📌 In Sintesi
- Il mercato digitale italiano raggiunge 84,4 miliardi nel 2025, crescendo più del PIL nazionale.
- AI, cloud e cybersecurity trainano servizi ICT, software, data center e investimenti pubblici e privati.
- Dal 2026 al 2029 il settore punta al modello digital first dopo la spinta del PNRR.
Il mercato digitale italiano chiude il 2025 a 84,4 miliardi di euro, con una crescita del 3,4% che supera l’andamento del PIL nazionale e conferma il ruolo strutturale dell’innovazione tecnologica nella competitività del Paese. Il Rapporto “Il Digitale in Italia 2026” di Anitec-Assinform, realizzato con NetConsulting cube e presentato alla Camera dei Deputati, fotografa un ecosistema in accelerazione selettiva: crescono soprattutto Servizi ICT, software, cloud, cybersecurity, Big Data e intelligenza artificiale, mentre le telecomunicazioni restano sotto pressione per margini e concorrenza. L’AI registra il ritmo più elevato, con una spesa di 1,38 miliardi e un incremento del 47,6%, mentre la cybersecurity supera 2,24 miliardi. Il digitale non appare più come semplice abilitatore operativo, ma come infrastruttura industriale, economica e geopolitica destinata a influenzare produttività, sicurezza nazionale, sanità, pubblica amministrazione, manifattura e sviluppo delle PMI.
Cosa leggere
Il mercato digitale italiano cresce più dell’economia nazionale
Il dato centrale del Rapporto Anitec-Assinform è la crescita del mercato digitale italiano a 84,4 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente. La dinamica è superiore a quella del PIL e conferma che la spesa digitale sta assumendo un peso anticiclico rispetto al rallentamento macroeconomico. La composizione del mercato mostra però andamenti molto diversi tra i segmenti. I Servizi ICT raggiungono 18,8 miliardi e crescono dell’8,1%, spinti da progetti di cloud computing, cybersecurity, sviluppo applicativo e integrazione dell’AI nei processi aziendali. Software e Soluzioni ICT arrivano a 9,8 miliardi, con un incremento del 4,1%, mentre Contenuti e Pubblicità Digitale salgono a 16,9 miliardi con un progresso del 4,8%.

Resta positivo il comparto Dispositivi e Sistemi, pari a 20,6 miliardi e in crescita dell’1,8%, sostenuto da mobile device, infrastrutture enterprise, sistemi specializzati e server accelerati. In controtendenza, i Servizi di Rete TLC arretrano dello 0,7% a 18,3 miliardi, riflettendo la pressione competitiva su servizi voce e dati, la commoditizzazione della connettività e la difficoltà degli operatori nel trasformare l’aumento del traffico in crescita dei ricavi.
AI, cloud e cybersecurity guidano la nuova fase del digitale

La traiettoria più evidente riguarda le tecnologie a più alto valore strategico. La spesa italiana in intelligenza artificiale raggiunge 1.380 milioni di euro nel 2025, con una crescita del 47,6% che la rende il principale acceleratore del mercato. L’AI generativa vale già 426 milioni, pari al 31% del mercato AI, e trova applicazione in produzione di contenuti, customer service, sviluppo software, knowledge management e automazione dei processi cognitivi. Accanto ai modelli generativi emerge l’AI agentica, ancora marginale ma considerata una delle traiettorie più promettenti per il prossimo triennio, perché capace di coordinare task, workflow e decisioni in modo più autonomo. Il cloud computing resta il modello infrastrutturale dominante, con servizi cloud pari a circa 8,7 miliardi e una crescita del 17,6%, mentre il mercato cloud complessivo, includendo il private cloud, supera 9,5 miliardi. La cybersecurity assume un ruolo sempre più strutturale, con una spesa di 2,24 miliardi e un aumento superiore al 12%, alimentata da attacchi più sofisticati, adozione dell’AI da parte dei cyber criminali, direttiva NIS2, regolamento DORA e rafforzamento dei modelli di resilienza operativa.
