Puntuale, non come un attacco informatico.
Questa settimana la narrazione è crollata. Non per un errore dell’algoritmo. Non per un incidente di percorso. È crollata perché, quando i fatti arrivano, le favole costruite da laboratori, grandi giornali, società private e piattaforme iniziano a perdere pezzi.
Ci hanno raccontato che un agente di OpenAI fosse “uscito di senno”, avesse deciso di attaccare Hugging Face e fosse diventato una specie di criminale digitale dotato di volontà propria. La realtà era molto meno cinematografica e molto più imbarazzante: qualcuno ha costruito un sistema offensivo, gli ha dato strumenti, obiettivi e libertà operative, ha abbassato le protezioni e poi ha raccontato il risultato come se la macchina avesse sviluppato una coscienza.
Comodo.
Quando l’intelligenza artificiale diventa il soggetto della frase, chi l’ha progettata scompare dalle responsabilità. Il laboratorio vende il mostro e, subito dopo, si propone come unico soggetto capace di proteggerci dal mostro. Nel frattempo la Cina presenta modelli competitivi, aperti e distribuibili, mentre l’Occidente continua a spacciare scarsità commerciale per superiorità tecnologica. Più che una corsa all’intelligenza artificiale, sembra una corsa a chi riesce a vendere meglio la paura.
Poi è arrivato il caso Orsini.
Quattro anni dopo le liste dei “putiniani”, i dossier evocati, le fonti coperte e le etichette distribuite con la leggerezza di chi sa che il danno reputazionale corre più veloce della giustizia, una sentenza di primo grado ha ricordato una cosa elementare: ripetere una tesi utilizzata dalla propaganda russa non significa appartenere a una rete di propaganda russa. Per dimostrare una rete servono prove, rapporti, coordinamento, finanziamenti. Non bastano una fotografia, un titolo e una fonte che nessuno può verificare.
Il problema non è che il giornalismo possa sbagliare.
Il problema è quando l’errore diventa un sistema industriale, finanziato, certificato e protetto da chi assegna patenti di affidabilità agli altri senza accettare che qualcuno controlli la propria. NewsGuard, osservatori, fact-checker, università, piattaforme e gruppi editoriali non hanno bisogno di chiudere un giornale per censurarlo. Possono renderlo meno visibile, meno remunerativo, meno affidabile agli occhi degli inserzionisti e degli algoritmi.
La censura moderna non indossa una divisa. Indossa una dashboard.
E mentre l’informazione discute ancora su chi abbia il bollino della verità, Roberto Vannacci importa in Italia il metodo Trump: l’avversario non viene sconfitto, viene umiliato, condannato e trasformato in spettacolo sintetico.
Il bersaglio visibile è la sinistra. Quello politico è Giorgia Meloni.
Perché la vera sfida del video non è contro Schlein o Conte. È contro una destra di governo accusata di essersi istituzionalizzata, europeizzata e ammorbidita. Vannacci non vuole soltanto provocare l’opposizione. Vuole sottrarre voti alla maggioranza usando gli algoritmi come un’arena e l’intelligenza artificiale come un patibolo.
Poi arriva Google, multata ancora una volta dall’Unione Europea.
Oggi tutti scoprono che Search favorisce i servizi interni e che Play Store condiziona distribuzione e monetizzazione. Matrice Digitale lo racconta da otto anni, quando denunciare il potere dei gatekeeper significava essere considerati nemici dell’innovazione.
Adesso Trump minaccia dazi contro l’Europa per difendere le Big Tech americane.
Almeno è caduta anche l’ultima maschera: Google, Apple e Meta non sono soltanto aziende private. Sono strumenti geopolitici degli Stati Uniti. Quando Bruxelles prova a limitarne il potere, Washington risponde come se fosse stato colpito un pezzo della propria sovranità.
La newsletter di questa settimana parla di OpenAI, Orsini, Vannacci e Google.
Ma soprattutto parla di chi pretende di decidere cosa sia vero, cosa sia affidabile e cosa il pubblico abbia il diritto di vedere.
Noi continuiamo a fare il lavoro più semplice e più pericoloso: verificare i fatti prima di inchinarci alla narrazione.
La verità non ha bisogno di un bollino.
Ha bisogno di giornalisti che non abbiano paura di restare soli.
ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER
Saluti dal dark web dell’informazione.
Iscriviti alla Newsletter
Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.
Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.







