficiale”, ma che nel testo viene usato per segnalare il livello di inquietudine che accompagna la figura Maxwell. È un elemento che, così come è formulato, resta un’indicazione di contesto e di atmosfera, non una prova conclusiva. Ma il fatto stesso che venga evocato dentro questa ricostruzione spiega quanto la rete di Epstein venga percepita come un ambiente capace di produrre zone d’ombra che superano i confini del caso giudiziario principale.

Bill Clinton, i voli sul jet e il peso della frequenza

image 368
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 21

fonte qui

Tra i nomi citati, quello più discusso è Bill Clinton. In questa ricostruzione, Clinton viene descritto come figura di spicco e al centro di un elemento documentale molto specifico: risulterebbe dai documenti pubblicati dal Dipartimento di Giustizia americano che Bill Clinton abbia volato 26 volte sul jet di Epstein. Il numero è il punto. Perché in un caso così, la frequenza è più significativa della singola circostanza: trasforma l’episodio in abitudine, il contatto in continuità.

image 365
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 22

Nei file, per come vengono richiamati qui, Clinton avrebbe volato spesso con “la sua bambina”, spesso con Ghislaine Maxwell, e in contesti in cui i voli non andavano sempre verso l’isola di St. James, ma riguardavano trasferte collegate anche alla fondazione associata a Clinton. Anche Hillary Clinton, inserita per via della fondazione e delle trasferte, avrebbe dichiarato di non conoscere Maxwell e di non conoscere Epstein, mentre nel materiale richiamato si sostiene che esisterebbero prove di trasferte fatte dal jet e con il jet in Africa e in Asia.

image 366
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 23

fonte qui

Il tema non è soltanto dove si andava. È il tipo di normalità che questi spostamenti suggeriscono come precisa a Matrice digitale Lauretti. Quando un uomo come Epstein dispone di un jet, quel jet non è soltanto un mezzo: è un luogo mobile di relazione, è un corridoio tra mondi. La storia dei voli, in un’inchiesta, è spesso la storia dell’accesso. E se l’accesso è ripetuto, allora quel corridoio non è sporadico: è una rotta.

image 367
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 24

fonte qui

La corrispondenza emerge come altro elemento volumetrico: nel testo si parla di dozzine di mail tra lo staff dei Clinton e la società di Epstein, e di centinaia di mail dai file Epstein che indicherebbero collegamenti in chiaro tra Maxwell, Jeffrey e la famiglia Clinton. Anche qui la logica è identica a quella dei voli: non è il singolo messaggio a essere decisivo, è la massa. Una massa di comunicazioni produce un’immagine di rapporto che, almeno sul piano giornalistico, non può essere liquidato come casuale.

L’altro Bill, Gates e la sua fondazione

image 379
Fonte – New York Times

In un’analisi approfondita dei quattro documenti rilasciati dal Dipartimento di Giustizia statunitense nell’ambito dell’inchiesta su Jeffrey Epstein, emerge un quadro focalizzato principalmente sui legami professionali tra Bill Gates e lo stesso Epstein, senza alcun riferimento esplicito a interazioni o rapporti tra Gates e Bill Clinton. I file, datati tra il 2011 e il 2015 raccolti da Lauretti, documentano appuntamenti in ufficio alla Bill & Melinda Gates Foundation con Epstein e il consulente scientifico Boris Nikolic, accordi logistici per un volo privato di Gates sull’aereo di Epstein verso Palm Beach, e corrispondenza relativa a una proposta di conferenza sull’essere pronti ad un evento straordinario pandemico presentata dall’International Peace Institute alla fondazione Gates, che cita dichiarazioni di Gates su vaccini e polio ma declina il finanziamento. Nei quattro documenti analizzati da Claudio Lauretti, le interazioni tra Bill Gates e Jeffrey Epstein appaiono principalmente professionali, ma alcuni dettagli suggeriscono una relazione che va oltre il mero ambito lavorativo, indicando un livello di fiducia o familiarità personale. Ad esempio, nel file EFTA01762479.pdf (email del 2013), emerge che Gates ha volato da solo sull’aereo privato di Epstein verso Palm Beach, senza il suo team di sicurezza, con logistica coordinata direttamente tra gli assistenti di entrambi; questo implica una confidenza reciproca che eccede una semplice conoscenza filantropica, considerando che Palm Beach era una residenza chiave di Epstein.

