LIndonesia aderisce alla Waico guidata dalla Cina mentre UE e Pechino discutono di tecnologia commercio e piattaforme digitali

Indonesia entra nella Waico cinese mentre UE e Pechino riaprono il confronto tech

🤖 Cosa cambia

  • L’Indonesia aderisce alla Waico promossa dalla Cina, cercando investimenti e formazione AI ma rischiando nuove frizioni tecnologiche con Washington.
  • Europarlamentari e autorità cinesi riaprono il dialogo su commercio, sovranità digitale, Ucraina e governance internazionale dell’intelligenza artificiale.
  • La multa europea ad AliExpress e l’analisi cinese dei droni marini mostrano l’intreccio crescente tra tecnologia, sicurezza e competizione geopolitica.

L’Indonesia ha aderito alla World Artificial Intelligence Cooperation Organisation, organismo promosso dalla Cina per costruire una piattaforma internazionale dedicata alla governance dell’intelligenza artificiale. La scelta offre a Giacarta accesso a formazione, infrastrutture e cooperazione, ma può complicare i rapporti tecnologici con gli Stati Uniti. Intanto una delegazione del Parlamento europeo è tornata in Cina per affrontare squilibri commerciali, restrizioni tecnologiche e sicurezza internazionale, mentre l’Unione Europea ha imposto ad AliExpress una sanzione da 550 milioni di euro. Sul piano militare, Pechino studia inoltre l’impiego statunitense di droni marini contro una base navale iraniana.

L’Indonesia entra nell’organismo AI promosso da Pechino

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L’Indonesia figura tra i 29 Paesi fondatori della Waico, presentata dalla Cina come una struttura multilaterale per favorire cooperazione, sviluppo infrastrutturale e condivisione delle competenze nel campo dell’AI. Alla cerimonia di lancio hanno partecipato il presidente cinese Xi Jinping e il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres. Pechino propone un modello nel quale l’intelligenza artificiale non venga governata esclusivamente da un numero ristretto di potenze e aziende occidentali, ma attraverso una rete più ampia di Stati, con particolare attenzione ai Paesi emergenti. L’iniziativa si colloca nel confronto globale sulle regole analizzato anche attraverso l’AI Act europeo e il modello di governance basato sul rischio, ma parte da presupposti politici differenti. La Cina contesta infatti l’estensione del concetto di sicurezza nazionale alle tecnologie commerciali e alle esportazioni di componenti, considerandola uno strumento utilizzato per limitare l’accesso dei concorrenti a chip, modelli e infrastrutture avanzate.

Giacarta cerca autonomia ma rischia attriti con Washington

Per l’Indonesia, l’ingresso nella Waico risponde all’esigenza di accelerare la trasformazione digitale senza dipendere completamente dalle tecnologie statunitensi. Il Paese può beneficiare di programmi di formazione, data center, piattaforme cloud e investimenti collegati all’ecosistema tecnologico cinese, rafforzando al tempo stesso il proprio ruolo diplomatico nel Sud-est asiatico. La scelta presenta però un costo potenziale. Giacarta ha recentemente sottoscritto un accordo commerciale con Washington che prevede consultazioni preventive prima dell’adesione a intese digitali capaci di incidere sugli interessi americani. La partecipazione alla Waico potrebbe quindi essere interpretata come un avvicinamento strategico alla Cina e condizionare l’accesso a modelli proprietari, semiconduttori o servizi statunitensi. La partita riflette la nuova geopolitica dei produttori tecnologici cinesi e della loro espansione internazionale, nella quale i Paesi emergenti cercano investimenti da Pechino senza interrompere le relazioni economiche e di sicurezza con gli Stati Uniti.

