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Svolta E-evidence in Italia: la Polizia ora accede subito ai dati cloud (e sequestra 82 milioni in crypto)

La trasformazione digitale delle indagini giudiziarie e il rafforzamento della cooperazione internazionale rappresentano oggi due pilastri fondamentali nella lotta alla criminalità organizzata. In questo contesto si inseriscono due iniziative che vedono protagonista la Polizia di Stato: l’avvio operativo del nuovo quadro europeo E-evidence per l’acquisizione delle prove digitali e la pubblicazione dei risultati dell’iniziativa Empact contro le reti criminali ad alto rischio coordinata dall’Italia. Entrambi i progetti testimoniano un cambiamento profondo nel modo in cui le autorità europee affrontano fenomeni criminali sempre più transnazionali, digitalizzati e interconnessi. Da un lato il nuovo sistema consentirà di ottenere più rapidamente dati elettronici essenziali per le indagini, dall’altro le operazioni coordinate nell’ambito Empact confermano l’efficacia di un modello investigativo basato sulla cooperazione tra decine di Paesi e agenzie di sicurezza. La convergenza tra strumenti tecnologici avanzati e azione operativa sul territorio sta ridefinendo il contrasto alle minacce criminali nel contesto europeo.

L’Italia avvia il sistema europeo E-evidence per le prove digitali

Presso il Polo anticrimine della Polizia di Stato a Roma si è svolta la conferenza dedicata all’implementazione del pacchetto europeo E-evidence, il nuovo strumento normativo destinato a rivoluzionare l’acquisizione delle prove digitali nelle indagini transfrontaliere. Il sistema nasce dall’esigenza di superare le lunghe procedure internazionali che spesso rallentavano l’accesso a dati custoditi da provider situati in altri Stati membri. Grazie al nuovo quadro normativo, le autorità giudiziarie europee potranno emettere direttamente ordini di produzione e conservazione nei confronti dei fornitori di servizi digitali, accelerando in modo significativo le attività investigative. L’Italia ha recepito il regolamento e la direttiva europea attraverso i decreti legislativi 215 e 216 del 2025, entrati ufficialmente in vigore il 5 febbraio 2025. Questa implementazione colloca il Paese tra i protagonisti della nuova strategia europea di raccolta delle prove elettroniche e rafforza il ruolo delle istituzioni italiane nella cooperazione giudiziaria internazionale.

La Polizia postale assume un ruolo centrale nel nuovo sistema

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Il recepimento della normativa attribuisce al Servizio Polizia postale e per la sicurezza cibernetica un ruolo particolarmente rilevante. L’organismo viene infatti identificato come autorità competente per la registrazione dei fornitori di servizi e per il monitoraggio degli obblighi previsti dalla nuova disciplina europea. Questo significa che la Polizia postale diventerà uno dei principali punti di contatto tra autorità investigative e operatori del settore digitale. Il sistema coinvolgerà infatti una vasta gamma di soggetti privati, inclusi provider di comunicazioni elettroniche, piattaforme cloud, servizi di hosting, marketplace online, social network e applicazioni di messaggistica. L’obiettivo è costruire una rete operativa in grado di garantire una risposta rapida alle richieste investigative provenienti dagli Stati membri dell’Unione Europea. L’efficacia del sistema dipenderà dalla capacità di integrare procedure giuridiche e competenze tecnologiche in un contesto caratterizzato da una continua evoluzione delle infrastrutture digitali.

Cooperazione tra istituzioni e settore privato

Uno degli aspetti più significativi emersi durante la conferenza riguarda il coinvolgimento diretto del settore privato. All’evento hanno partecipato rappresentanti del Ministero dell’Interno, del Ministero della Giustizia, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale e dei principali operatori digitali attivi sul mercato europeo. Questa presenza congiunta riflette la consapevolezza che la sicurezza informatica e la raccolta delle prove digitali non possono più essere affrontate esclusivamente attraverso strumenti pubblici. Il Direttore centrale per la Polizia scientifica e la sicurezza cibernetica, Luigi Rinella, ha evidenziato come la collaborazione tra istituzioni e aziende rappresenti un elemento essenziale per garantire il corretto funzionamento del nuovo sistema. La crescente quantità di dati generata dalle attività online rende infatti indispensabile una cooperazione strutturata tra chi gestisce le infrastrutture digitali e chi svolge attività investigative.

E-evidence riduce i tempi delle indagini internazionali

L’introduzione del pacchetto E-evidence punta soprattutto a ridurre drasticamente i tempi necessari per ottenere informazioni digitali rilevanti. In passato le richieste internazionali passavano spesso attraverso procedure di rogatoria che potevano richiedere settimane o mesi prima di produrre risultati concreti. In un contesto in cui molte attività criminali si sviluppano e si trasformano nell’arco di poche ore, tali tempistiche risultavano incompatibili con le esigenze investigative moderne. Il nuovo sistema consente invece alle autorità competenti di agire in maniera più diretta nei confronti dei fornitori di servizi digitali. Questo approccio permette di preservare rapidamente dati che potrebbero essere cancellati o modificati e di acquisire elementi probatori fondamentali per ricostruire attività criminali online. La velocità di accesso alle informazioni rappresenta oggi uno dei fattori più importanti nella lotta contro cybercrime, terrorismo, frodi digitali e criminalità organizzata.

