📌 In Sintesi
- Google Earth Pro terminerà il supporto nel 2027 mentre Google continua a potenziare la versione web con nuove funzionalità.
- Chrome completa il passaggio a Manifest V3, eliminando definitivamente le estensioni basate su Manifest V2 dal Web Store.
- Arrivano inoltre aggiornamenti per Pixel, Android 17, Google Keep e Quick Share, insieme a novità per l’ecosistema Android.
Il mese di luglio segna una nuova fase nell’evoluzione dell’ecosistema Google, con cambiamenti che interessano browser, sistemi operativi, applicazioni e strumenti professionali. Tra gli annunci più significativi figura la fine del ciclo di vita di Google Earth Pro, storico client desktop che verrà definitivamente abbandonato nel 2027, mentre Google Chrome completa il passaggio alle estensioni Manifest V3, sancendo la fine del supporto per Manifest V2 e modificando profondamente il funzionamento di numerosi componenti aggiuntivi, compresi alcuni dei più popolari ad blocker. Parallelamente Google distribuisce nuove correzioni per i dispositivi Pixel, introduce miglioramenti in Android 17 e continua ad ampliare applicazioni come Google Keep e Quick Share, confermando una strategia orientata alla modernizzazione dell’intero ecosistema, anche quando questo comporta la rinuncia alla retrocompatibilità con strumenti ormai consolidati.
Cosa leggere
Google Earth Pro si avvia alla fine del supporto
Google ha confermato che Google Earth Pro non riceverà più aggiornamenti dopo il 25 giugno 2027, data che segnerà la conclusione definitiva del supporto per il client desktop. L’azienda invita gli utenti a migrare verso le versioni web e mobile della piattaforma, esportando luoghi, livelli e preferenze attraverso file KML, formato pienamente compatibile con le nuove applicazioni. Per gli utenti occasionali il passaggio risulterà relativamente semplice, ma la situazione è differente per chi utilizza Google Earth Pro in ambito professionale.

Molti operatori del settore GIS, progettisti e tecnici hanno infatti evidenziato alcune limitazioni ancora presenti nella versione web, tra cui la gestione incompleta dei dati attributo, restrizioni nella visualizzazione di geometrie particolarmente complesse e un limite di circa 250.000 vertici per alcuni elementi cartografici. Google sta progressivamente colmando queste differenze introducendo funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, una rappresentazione tridimensionale più realistica e persino il simulatore di volo, storicamente disponibile soltanto nella versione desktop.
Chrome completa la transizione a Manifest V3
L’altra importante novità riguarda Google Chrome, che procede con la rimozione definitiva delle estensioni sviluppate secondo lo standard Manifest V2. Il termine fissato da Google è il 31 agosto 2026, data dopo la quale tali estensioni non saranno più disponibili nel Chrome Web Store. Chi utilizza ancora Chrome 138 o versioni precedenti potrà continuare temporaneamente a usare le estensioni già installate, ma non riceverà più aggiornamenti e non potrà reinstallarle in caso di rimozione. A partire da Chrome 139, il browser supporterà esclusivamente Manifest V3, architettura che Google ritiene più sicura, efficiente e meno impattante sulle prestazioni del browser. La modifica interessa soprattutto le estensioni dedicate al blocco della pubblicità, come uBlock Origin, che con Manifest V3 vedono limitate alcune delle funzionalità che ne avevano decretato il successo. Gli utenti contrari a questa evoluzione possono rinviare temporaneamente l’aggiornamento del browser oppure orientarsi verso alternative come Firefox, che continua a supportare il vecchio modello di estensioni.
Google aggiorna Keep e Quick Share
Tra le applicazioni destinate agli utenti finali arrivano anche diverse novità. Google Keep si prepara a introdurre la funzione “Find in note”, che permetterà di cercare rapidamente parole o frasi all’interno di una singola nota evidenziando tutte le occorrenze trovate. La funzione è già comparsa in una versione preliminare dell’applicazione e dovrebbe essere distribuita nelle prossime settimane. Anche Quick Share riceverà un’importante evoluzione grazie al backup automatico verso PC Windows. La funzione consentirà di trasferire automaticamente fotografie e video tramite rete Wi-Fi, evitando il passaggio attraverso servizi cloud. Il sistema eseguirà la sincronizzazione quando smartphone e computer si troveranno sulla stessa rete locale oppure potrà essere avviato manualmente. Dalle analisi del codice emerge tuttavia una limitazione significativa: gli smartphone Samsung Galaxy sembrano essere esclusi dalla nuova funzionalità, probabilmente perché Samsung continua a privilegiare il proprio ecosistema Smart Switch, aumentando ulteriormente la frammentazione dell’ambiente Android.
Pixel riceve correzioni importanti e Android 17 evolve
Il pacchetto di aggiornamenti di luglio interessa anche la gamma Google Pixel, correggendo uno dei problemi più rilevanti segnalati dagli utenti: il bootloop che coinvolgeva dispositivi dalla serie Pixel 6 fino ai più recenti Pixel 10, compresi i modelli pieghevoli. L’aggiornamento elimina inoltre anomalie che causavano la scomparsa dei widget dopo l’installazione di Android 17, crash di alcune applicazioni e difetti nella navigazione sui dispositivi foldable. Una delle novità più attese riguarda la possibilità di uscire dal programma beta di Android senza dover cancellare completamente il dispositivo. In precedenza gli utenti erano costretti a reinstallare il firmware eseguendo un reset completo, mentre ora il passaggio alla versione stabile avviene tramite aggiornamento OTA, preservando i dati personali.

