📌 In Sintesi
- Apple rischia una multa fino a 4 miliardi di rubli in Russia per presunta discriminazione nell’App Store.
- Il fronte russo riguarda motori di ricerca, software locali e pressioni sulla preinstallazione dell’app statale Max.
- Negli Stati Uniti, Apple punta a congelare il caso Epic Games mentre attende la Corte Suprema.
Apple affronta una nuova fase di pressione regolatoria su entrambi i lati del proprio ecosistema App Store. In Russia, il Servizio Federale Antimonopolio minaccia una sanzione fino a 4 miliardi di rubli, circa 51,6 milioni di dollari, se l’azienda non correggerà entro il 15 luglio 2026 presunte pratiche discriminatorie contro motori di ricerca e software locali. Negli Stati Uniti, invece, la società di Cupertino cerca di rallentare il procedimento ancora aperto con Epic Games, chiedendo alla corte distrettuale di sospendere le scadenze in attesa che la Corte Suprema si pronunci sul ricorso relativo alla decisione di contempt. I due fronti sono diversi per contesto e natura giuridica, ma convergono sullo stesso nodo strategico: il controllo delle regole di distribuzione, pagamento e visibilità nell’App Store. Per Apple, il negoziato regolatorio non è più solo commerciale, ma anche geopolitico.
Cosa leggere
La Russia minaccia Apple con una multa da 4 miliardi di rubli
Il Federal Antimonopoly Service russo ha ordinato ad Apple di rimediare a presunte pratiche discriminatorie nell’App Store entro il 15 luglio 2026. Secondo l’autorità, l’azienda avrebbe favorito alcune applicazioni rispetto a motori di ricerca e software sviluppati in Russia, ostacolando la concorrenza locale. In caso di mancato adeguamento, la sanzione potrebbe arrivare fino a 4 miliardi di rubli, pari a circa 51,6 milioni di dollari. La contestazione si inserisce in una linea regolatoria già vista negli ultimi anni, con Mosca intenzionata a imporre maggiore spazio ai servizi digitali nazionali sui dispositivi venduti o utilizzati nel Paese. Il punto non riguarda soltanto una singola app, ma il potere di Apple di definire quali servizi possano essere distribuiti, aggiornati e resi visibili agli utenti. Per il Cremlino, l’App Store resta una leva strategica nella sovranità digitale; per Apple, ogni concessione locale può creare un precedente applicabile in altri mercati complessi.
Il caso Max e la pressione geopolitica sull’ecosistema Apple
La minaccia russa arriva in un contesto già deteriorato. Apple ha sospeso le vendite ufficiali dei propri prodotti in Russia nel marzo 2022, dopo l’invasione dell’Ucraina, ma i dispositivi continuano a circolare tramite importazioni parallele e rimangono rilevanti per utenti e sviluppatori locali. A complicare il quadro c’è il caso Max, applicazione di messaggistica sostenuta dallo Stato russo e promossa come alternativa nazionale a WhatsApp e Telegram. Fonti russe e media indipendenti hanno segnalato la rimozione di Max dall’App Store e l’interruzione delle notifiche push, mentre Mosca ha chiesto spiegazioni all’azienda. La nuova normativa russa sulla preinstallazione di software nazionale, inclusa l’app Max, aumenta la pressione sui produttori di smartphone e tablet. Anche se Apple non vende più ufficialmente iPhone in Russia, le autorità sembrano voler mantenere capacità di influenza sul comportamento dell’azienda e sulla disponibilità dei servizi digitali locali nell’ecosistema iOS.
L’App Store diventa terreno di sovranità digitale
Il contenzioso russo non può essere letto soltanto come una normale disputa antitrust. In un mercato segnato da sanzioni, restrizioni tecnologiche e sostituzione di piattaforme occidentali con alternative domestiche, la distribuzione delle applicazioni diventa parte della politica industriale nazionale. La Russia ha già spinto in passato per rendere più visibili motori di ricerca locali e app nazionali sui dispositivi mobili, accusando le grandi piattaforme statunitensi di mantenere un controllo eccessivo sugli accessi digitali. Per Apple, il rischio non è solo economico: una multa da 52 milioni di dollari è gestibile per il gruppo, ma l’eventuale imposizione di obblighi tecnici potrebbe entrare in conflitto con policy globali, sicurezza dell’ecosistema e vincoli derivanti dalle sanzioni occidentali. La società deve quindi bilanciare conformità locale, reputazione internazionale e coerenza della propria piattaforma. In questo senso, il dossier russo rappresenta un esempio estremo di una tendenza più ampia: governi diversi chiedono maggiore controllo sui gatekeeper digitali, ma con finalità politiche e regolatorie molto differenti.