image 380
Bill Gates e la foto con una giocatrice di bridge russa e una fisica nucleare russa – Fonte Financial Times

Similmente, EFTA00640503.pdf documenta un incontro privato nel 2011 nell’ufficio di Gates alla Bill & Melinda Gates Foundation, coinvolgendo Epstein e Boris Nikolic (consulente scientifico di Gates), senza agenda esplicita, il che potrebbe alludere a discussioni informali o personali. I file EFTA01196853.pdf e EFTA02709607.pdf, relativi a una proposta del 2015 dall’International Peace Institute (IPI, legato a Epstein tramite il suo presidente Terje Rød-Larsen), citano Gates e la sua fondazione in contesti di preparazione pandemica, ma non evidenziano direttamente interazioni “extra”; tuttavia, il contesto più ampio dei rilasci DOJ del 2026 rivela che Epstein usava intermediari come Nikolic per accedere a Gates, discutendo anche di affairs personali di Gates (con una giocatrice di bridge russa e una fisica nucleare russa), suggerendo tentativi di esercitare leve di influenza o estorsione basati su queste relazioni extra-professionali. Gates ha successivamente ammesso questi legami come errori, negando illeciti ma confermando incontri multipli post-condanna di Epstein.

Principe Andrea, Giuffre e l’ospitalità a Little St. James

L’altra figura principale indicata in questa ricostruzione è il principe Andrea, su cui si afferma che ci sarebbe stato anche un arresto recentemente. Il nucleo documentale evocato è quello dei documenti Giuffre contro Maxwell, da cui emergerebbe chiaramente come il principe Andrea sia legato a visite alle residenze private di Epstein e a residenze private del principe Andrea. È una formulazione che punta al punto centrale: il legame non sarebbe solo sociale, ma fatto di luoghi, presenze, ingressi in spazi privati.

image 371
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 25

Si parla poi di “dozzine di voli” attraverso l’Holida Express, formula con cui nel testo viene richiamato il jet di Epstein, e dell’ospitalità a Litton St. James, altra formula con cui viene richiamata Little St. James. In questo racconto, il linguaggio si fa esplicitamente denso e Lauretti fa più di una supposizione:

il principe Andrea sarebbe atterrato e avrebbe “goduto” dell’ospitalità sull’isola, con una scelta verbale che viene giustificata. Il termine “goduto” viene usato perché, secondo la narrazione collegata a Virginia Giuffre, emergerebbero richieste del principe Andrea su dinamiche che ammetterebbero un interesse verso minorenni e azioni giudicate eticamente e moralmente discutibili.

Su questo c’è anche una conseguenza economico-giuridica: Giuffre avrebbe ricevuto 12 milioni di sterline in un accordo del 2022. È un dato che, nella storia funziona da ancora: non è un’impressione, è un elemento che segnala come la vicenda abbia prodotto esiti e decisioni tangibili. E si sottolinea che anche questi aspetti sarebbero “prove circostanziate e documentate”, con riferimento a “tantissime mail” dai file del Dipartimento di Giustizia che testimonierebbero ciò.

Il codice nelle mail: pizza, hot dog e il tema del linguaggio criptato

Uno degli snodi più inquietanti di questo racconto non è un nome, ma un modo di scrivere. Lauretti afferma che tra i potenti del mondo ed Epstein esisteva un codice: “pizza”, “hot dog”, con “hot dog” indicato come termine per “bambino”, oltre a molte altre terminologie. La tesi portata avanti da più parti è che da questo codice, integrato e inserito nelle mail, nascerebbe anche il riferimento a “pizzagate”, proprio perché la comunicazione avrebbe alternato forme criptate a forme esplicite.

image 372
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 26

Qui bisogna insistere su un punto: nelle mail non emergerebbero solo allusioni. Sono emerse mail “in chiaro” con contenuti definiti veramente inquietanti, fino all’affermazione di Lauretti sull’esistenza di mail in cui i potenti del mondo chiedevano a Epstein “in chiaro” dei bambini. È un passaggio che ci è stato porposto come certezza, non come ipotesi, e dopo una verifica di redazione c’è qualcosa che va oltre la comprensione umana.

