Clonezilla Live 3.3.2 aggiorna in modo sostanziale uno degli strumenti open source più utilizzati per cloning, backup, ripristino e imaging di dischi e partizioni. La nuova release stabile, pubblicata dal maintainer Steven Shiau, arriva oltre tre mesi dopo Clonezilla Live 3.3.1 e porta il sistema live su una base Debian Sid aggiornata al 17 maggio 2026, con passaggio al kernel Linux 7.0.7-1. L’aggiornamento non introduce una rivoluzione dell’interfaccia, ma rafforza componenti fondamentali per amministratori di sistema, tecnici IT, utenti Linux avanzati e ambienti enterprise che dipendono da operazioni di imaging affidabili. Le novità principali riguardano il supporto MDRAID, la crittografia delle immagini tramite gocryptfs, il nuovo programma ocs-cvtimg-enc, il supporto LVM thin provisioning, il checksum b3sum, l’uso predefinito di XXH128 in Partclone, nuove lingue, pacchetti aggiornati e numerosi fix tecnici che rendono il live environment più robusto su hardware recente e configurazioni storage complesse.
Cosa leggere
Clonezilla Live 3.3.2 passa a Debian Sid e kernel Linux 7.0
Clonezilla Live 3.3.2 si basa sul repository Debian Sid del 17 maggio 2026 e adotta il kernel Linux 7.0.7-1, scelta che migliora la compatibilità con piattaforme hardware recenti, controller storage moderni, periferiche nuove e configurazioni più articolate. Per uno strumento come Clonezilla, il kernel rappresenta un elemento decisivo perché determina la capacità del sistema live di rilevare correttamente dischi, controller, interfacce, volumi e dispositivi collegati durante operazioni critiche di backup o ripristino. Il passaggio alla serie Linux 7.0 riduce il rischio di incompatibilità su workstation, server e laptop di nuova generazione, soprattutto quando il sistema viene avviato da USB o supporto ottico per operazioni fuori dal sistema operativo installato. La nuova base Debian Sid consente inoltre di integrare pacchetti più aggiornati e strumenti più coerenti con le esigenze attuali degli ambienti Linux. L’obiettivo della release è chiaro: offrire un ambiente live più moderno senza sacrificare la stabilità operativa richiesta da procedure delicate come cloning device-to-device, salvataggio immagini, ripristino massivo e gestione di partizioni complesse.
gocryptfs sostituisce eCryptFS nella crittografia delle immagini
Una delle novità più rilevanti di Clonezilla Live 3.3.2 riguarda la crittografia delle immagini, con l’introduzione di gocryptfs come meccanismo moderno al posto di eCryptFS, ormai deprecato. Il cambiamento ha un peso tecnico importante perché la protezione delle immagini di backup è una funzione sensibile, soprattutto in contesti aziendali dove le copie dei dischi possono contenere dati personali, credenziali, configurazioni interne, database, chiavi e informazioni riservate. La release aggiunge le opzioni -goc, -sgoc, -pg e -pfg sia in ocs-sr sia nel menu TUI, rendendo la nuova gestione crittografica accessibile anche agli utenti che non operano esclusivamente da riga di comando. Il nuovo programma ocs-cvtimg-enc consente di convertire immagini da eCryptFS a gocryptfs, decrittografare immagini già esistenti o crittografarle nuovamente secondo il nuovo schema. Questa funzione semplifica la migrazione delle vecchie immagini e impedisce che gli utenti restino bloccati su un sistema di cifratura non più raccomandato. La direzione è pragmatica: mantenere compatibilità con l’esistente, ma spingere verso una crittografia più attuale e sostenibile.
