Il blocco dello Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici del pianeta, sta provocando una nuova crisi nella catena globale dei semiconduttori. Il conflitto tra Stati Uniti e Iran ha portato al rilascio di mine marine nello stretto, rendendo impossibile il traffico commerciale e causando una paralisi logistica che minaccia direttamente la produzione mondiale di chip e infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Il passaggio marittimo rappresenta un nodo fondamentale del commercio energetico globale. Attraverso Hormuz transita circa il 25% del petrolio mondiale trasportato via nave e circa l’11% del commercio marittimo globale. La chiusura improvvisa ha generato una serie di effetti a catena che coinvolgono energia, metalli strategici e componenti fondamentali per la produzione di semiconduttori. Le aziende del settore tecnologico, dai produttori di memoria ai costruttori di chip avanzati, stanno monitorando con crescente preoccupazione la situazione, mentre i prezzi delle materie prime stanno registrando aumenti senza precedenti.
Cosa leggere
Materie prime critiche per i chip sempre più scarse
Uno dei primi effetti del blocco riguarda la disponibilità di alluminio, elio e gas naturale liquefatto (LNG), materiali essenziali per l’industria dei semiconduttori e per i data center dedicati all’intelligenza artificiale. Il Medio Oriente rappresenta circa il 9% della capacità globale di fusione dell’alluminio, utilizzato in numerose componenti elettroniche e nella produzione industriale dei chip. Con raffinerie e impianti chiusi a causa delle tensioni geopolitiche, la produzione globale rischia di subire contrazioni significative. Ancora più critico è il caso dell’elio, un gas indispensabile nella produzione dei wafer di silicio. L’elio viene utilizzato come gas di copertura e refrigerante durante i processi di fabbricazione dei semiconduttori, dove garantisce stabilità termica e purezza dei materiali. Il Qatar produce circa il 30% dell’elio mondiale come sottoprodotto dell’estrazione di LNG. Tuttavia il complesso industriale di Ras Laffan, uno dei più importanti impianti di produzione, è rimasto offline per oltre una settimana dopo attacchi con droni. La riduzione dell’offerta ha immediatamente provocato timori di shortage nel settore dei semiconduttori.
Il ruolo dell’energia nei data center AI
Il blocco dello Stretto di Hormuz sta colpendo anche il mercato dell’energia utilizzata per alimentare le infrastrutture di intelligenza artificiale. Circa il 20% del mercato globale del gas naturale liquefatto transita attraverso Hormuz. Una quota significativa di queste forniture è destinata all’Asia, dove molti data center AI utilizzano turbine a gas alimentate da LNG per sostenere i carichi energetici delle infrastrutture. Grandi aziende tecnologiche come xAI e OpenAI dipendono da queste fonti energetiche per alimentare cluster di calcolo su larga scala. La riduzione delle forniture ha già spinto i prezzi europei del gas oltre il 60%, con ripercussioni dirette sui costi operativi dei data center e delle industrie tecnologiche. La Cina, che importa circa un terzo del proprio LNG da questa rotta, rischia interruzioni significative nella catena di approvvigionamento energetico, con effetti a cascata su fabbriche elettroniche e produzione di chip.
Le aziende dei semiconduttori in allerta
Le principali aziende del settore stanno osservando con attenzione l’evoluzione della crisi. I colossi sudcoreani Samsung e SK Hynix stanno valutando l’impatto potenziale sulle catene di approvvigionamento delle memorie, mentre TSMC, il più grande produttore di semiconduttori al mondo, potrebbe affrontare difficoltà nel caso in cui la chiusura dello stretto si prolungasse. Sebbene alcune aziende abbiano accumulato scorte di materiali strategici, queste riserve sono limitate e potrebbero esaurirsi rapidamente se il blocco commerciale dovesse durare settimane o mesi. La situazione è aggravata da una domanda crescente di semiconduttori legata allo sviluppo dell’intelligenza artificiale, che già negli ultimi anni ha messo sotto pressione l’intero ecosistema produttivo.
