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Crypto tra banche, RWA e crisi DeFi: il mercato cambia struttura

📌 In sintesi

  • Sberbank prepara trading e custodia crypto regolamentati, mentre Stati Uniti e Hong Kong accelerano la competizione sulle infrastrutture finanziarie.
  • Robinhood Chain moltiplica gli asset tokenizzati e nuovi servizi collegano wallet, pagamenti Visa, trading e prenotazioni alberghiere.
  • Odos chiude, Triple-A perde 9,7 milioni e alcune società con tesoreria Bitcoin vendono riserve per ridurre debiti e finanziare l’AI.

Il mercato delle criptovalute entra in una fase di selezione nella quale adozione istituzionale, tokenizzazione e pagamenti reali avanzano insieme alla crisi dei modelli costruiti esclusivamente sulla crescita del prezzo degli asset. Sberbank prepara un’infrastruttura regolamentata per trading e custodia, gli RWA di Robinhood Chain crescono di cinque volte e nuovi wallet uniscono pagamenti Visa e derivati. Nello stesso momento Odos chiude, Triple-A subisce un exploit da 9,7 milioni di dollari e diverse società con Bitcoin in tesoreria iniziano a liquidare le riserve. Il settore non sta semplicemente espandendosi o contraendosi: sta separando le infrastrutture sostenibili dalle strategie dipendenti dalla leva e dalla speculazione.

Sberbank porta le criptovalute nel sistema finanziario russo

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Sberbank, maggiore banca russa, intende realizzare entro il 1° dicembre 2026 un’infrastruttura per la negoziazione delle criptovalute e un deposito digitale incaricato di registrare la proprietà degli asset dei clienti. Il progetto segue l’approvazione di una nuova cornice normativa che entrerà in vigore il 1° settembre, mentre l’obbligo di utilizzare intermediari autorizzati diventerà pienamente operativo da luglio 2027. Il sistema russo non riconosce le criptovalute come mezzo ordinario di pagamento per beni e servizi, ma le integra progressivamente nella finanza regolamentata attraverso broker, exchange, gestori e depositari sottoposti a licenza. Le negoziazioni pubbliche saranno limitate agli asset capaci di superare soglie elevate di liquidità e capitalizzazione, mentre gli investitori qualificati potranno accedere a un’offerta più ampia. Il deposito di Sberbank dovrebbe contabilizzare la proprietà e gestire gran parte delle operazioni fuori dalla blockchain, utilizzando wallet attivi soltanto per depositi, prelievi e trasferimenti richiesti dai clienti. Il modello avvicina le criptovalute alle infrastrutture tradizionali dei titoli, ma riduce una parte della disintermediazione promessa dalle reti pubbliche. Sberbank aveva già sperimentato obbligazioni strutturate legate a Bitcoin e un prestito garantito da BTC, mentre la Russia aveva legalizzato il mining e introdotto un regime sperimentale per i regolamenti internazionali in criptovalute. La nuova fase prosegue il percorso descritto nell’analisi sulla regolamentazione russa delle crypto e sull’ingresso degli asset tokenizzati nella finanza: Mosca non liberalizza il mercato, ma costruisce un perimetro controllato nel quale le banche mantengono la supervisione di custodia, accesso e regolamento.

Stati Uniti e Hong Kong competono sulle regole del capitale

Negli Stati Uniti la battaglia normativa si concentra sul CLARITY Act, considerato da Charles Schwab un catalizzatore fondamentale per definire la separazione delle competenze tra SEC e CFTC e permettere agli intermediari tradizionali di espandere i servizi sugli asset digitali. L’approvazione resta però legata ai tempi politici del Senato: la Casa Bianca punta a un voto ravvicinato, mentre il leader della maggioranza John Thune ha segnalato difficoltà nel completare l’iter prima della pausa estiva. La pressione arriva da un gruppo che amministra circa 13.000 miliardi di dollari e ha iniziato a offrire acquisti diretti di Bitcoin ed Ether, segnale di quanto la regolamentazione sia ormai una questione di accesso competitivo e non soltanto di conformità. Parallelamente, Crypto.com sta cercando una protezione federale preventiva per OG Prediction Markets, sostenendo che la supervisione CFTC debba prevalere sulle norme statali contro il gioco d’azzardo. L’exchange ha citato in giudizio le autorità dello Stato di Washington prima di ricevere un provvedimento, tentando di evitare la sorte di altri operatori dei prediction market sottoposti a restrizioni locali. Hong Kong procede invece con la più ampia riforma delle quotazioni dal 2018: HKEX consentirà la presentazione confidenziale universale delle domande di IPO e ridurrà le soglie di capitalizzazione per società innovative, imprese con diritti di voto ponderati e aziende internazionali interessate a una quotazione secondaria. La riforma non riguarda esclusivamente le criptovalute, ma rafforza l’ecosistema finanziario asiatico nel quale exchange, imprese blockchain e società tecnologiche competono per capitale e visibilità. La convergenza è evidente: Stati Uniti, Russia e Hong Kong stanno costruendo percorsi differenti per incorporare finanza digitale e innovazione senza rinunciare al controllo degli intermediari.

