🛡️ Executive Summary
- La Guardia Costiera statunitense studia sistemi per individuare e contrastare droni subacquei autonomi nelle acque costiere e presso infrastrutture sensibili.
- La nave d’assalto cinese Type 076 Sichuan entra nella fase finale dei test della catapulta elettromagnetica destinata a UAV ad ala fissa.
- Nove scuole tra Florida, Georgia e Colorado sperimenteranno droni pilotati a distanza con spray irritante, sirene e capacità di impatto.
La competizione sui droni autonomi non riguarda più soltanto velivoli economici impiegati sui campi di battaglia. Stati Uniti e Cina stanno estendendo l’automazione militare sotto la superficie del mare, sui ponti delle grandi unità navali e persino dentro le infrastrutture scolastiche. La Guardia Costiera statunitense cerca strumenti per rilevare e contrastare veicoli subacquei senza equipaggio, mentre la Cina completa i test della catapulta elettromagnetica della Type 076 Sichuan, progettata per operare con UAV ad ala fissa. Negli Stati Uniti, tre Stati finanziano invece programmi pilota con droni difensivi capaci di raggiungere rapidamente un aggressore, utilizzare spray irritante e colpirlo fisicamente sotto il controllo di operatori remoti.
Cosa leggere
La Guardia Costiera USA prepara la difesa dai droni subacquei
La US Coast Guard sta valutando nuove capacità per individuare, identificare e contrastare veicoli subacquei autonomi nelle acque territoriali e attorno alle infrastrutture marittime critiche. Il problema deriva dalla rapida evoluzione degli UUV, piattaforme che possono navigare per lunghi periodi, raccogliere informazioni, mappare i fondali, seguire unità navali o depositare sensori e carichi senza esporre un equipaggio. La Cina dispone di programmi estesi nella robotica subacquea, sviluppati formalmente per ricerca oceanografica, esplorazione e monitoraggio ambientale ma facilmente adattabili a missioni militari. Per la Guardia Costiera, la difficoltà principale consiste nel distinguere un drone ostile da un’attività civile legittima in porti, stretti e aree commerciali già congestionate. Radar e telecamere risultano poco utili sotto la superficie, mentre sonar attivi, reti di idrofoni e sensori magnetici possono generare falsi allarmi o interferire con la navigazione. La risposta statunitense dovrà quindi combinare sorveglianza acustica, analisi comportamentale, veicoli intercettori e procedure giuridiche capaci di stabilire quando un sistema autonomo possa essere sequestrato o neutralizzato.
Cavi, porti e basi navali diventano obiettivi vulnerabili
I droni subacquei modificano la sicurezza marittima perché possono avvicinarsi lentamente a cavi sottomarini, terminal energetici, basi militari e rotte commerciali senza produrre una firma evidente. Non devono necessariamente trasportare esplosivi per risultare strategicamente utili. Possono misurare profondità, correnti e caratteristiche acustiche, raccogliendo dati indispensabili per pianificare operazioni future o individuare punti vulnerabili nelle infrastrutture. Possono inoltre funzionare come nodi di comunicazione, rilasciare sensori o seguire sottomarini e navi. La Guardia Costiera opera proprio negli spazi nei quali sicurezza civile e difesa nazionale si sovrappongono, ma non dispone delle stesse risorse antisommergibile della Marina. Il rischio è che droni piccoli e relativamente economici impongano una sorveglianza permanente attraverso sistemi molto più costosi. La questione si collega all’espansione già osservata con i droni marini cinesi e le infrastrutture dual-use nel Pacifico, dove ricerca, presenza commerciale e raccolta strategica dei dati possono utilizzare le stesse piattaforme.
La Type 076 prepara il lancio di UAV ad ala fissa
Sul versante cinese, la nave d’assalto anfibia Type 076 Sichuan è entrata nella fase conclusiva dei test della propria catapulta elettromagnetica. L’unità, varata alla fine del 2024 e sottoposta alle prime prove in mare nel 2025, rappresenta una categoria intermedia tra una grande portaelicotteri e una portaerei leggera. La caratteristica più importante è la presenza di un sistema EMALS e di apparati di arresto destinati a far decollare e recuperare velivoli ad ala fissa senza ricorrere a una lunga pista. La configurazione dovrebbe essere orientata soprattutto agli UAV, anche se Pechino non ha ancora confermato ufficialmente il modello destinato all’impiego operativo. I test finali non equivalgono all’entrata immediata in servizio della componente aerea: catapulta, rete elettrica, software di controllo e velivoli devono essere validati come un unico sistema. La Type 076 potrebbe comunque consentire alla Marina cinese di impiegare droni da ricognizione e attacco con autonomia e carico superiori rispetto ai multicotteri e agli elicotteri senza equipaggio.
