Il settore della stampa 3D sta attraversando una nuova fase di evoluzione grazie a due iniziative che affrontano aspetti differenti ma complementari dell’innovazione. Da una parte il National Institute of Standards and Technology (NIST) statunitense ha sviluppato una tecnica che permette di creare e miscelare nuove leghe metalliche direttamente durante il processo di stampa, modificando esclusivamente il comportamento del laser senza introdurre nuovo hardware. Dall’altra, Snapmaker ha annunciato un fondo da 150.000 dollari, equivalenti a circa 137.550 euro, destinato a sostenere gli sviluppatori open source che contribuiscono a progetti fondamentali per l’ecosistema della manifattura additiva. Le due iniziative evidenziano come il futuro della stampa 3D non dipenda soltanto da materiali e macchine più avanzati, ma anche dalla collaborazione tra ricerca scientifica, software aperto e comunità di sviluppatori.
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Il NIST crea leghe metalliche direttamente durante la stampa
I ricercatori del NIST hanno sviluppato una tecnica innovativa che modifica radicalmente il modo in cui vengono prodotte le leghe nella stampa 3D metallica. Nei sistemi tradizionali il laser segue percorsi lineari mentre fonde la polvere metallica depositata sul piano di lavoro. Il nuovo metodo utilizza invece traiettorie ellittiche che consentono al fascio laser di agitare continuamente il bagno di metallo fuso mentre procede lungo il percorso di stampa. Questo movimento genera una miscelazione attiva degli elementi metallici prima della solidificazione del materiale. L’aspetto più interessante è che l’intero processo richiede soltanto una modifica software dei percorsi di scansione e non necessita di componenti aggiuntivi o di nuove architetture hardware. In pratica, le macchine già presenti nelle fabbriche potrebbero adottare questa tecnologia attraverso semplici aggiornamenti del firmware di controllo, riducendo drasticamente tempi e costi di implementazione.
La ricerca è stata verificata con raggi X ad alta energia
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica Additive Manufacturing, è stato validato utilizzando le infrastrutture dell’Advanced Photon Source presso il Argonne National Laboratory. I ricercatori hanno utilizzato raggi X estremamente potenti per osservare in tempo reale il comportamento atomico dei materiali durante la solidificazione. Grazie a questa metodologia è stato possibile verificare la fusione di una lega ad alta entropia RHEA-19 con una lega di titanio più leggera, ottenendo una nuova composizione direttamente durante il processo di stampa.

L’osservazione in tempo reale ha consentito di studiare fenomeni che si sviluppano in meno di un secondo, fornendo dati preziosi sul comportamento delle nuove leghe e sulla loro stabilità strutturale. Questo approccio sperimentale rappresenta uno dei passaggi più importanti della ricerca perché dimostra concretamente la fattibilità della produzione di materiali avanzati direttamente durante la manifattura additiva.
La miscelazione in-process elimina uno dei problemi storici delle leghe
Uno dei principali ostacoli nella produzione di leghe complesse è rappresentato dalla tendenza dei metalli a separarsi durante il raffreddamento. Differenze di densità, punto di fusione e tensione superficiale possono infatti generare microstrutture irregolari e punti di debolezza che compromettono le prestazioni meccaniche del componente finale. Questo problema è particolarmente evidente nelle leghe ad alta entropia, materiali avanzati che combinano cinque o più elementi metallici in proporzioni simili per ottenere caratteristiche superiori rispetto alle leghe tradizionali. La tecnica sviluppata dal NIST affronta direttamente questa criticità mantenendo il bagno fuso costantemente in movimento durante la solidificazione. Il risultato è una distribuzione più uniforme degli elementi e una maggiore omogeneità strutturale. Secondo i ricercatori, questo approccio consente di produrre componenti più resistenti e affidabili rispetto a quelli ottenuti con metodi convenzionali.
Verso materiali progettati in tempo reale
Uno degli aspetti più rivoluzionari della ricerca riguarda la possibilità di creare leghe on-demand direttamente durante il processo produttivo. Invece di acquistare e immagazzinare numerose polveri pre-legate con composizioni differenti, i produttori potrebbero utilizzare polveri elementari e definire la composizione finale attraverso il controllo software della stampa. Il ricercatore Ho Yeung ha spiegato che il team ha dovuto sviluppare strumenti di controllo personalizzati perché i software commerciali attuali non supportano ancora percorsi laser così complessi. Una volta integrata nei sistemi industriali, però, questa tecnologia potrebbe consentire la creazione di materiali completamente nuovi e personalizzati per specifiche applicazioni. La possibilità di modificare gradualmente la composizione di una lega all’interno dello stesso componente rappresenta inoltre un vantaggio significativo rispetto alle tecniche tradizionali di assemblaggio e saldatura.