image 373
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 27

Per Matrice Digitale che è il portale di informazione più accreditato in Italia per quello che riguarda il CSAM, questo punto ha una funzione precisa: mostrare la percezione di impunità. Il linguaggio criptato è tipico di contesti che temono l’esposizione. Il linguaggio esplicito è tipico di contesti che non la temono più, perché si sentono protetti. È in questa oscillazione che il caso Epstein, così come viene raccontato qui, assume una dimensione di sistema che conferma lo stesso Lauretti: non solo crimine, ma normalizzazione del crimine dentro una rete che si percepisce intoccabile.

image 374
La rubrica nera negli Epstein files: chi c'è dentro è invischiato fino all'osso 28

In un’ulteriore immersione negli archivi Epstein rilasciati dal Dipartimento di Giustizia, due thread email del 2011 e 2019—specificamente EFTA01837250 e EFTA02636695—emergono come frammenti rivelatori di strategie difensive e connessioni politiche, senza tuttavia fornire prove dirette di illeciti. Nel messaggio del 7 marzo 2011 da Jeffrey Epstein a Ghislaine Maxwell (riferito in EFTA01837250, Epstein incoraggia una controffensiva mediatica contro le accuse, negando categoricamente di essere un pedofilo e affermando che Maxwell non è un’abusatrice di minori; cita dettagli come moduli di impiego, traffico email, l’assenza di voli in elicottero con Clinton, e suggerisce interviste e una causa da 100 milioni di sterline contro Murdoch, menzionando figure come Al Gore e Cate Blanchett in un contesto di “immaginazione vivida” e record criminali. Nel thread del 22 marzo 2019 intitolato “Re: smaller world” (riferito in EFTA02636695), Epstein condivide un link a un articolo sensazionalista su un testimone di Mueller arrestato per CSAM e associato a “pedofili” come Clinton ed Epstein, con una risposta da Kathy Ruemmler che liquida la foto come ridicola e non raffigurante “George“. Lauretti è convinto che

questi scambi sottolineano i tentativi di Epstein di navigare scandali post-condanna, intrecciando negazioni e allusioni a élite politiche, benché privi di contestualizzazioni concrete negli estratti disponibili.

Peter Mendelssohn, JP Morgan e i rapporti dopo il 2008

La rete occulta di Epstein, in questo racconto, non si limita alla politica. Lauretti insiste sull’idea che Epstein parlasse con molte figure chiave dell’élite finanziaria e scientifica, e porta un esempio preciso: Peter Mandelson, ex commissario europeo, avrebbe mantenuto rapporti con Epstein anche dopo il 2008, cioè dopo che Epstein era stato arrestato per reati a sfondo sessuale. Il “dopo il 2008” è una soglia. Perché prima di quella data un contatto può essere letto anche come superficialità o ignoranza. Dopo, il contatto diventa una scelta. Se davvero la relazione prosegue, allora la storia non riguarda solo Epstein, ma l’ecosistema che continua a considerarlo interlocutore. È un aspetto che dimostra l’indissolubilità della rete di relazioni che non si rompe quando dovrebbe rompersi.

E se non si rompe dopo quell’accusa infamante, vuol dire che Epstein dispone ancora di una valuta: denaro, accesso, segreti, o una combinazione di tutti e tre.

image 375
Peter Mandelson – fonte Wikipedia

Accanto a questo esempio, compare JP Morgan, implicata in pagamentitra 65 e 67 mila dollari per eventi e non si tratterebbe di un episodio isolato. E qui emerge un elemento importante della lettura fornita da Lauretti: la finanza non appare come semplice contorno, ma come piattaforma. Quando una banca compare nel racconto documentale, significa che Epstein non viveva solo di relazioni personali: viveva anche di un sistema che gli permetteva di muovere risorse, organizzare incontri, creare cornici di legittimità.