La catapulta estende il raggio delle operazioni anfibie
Una nave anfibia dotata di UAV ad ala fissa può svolgere missioni molto più ampie rispetto al tradizionale trasporto di truppe ed elicotteri. I droni possono anticipare la formazione navale, sorvegliare coste e isole, dirigere il tiro, svolgere guerra elettronica o colpire obiettivi senza impegnare caccia pilotati. La catapulta elettromagnetica permette di lanciare velivoli più pesanti con maggiore quantità di carburante, sensori e armamenti rispetto a un decollo verticale. La Sichuan potrebbe inoltre funzionare come piattaforma sperimentale per tecnologie destinate alle future portaerei cinesi, distribuendo il rischio su unità meno costose delle grandi navi convenzionali. Il progetto rientra nella trasformazione descritta nell’analisi su droni, difesa aerea e sistemi a microonde che stanno cambiando la guerra. Il vantaggio non dipenderà però soltanto dall’hardware: Pechino dovrà dimostrare di poter coordinare decolli, recuperi, manutenzione e controllo di più UAV in condizioni marine reali e sotto interferenza elettronica.
Droni armati entrano nelle scuole di tre Stati americani
Negli Stati Uniti, la stessa logica dell’intervento rapido viene trasferita in un contesto civile particolarmente delicato. Almeno nove scuole in Florida, Georgia e Colorado dovrebbero sperimentare entro il 2026 il sistema Campus Guardian Angel, sviluppato da Mithril Defense. I droni vengono custoditi in postazioni protette all’interno o attorno ai campus e possono essere attivati da insegnanti attraverso un’applicazione o un pulsante di emergenza.

Dopo il decollo, operatori remoti assumono il controllo e dirigono il velivolo verso il presunto aggressore. Il sistema combina luci stroboscopiche, sirene e gel irritante al peperoncino; secondo il produttore, il drone può inoltre rompere vetri e colpire fisicamente un attentatore raggiungendo una velocità massima vicina alle 60 miglia orarie, circa 97 chilometri orari. Mithril sostiene che il tempo di arrivo possa scendere fino a quindici secondi, molto prima dell’intervento delle forze dell’ordine. In Georgia, cinque scuole riceveranno complessivamente circa 500mila dollari per il programma pilota.
Il controllo resta umano ma il rischio operativo è elevato
I droni scolastici non vengono descritti come armi autonome capaci di scegliere e colpire da soli. L’attivazione avviene attraverso personale autorizzato e l’intervento viene guidato da piloti remoti. Questa distinzione non elimina tuttavia i rischi. In una situazione caotica, un operatore deve identificare correttamente l’aggressore, distinguendolo da studenti, insegnanti o agenti armati intervenuti sul posto. Un impatto a quasi cento chilometri orari può provocare lesioni gravi anche senza esplosivi, mentre il gel irritante può colpire persone estranee o rendere più difficile l’evacuazione. Il drone stesso potrebbe essere abbattuto, sequestrato o utilizzato come ostacolo.
Restano inoltre questioni su accesso alle telecamere, conservazione dei filmati, sicurezza delle comunicazioni e responsabilità in caso di identificazione errata. I sostenitori ritengono che qualsiasi strumento capace di interrompere un attentatore nei primi minuti possa salvare vite; i critici contestano invece la militarizzazione delle scuole e sostengono che le risorse dovrebbero essere destinate a prevenzione, accessi controllati e assistenza psicologica.
Difesa e offesa si fondono nelle stesse piattaforme
I tre programmi mostrano quanto sia diventato difficile separare nettamente drone difensivo e offensivo. Un veicolo subacqueo destinato alla sorveglianza può raccogliere dati per un attacco; una nave anfibia può utilizzare gli stessi UAV per ricognizione o per colpire; un drone scolastico pensato per proteggere gli studenti è dotato di strumenti capaci di ferire una persona. Il fattore decisivo diventa il sistema di comando, le regole d’ingaggio e la capacità di attribuire una responsabilità. La proliferazione di piattaforme relativamente economiche spinge governi e organizzazioni a cercare contromisure sempre più diffuse, creando una spirale nella quale ogni nuova difesa produce incentivi per droni più autonomi, discreti e resistenti alle interferenze. La trasformazione era già visibile con sciami, laser e sistemi anti-drone sviluppati dalle principali potenze, ma ora raggiunge fondali marini, grandi unità navali e spazi civili frequentati da minori.
La nuova deterrenza dipende dalla velocità automatizzata
Guardia Costiera, Marina cinese e scuole statunitensi perseguono lo stesso vantaggio operativo: ridurre il tempo tra rilevamento della minaccia e risposta. Nel mare, significa scoprire un drone prima che raggiunga un cavo o una base. Sulla Type 076, significa lanciare rapidamente velivoli da ricognizione e attacco senza dipendere da aeroporti terrestri. Nelle scuole, significa raggiungere un attentatore prima dell’arrivo della polizia. L’automazione rende possibile questa velocità, ma comprime anche il tempo disponibile per verificare informazioni e correggere errori. Più il sistema si avvicina all’azione fisica, maggiore deve essere la qualità di sensori, comunicazioni e supervisione umana. La corsa ai droni non si misura quindi soltanto nel numero di piattaforme schierate, ma nella capacità di controllarle senza trasformare un falso allarme, un errore di riconoscimento o una perdita di collegamento in un nuovo incidente.
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