Il Garante per la protezione dei dati personali interviene con decisione su due fronti distinti ma ugualmente delicati. Da una parte lancia un fermo richiamo ai media per la gestione della vicenda di Garlasco, dall’altra rivolge un nuovo avvertimento sui gravi rischi legati ai deepfake e ai servizi di intelligenza artificiale. I due comunicati, pubblicati rispettivamente il 6 e il 15 maggio 2026, sottolineano l’attenzione costante dell’Autorità verso la tutela della dignità delle persone e la prevenzione di violazioni gravi dei dati personali. L’Autorità agisce in base ai reclami ricevuti e alle istruttorie in corso, ribadendo che la spettacolarizzazione eccessiva e l’uso non consensuale di tecnologie innovative devono fermarsi di fronte ai diritti fondamentali. In entrambi i casi il Garante richiama il principio di proporzionalità e il rispetto della persona come limite invalicabile sia per il giornalismo sia per le piattaforme IA.
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Il richiamo del Garante sulla vicenda di Garlasco
Il Garante prende atto della rimozione del servizio televisivo che diffondeva audio e trascrizioni dei colloqui tra Alberto Stasi e il suo avvocato difensore. L’Autorità rinnova però un richiamo fermo ai media affinché rispettino pienamente la normativa sulla protezione dei dati personali, le Regole deontologiche dei giornalisti e le garanzie costituzionali previste dall’ordinamento italiano. La diffusione di conversazioni coperte da tutela processuale viene considerata particolarmente delicata perché il Codice di procedura penale vieta esplicitamente la pubblicazione di tali contenuti. L’Autorità sottolinea inoltre che l’Unione delle Camere penali italiane ha già espresso forti critiche verso questo tipo di esposizione mediatica. Secondo il Garante la continua spettacolarizzazione della vicenda travalica il principio di essenzialità dell’informazione e rischia di trasformare una tragedia giudiziaria in contenuto sensazionalistico. Questo comportamento non danneggia soltanto le persone direttamente coinvolte ma anche il corretto equilibrio tra diritto di cronaca e tutela della dignità umana.
Il principio di essenzialità dell’informazione resta centrale
Nel proprio comunicato il Garante ribadisce che il diritto di cronaca non può diventare un pretesto per diffondere materiali sensibili o acquisiti in modo illecito. Il principio di essenzialità dell’informazione impone ai media di limitarsi agli elementi realmente necessari per comprendere la notizia evitando dettagli inutilmente invasivi. L’Autorità ricorda che il rispetto della dignità deve riguardare non solo la vittima e i suoi familiari ma anche gli indagati, i soggetti coinvolti e tutte le persone richiamate nella narrazione mediatica. La riproduzione, condivisione o ulteriore diffusione di contenuti acquisiti illecitamente può integrare una violazione diretta della disciplina sulla protezione dei dati personali. Il richiamo vale sia per televisioni e giornali sia per piattaforme online e social network che amplificano rapidamente la circolazione di questi materiali. Il Garante chiarisce inoltre che continuerà a vigilare attentamente sulla vicenda e si riserva ulteriori interventi rispetto alle istruttorie già avviate a seguito dei reclami ricevuti.
Il Garante avverte sui rischi dei deepfake generati con IA
Parallelamente al caso Garlasco, il Garante pubblica un nuovo avvertimento riguardo all’utilizzo di servizi basati sull’intelligenza artificiale capaci di generare contenuti realistici a partire da immagini o voci di persone reali. L’Autorità pone l’attenzione soprattutto sui deepfake che “spogliano” individui senza consenso o manipolano immagini e audio in modo altamente realistico. Queste pratiche rappresentano una grave violazione dei diritti fondamentali e possono configurare anche ipotesi di reato. Il Garante ricorda che già a dicembre 2025 aveva adottato un provvedimento di avvertimento nei confronti di utenti e utilizzatori di servizi come Grok, ChatGPT e Clothoff. Quest’ultima piattaforma aveva già ricevuto un provvedimento di blocco nell’ottobre 2025 proprio per i rischi derivanti dalla generazione non consensuale di immagini manipolate. L’Autorità ribadisce che la creazione di contenuti sintetici realistici senza autorizzazione può ledere profondamente identità, reputazione e libertà personale delle vittime coinvolte.