MDRAID diventa più robusto anche nel lite server
Il supporto MDRAID riceve uno degli aggiornamenti più importanti di Clonezilla Live 3.3.2. Il sistema introduce programmi dedicati come ocs-mdraid-start, ocs-mdraid-stop, ocs-purge-mdraid-layout, ocs-save-mdraid-layout e ocs-restore-mdraid-layout, creando un set più completo di strumenti per avviare, fermare, salvare, ripulire e ripristinare layout RAID software. Il lite server supporta ora pienamente il deployment MDRAID, elemento significativo per ambienti in cui Clonezilla viene usato per distribuire immagini su più macchine o per operazioni strutturate di ripristino. La release standardizza anche le convenzioni di denominazione nella gestione MDRAID, riducendo ambiguità e comportamenti incoerenti durante le operazioni automatiche. Gli sviluppatori hanno migliorato le procedure di stop e clean per evitare errori di dispositivo occupato durante il ripristino, una criticità particolarmente fastidiosa quando si lavora su array RAID software attivi o ricostruiti. Le correzioni includono anche misure contro race condition con udev e una gestione più prudente dello spegnimento degli array, che vengono fermati solo nelle fasi appropriate del restore. Per amministratori di sistema e tecnici enterprise, questo significa meno rischi durante operazioni su storage complessi.
LVM thin provisioning e checksum b3sum migliorano prestazioni e integrità
Clonezilla Live 3.3.2 introduce il supporto nativo per LVM thin provisioning, una funzione essenziale negli ambienti moderni dove volumi logici e allocazione dinamica dello spazio sono sempre più frequenti. Il sistema riconosce e gestisce meglio scenari basati su thin pool, evitando anche il salvataggio, la verifica o la conversione impropria di contenitori dati che non devono essere trattati come normali volumi. La release include b3sum nell’initrd e sostituisce sha256sum come checksum del sistema live, puntando a maggiore efficienza nelle verifiche senza rinunciare all’integrità. Anche Partclone viene aggiornato nel comportamento predefinito: il checksum XXH128, richiamato con l’opzione -a3, diventa il default nelle operazioni di salvataggio immagini e nel cloning device-to-device. Questa scelta risponde a un’esigenza concreta: accelerare processi che possono coinvolgere grandi quantità di dati, dischi capienti e operazioni ripetute su molte macchine. In un contesto di imaging, anche piccoli miglioramenti nei checksum e nella gestione dei blocchi possono incidere in modo significativo sui tempi complessivi di lavoro.
Verifica del boot e fix bcdboot per conversioni 512n/e e 4kn
La nuova release aggiunge un menu dedicato alla verifica del supporto di boot, funzione utile per ridurre errori nelle fasi di avvio e garantire maggiore controllo prima di operazioni delicate. In ocs-onthefly compare inoltre un meccanismo che richiede il fix bcdboot durante le conversioni da dischi 512n/e a 4kn. Il passaggio tra formati settore differenti può generare problemi di compatibilità, soprattutto in scenari Windows o in ambienti misti dove il boot loader deve essere ripristinato correttamente dopo cloning o conversioni. La presenza di un prompt dedicato aiuta l’utente a intervenire nel momento giusto, evitando ripristini apparentemente riusciti ma incapaci di avviarsi correttamente. Questo tipo di miglioramento conferma l’approccio conservativo di Clonezilla: non automatizzare in modo cieco passaggi potenzialmente rischiosi, ma guidare l’utente nelle fasi in cui una scelta sbagliata può compromettere l’avvio del sistema clonato.
Nuove lingue, pacchetti aggiornati e Partclone 0.3.47
Clonezilla Live 3.3.2 amplia anche il supporto linguistico con sei nuove traduzioni complete: ceco cs_CZ, olandese nl_NL, indonesiano id_ID, thailandese th_TH, ucraino uk_UA e vietnamita vi_VN. Vengono aggiornati inoltre i file di lingua per catalano, giapponese e portoghese brasiliano, migliorando l’accessibilità del progetto per una base utenti sempre più internazionale. Sul fronte dei pacchetti, entrano nel sistema brightness-udev, ansifilter, thin-provisioning-tools, gocryptfs e fido2-tools, strumenti che rafforzano funzioni di gestione hardware, visualizzazione, storage, crittografia e sicurezza. Partclone sale alla versione 0.3.47, mentre ezio arriva alla 2.0.23. Questi aggiornamenti consolidano l’infrastruttura tecnica della distribuzione live e preparano Clonezilla a scenari più moderni, nei quali imaging, storage avanzato, autenticazione, crittografia e gestione automatizzata devono convivere nello stesso ambiente operativo.