Android 17 introduce inoltre il nuovo standard video Eclipsa HDR, progettato per garantire una resa dell’elevata gamma dinamica più uniforme tra display differenti grazie all’utilizzo di valori di riferimento per la luminosità e curve di guadagno adattive.
Android Auto e gli strumenti di terze parti
Le novità dell’ecosistema Google coinvolgono anche alcuni strumenti sviluppati da terze parti. L’applicazione Fermata Xtream, utilizzata da molti utenti per la riproduzione di contenuti video su Android Auto, riceverà l’ultimo aggiornamento della propria storia con la versione 2.3.1, introducendo correzioni all’interfaccia, un client sperimentale per Plex e numerosi bug fix prima della conclusione dello sviluppo. Anche DuckDuckGo continua a rafforzare il proprio browser implementando un sistema di blocco delle pubblicità su YouTube basato sulle liste di filtri di uBlock Origin, soluzione già disponibile su Windows, macOS e iOS e destinata ad arrivare anche su Android.

Sul fronte delle estensioni debutta inoltre Knockoff, progetto open source pensato per migliorare la ricerca di prodotti su Amazon filtrando automaticamente marchi sconosciuti o ritenuti di bassa qualità attraverso un database comunitario e regole linguistiche elaborate interamente in locale, senza inviare dati a server esterni.
Un ecosistema sempre più moderno ma meno retrocompatibile
Gli aggiornamenti annunciati da Google mostrano una direzione ormai chiara. L’azienda continua a privilegiare sicurezza, integrazione cloud e nuove tecnologie, anche quando questo comporta l’abbandono di strumenti storici o la rottura della compatibilità con componenti ampiamente utilizzati. La dismissione di Google Earth Pro, il passaggio definitivo a Manifest V3 e la progressiva evoluzione di Android 17 rappresentano esempi concreti di questa strategia. Allo stesso tempo Google continua a migliorare l’esperienza degli utenti con correzioni per i dispositivi Pixel, nuove funzioni nelle applicazioni di produttività e strumenti di condivisione sempre più integrati. Per utenti privati e professionisti i prossimi mesi saranno quindi caratterizzati dalla necessità di adattare flussi di lavoro e strumenti software a un ecosistema che continua a evolversi rapidamente, privilegiando piattaforme moderne rispetto alle soluzioni legacy.
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