Deepfake e IA amplificano il rischio di violazioni irreversibili
Secondo il Garante i deepfake rappresentano una delle sfide più complesse per la tutela dei dati personali nell’era dell’intelligenza artificiale. Le tecnologie attuali permettono infatti di creare immagini, video e registrazioni audio estremamente realistiche con pochi strumenti accessibili online. Questo rende possibile la diffusione virale di contenuti falsificati in tempi rapidissimi. Il problema non riguarda soltanto la pornografia non consensuale ma anche la manipolazione della reputazione, il furto d’identità, le truffe e la disinformazione. L’Autorità evidenzia come i danni provocati da questi contenuti possano diventare permanenti una volta che il materiale viene condiviso massivamente su piattaforme e social network. Per questo motivo il Garante considera essenziale un intervento tempestivo che interrompa immediatamente la diffusione dei materiali prima che la propagazione diventi incontrollabile. La rapidità d’azione viene indicata come elemento chiave per limitare danni psicologici, economici e reputazionali.
Il Garante chiede poteri più ampi contro le piattaforme IA
Uno dei punti più importanti del comunicato riguarda la richiesta esplicita di maggiori poteri operativi. Il Garante sottolinea la necessità di poter interdire rapidamente il collegamento dall’Italia verso piattaforme che diffondono deepfake illeciti o trattano dati personali in violazione delle norme europee. L’Autorità ritiene che gli strumenti attuali non siano sufficientemente rapidi per contrastare la velocità con cui questi contenuti diventano virali. Bloccare rapidamente l’accesso ai servizi rappresenterebbe quindi una misura necessaria per interrompere la catena di condivisione. Il Garante spiega che quando entrano in gioco diritti fondamentali come identità personale, dignità e protezione dei dati, l’intervento tempestivo non è più solo opportuno ma indispensabile. Questa posizione si inserisce in un dibattito europeo sempre più acceso sul rapporto tra regolamentazione dell’intelligenza artificiale e protezione dei diritti individuali.
Privacy, cronaca e IA convergono in una stessa sfida
I due interventi pubblicati a pochi giorni di distanza mostrano una linea d’azione coerente da parte del Garante. Nel caso Garlasco il problema riguarda il rapporto tra diritto di cronaca e tutela della persona. Nel caso dei deepfake il nodo centrale è invece il rapporto tra innovazione tecnologica e diritti fondamentali. In entrambi gli scenari l’Autorità riafferma che la dignità umana non può essere sacrificata né per esigenze di audience né per sperimentazioni tecnologiche prive di controllo. L’evoluzione digitale rende sempre più semplice diffondere materiali sensibili, alterare immagini o amplificare contenuti attraverso piattaforme online. Per questo il Garante insiste sulla necessità di responsabilizzare tutti gli attori coinvolti: giornalisti, piattaforme digitali, sviluppatori IA e utenti finali.
L’Autorità rafforza vigilanza e istruttorie in corso
Il Garante conferma di proseguire l’attività di vigilanza sia sulla vicenda di Garlasco sia sui servizi di intelligenza artificiale che generano deepfake. Sul fronte mediatico l’Autorità continua a esaminare i reclami ricevuti e valuta possibili ulteriori misure rispetto alle istruttorie già aperte. Sul fronte IA l’obiettivo è invece rafforzare strumenti di contrasto e ottenere meccanismi più efficaci per fermare rapidamente la diffusione di contenuti illeciti. L’Autorità ribadisce che il rispetto della privacy non rappresenta un ostacolo all’informazione o all’innovazione tecnologica ma costituisce una garanzia essenziale per una società democratica. I richiami pubblicati a maggio 2026 servono quindi anche a lanciare un messaggio culturale: il progresso tecnologico e la libertà di informazione devono sempre confrontarsi con il rispetto della persona.
La tutela dei dati personali resta un diritto fondamentale
Il Garante conclude implicitamente i due interventi riaffermando un principio preciso: la protezione dei dati personali non è un concetto astratto ma una tutela concreta della dignità umana. La spettacolarizzazione di vicende giudiziarie sensibili può produrre sofferenze ulteriori alle persone coinvolte e alterare la percezione pubblica dei fatti. I deepfake, invece, possono distruggere reputazioni, compromettere relazioni personali e causare danni difficili da riparare. Per questo motivo il Garante invita media, piattaforme online e sviluppatori di intelligenza artificiale a un utilizzo responsabile degli strumenti tecnologici e comunicativi. L’Autorità continuerà a intervenire con fermezza ogni volta che emergano trattamenti illeciti o violazioni gravi dei diritti fondamentali delle persone.
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