La Polizia di Stato ha condotto nelle ultime ore due operazioni distinte che hanno interessato contesti molto diversi ma accomunati dall’attenzione degli investigatori verso fenomeni di estremismo e radicalizzazione. A Padova, la Digos ha eseguito una perquisizione nei confronti di un attivista riconducibile all’area anarco-insurrezionalista, denunciandolo per diffamazione, deturpamento e imbrattamento. A Milano, invece, la Sezione antiterrorismo internazionale della Digos ha arrestato un ventenne italiano di origine marocchina accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo. Le due operazioni mostrano la capacità delle strutture investigative di intervenire su minacce differenti, dal radicalismo politico interno fino ai fenomeni di matrice jihadista, attraverso attività di monitoraggio, prevenzione e raccolta di elementi probatori sviluppate nel corso dei mesi.
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Perquisizione della Digos a Padova contro un esponente dell’area anarco-insurrezionalista
L’operazione eseguita dalla Digos di Padova ha riguardato un cittadino padovano di 28 anni ritenuto vicino all’ambiente anarco-insurrezionalista locale. Gli agenti hanno effettuato una perquisizione personale e domiciliare nell’ambito di un’indagine collegata a un episodio avvenuto il 9 marzo scorso durante una manifestazione organizzata in occasione della Giornata internazionale della donna in piazza delle Erbe. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il giovane avrebbe scritto sull’autovettura di un giornalista di un’emittente televisiva la frase “giornalista terrorist@”, un gesto che ha dato origine agli accertamenti successivi. L’attività investigativa della Digos ha consentito di raccogliere gli elementi necessari per contestare al ventottenne i reati di diffamazione, deturpamento e imbrattamento, portando così alla denuncia all’autorità giudiziaria. L’operazione si inserisce nel più ampio monitoraggio che le forze di polizia svolgono nei confronti delle realtà riconducibili all’area antagonista e anarco-insurrezionalista, con particolare attenzione agli episodi che possono configurare minacce, intimidazioni o azioni rivolte contro rappresentanti dell’informazione, delle istituzioni o delle forze dell’ordine.
Il Questore dispone l’avviso orale come misura preventiva
Parallelamente all’attività giudiziaria, il Questore di Padova ha attivato la Divisione anticrimine disponendo nei confronti del ventottenne la misura di prevenzione dell’avviso orale. Si tratta di uno strumento previsto dall’ordinamento che consente all’autorità di pubblica sicurezza di richiamare formalmente un soggetto considerato socialmente pericoloso o comunque protagonista di comportamenti ritenuti meritevoli di particolare attenzione preventiva. La misura non costituisce una condanna né una limitazione diretta della libertà personale, ma rappresenta un segnale formale con il quale l’autorità invita il destinatario a modificare la propria condotta e ad astenersi da comportamenti che possano determinare ulteriori conseguenze sul piano amministrativo o giudiziario. La decisione della Questura si inserisce nel quadro delle attività preventive sviluppate per evitare possibili escalation e mantenere il controllo di situazioni considerate sensibili sotto il profilo dell’ordine pubblico. L’intervento evidenzia inoltre come episodi apparentemente circoscritti possano essere valutati all’interno di un contesto più ampio legato alla presenza di circuiti antagonisti e di movimenti che, in alcuni casi, manifestano atteggiamenti ostili nei confronti delle istituzioni o dei mezzi di informazione.
A Milano arrestato un ventenne accusato di terrorismo jihadista
Di ben altro spessore investigativo è l’operazione condotta dalla Sezione antiterrorismo internazionale della Digos di Milano, che ha portato all’arresto di un ventenne italiano di origine marocchina accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo. L’indagine è stata sviluppata in collaborazione con la Direzione centrale della Polizia di prevenzione e con il Servizio per il contrasto dell’estremismo e del terrorismo esterno, partendo da una segnalazione trasmessa dall’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna. Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di identificare un utente della rete che pubblicava contenuti riconducibili allo Stato Islamico e alla propaganda jihadista. Gli investigatori hanno così individuato il giovane, avviando un’attività di monitoraggio che ha permesso di documentare una progressiva radicalizzazione e una crescente adesione ai messaggi dell’estremismo islamista. Il ventenne è stato quindi fermato e successivamente arrestato dopo la convalida del provvedimento da parte dell’autorità giudiziaria, che ha ritenuto fondati gli elementi raccolti durante l’indagine.