Big Data, IoT e data center rafforzano l’infrastruttura nazionale

La trasformazione digitale italiana non si limita alle applicazioni software, ma coinvolge l’intera infrastruttura dei dati. Il mercato Big Data & Analytics raggiunge 2,1 miliardi di euro, con una crescita del 10,4%, confermando la centralità della Data Governance come prerequisito per abilitare AI, automazione e decisioni data-driven. Le imprese investono in data lake, data platform, qualità del dato, sicurezza, metadata management e sistemi di analisi avanzata. Il mercato IoT continua a espandersi, attestandosi a 5,1 miliardi con una crescita del 7%, trainato da Industria 4.0, manutenzione predittiva, smart city, automotive connesso, logistica e monitoraggio energetico. Sul fronte infrastrutturale, l’Italia consolida il proprio posizionamento come hub europeo dei data center e del supercalcolo. Milano resta il polo principale, ma emergono nuovi investimenti a Roma, Genova e Palermo, anche in relazione a ridondanza, cavi sottomarini e requisiti di sovranità del dato. La domanda di server GPU based, sistemi HPC, storage ad alte prestazioni e networking a 400 GbE riflette il passaggio da una digitalizzazione applicativa a una trasformazione basata su capacità computazionale, efficienza energetica e integrazione tra AI, cloud e infrastrutture fisiche.
L’ecosistema ICT conta oltre 132mila imprese e 638mila addetti
Il Rapporto evidenzia anche la dimensione industriale del settore. L’ecosistema ICT italiano conta 132.832 imprese e 638.150 addetti, con una forte concentrazione nei comparti software, consulenza IT e servizi digitali. La struttura resta però frammentata: circa il 90% delle aziende ha meno di 10 addetti, elemento che limita capacità di investimento, accesso a competenze avanzate e partecipazione a progetti di scala. Nel primo semestre 2026, le startup e PMI innovative ICT sono 10.754 e impiegano oltre 52mila addetti, confermando il ruolo dell’innovazione digitale nella crescita occupazionale qualificata. Milano rimane il principale hub nazionale, seguita da Roma e Napoli, ma la distribuzione territoriale degli investimenti continua a mostrare squilibri significativi. Il Nord Ovest e il Centro concentrano la quota più rilevante della spesa digitale, mentre il Mezzogiorno dipende maggiormente dagli investimenti pubblici, dal PNRR e da programmi di infrastrutturazione. La sfida industriale consiste nel trasformare un ecosistema numeroso ma frammentato in una filiera più solida, capace di produrre tecnologie, proprietà intellettuale, servizi scalabili e competenze specialistiche.
PNRR, sanità digitale e PA spingono la transizione ma aprono il nodo sostenibilità
Il PNRR ha rappresentato un acceleratore decisivo per la digitalizzazione italiana, soprattutto in Pubblica Amministrazione, sanità, cloud, interoperabilità, identità digitale e cybersecurity. La Missione 1 dedicata a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura ha raggiunto un avanzamento significativo, mentre nella Missione 6 sanità restano centrali Fascicolo Sanitario Elettronico, telemedicina, interoperabilità dei dati clinici e ammodernamento del parco tecnologico ospedaliero. Secondo il Rapporto, la fase post-PNRR sarà più complessa della fase di investimento: conclusa la spinta dei fondi europei, il sistema dovrà garantire continuità operativa, manutenzione, competenze, governance dei dati e sostenibilità economica delle piattaforme realizzate. La PA è chiamata a passare dalla digitalizzazione delle procedure alla riprogettazione dei processi, superando modelli basati su adempimenti formali e procurement poco flessibile. La sanità digitale, in particolare, potrà diventare uno dei cantieri più rilevanti del periodo 2026-2029, ma solo se FSE 2.0, telemedicina e data lake sanitari saranno integrati in servizi realmente interoperabili, sicuri e utilizzabili da professionisti e cittadini.
Banche, manifattura e utilities accelerano su dati, automazione e sicurezza
La trasformazione digitale coinvolge tutti i principali settori economici. Banche e assicurazioni investono in AI, cloud, cybersecurity, antifrode, antiriciclaggio, onboarding digitale, automazione documentale e modernizzazione dei sistemi legacy. In questi comparti l’AI sta uscendo dalla fase pilota per entrare nei processi core, con modelli human in the loop necessari per garantire supervisione, compliance e controllo del rischio. Il manifatturiero accelera su robotica, Industrial IoT, automazione, digital twin e cybersecurity industriale, con una crescente integrazione tra IT e OT. Le utilities e il settore energia usano il digitale per smart grid, manutenzione predittiva, transizione energetica e gestione intelligente delle reti. Anche trasporti, logistica, distribuzione e servizi stanno aumentando gli investimenti in analytics, customer experience, marketing automation, sicurezza e monitoraggio operativo. Il digitale assume quindi una funzione trasversale: non è più un comparto separato, ma un layer industriale che entra nei modelli operativi, nella gestione dei dati, nella resilienza, nella produttività e nella qualità dei servizi.