Robinhood porta le azioni tokenizzate verso volumi reali

Gli asset del mondo reale, o RWA, su Robinhood Chain hanno raggiunto un valore attivo vicino a 70 milioni di dollari, circa cinque volte superiore rispetto ai livelli registrati meno di due settimane prima. La crescita coincide con l’aumento dei volumi delle azioni tokenizzate, che iniziano a superare la fase puramente dimostrativa. I token collegati a GameStop generano circa 26,6 milioni di dollari di scambi giornalieri, quelli associati a Nvidia circa 14 milioni e quelli legati a SpaceX 6,4 milioni. Dodici titoli tokenizzati superano ormai 500.000 dollari di volume quotidiano e cinque oltrepassano il milione. Il valore totale bloccato sulla rete è salito a circa 312 milioni di dollari, triplicando dalla metà di luglio, anche se stablecoin e memecoin continuano a rappresentare una quota dominante dell’attività. Il dato non dimostra ancora che le azioni on-chain abbiano conquistato un mercato di massa, ma indica il passaggio da piccoli trasferimenti sperimentali a operazioni di dimensioni più consistenti. La tokenizzazione consente negoziazione continua, regolamento programmabile e integrazione con protocolli DeFi, ma introduce interrogativi sulla natura giuridica del token, sui diritti economici effettivamente riconosciuti, sulla custodia dell’azione sottostante e sulla disponibilità del rimborso. La precedente apertura della DTCC verso il trading reale dei titoli tokenizzati aveva già mostrato come BlackRock, depositari e infrastrutture tradizionali stiano portando la tokenizzazione nel mercato istituzionale. Robinhood tenta ora di costruire un livello retail nel quale le azioni rappresentate on-chain possano circolare accanto a stablecoin e asset nativi, pur senza eliminare la dipendenza da emittenti, custodi e regole del mercato sottostante.

Wallet e pagamenti cercano utilizzi oltre la speculazione

L’adozione procede anche attraverso servizi che rendono meno visibile il passaggio tra criptovalute e attività quotidiane. Flyfi propone pacchetti alberghieri per Token2049, Devcon 8 e altre conferenze blockchain, accettando più di trenta criptovalute e stablecoin senza imporre la creazione di un account. Il servizio non trasforma tecnicamente l’asset in una chiave fisica, ma utilizza il pagamento on-chain per completare la prenotazione e consegnare la conferma necessaria all’accesso in hotel. L’offerta è presentata in un comunicato commerciale e dovrà dimostrare capacità operativa, disponibilità delle strutture e gestione dei rimborsi, ma riflette una domanda concreta da parte di utenti che possiedono ricchezza digitale e non vogliono convertirla preventivamente in valuta tradizionale. BloFin Wallet segue una direzione differente, integrando nello stesso prodotto il trading di contratti perpetual su oltre cento token, servizi di swap, rendimento e una carta Visa utilizzabile anche con Apple Pay e Google Pay. Gli asset rimangono nel wallet fino al momento dell’acquisto, quando vengono convertiti per il regolamento sul circuito tradizionale. L’unificazione aumenta la comodità ma concentra funzioni molto diverse nello stesso ambiente: custodia, investimento, leva finanziaria e spesa quotidiana finiscono sotto un’unica interfaccia, ampliando l’impatto di eventuali errori, compromissioni o liquidazioni. Il mercato sta quindi passando dal semplice wallet di conservazione a una piattaforma finanziaria composita, nella stessa direzione indicata dallo scontro tra Stripe, SWIFT e i nuovi sistemi di pagamento digitali.

Odos e Triple-A mostrano la fragilità operativa della DeFi

La crescita dell’adozione non elimina le fragilità del settore. Odos, aggregatore di exchange decentralizzati che dal 2022 aveva instradato oltre 104 miliardi di dollari su circa quindici blockchain, ha annunciato la cessazione di tutti i servizi entro il 30 luglio 2026. L’applicazione passa in sola lettura il 27 luglio e gli utenti dei wallet esterni mantengono il controllo dei propri asset, ma chi ha utilizzato wallet incorporati attraverso social login deve esportare le chiavi entro la scadenza per evitare di perdere l’accesso ai fondi. Il volume mensile della piattaforma era crollato di quasi il 98% rispetto al massimo di 7,85 miliardi registrato nel dicembre 2024, mostrando quanto anche protocolli con grandi volumi cumulativi possano diventare economicamente insostenibili quando liquidità e utenti migrano verso concorrenti più forti. Triple-A, gateway di pagamento con sede a Singapore, affronta invece un incidente di sicurezza: wallet caldi collegati al servizio sono stati svuotati per oltre 9,7 milioni di dollari su Ethereum, Tron, Polygon, Arbitrum, Solana e TON. L’aggressore ha trasferito e consolidato i proventi su Ethereum, raggiungendo circa 5.227 ETH in un unico indirizzo. Il coinvolgimento degli hot wallet evidenzia il compromesso strutturale tra rapidità dei pagamenti e sicurezza della custodia: mantenere liquidità online permette regolamenti veloci, ma aumenta la superficie esposta a chiavi sottratte, autorizzazioni malevole e vulnerabilità operative. I due casi sviluppano la stessa pressione già emersa con gli exploit di Allbridge, i pool tossici e le debolezze della liquidità DeFi: un protocollo deve sostenere contemporaneamente sicurezza, volumi, incentivi e modello economico, e il cedimento di uno solo di questi elementi può rendere inutili gli altri.

