Huawei accelera sulla sovranità tecnologica cinese annunciando una roadmap che punta a processori equivalenti ai 1,4 nanometri entro il 2031. Durante l’IEEE International Symposium on Circuits and Systems del 25 maggio 2026 a Shanghai, la divisione HiSilicon ha presentato l’architettura Logicfolding, sviluppata per aggirare definitivamente la dipendenza dalla litografia EUV di ASML. Contestualmente, il gruppo cinese introduce la nuova Legge di Tau, framework teorico che sposta il concetto di scaling dalla semplice miniaturizzazione geometrica alla velocità di trasmissione del segnale all’interno del chip. L’azienda sostiene di poter ottenere una densità di transistor superiore del 55% e un miglioramento dell’efficienza energetica del 41% rispetto ai competitor occidentali, aprendo una nuova fase nella guerra globale dei semiconduttori e nella corsa all’autonomia tecnologica cinese.
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Huawei introduce Logicfolding per superare i limiti della litografia EUV
L’architettura Logicfolding rappresenta il centro della nuova strategia industriale di Huawei. Invece di continuare a ridurre aggressivamente le dimensioni fisiche dei transistor attraverso macchinari EUV avanzati, l’azienda cinese modifica direttamente il modo in cui i circuiti logici vengono progettati e distribuiti. Il sistema sviluppato da HiSilicon ripiega fisicamente i circuiti su una struttura multilivello a doppio strato, riducendo drasticamente la distanza percorsa dai segnali elettrici all’interno del chip. Questa soluzione consente di limitare il ritardo del segnale e aumentare l’efficienza senza dipendere dalle tecnologie occidentali soggette alle restrizioni americane. Secondo quanto illustrato dal presidente di HiSilicon, He Tingbo, il progetto ha richiesto sei anni di sviluppo riservato e ha già portato alla produzione in massa di 381 chip. Questo dettaglio assume un valore strategico importante perché dimostra che Logicfolding non è un semplice prototipo sperimentale ma una tecnologia già industrializzabile. Riducendo la lunghezza dei percorsi di comunicazione interni, Huawei sostiene di poter mantenere prestazioni elevate anche utilizzando processi produttivi meno avanzati rispetto ai competitor occidentali che dipendono dalla litografia a ultravioletti estremi. Il principio operativo si concentra sulla riduzione delle inefficienze fisiche che emergono quando i transistor diventano sempre più piccoli. Nei processi tradizionali, infatti, il collo di bottiglia non è soltanto la densità, ma anche il tempo necessario affinché il segnale attraversi i diversi blocchi logici del processore. Huawei prova quindi a intervenire direttamente su questo problema architetturale, trasformando il layout del chip in un elemento centrale delle prestazioni complessive. L’annuncio rappresenta anche una risposta diretta alle sanzioni statunitensi. Dopo il blocco dell’accesso ai macchinari EUV di ASML, la Cina ha dovuto accelerare lo sviluppo di alternative domestiche. Logicfolding viene presentato proprio come una via parallela che permette di continuare lo scaling senza seguire rigidamente il modello occidentale basato sulla miniaturizzazione estrema.
La Legge di Tau sostituisce il paradigma storico della Legge di Moore
Accanto all’architettura Logicfolding, Huawei introduce la nuova Legge di Tau, destinata nelle intenzioni dell’azienda a sostituire progressivamente la storica Legge di Moore. Per decenni il settore dei semiconduttori ha seguito il principio secondo cui il numero di transistor raddoppia periodicamente grazie alla riduzione geometrica dei nodi produttivi. Secondo Huawei, però, questo modello starebbe entrando in una fase di rendimenti decrescenti a causa dei limiti fisici, economici e geopolitici della miniaturizzazione estrema. La Legge di Tau modifica completamente il focus dello scaling. Invece di misurare il progresso soltanto in base alle dimensioni fisiche dei transistor, il nuovo framework privilegia la velocità con cui i dati riescono a viaggiare attraverso il sistema. L’attenzione si sposta quindi sul fattore temporale, sulla latenza interna e sull’efficienza del traffico dati tra i vari moduli del processore. Questo approccio si integra direttamente con Logicfolding. Riducendo le distanze fisiche e ottimizzando i percorsi del segnale, il chip riesce teoricamente a migliorare prestazioni e consumi senza dipendere esclusivamente dalla corsa ai nanometri sempre più piccoli. Per Huawei, il futuro dell’industria non sarà definito soltanto dalla miniaturizzazione, ma dall’intelligenza architetturale con cui i dati vengono gestiti internamente. La scelta di introdurre un nuovo paradigma teorico ha anche un forte valore politico e strategico. La Cina non vuole più apparire come un attore che rincorre la tecnologia occidentale, ma come un soggetto capace di ridefinire autonomamente le regole dell’industria globale dei semiconduttori. La Legge di Tau diventa quindi non soltanto un framework tecnico, ma anche un simbolo della volontà cinese di costruire standard alternativi.
Huawei prepara chip da 1,4 nm entro il 2031
La roadmap presentata da Huawei punta a raggiungere l’equivalente di un processo produttivo da 1,4 nanometri entro il 2031. L’obiettivo non consiste necessariamente nel replicare in modo identico le tecnologie occidentali, ma nel raggiungere livelli comparabili di densità, prestazioni ed efficienza attraverso approcci differenti. I primi risultati commerciali arriveranno già nell’autunno 2026, quando la serie Huawei Mate 90 utilizzerà i primi processori Kirin basati su Logicfolding. Questa fase servirà a verificare il comportamento della nuova architettura nel segmento smartphone premium, dove consumi energetici, dissipazione termica e stabilità operativa rappresentano fattori critici. Successivamente, entro il 2030, la piattaforma scalerà verso i processori Ascend AI destinati ai data center e all’intelligenza artificiale.

