La Digos della Polizia di Stato ha condotto due operazioni parallele che riportano al centro il ruolo dei social network nei processi di radicalizzazione. A Palermo gli agenti hanno eseguito due fermi per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo dopo mesi di monitoraggio su TikTok e Instagram, mentre tra Firenze e Arezzo è scattata la perquisizione di un ragazzo di 15 anni attivo in ambienti di odio suprematista e misogino. Le indagini mostrano come la radicalizzazione digitale colpisca ormai anche giovanissimi e si sviluppi in ecosistemi online sempre più difficili da intercettare.
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Palermo, TikTok e Instagram al centro della propaganda jihadista
L’operazione coordinata dalla sezione Antiterrorismo della Digos di Palermo ha portato al fermo di due cittadini stranieri accusati di aver diffuso contenuti che inneggiavano alla jihad, al martirio religioso e alla violenza contro l’Occidente. Gli investigatori hanno documentato la pubblicazione di immagini della Casa Bianca in fiamme, simboli riconducibili all’Isis, riferimenti a Osama Bin Laden e ad altri esponenti del jihadismo internazionale, oltre a video di addestramento fisico e sport da combattimento accompagnati da nasheed religiosi e gesti simbolici di sgozzamento. Il materiale pubblicato sui profili social mostrava un processo di radicalizzazione avanzato, con messaggi che istigavano apertamente all’uso delle armi come strumento di lotta contro i “miscredenti” e con richiami espliciti a colpire città occidentali.
I minorenni coinvolti e la fascinazione per armi e violenza
L’indagine di Palermo ha fatto emergere anche una rete di contatti più giovani. Le perquisizioni hanno coinvolto diversi minorenni, alcuni residenti nel capoluogo siciliano e altri in provincia di Trapani e nel Nord Italia, accomunati da una forte fascinazione per le armi e per la simbologia islamista. Gli agenti hanno sequestrato repliche di pistole mitragliatrici e pistole softair prive del tappo rosso, oltre a dispositivi informatici e contenuti social che mostravano armi semiautomatiche, lame e video di addestramento. Questo elemento amplia la portata dell’indagine, perché suggerisce la presenza di un ecosistema digitale in cui adulti radicalizzati e adolescenti condividono contenuti violenti, accelerando percorsi di emulazione e identificazione ideologica.
Firenze, perquisito un 15enne vicino all’estremismo di destra
A pochi giorni di distanza, la Digos di Firenze e Arezzo ha eseguito una perquisizione personale, locale e informatica nei confronti di un ragazzo di 15 anni ritenuto vicino ad ambienti dell’estremismo di destra e suprematista. Sul suo profilo social gli investigatori hanno rilevato contenuti violenti, messaggi di odio razziale e religioso e apprezzamenti verso recenti episodi di aggressione scolastica. Nel telefono del minore è stato trovato anche un video registrato nella sua abitazione in cui impugnava un grosso coltello da cucina simulando fendenti contro un cuscino. La perquisizione ha portato al sequestro del cellulare, di una console PlayStation e di appunti cartacei con riferimenti a omicidi efferati e attentati terroristici, elementi che rafforzano il quadro investigativo di una radicalizzazione già in fase concreta.
Social network sempre più centrali nei processi di radicalizzazione
Le due operazioni, pur legate a matrici ideologiche diverse, confermano uno schema ormai ricorrente: i social network rappresentano il principale acceleratore dei processi di radicalizzazione, sia jihadista sia di estrema destra. TikTok, Instagram, gruppi chiusi e canali di messaggistica favoriscono la circolazione rapida di simboli, propaganda, video di violenza e messaggi identitari che colpiscono soprattutto utenti giovani. Il coinvolgimento di minori, in alcuni casi appena adolescenti, rende il fenomeno ancora più delicato sul piano investigativo e preventivo, perché la fascinazione per la violenza online può trasformarsi in emulazione concreta nel giro di pochi giorni.
La Polizia rafforza il monitoraggio contro odio e terrorismo online
La risposta della Polizia di Stato punta su monitoraggio costante, perquisizioni mirate e sequestro immediato dei dispositivi per interrompere la diffusione dei contenuti e ricostruire le reti di contatto digitali. Le attività della Digos territoriale, coordinate con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione, mirano a identificare in anticipo i segnali di radicalizzazione, soprattutto quando coinvolgono giovani utenti. Il caso di Palermo e quello di Firenze mostrano come il contrasto alla propaganda online non riguardi più soltanto cellule organizzate, ma anche singoli individui e minori che trasformano i social in un ambiente di addestramento ideologico e psicologico. La prevenzione passa quindi sempre di più dalla capacità di leggere i linguaggi della rete e intervenire prima che l’odio si traduca in azione.
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