ocs-blk-dev-info e ocs-clean-disk-part-fs diventano più sicuri
La release migliora ocs-blk-dev-info, che ora mostra la dimensione del blocco logico e offre prestazioni superiori nella raccolta delle informazioni sui dispositivi. Il sistema evita anche output duplicati generati da dispositivi mappati virtuali come Ventoy, dettaglio importante perché ambienti live e supporti multiboot possono produrre viste ridondanti dei device e aumentare il rischio di confusione operativa. ocs-clean-disk-part-fs passa invece alla modalità interattiva di default, scelta pensata per aumentare la sicurezza e prevenire cancellazioni o pulizie involontarie su dischi sensibili. In strumenti di cloning e ripristino, la prudenza nelle operazioni distruttive è fondamentale: un comando eseguito sul dispositivo sbagliato può causare perdita irreversibile di dati. Gli sviluppatori hanno inoltre separato le variabili Partclone relative alle modalità dd e non-dd, rendendo il codice più ordinato, leggibile e manutenibile. Sono interventi interni ma rilevanti, perché migliorano la qualità del progetto e riducono la probabilità di regressioni future.
Bug fix mirati rafforzano ripristino, TUI e gestione storage
Clonezilla Live 3.3.2 corregge numerosi bug segnalati dalla comunità. La release risolve il fallimento di reduce_multipath_dev su dischi interi con filesystem, elimina un problema per cui la TUI ncurses non appariva durante l’esecuzione di partclone.dd in modalità testuale e salta correttamente i contenitori dati thin pool durante salvataggio, verifica o conversione. Altri fix riguardano ocs-pt-size-from-sf nel matching dei nomi dispositivo, un refuso in ocs-restore-mbr, il controllo delle tabelle di partizione sui dispositivi MDRAID in ocs-chkimg e problemi di whitelist su opentracker. Le correzioni dedicate a MDRAID riducono i rischi legati a dispositivi occupati, spegnimenti non corretti degli array e condizioni di gara con udev. La somma di questi interventi produce un ambiente più stabile, soprattutto in scenari reali dove Clonezilla lavora su multipath, RAID software, volumi logici, dischi convertiti e configurazioni non standard. Non sono fix cosmetici, ma modifiche che possono determinare la riuscita o il fallimento di un ripristino.
Manuali aggiornati e manutenzione interna più ordinata
La versione aggiorna i manuali di ocs-sr e ocs-onthefly, due componenti fondamentali per chi utilizza Clonezilla in modo avanzato. La documentazione resta un elemento cruciale per un progetto tecnico di questo tipo, perché le operazioni di imaging non tollerano ambiguità procedurali. Manuali più aggiornati aiutano amministratori e utenti esperti a comprendere opzioni, limiti, casi particolari e nuove funzioni introdotte dalla release. La manutenzione interna include anche un ordinamento più chiaro delle variabili Partclone e una standardizzazione generale di diversi comportamenti. Questi interventi non emergono sempre nell’uso quotidiano, ma contribuiscono alla sostenibilità del codice e alla riduzione del debito tecnico. Clonezilla Live 3.3.2 conferma così la natura di un progetto maturo, dove l’evoluzione non passa solo dall’aggiunta di nuove funzioni, ma anche dalla pulizia delle procedure, dalla coerenza dei nomi, dalla sicurezza dei default e dalla solidità dei percorsi di ripristino.
Impatto per utenti Linux, tecnici IT e ambienti enterprise
Con Clonezilla Live 3.3.2, il progetto rafforza la propria posizione come strumento open source di riferimento per cloning, imaging e backup operativo. Il kernel Linux 7.0, il supporto MDRAID esteso, la migrazione a gocryptfs, il supporto LVM thin provisioning, il checksum b3sum e il default XXH128 in Partclone rispondono a esigenze concrete di compatibilità, sicurezza e prestazioni. Gli utenti individuali ottengono un ambiente live più moderno, più tradotto e più sicuro nelle operazioni manuali. Gli amministratori di sistema beneficiano di strumenti più affidabili per storage complessi, RAID software e deployment. Le aziende possono contare su una release più adatta a backup e ripristini in ambienti eterogenei, dove hardware recente e layout sofisticati richiedono un sistema capace di adattarsi rapidamente. L’aggiornamento dimostra ancora una volta il ruolo centrale di Steven Shiau e della comunità nel mantenere Clonezilla Live uno strumento essenziale per chi deve clonare, salvare o ripristinare sistemi senza dipendere da soluzioni proprietarie.
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