I social network hanno documentato una radicalizzazione accelerata
Secondo quanto emerso dagli accertamenti, il giovane avrebbe utilizzato diversi profili social per pubblicare contenuti di propaganda riconducibili allo Stato Islamico e a organizzazioni jihadiste internazionali. Gli investigatori hanno osservato una progressiva intensificazione dei messaggi diffusi online, con riferimenti sempre più frequenti al martirio, alla lotta armata e alla propaganda estremista. Particolare attenzione è stata riservata ad alcuni contenuti pubblicati negli ultimi giorni, ritenuti indicativi di un possibile passaggio dalla propaganda all’azione concreta. Tra questi figura un messaggio considerato particolarmente allarmante dagli investigatori, nel quale il giovane faceva riferimento a un imminente gesto destinato, nelle sue intenzioni, a “rendere l’Italia un po’ migliore”. La presenza di dichiarazioni di questo tipo ha contribuito ad accelerare le attività investigative e ad aumentare il livello di attenzione da parte degli organismi antiterrorismo. La valutazione complessiva del materiale raccolto ha convinto gli inquirenti che il rischio non fosse più teorico ma potenzialmente imminente, rendendo necessario un intervento tempestivo per impedire eventuali sviluppi operativi.
Durante la perquisizione trovati materiali di propaganda e istruzioni operative
La successiva perquisizione delegata dall’autorità giudiziaria ha consentito di acquisire ulteriori elementi considerati rilevanti ai fini investigativi. Gli agenti hanno rinvenuto materiale propagandistico riconducibile all’universo jihadista e numerosi contenuti digitali ricevuti attraverso piattaforme di comunicazione online. Tra questi figuravano anche video contenenti istruzioni relative alla costruzione di ordigni artigianali, elemento che ha ulteriormente aggravato la posizione del giovane agli occhi degli investigatori. Durante gli accertamenti è stato inoltre trovato un biglietto aereo per lasciare il territorio nazionale, circostanza che ha contribuito ad aumentare il timore di una possibile fuga e che ha avuto un peso significativo nella decisione di procedere con il fermo. Gli elementi raccolti nel corso della perquisizione sono stati considerati compatibili con un percorso di radicalizzazione avanzato e con una potenziale disponibilità ad aderire concretamente alle istanze della propaganda jihadista. La combinazione tra contenuti estremisti, istruzioni operative e prospettive di spostamento all’estero ha rappresentato uno dei fattori determinanti per il successivo arresto.
L’indagine ha evidenziato collegamenti con ambienti estremisti già monitorati
Nel corso delle verifiche è emerso inoltre che il ventenne aveva avuto rapporti con il gruppo denominato Terza Posizione, realtà già oggetto di precedenti attività investigative della Digos milanese. Sebbene si tratti di ambienti ideologicamente differenti rispetto al jihadismo, gli investigatori hanno ritenuto importante ricostruire l’intero percorso di radicalizzazione del giovane per comprendere eventuali collegamenti, frequentazioni e modalità di diffusione dei contenuti estremisti. L’attenzione degli investigatori si è concentrata soprattutto sulla capacità del soggetto di muoversi tra contesti radicali differenti, mantenendo una costante presenza online e utilizzando i social network come principale strumento di propaganda e comunicazione. Questo elemento conferma come i processi di radicalizzazione contemporanei siano spesso caratterizzati da percorsi non lineari e da una forte componente digitale, capace di favorire l’accesso rapido a contenuti estremisti e reti ideologiche transnazionali.
Le operazioni confermano il ruolo centrale della prevenzione
Le attività sviluppate a Padova e Milano mostrano come la prevenzione continui a rappresentare uno degli strumenti più importanti nella gestione delle minacce interne. Nel primo caso l’intervento della Digos ha riguardato comportamenti ritenuti lesivi della dignità personale e riconducibili a un contesto di militanza antagonista. Nel secondo caso gli investigatori hanno operato per interrompere un percorso di radicalizzazione che, secondo le valutazioni raccolte, presentava elementi di concretezza e immediatezza tali da richiedere un intervento urgente. Le due operazioni evidenziano il lavoro coordinato tra Digos, Divisioni anticrimine, Direzione centrale della Polizia di prevenzione e organismi di intelligence come l’Aisi, confermando l’importanza dello scambio informativo e del monitoraggio costante delle dinamiche estremiste. In entrambi i casi, l’obiettivo dichiarato delle autorità è stato quello di intervenire prima che comportamenti, minacce o processi di radicalizzazione potessero trasformarsi in situazioni più gravi per la sicurezza pubblica e per la collettività.
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