L’Europa riapre il dialogo politico con la Cina

Una delegazione composta da otto membri della Commissione Affari esteri del Parlamento europeo, guidata da David McAllister, è arrivata a Pechino e Shanghai per una visita di tre giorni. Si tratta del primo viaggio ufficiale del comitato dopo il congelamento degli scambi istituzionali avvenuto nel 2021. I colloqui affrontano squilibri commerciali, restrizioni alle esportazioni, guerra in Ucraina, diritti umani e stabilità nell’Indo-Pacifico. Il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha invitato gli europarlamentari a sviluppare una lettura più diretta e articolata della Cina, riducendo la dipendenza dalle interpretazioni costruite fuori dal Paese. A Shanghai, il confronto con autorità locali e imprese tecnologiche dovrebbe concentrarsi anche su sovranità digitale, concorrenza industriale e governance AI. L’Unione Europea tenta così di mantenere aperto un canale politico con Pechino senza rinunciare alla difesa delle proprie industrie e alla riduzione delle dipendenze strategiche, soprattutto nei settori dei semiconduttori, delle telecomunicazioni, delle batterie e delle piattaforme digitali.

La multa ad AliExpress applica il DSA alle merci illegali

Nello stesso quadro di tensione, l’Unione Europea ha inflitto ad AliExpress una sanzione da 550 milioni di euro per non avere impedito adeguatamente la vendita di prodotti illegali, contraffatti o non sicuri. L’indagine, avviata nel marzo 2024, avrebbe accertato che giocattoli, cosmetici e altri articoli già segnalati sono rimasti disponibili per settimane. La decisione rappresenta la sanzione più elevata applicata finora nell’ambito del Digital Services Act, superando quelle indicate per X e Temu. Il DSA impone alle grandi piattaforme una valutazione sistematica dei rischi, obbligandole a intervenire non soltanto sui singoli contenuti segnalati, ma anche sui processi che permettono la diffusione ripetuta di offerte illegali. Nel caso di un marketplace, la responsabilità coinvolge identificazione dei venditori, tracciabilità, controlli sui cataloghi e velocità di rimozione. La sanzione mostra che Bruxelles considera la sicurezza dei prodotti parte integrante della regolazione digitale, non una questione separata riservata alle autorità doganali o alla tutela tradizionale dei consumatori.

Pechino studia i droni marini impiegati contro l’Iran

Gli analisti militari cinesi stanno intanto esaminando il primo impiego operativo statunitense di unmanned surface vessels contro una base navale iraniana. Il 13 luglio 2026, tre droni marini Corsair avrebbero colpito la base di Bandar Abbas e distrutto un sottomarino costiero della classe Ghadir. Il mezzo statunitense, lungo 7,3 metri e prodotto da Saronic Technologies, utilizza payload modulari, sensori elettro-ottici e infrarossi, navigazione autonoma e funzioni di machine learning che permettono di proseguire la missione anche quando le comunicazioni vengono interrotte. La difficoltà dei sistemi convenzionali nell’individuare piattaforme veloci, basse sull’acqua e con ridotta firma radar preoccupa Pechino, che dispone di porti militari, basi sottomarine e infrastrutture costiere strategiche lungo il Pacifico. Gli esperti cinesi raccomandano quindi sensori distribuiti, pattugliamento autonomo, barriere fisiche e sistemi di difesa capaci di reagire a sciami di mezzi economici senza consumare intercettori di valore molto superiore.

AI, commercio e difesa convergono nella stessa competizione

Le quattro vicende appartengono a settori apparentemente distinti, ma mostrano la progressiva sovrapposizione tra politica industriale, regolazione digitale e sicurezza militare. La Waico offre alla Cina uno strumento diplomatico per definire standard e alleanze nel campo dell’intelligenza artificiale; l’Indonesia tenta di sfruttare questa opportunità mantenendo margini di autonomia tra Pechino e Washington. L’Europa riapre il confronto politico, ma contemporaneamente applica regole severe alle piattaforme cinesi, come già accaduto nelle procedure DSA contro i modelli operativi delle grandi piattaforme sociali. Sul piano militare, l’autonomia algoritmica entra direttamente nelle operazioni navali e costringe le potenze a ripensare difese e deterrenza. La governance dell’AI non riguarda quindi soltanto modelli e principi etici: determina accesso alle tecnologie, catene commerciali, capacità di sorveglianza e nuovi equilibri strategici.

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