Il ban cinese sul gallio amplifica la crisi
A complicare ulteriormente il quadro c’è il divieto imposto dalla Cina sulle esportazioni di gallio verso gli Stati Uniti, entrato in vigore nel 2024. Il gallio è un elemento fondamentale per la produzione di semiconduttori composti come GaN (nitruro di gallio) e GaAs (arseniuro di gallio), utilizzati in dispositivi ad alte prestazioni, telecomunicazioni e applicazioni militari. Dall’inizio del 2025 il prezzo del gallio è aumentato del 123%, raggiungendo circa 1.926 euro per chilogrammo nel marzo 2026. L’aumento è stato ulteriormente amplificato dalla crisi geopolitica e dalle difficoltà logistiche causate dal blocco dello stretto. Anche altri metalli strategici come tungsteno, tantalio e molibdeno hanno registrato aumenti significativi, con prezzi raddoppiati in poche settimane. Alcuni input chimici utilizzati nei processi di fabbricazione dei chip hanno addirittura triplicato il costo.
Il boom dell’AI fa esplodere i prezzi della memoria
Parallelamente alla crisi delle materie prime, la domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale continua a crescere rapidamente, spingendo verso l’alto i prezzi delle memorie. Secondo analisi di mercato, i prezzi delle memorie sono aumentati di oltre 850% rispetto all’anno precedente, con ulteriori incrementi previsti nel corso del 2026. Questo aumento sta influenzando direttamente il prezzo finale di dispositivi elettronici come smartphone e computer. I costi delle memorie integrate nei telefoni sono aumentati di circa il 50%, mentre nel mercato PC la situazione ha portato a una revisione delle previsioni di spedizione. La società di analisi IDC ha ridotto le stime per il 2026 a causa delle difficoltà di approvvigionamento, anche se il valore complessivo del mercato PC potrebbe raggiungere 251 miliardi di euro grazie all’aumento dei prezzi dei dispositivi.
ASML taglia i manager mentre cresce l’incertezza
In questo contesto di instabilità globale anche ASML, il principale produttore mondiale di macchine per litografia avanzata, ha annunciato una ristrutturazione interna. L’azienda ha deciso di eliminare circa 1.700 ruoli manageriali, pari al 4% della forza lavoro globale. Circa 1.400 posizioni saranno tagliate nei Paesi Bassi e altre 300 negli Stati Uniti. La decisione arriva nonostante risultati finanziari solidi. ASML ha registrato ricavi record di 32,7 miliardi di euro nel 2025 e prevede entrate tra 34 e 39 miliardi nel 2026. La riorganizzazione ha generato tensioni interne e preoccupazioni tra i dipendenti, mentre i sindacati criticano la rapidità del piano di riduzione dei ruoli manageriali.
Samsung entra in modalità crisi nonostante vendite record
Anche Samsung sta affrontando una situazione complessa. Nonostante i preordini record della serie Galaxy S26, la divisione mobile dell’azienda è entrata in modalità emergenza. L’aumento dei costi dei componenti e della logistica ha ridotto drasticamente i margini operativi. Il margine della divisione mobile è sceso dall’11% nel primo trimestre 2025 al 3% nel 2026, con il rischio di scendere al 2% nei prossimi trimestri. La società ha introdotto misure di contenimento dei costi che includono riduzione del 30% delle spese interne, limitazioni ai viaggi aziendali e riassegnazione del personale. Secondo alcune stime interne, la divisione potrebbe registrare la prima perdita della sua storia nel 2026, nonostante il forte interesse del mercato per i nuovi smartphone.
Elon Musk accelera con il progetto Terafab
Nel frattempo Elon Musk ha annunciato un nuovo progetto destinato a cambiare gli equilibri della produzione di chip per l’intelligenza artificiale. Il progetto, chiamato Terafab, dovrebbe essere lanciato ufficialmente il 23 marzo 2026 e mira a costruire una capacità produttiva di semiconduttori su scala gigantesca per supportare le esigenze di aziende come Tesla, SpaceX e xAI. Secondo Musk, le fonderie esistenti non riescono più a soddisfare la domanda di acceleratori AI, con le sue aziende che potrebbero richiedere tra 100 e 200 miliardi di chip AI all’anno. Terafab rappresenterebbe quindi un tentativo di ridurre la dipendenza dalle catene di approvvigionamento globali e costruire una capacità produttiva autonoma.
Una crisi geopolitica che minaccia l’ecosistema tecnologico
Il blocco dello Stretto di Hormuz dimostra quanto l’industria dei semiconduttori sia vulnerabile agli shock geopolitici. Energia, materie prime e logistica sono elementi fondamentali per la produzione tecnologica globale, e qualsiasi interruzione può generare effetti sistemici. Con l’intelligenza artificiale che continua a richiedere quantità sempre maggiori di hardware, la combinazione di conflitti geopolitici, restrizioni commerciali e aumento della domanda tecnologica rischia di inaugurare una nuova fase di instabilità per l’industria globale dei chip.
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