Empact colpisce le reti criminali ad alto rischio

Parallelamente all’avvio di E-evidence, il Consiglio dell’Unione europea ha pubblicato i risultati dell’iniziativa Empact High Risk Criminal Networks, coordinata dall’Italia nel biennio 2024-2025. Il programma rappresenta una delle più importanti piattaforme europee di cooperazione operativa contro il crimine organizzato. Le attività hanno coinvolto la Polizia di Stato, l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza e le forze di polizia di circa 50 Paesi, dando vita a un’azione coordinata su scala internazionale contro gruppi criminali particolarmente pericolosi. L’Italia ha assunto un ruolo di leadership coordinando 32 azioni operative focalizzate sia su organizzazioni criminali consolidate sia su fenomeni emergenti. I risultati ottenuti confermano l’efficacia del modello di cooperazione adottato e mostrano la capacità delle autorità europee di operare in maniera integrata contro minacce che superano i confini nazionali.

Oltre 1.200 arresti e sequestri record di droga e criptovalute

I numeri diffusi dal Consiglio dell’Unione europea evidenziano la portata delle operazioni condotte nell’ambito Empact. Le attività hanno generato 977 indagini internazionali e portato alla realizzazione di 171 operazioni di polizia congiunte. Il bilancio include l’arresto di 1.279 persone, collegate a reti criminali coinvolte in traffico di droga, riciclaggio, frodi e altre attività illecite. Particolarmente significativi risultano i sequestri effettuati nel corso delle operazioni. Le autorità hanno confiscato circa 27 tonnellate di sostanze stupefacenti, tra cui oltre 14 tonnellate di cocaina, confermando il ruolo centrale del narcotraffico nelle attività delle organizzazioni criminali internazionali. Sul fronte finanziario sono stati sequestrati più di 9 milioni di euro in contanti e oltre 82 milioni di euro in criptovalute, un dato che evidenzia come gli asset digitali siano sempre più utilizzati nelle attività di riciclaggio e movimentazione dei proventi illeciti.

L’Italia esporta il proprio modello di contrasto alla criminalità

Nel commentare i risultati dell’operazione, il Direttore del Servizio per la cooperazione internazionale di polizia Lorenzo Bucossi ha sottolineato il valore strategico della collaborazione tra i diversi Paesi europei. Il Vice Direttore generale della pubblica sicurezza Raffaele Grassi ha invece evidenziato come l’Italia continui a rappresentare un punto di riferimento nel contrasto alle organizzazioni criminali complesse. L’esperienza maturata nella lotta alle mafie e alle grandi reti transnazionali viene infatti sempre più spesso utilizzata come modello operativo anche a livello europeo. Questa leadership è stata ulteriormente riconosciuta dalla decisione di confermare la priorità dedicata alle reti criminali ad alto rischio nel ciclo operativo 2026-2029, con l’Italia destinata ad assumere nuovamente un ruolo centrale nella guida delle attività a partire dalla futura presidenza europea del 2028.

Dalle prove digitali alle operazioni sul campo nasce un modello integrato

L’avvio di E-evidence e i risultati di Empact rappresentano due facce della stessa strategia. Da una parte si rafforza la capacità di raccogliere rapidamente informazioni digitali essenziali per le indagini, dall’altra si consolidano le strutture operative che consentono di trasformare tali informazioni in azioni concrete contro le organizzazioni criminali. Le moderne reti del crimine operano attraverso piattaforme online, sistemi di comunicazione cifrata, infrastrutture cloud e strumenti finanziari digitali. Contrastarle richiede quindi una combinazione di capacità tecnologiche e interventi investigativi tradizionali. Il coinvolgimento dei provider privati nel sistema E-evidence e il successo delle operazioni coordinate nell’ambito Empact mostrano come l’Europa stia costruendo un modello sempre più integrato di sicurezza e cooperazione giudiziaria.

La cooperazione europea diventa un elemento strategico permanente

L’esperienza maturata attraverso questi progetti dimostra che le minacce contemporanee non possono essere affrontate con approcci isolati. Cybercrime, traffico internazionale di droga, riciclaggio, frodi e criminalità organizzata sfruttano infrastrutture globali e operano contemporaneamente in più giurisdizioni. In questo scenario la capacità di condividere rapidamente informazioni, acquisire prove digitali e coordinare interventi operativi rappresenta un vantaggio strategico decisivo. La Polizia di Stato, attraverso la Polizia postale, la Direzione centrale della polizia criminale e gli organismi dedicati alla cooperazione internazionale, continua a svolgere un ruolo di primo piano nella costruzione di questo modello europeo. L’obiettivo è creare un ecosistema investigativo capace di rispondere con la stessa velocità e flessibilità delle organizzazioni criminali che si intendono contrastare, rafforzando al tempo stesso la tutela dei cittadini e la sicurezza delle infrastrutture digitali.

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