Apple chiede di fermare il procedimento con Epic Games
Sul fronte statunitense, Apple ha chiesto alla corte distrettuale di sospendere i procedimenti ancora in corso nel contenzioso con Epic Games in attesa della decisione della Corte Suprema. Il ricorso accettato dalla Corte riguarda la possibilità di confermare o meno la decisione che ha ritenuto Apple in contempt per la gestione dei link a pagamenti esterni all’App Store. Il contenzioso nasce dalla causa antitrust avviata da Epic nel 2020, dopo la rimozione di Fortnite dall’App Store. La sentenza originaria del 2021 aveva imposto ad Apple di consentire agli sviluppatori di indirizzare gli utenti verso opzioni di pagamento alternative. Apple aveva poi introdotto link esterni, ma applicando una commissione del 27% sulle transazioni concluse fuori dall’app, scelta contestata da Epic e ritenuta insufficiente dalla giudice Yvonne Gonzalez Rogers.
La Corte Suprema valuterà il contempt, non l’intera ingiunzione
Il punto ora davanti alla Corte Suprema è circoscritto ma decisivo: stabilire se Apple possa essere sanzionata per non aver rispettato l’ingiunzione nella sostanza, anche se l’ordine originario non vietava esplicitamente una commissione sugli acquisti esterni. Apple sostiene di aver seguito il testo dell’ingiunzione e di non poter essere punita per una presunta violazione del suo “spirito”. La Corte Suprema ha accettato di esaminare questo aspetto, ma non ha riaperto l’intero perimetro dell’ingiunzione, inclusa la sua applicazione a sviluppatori diversi da Epic. Per questo Apple cerca di congelare i procedimenti di rinvio: se il tribunale distrettuale continuasse a esaminare commissioni e rimedi mentre la Corte Suprema valuta il contempt, potrebbero crearsi sovrapposizioni procedurali e decisioni potenzialmente incoerenti. La strategia è quindi processuale ma anche commerciale, perché ogni mese di sospensione preserva margini di manovra sulle regole economiche dell’App Store.
Le regole dell’App Store restano il cuore dello scontro
Russia ed Epic Games agiscono da prospettive opposte, ma colpiscono lo stesso centro di potere: la capacità di Apple di governare accesso, commissioni e condizioni operative dell’App Store. Mosca contesta la posizione della piattaforma rispetto a software e servizi russi, inserendo la disputa in una logica di sovranità tecnologica. Epic contesta invece il modello economico e le commissioni, sostenendo che Apple continui a limitare la concorrenza anche dopo l’obbligo di consentire link a pagamenti alternativi. Il risultato è una pressione multilivello: regolatori nazionali, tribunali federali, sviluppatori e governi chiedono modifiche a un’infrastruttura che Apple considera essenziale per sicurezza, user experience e monetizzazione. La posta in gioco supera i singoli casi, perché ogni decisione può influenzare il comportamento di altre giurisdizioni e rafforzare richieste simili in Europa, Asia o America Latina.
Un equilibrio sempre più difficile tra compliance e controllo
Apple entra nella seconda metà del 2026 con un problema strutturale: difendere il controllo dell’App Store senza apparire impermeabile a tribunali, autorità antitrust e governi nazionali. La multa russa, se applicata, avrebbe impatto economico limitato rispetto alla scala del gruppo, ma aumenterebbe la complessità geopolitica di un mercato già segnato da sanzioni e interruzione delle vendite ufficiali. Il caso Epic, invece, può incidere più direttamente sul modello globale delle commissioni e sulle modalità con cui gli sviluppatori comunicano alternative di pagamento agli utenti. In entrambi i fronti, Apple cerca di preservare coerenza tecnica e potere negoziale. La difficoltà è che l’App Store non è più percepito soltanto come marketplace: per governi, sviluppatori e concorrenti è un’infrastruttura regolabile, con effetti su concorrenza, informazione, pagamenti e sovranità digitale. Questo rende ogni controversia locale potenzialmente sistemica.
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