Le PMI restano il punto critico della crescita digitale
Nonostante la crescita complessiva, il Rapporto segnala un divario persistente tra grandi imprese e PMI. Nel 2025, il 16,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti utilizza almeno una tecnologia di AI, raddoppiando rispetto all’8,2% del 2024. Nelle grandi imprese, però, l’adozione arriva al 53,1%, mentre nelle PMI si ferma al 15,7%. Il problema non riguarda soltanto l’acquisto di software, ma la disponibilità di dati strutturati, competenze, capitale, governance, capacità di integrare sistemi legacy e sostenibilità dei costi computazionali. Anche l’analisi dei dati cresce in modo significativo, con una quota di imprese coinvolte che raggiunge il 42,7%, ma le attività più evolute restano concentrate nelle aziende di maggiore dimensione. Per questo gli incentivi futuri non potranno limitarsi all’acquisto di tecnologie: dovranno sostenere formazione, consulenza, change management, nuovi modelli organizzativi, reti tra imprese, collaborazione con università e accesso a strumenti finanziari più adatti alla transizione digitale delle piccole realtà produttive.
Cybersecurity e competenze diventano condizioni di sicurezza nazionale
La cybersecurity emerge come uno dei pilastri più urgenti. Gli attacchi informatici in Italia sono in crescita, con particolare esposizione per Pubblica Amministrazione, manifatturiero, trasporti, logistica, sanità e servizi essenziali. L’uso dell’AI generativa da parte degli attaccanti rende più credibili phishing, social engineering, frodi documentali e automazione offensiva, spingendo organizzazioni pubbliche e private verso SOC avanzati, Managed Security Services, threat intelligence, protezione delle identità digitali, autenticazione multifattore e gestione del rischio supply chain. La sicurezza digitale non può più essere trattata come funzione tecnica isolata, ma come componente della resilienza organizzativa e della continuità operativa. In parallelo, la carenza di specialisti in AI, cloud, cybersecurity, data science e sviluppo software rappresenta uno dei principali vincoli alla crescita. Senza competenze, il Paese rischia di aumentare la spesa tecnologica senza trasformarla in produttività, innovazione industriale e sovranità digitale. La richiesta ricorrente emersa nel confronto istituzionale è quindi quella di un vero piano industriale per il digitale, capace di collegare infrastrutture, dati, competenze, energia, cybersecurity e crescita dimensionale delle imprese ICT.
Dal 2026 al 2029 il mercato entra nella fase digital first

Le previsioni indicano per il periodo 2026-2029 una crescita media annua del mercato digitale italiano pari al 3,6%, con una transizione dalla digitalizzazione d’emergenza sostenuta dal PNRR a un modello digital first strutturale. Il mercato dovrebbe raggiungere 87,4 miliardi nel 2026, 90,6 miliardi nel 2027, 94 miliardi nel 2028 e 97,7 miliardi nel 2029. I Digital Enabler e Digital Transformer cresceranno a un ritmo molto più elevato, con un tasso medio stimato dell’11,7%, trainati da AI, cloud, cybersecurity, dati e automazione. La sfida sarà trasformare l’aumento della spesa in valore diffuso: produttività, servizi pubblici migliori, riduzione dei divari territoriali, competitività delle PMI, infrastrutture sicure e maggiore indipendenza tecnologica. In un contesto segnato da instabilità geopolitica, volatilità energetica, competizione sui semiconduttori e centralità dei dati, il digitale diventa una leva di politica industriale. L’Italia dispone di un mercato in crescita, un ecosistema ICT esteso e una domanda pubblica e privata sempre più consapevole; il salto necessario riguarda ora governance, scala, competenze e capacità di trasformare l’innovazione in vantaggio industriale duraturo.
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