Questo passaggio è fondamentale perché il mercato AI è diventato il terreno centrale della competizione tra Cina e Stati Uniti. Le restrizioni americane sulle GPU di Nvidia hanno spinto Huawei a investire massicciamente in acceleratori domestici capaci di supportare workload AI avanzati. Secondo i dati condivisi dall’azienda, il nuovo approccio garantirebbe un incremento della densità dei transistor del 55% e un miglioramento dell’efficienza energetica del 41% rispetto ai competitor occidentali. Questi risultati derivano soprattutto dalla riduzione dei percorsi di segnale e dall’ottimizzazione interna della trasmissione dati. L’annuncio ha avuto effetti immediati anche sui mercati finanziari. Le azioni di SMIC, principale foundry cinese, sono salite del 7,6% subito dopo la presentazione di Shanghai. Gli investitori interpretano la strategia di Huawei come una concreta accelerazione verso il decoupling tecnologico dalla supply chain occidentale.
Huawei presenta SSD da 122 TB con tecnologia Die-on-Board
La strategia di autonomia non riguarda soltanto CPU e AI accelerator. Huawei ha annunciato anche una nuova famiglia di SSD ad altissima capacità basati sulla tecnologia proprietaria Die-on-Board. Il modello principale, denominato OceanDisk 1800, arriverà in varianti da 61,44 TB e 122,88 TB, mentre una versione da 245 TB è già prevista nella roadmap futura. La tecnologia Die-on-Board modifica radicalmente il metodo di assemblaggio dello storage. Invece di utilizzare package tradizionali 3D NAND, i die vengono montati direttamente sul PCB della scheda. Questo approccio permette di aumentare la capacità complessiva senza dipendere da tecnologie avanzate soggette a restrizioni occidentali. Huawei utilizza die prodotti da YMTC, limitati a 232 layer, compensando la minore densità per singolo die attraverso un numero superiore di componenti montati direttamente sulla board. L’azienda sostiene inoltre di aver risolto le problematiche legate alla dissipazione termica e all’integrità del segnale che normalmente penalizzano soluzioni di questo tipo. L’aspetto economico è altrettanto importante. Eliminando diversi passaggi del packaging tradizionale, Die-on-Board riduce la complessità produttiva e abbassa i costi industriali. Gli SSD saranno destinati principalmente ai futuri cluster Ascend AI, rafforzando l’infrastruttura cinese per intelligenza artificiale e data center ad alte prestazioni. Questa soluzione dimostra come Huawei stia cercando di costruire un ecosistema completamente indipendente che includa processori, storage, acceleratori AI e infrastrutture cloud senza dipendere direttamente dalla tecnologia americana o europea.
Huawei Mate 90 sarà il primo smartphone con chip Logicfolding
La serie Huawei Mate 90, prevista per l’autunno 2026, rappresenterà il primo banco di prova commerciale della nuova architettura. I processori Kirin basati su Logicfolding dovranno dimostrare che il nuovo paradigma può competere concretamente nel segmento flagship. L’obiettivo principale sarà migliorare il rapporto tra prestazioni ed efficienza energetica. Riducendo il ritardo del segnale interno, i nuovi chip dovrebbero garantire consumi inferiori, temperature più stabili e maggiore fluidità nelle applicazioni AI e multitasking avanzato. Per Huawei, il debutto sugli smartphone premium ha anche un forte valore simbolico. Dopo anni di restrizioni e difficoltà legate all’accesso alle tecnologie occidentali, il gruppo cinese vuole dimostrare di poter tornare competitivo anche nella fascia alta del mercato mobile. Parallelamente, il 1° giugno 2026 debutterà anche la serie Nova 16, destinata al segmento medio-alto. Pur non utilizzando immediatamente processori Logicfolding completi, la nuova linea beneficerà indirettamente dei progressi ottenuti da HiSilicon nella progettazione e nell’efficienza energetica.
Huawei accelera la geopolitica dei semiconduttori
L’annuncio del 25 maggio 2026 rappresenta uno dei momenti più importanti nella recente evoluzione dell’industria cinese dei semiconduttori. Huawei non si limita più a rincorrere la tecnologia occidentale, ma tenta apertamente di ridefinire il paradigma industriale attraverso approcci alternativi alla miniaturizzazione tradizionale. La combinazione tra Logicfolding, Legge di Tau, SSD Die-on-Board e acceleratori Ascend AI costruisce un ecosistema sempre più autonomo e resiliente rispetto alle sanzioni americane. Questo modello punta a ridurre la vulnerabilità cinese verso eventuali futuri blocchi tecnologici e a rafforzare una supply chain interna completamente indipendente. Le implicazioni vanno oltre i confini della Cina. Se queste tecnologie dovessero dimostrarsi realmente competitive, l’intero settore dei semiconduttori potrebbe iniziare a esplorare approcci alternativi alla semplice corsa ai nanometri. In pratica, Huawei sta tentando di trasformare una crisi geopolitica in un’occasione per ridefinire l’architettura stessa dei chip moderni. Il mercato internazionale osserva con attenzione i prossimi sviluppi. L’industria AI, i produttori di smartphone, i data center e i governi coinvolti nella guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina comprendono che il tema non riguarda più soltanto l’accesso ai macchinari occidentali, ma la possibilità concreta che emergano ecosistemi tecnologici paralleli. Con la roadmap verso i 1,4 nm, la Legge di Tau e le nuove architetture proprietarie, Huawei manda un messaggio preciso al mercato globale: l’innovazione cinese non intende fermarsi di fronte alle sanzioni, ma cerca nuove strade per ridefinire gli equilibri dell’industria dei semiconduttori nei prossimi cinque anni.
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