Applicazioni industriali dalla produzione aerospaziale alle turbine
Le potenziali applicazioni della nuova tecnologia si estendono a numerosi settori industriali. Uno degli esempi proposti dai ricercatori riguarda la realizzazione di pale per turbine aeronautiche nelle quali la composizione della lega cambia progressivamente lungo la struttura senza necessità di giunzioni o saldature. Questo approccio permette di ottimizzare le proprietà meccaniche e termiche in diverse aree del componente, eliminando al contempo punti di debolezza strutturale. Anche l’industria energetica, automobilistica e spaziale potrebbe beneficiare di materiali progettati dinamicamente durante la produzione. La ricerca si inserisce inoltre in un più ampio programma del NIST dedicato al controllo della microstruttura e alla riduzione dei difetti nei processi di manifattura additiva, uno dei temi più importanti per la maturazione industriale della stampa 3D metallica.
Snapmaker investe 137.550 euro nella comunità open source
Mentre il NIST lavora sull’evoluzione dei materiali, Snapmaker ha scelto di investire direttamente nell’ecosistema software che alimenta gran parte delle stampanti 3D moderne. L’azienda ha annunciato un fondo da 150.000 dollari, pari a circa 137.550 euro, destinato a sostenere sviluppatori e progetti open source che contribuiscono alla crescita della comunità della manifattura additiva. L’iniziativa coincide con il decimo anniversario dell’azienda e rappresenta un riconoscimento del ruolo svolto da software come Klipper, OrcaSlicer e Moonraker nello sviluppo delle tecnologie di stampa moderne. Una prima tranche da 50.000 dollari è già stata assegnata a sviluppatori che lavorano direttamente sull’ecosistema del toolchanger U1, la piattaforma multiutensile sviluppata dall’azienda.
Klipper, OrcaSlicer e Moonraker al centro dell’iniziativa
Il fondo si concentra in particolare sui progetti che contribuiscono all’evoluzione di Klipper, OrcaSlicer, Moonraker, Fluidd e altre piattaforme utilizzate quotidianamente dalla comunità maker e professionale. I restanti 100.000 dollari saranno distribuiti attraverso un concorso internazionale articolato in due fasi. La prima terminerà il 7 settembre e premierà venti progetti selezionati, mentre la seconda si svolgerà tra ottobre e la fine dell’anno. I partecipanti dovranno pubblicare il proprio lavoro su piattaforme aperte come GitHub, con la garanzia di mantenere la piena proprietà intellettuale delle soluzioni sviluppate. L’obiettivo non è soltanto finanziare software esistente ma stimolare nuove idee capaci di ampliare le funzionalità dell’ecosistema U1 e migliorare l’esperienza di stampa.
Un ecosistema costruito grazie alla collaborazione aperta
Tra i progetti già supportati figurano strumenti come Full Spectrum, dedicato alla gestione avanzata dei colori nella stampa FDM, e Surface Color Stitch, entrambi integrati nell’ambiente Snapmaker Orca e distribuiti come software open source. L’azienda sottolinea come il proprio sviluppo tecnologico sia stato possibile grazie a decenni di contributi della comunità globale. Per questo motivo il fondo viene presentato non come un semplice programma di incentivi ma come un investimento nella sostenibilità dell’ecosistema. La collaborazione con sviluppatori indipendenti ha già portato risultati concreti, come dimostra il coinvolgimento di figure di riferimento della community, tra cui il contributore noto come Ratdoux, invitato direttamente a Shenzhen per collaborare ai progetti di stampa multicolore.
Due approcci diversi verso la stessa trasformazione tecnologica
Le iniziative del NIST e di Snapmaker affrontano due dimensioni differenti dell’innovazione nella stampa 3D, ma convergono verso un obiettivo comune: rendere la manifattura additiva più flessibile, accessibile ed efficiente. La possibilità di creare leghe metalliche personalizzate direttamente durante la stampa riduce i limiti imposti dai materiali tradizionali e apre nuove opportunità per l’industria avanzata. Parallelamente, il sostegno economico alla comunità open source rafforza gli strumenti software che consentono agli utenti di sfruttare al meglio queste tecnologie. Insieme, queste novità mostrano come il futuro della stampa 3D sarà costruito tanto nei laboratori di ricerca quanto nelle comunità di sviluppatori che continuano a espandere le possibilità della manifattura digitale attraverso innovazione condivisa e collaborazione aperta.
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