Europol chiude oltre 373.000 siti dark web nell’ambito dell’Operazione Alice, una delle più grandi azioni coordinate contro il cybercrime mai realizzate. L’indagine ha portato all’identificazione di un gestore cinese e di 440 clienti, coinvolgendo 23 paesi e culminando nel sequestro di 105 server. L’operazione colpisce una rete che sfruttava la rete Tor per mascherare attività illegali e truffe su scala globale. Il caso dimostra come le piattaforme criminali possano combinare contenuti estremamente sensibili e modelli di business fraudolenti, sfruttando criptovalute e anonimato digitale. Le autorità hanno operato tra il 9 e il 19 marzo 2026, chiudendo un’indagine durata cinque anni e iniziata nel 2021. Il risultato evidenzia l’efficacia della cooperazione internazionale nella lotta contro reti distribuite e altamente resilienti.
Cosa leggere
Operazione Alice identifica gestore cinese e infrastruttura globale Tor
Le indagini hanno portato all’identificazione di un uomo di 35 anni residente in Cina, ritenuto il principale gestore della rete. L’individuo controllava un’infrastruttura composta da oltre 373.000 domini onion e fino a 287 server, con una concentrazione significativa in Germania, dove sono stati localizzati 105 sistemi. Secondo gli investigatori, l’operazione ha generato oltre 345.000 euro tra il 2020 e il 2025, sfruttando circa 10.000 utenti che avevano tentato di acquistare contenuti illegali. Le autorità tedesche hanno emesso un mandato di arresto internazionale, mentre le analisi forensi hanno permesso di ricostruire la struttura tecnica e i flussi finanziari della rete. L’uso della rete Tor ha garantito anonimato e resilienza, ma non è stato sufficiente a impedire il tracciamento delle attività, grazie a tecniche avanzate di correlazione dei dati e cooperazione tra agenzie.
Piattaforme dark web operavano come frodi senza consegna contenuti
Uno degli aspetti più rilevanti dell’operazione riguarda la natura fraudolenta delle piattaforme. I siti pubblicizzavano contenuti estremamente sensibili e servizi di cybercrime-as-a-service, ma in realtà non consegnavano mai il materiale promesso. Gli utenti venivano indotti a pagare somme comprese tra 17 e 215 euro, spesso per pacchetti di dati di grandi dimensioni.

Il sistema raccoglieva pagamenti in Bitcoin e informazioni di contatto, come indirizzi email, senza fornire alcun contenuto. Questa struttura ha trasformato la rete in una truffa su larga scala, sfruttando la domanda illegale per generare profitti senza rischiare la distribuzione diretta di materiali. L’approccio dimostra come le reti criminali evolvano verso modelli ibridi, combinando contenuti illegali e frodi economiche per massimizzare i guadagni e ridurre l’esposizione operativa.
440 clienti identificati e indagini avviate a livello internazionale
L’operazione ha permesso di identificare 440 clienti distribuiti in diversi paesi, che risultano ora oggetto di indagini. Le autorità sottolineano che il tentativo di acquisire contenuti illegali costituisce reato anche in assenza di consegna, aprendo la strada a procedimenti penali autonomi. Sono già stati avviati oltre 100 casi investigativi aggiuntivi, con perquisizioni e sequestri in più giurisdizioni. Un caso emblematico risale al 2023, quando un cittadino tedesco è stato condannato dopo aver effettuato un pagamento di 20 euro per un pacchetto da 70 gigabyte mai ricevuto. Gli investigatori evidenziano che questi utenti rappresentano un elemento chiave per mappare reti più ampie e individuare potenziali minacce. L’approccio investigativo si concentra non solo sui gestori ma anche sulla domanda, considerata parte integrante dell’ecosistema criminale.
Cooperazione tra 23 paesi rende possibile il crackdown globale
L’Operazione Alice ha coinvolto 23 paesi, tra cui Germania, Italia, Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Spagna e Paesi Bassi, oltre a numerosi altri stati europei e partner internazionali. Ogni paese ha contribuito con unità specializzate in cybercrime e protezione dei minori, creando una rete operativa altamente coordinata.

La Polizia di Stato italiana ha partecipato attraverso il Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, contribuendo alle attività di analisi e intervento. Europol ha svolto un ruolo centrale nel coordinamento, fornendo supporto analitico, strumenti di intelligence e facilitando lo scambio di informazioni tra le diverse agenzie.

La collaborazione ha permesso di tracciare transazioni in criptovaluta, sincronizzare operazioni di sequestro e condividere evidenze digitali in tempo reale, elementi fondamentali per il successo dell’operazione.
Europol rafforza strategia contro sfruttamento minorile online
La direttrice esecutiva di Europol, Catherine De Bolle, ha sottolineato che l’operazione invia un messaggio chiaro sull’efficacia della cooperazione internazionale. L’agenzia continua a sviluppare strumenti e iniziative per contrastare lo sfruttamento online, tra cui il progetto Stop Child Abuse – Trace an Object e la piattaforma Help4U. Queste iniziative mirano a identificare vittime, supportare i minori coinvolti e fornire strumenti per segnalare contenuti sospetti. L’Operazione Alice si inserisce in una strategia più ampia che combina prevenzione, investigazione e supporto alle vittime, rafforzando la capacità di risposta delle autorità europee. Il monitoraggio del dark web resta una priorità, considerando la continua evoluzione delle tecnologie utilizzate dai gruppi criminali.
Dark web e cybercrime richiedono risposta coordinata e continua
Il successo dell’Operazione Alice evidenzia come il contrasto al cybercrime richieda un approccio multilivello, basato su cooperazione internazionale, strumenti tecnologici avanzati e capacità investigative integrate. Le reti dark web, pur offrendo anonimato, non sono immuni da operazioni coordinate su larga scala. Le autorità invitano cittadini e organizzazioni a segnalare attività sospette e a collaborare con le forze dell’ordine, sottolineando che la prevenzione e la consapevolezza restano elementi fondamentali. L’evoluzione delle minacce richiede aggiornamenti costanti e una risposta dinamica. Il caso dimostra che anche infrastrutture distribuite e sofisticate possono essere smantellate quando esiste una cooperazione efficace tra paesi e agenzie. La lotta al cybercrime globale continua, con operazioni sempre più mirate e tecnologicamente avanzate.
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