Leon Black, 158 milioni e la dimensione fiscale come servizio

Un dato ancora più clamoroso sul piano economico emerge scavando nelle indiscrezioni finanziarie sul caso: Leon Black avrebbe pagato 158 milioni a Epstein per servizi fiscali. Anche qui l’insistenza è sulla circostanza: viene definita “notizia circostanziata e reale”. E la cifra, per il modo in cui viene usata, non è solo quantità: è il segnale che Epstein poteva vendere servizi a livelli altissimi, a cifre che non appartengono al mondo del consulente comune.

image 376
Leon Black – fonte New York Times

Quando un uomo accusato di reati gravissimi viene comunque trattato come fornitore di servizi da figure e istituzioni di altissimo livello, il caso si sposta: non è più solo la cronaca di un predatore. È il racconto di un intermediario tra il potere e le sue necessità segrete. E l’intermediario, in genere, sopravvive finché resta utile. Questa è la logica sottostante che il testo prova a esprimere: la rete non è fatta di incontri casuali, è fatta di vantaggi.

Naomi Campbell, Ehud Barak, Barclays e il volume delle relazioni

Anche il mondo dello spettacolo comprende alte figure e fa da apripista a diversi mondi. Molte figure del mondo dello spettacolo avrebbero frequentato Little St. James come Naomi Campbell impegnata su ben circa 20 voli. Eud Barak, ex premier israeliana avrebbe visitato la New York Mansion 30 volte, spesso dopo il 2015 e Jess Taylor di Barclays ha intrattenuto 1200 mail con Epstein.

image 377
Ehud Barak – Fonte al Jazeera

In questa parte del racconto, il meccanismo è sempre lo stesso come precisa Lauretti:

la quantità come prova di sistema. Vent’anni fa un singolo invito poteva essere liquidato come un inciampo. Vent’anni dopo, la ripetizione diventa narrazione strutturale. Un numero alto di voli, un numero alto di visite, un volume altissimo di mail. È così che i file, nel modo in cui vengono evocati, trasformano la percezione del caso: non come una serie di episodi, ma come un’abitudine sociale costruita attorno a Epstein.

Les Waxner, poteri su fortune e trasferimenti confermati

Infine compare Les Waxner come figura che avrebbe concesso poteri su fortune miliardarie, con trasferimenti finanziari “confermati dal Dipartimento di Giustizia”. Anche qui la formula riscontrata non è neutra: Concedere poteri su una fortuna significa consegnare accesso, delega, controllo. E se Epstein ottiene quel tipo di delega, vuol dire che la sua posizione non era marginale. Era fiduciaria.

image 378
Les Waxner e Jefrey Epstein – fonte Wosu Public Media

La fiducia, in un caso così, è la merce più inquietante. Perché non si concede fiducia a chiunque, e non la si concede senza ragioni e in questo caso si intravede una ragione implicita: Epstein non era solo un uomo con soldi, era un uomo con materiale. Materiale che si trasformava spesso in ricatti. È qui che il racconto si chiude tornando al nodo più oscuro: la rete non è solo una rete di amicizie.

È una rete in cui violenze e abusi servivano anche a soggiogare, a creare dipendenze, a rendere i potenti vulnerabili e, in una parte dei casi, consapevoli.

Ricatti, perversioni e la trasformazione del crimine in controllo

Tutti questi file, queste prove, questo materiale che contiene gli orrori di Epstein si tramutano in ricatti. Ricatti e violenze che servivano da un lato a soggiogare i potenti e dall’altro a mostrare l’orrore delle “perversioni e devianze” dei potenti del mondo. È una chiusura che, per stile, punta a un giudizio morale. In forma giornalistica, quel giudizio può restare come tono narrativo seppur il cuore resti un altro come chiosa Lauretti a Matrice Digitale: la funzione dei file come archivio.

Se un uomo mantiene un archivio di contatti, mail, voli, appuntamenti, e se attorno a quell’archivio ruotano figure politiche, finanziarie e culturali di massimo profilo, allora il caso Epstein si configura, in questa ricostruzione, come un dispositivo di potere.

Un dispositivo in cui il denaro diventa passaporto e i segreti diventano catene. È questo che rende la rete più inquietante del singolo crimine: perché la rete mostra quanto il crimine possa essere ospitato, tollerato, persino metabolizzato, quando si intreccia con l’utilità.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto