corea nord clone pixel 8 pro 16 gb ram

Corea del Nord, “pezzotto” del Pixel 8 Pro con 16 GB di RAM sfida le sanzioni

📌 In Sintesi

  • Il People’s Pixel replica il design del Pixel 8 Pro e offre 16 GB di RAM, 256 GB di storage e tre fotocamere da 50 MP.
  • Il Dimensity 7050 è meno potente del Tensor G3, ma produce meno calore e sostiene un’esperienza di fascia media.
  • Il bootloader sbloccato consente di installare PixelOS con i servizi Google, sollevando interrogativi sull’origine dei componenti.

Un clone nordcoreano del Google Pixel 8 Pro sta attirando attenzione per una configurazione hardware insolita, soprattutto considerando le restrizioni internazionali applicate alla Corea del Nord. Il dispositivo, soprannominato People’s Pixel, integra 16 GB di RAM, 256 GB di memoria, un processore MediaTek Dimensity 7050 e tre fotocamere posteriori da 50 MP. Pur riproducendo il design del modello Google, presenta compromessi evidenti nel display e nelle prestazioni. L’elemento più sorprendente resta però il bootloader sbloccato, che consente di installare PixelOS e utilizzare regolarmente i servizi Google.

Il People’s Pixel copia il design del Pixel 8 Pro

Annuncio

Il dispositivo riproduce la struttura estetica del Pixel 8 Pro e della sua caratteristica barra fotografica, adottando un modulo orizzontale che attraversa quasi tutta la parte posteriore. La scocca utilizza una finitura in vetro opaco AG, mentre sul retro compare un logo nordcoreano coperto durante l’analisi video. L’imitazione non si limita quindi alla disposizione delle fotocamere, ma tenta di replicare materiali, proporzioni e identità visiva del dispositivo Google. Il People’s Pixel non sembra tuttavia una semplice copia estetica a basso costo: la quantità di memoria e il comparto fotografico indicano un assemblaggio più ambizioso, costruito con componenti provenienti dalla filiera asiatica e adattato a un mercato fortemente isolato.

Dimensity 7050 e 16 GB di RAM definiscono le prestazioni

image 518
Corea del Nord, "pezzotto" del Pixel 8 Pro con 16 GB di RAM sfida le sanzioni 6

Il processore Dimensity 7050 colloca il clone nella fascia media e offre prestazioni inferiori al Tensor G3 utilizzato dal Pixel 8 Pro originale. Nei benchmark single-core il dispositivo raggiunge circa 971 punti, contro i 1.769 del modello Google, mentre nel multi-core registra 2.581 punti rispetto a 4.538. Anche la componente grafica mantiene un distacco evidente, limitando gaming e carichi più pesanti. Il chip MediaTek offre però temperature inferiori durante l’utilizzo prolungato e può garantire una gestione energetica più stabile. La stessa piattaforma era già comparsa sul Lenovo Tab P12 con Dimensity 7050, confermando una destinazione orientata a dispositivi di fascia media. I 16 GB di RAM restano il dato più anomalo, perché superano molte configurazioni ufficiali del Pixel 8 Pro e offrono spazio abbondante per multitasking e applicazioni.

Il display dichiara 120 Hz ma funziona a 60 Hz

Lo schermo utilizza una risoluzione di 1.080 × 2.400 pixel e una frequenza nativa di 60 Hz, nonostante il software mostri un valore simulato di 120 Hz. Questa discrepanza evidenzia uno dei compromessi tipici dei dispositivi clonati, nei quali l’interfaccia può riportare specifiche superiori alle reali capacità del pannello. Il display integra però un sistema di PWM dimming ad alta frequenza, progettato per ridurre lo sfarfallio percepibile e l’affaticamento visivo. Il risultato è uno schermo meno fluido rispetto al Pixel originale, ma potenzialmente più confortevole per alcuni utenti sensibili alla modulazione della luminosità. L’approccio ricorda altri smartphone imitati o ricostruiti con componenti differenti, come il clone del Nothing Phone 3a apparso accanto al modello originale, dove il design riconoscibile serve soprattutto a valorizzare una piattaforma hardware alternativa.

Tre sensori da 50 MP puntano sulla versatilità

Il comparto fotografico comprende un sensore principale OmniVision OV50H da 50 MP con dimensioni di 1/1,3 pollici, un teleobiettivo periscopico da 50 MP con zoom ottico 3x e un’ultrawide da 50 MP. La fotocamera frontale raggiunge invece i 32 MP. Il periscopio offre una distanza minima di messa a fuoco vicina ai 15 centimetri, consentendo fotografie macro più ravvicinate rispetto al Pixel 8 Pro, che richiede una distanza superiore.

image 519
Corea del Nord, "pezzotto" del Pixel 8 Pro con 16 GB di RAM sfida le sanzioni 7

I sensori provengono da componenti già utilizzati su altri smartphone e garantiscono una base hardware competitiva, ma manca l’elaborazione computazionale del Tensor G3, elemento centrale nella qualità fotografica dei Pixel. Il clone può quindi produrre immagini valide in buone condizioni di luce, senza raggiungere la stessa gestione di HDR, tonalità della pelle, movimento e fotografia notturna.

Il bootloader sbloccato permette di installare PixelOS

Uno degli aspetti più insoliti è la possibilità di sbloccare completamente il dispositivo e installare una versione stock di PixelOS con i servizi Google funzionanti. Il clone offre così una flessibilità software superiore a quella di numerosi smartphone distribuiti con bootloader bloccati e firmware difficili da modificare. Il caso richiama i Pixel 8 arrivati sul mercato con il bootloader già sbloccato, anche se nel dispositivo nordcoreano questa caratteristica appare strutturale e non accidentale. La possibilità di installare software Google non elimina tuttavia i rischi: origine del firmware, aggiornamenti di sicurezza, certificazioni hardware e integrità dei componenti restano difficili da verificare. Un bootloader aperto aumenta la libertà dell’utente, ma rende anche più semplice modificare il sistema o distribuire immagini compromesse.

Le sanzioni non impediscono l’arrivo dei componenti

image 520
Corea del Nord, "pezzotto" del Pixel 8 Pro con 16 GB di RAM sfida le sanzioni 8

La presenza di 16 GB di RAM, memorie da 256 GB, sensori fotografici avanzati e un processore MediaTek solleva interrogativi sulla catena di approvvigionamento. Le restrizioni internazionali limitano formalmente l’accesso della Corea del Nord a semiconduttori e tecnologie dual-use, ma componenti commerciali possono raggiungere il Paese attraverso intermediari, importazioni indirette e mercati paralleli. Le reti utilizzate da Pyongyang per ottenere valuta e tecnologie sono già emerse nelle sanzioni statunitensi contro le attività nordcoreane all’estero, capaci di finanziare programmi strategici aggirando i controlli tradizionali.

Il People’s Pixel non dimostra necessariamente una capacità produttiva autonoma nordcoreana: appare più plausibile l’assemblaggio locale o regionale di componenti disponibili sul mercato asiatico. Il dispositivo mostra comunque quanto sia difficile impedire la circolazione di hardware consumer standard, soprattutto quando le parti possono essere acquistate separatamente e ricombinate fuori dai normali canali commerciali.

Iscriviti alla Newsletter

Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.

Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.

Torna in alto