Hashi prova a utilizzare Bitcoin senza asset sintetici

La testnet di Hashi, sviluppata da Sui Foundation e Mysten Labs, tenta di affrontare uno dei problemi più delicati della DeFi: utilizzare Bitcoin come garanzia senza trasferirlo verso bridge vulnerabili o trasformarlo in una rappresentazione wrapped emessa su un’altra blockchain. Il protocollo permette di bloccare BTC sulla rete Bitcoin e usarne il valore per sostenere prestiti e mercati del credito su Sui, affidandosi a un’infrastruttura che coordina custodia, condizioni di collateralizzazione e operazioni on-chain. Più di venticinque partner istituzionali, tra cui BitGo, Cumberland e Wave Digital, partecipano alla fase di test. L’obiettivo consiste nell’intercettare una parte del valore immobilizzato in Bitcoin e trasformarlo in collaterale produttivo, evitando le architetture di bridge che hanno generato alcune delle maggiori perdite della storia DeFi. Il progetto non elimina il rischio, ma lo sposta: diventano centrali la correttezza dei meccanismi crittografici, la disponibilità degli operatori, gli oracoli, le procedure di liquidazione e la capacità di sincronizzare eventi tra due ambienti differenti. La testnet di Sui Hashi dedicata al collaterale Bitcoin rappresenta quindi un tentativo di costruire credito decentralizzato senza creare una copia sintetica di BTC, ma il passaggio alla mainnet dovrà dimostrare che l’assenza di un bridge tradizionale corrisponda realmente a una riduzione del rischio complessivo.

Le società con tesoreria Bitcoin iniziano a vendere

La maggiore discontinuità arriva dalle società quotate che avevano trasformato l’accumulo di Bitcoin in una strategia aziendale. Dopo il massimo vicino a 126.000 dollari raggiunto nell’ottobre 2025, il prezzo di BTC si è ridotto di circa la metà e numerose aziende hanno visto crollare il valore delle proprie azioni, restringendo la possibilità di emettere nuovo capitale o debito per continuare gli acquisti. Satsuma Technology ha approvato la liquidazione di tutti i 668 BTC, la restituzione del capitale e il delisting dalla Borsa di Londra. Smarter Web Company ha venduto 178 BTC per rimborsare uno strumento convertibile, mentre Strategy, Sequans, Nakamoto ed Empery Digital hanno ridotto le disponibilità per sostenere debito, operazioni, riacquisti azionari o liquidità. I miner MARA e Bitdeer hanno invece utilizzato parte delle riserve per finanziare infrastrutture legate all’intelligenza artificiale. La trasformazione mostra il limite del modello digital asset treasury: quando il titolo quota a premio rispetto al valore dei Bitcoin posseduti, l’azienda può raccogliere capitale e aumentare le riserve; quando il premio scompare e il debito resta, la stessa leva costringe a vendere. Il pivot verso l’AI non rappresenta automaticamente una strategia industriale credibile, perché data center, GPU ed energia richiedono competenze e investimenti differenti dal semplice possesso di BTC. La ricostruzione delle vendite e delle ristrutturazioni delle società con tesoreria Bitcoin mostra che l’accumulo non può sostituire indefinitamente ricavi, margini e flussi di cassa.

Le opzioni scommettono sul rialzo ma il mercato resta selettivo

Sul mercato dei derivati, le opzioni Bitcoin con strike a 70.000 e 72.000 dollari hanno accumulato quasi 5 miliardi di dollari di open interest su Deribit, pari a circa il 18% dei 28 miliardi complessivi della piattaforma. Le call superano nettamente le put: sul livello di 70.000 dollari risultano circa 39.000 call contro 3.800 put, mentre a 72.000 dollari il rapporto è vicino a 37.900 contro 1.200. Il posizionamento riflette aspettative rialziste legate anche alla possibile approvazione del CLARITY Act, ma non equivale a una previsione certa del prezzo. Parte dei contratti può appartenere a strategie relative value, spread o coperture, mentre la concentrazione su pochi strike può amplificare la volatilità quando i market maker riequilibrano l’esposizione. La lettura del cluster da 5 miliardi nelle opzioni Bitcoin indica una propensione verso il recupero, ma convive con aziende obbligate a vendere BTC, protocolli che chiudono e intermediari in fase di consolidamento. Anche B2C2, market maker controllato al 90% da SBI Holdings, avrebbe discusso una vendita con diversi potenziali acquirenti, cercando una valutazione superiore a un miliardo di dollari in un mercato nel quale proprio il prezzo resta il principale ostacolo. L’insieme dei dati descrive un settore più maturo ma meno indulgente: le infrastrutture regolamentate, la tokenizzazione e i pagamenti continuano a crescere, mentre la leva e i modelli privi di ricavi sostenibili vengono progressivamente ridimensionati.

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