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Apple finisce nel mirino del Senato mentre la Cina accelera sui chip DUV

⚙️ Da sapere

  • Sette senatori chiedono ad Apple di rinunciare alle memorie prodotte da CXMT e YMTC in qualsiasi dispositivo venduto nel mondo.
  • Pechino contesta formalmente le nuove restrizioni economiche statunitensi mentre prepara un possibile vertice tra Xi Jinping e Donald Trump.
  • Shanghai Aishengna avvia la produzione dei primi scanner DUV a immersione cinesi, ancora distanti dalle prestazioni e dall’affidabilità di ASML.

La crisi globale delle memorie porta Apple direttamente al centro della guerra tecnologica tra Stati Uniti e Cina. Un gruppo bipartisan di senatori ha chiesto a Tim Cook di rinunciare definitivamente ai chip prodotti da CXMT e YMTC, sostenendo che la loro adozione rafforzerebbe aziende considerate legate all’apparato militare cinese. La pressione arriva mentre Pechino contesta formalmente le nuove restrizioni commerciali statunitensi e accelera sulla sostituzione delle tecnologie occidentali. Il passaggio più rilevante è l’identificazione di Shanghai Aishengna come produttore dei primi scanner cinesi DUV a immersione destinati alla produzione, macchine fondamentali per ridurre la dipendenza da ASML.

Il Senato chiede ad Apple di escludere CXMT e YMTC

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La lettera inviata ad Apple è guidata dal senatore democratico Chuck Schumer e firmata anche da Mike Crapo, Jeanne Shaheen, Andy Kim, James Risch, Jim Banks e Pete Ricketts. I sette senatori chiedono all’azienda di impegnarsi a non utilizzare memorie prodotte da ChangXin Memory Technologies o Yangtze Memory Technologies in nessun dispositivo, indipendentemente dal Paese nel quale venga venduto. L’iniziativa nasce dalle indiscrezioni secondo cui Apple avrebbe iniziato a qualificare moduli DRAM di CXMT e starebbe valutando anche NAND di YMTC per compensare la scarsità globale e l’aumento dei prezzi. La società avrebbe prospettato un utilizzo iniziale limitato ai prodotti destinati alla Cina, liberando le forniture di Micron, Samsung e SK Hynix per gli altri mercati. I senatori contestano però questa separazione, sostenendo che una volta completata la qualificazione industriale sarebbe sufficiente una sola decisione di approvvigionamento per estendere quei componenti su scala internazionale. La questione era già emersa quando iPhone 18 Pro aveva apparentemente rinunciato alle memorie CXMT, ma le nuove pressioni indicano che il confronto non è chiuso. Apple dovrà rispondere entro il 21 agosto 2026, chiarendo quali chip abbia testato, su quali prodotti e quali informazioni tecniche siano state condivise con i potenziali fornitori.

La sicurezza nazionale si intreccia con la crisi delle memorie

Washington non tratta più DRAM e NAND come componenti commerciali ordinari. CXMT e YMTC sono inserite dal Dipartimento della Difesa nell’elenco delle società militari cinesi, mentre YMTC figura anche nella Entity List del Dipartimento del Commercio. Dal dicembre 2027, inoltre, le agenzie federali statunitensi dovranno eliminare dagli acquisti i prodotti contenenti semiconduttori delle due aziende. Apple non avrebbe bisogno di un’autorizzazione preventiva per comprare da CXMT, ma una collaborazione con YMTC richiederebbe licenze specifiche. Il gruppo di Cupertino si trova così stretto tra l’esigenza industriale di ampliare la base dei fornitori e la strategia statunitense di proteggere la produzione domestica sostenuta dal CHIPS and Science Act. La pressione riguarda direttamente Micron, che sta investendo negli Stati Uniti mentre affronta concorrenti cinesi sostenuti da capitale pubblico. L’intero conflitto era già diventato visibile nello scontro tra Apple, Micron e la nuova offerta cinese di memorie. Anche CXMT prepara un’IPO da 8,5 miliardi di dollari mentre aumenta capacità produttiva e peso internazionale. La scelta di Apple avrebbe quindi un effetto superiore ai singoli ordini: rappresenterebbe una certificazione di qualità capace di rendere i fornitori cinesi accettabili per altri grandi produttori elettronici.

Pechino contesta i nuovi divieti durante i colloqui commerciali

La pressione su Apple coincide con una nuova fase dei negoziati tra Washington e Pechino. Durante una videochiamata tra il vicepremier cinese He Lifeng, il segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent e il rappresentante commerciale Jamieson Greer, la Cina ha espresso una «seria preoccupazione» per le recenti restrizioni economiche e commerciali introdotte dagli Stati Uniti. Il confronto avviene mentre le due parti cercano risultati concreti prima di una possibile visita di Xi Jinping negli Stati Uniti a settembre. Washington chiede alla Cina di rispettare gli impegni sulle esportazioni di terre rare e sugli acquisti agricoli, ma continua contemporaneamente a limitare chip, software, strumenti di produzione e investimenti diretti verso le imprese tecnologiche cinesi. Pechino interpreta queste misure come un tentativo di bloccare strutturalmente il proprio sviluppo industriale, non come semplici controlli di sicurezza. La disputa sulle memorie Apple diventa quindi parte di un negoziato molto più ampio che comprende materie prime, AI, robotica, telecomunicazioni e litografia. Gli Stati Uniti vogliono impedire alle imprese cinesi di acquisire tecnologie critiche, mentre la Cina utilizza mercato interno, incentivi e capacità manifatturiera per costruire alternative domestiche. Il risultato è una supply chain sempre meno globale e sempre più organizzata in blocchi geopolitici concorrenti.

Shanghai Aishengna produce il primo scanner DUV cinese

Il segnale più importante della risposta industriale cinese arriva dalla litografia. Shanghai Aishengna Electronic Technology Group, società statale fondata nel 2023 con circa 7 miliardi di yuan di capitale, è stata identificata come il gruppo che guida la produzione dei primi scanner cinesi DUV a immersione. Le macchine utilizzano luce ultravioletta profonda e uno strato d’acqua tra lente e wafer per stampare circuiti più piccoli rispetto ai tradizionali sistemi a secco. Secondo le informazioni disponibili, Aishengna avrebbe incorporato competenze provenienti da Shanghai Yuliangsheng Technology e SMEE, riunendo gruppi già coinvolti nei programmi nazionali di autosufficienza. Le prime unità dovrebbero essere consegnate nel 2026 a SMIC, Hua Hong Semiconductor e CXMT, con una produzione iniziale stimata in circa cinque macchine e un possibile aumento a venti nel 2027. La notizia conferma il percorso descritto quando SMIC aveva iniziato a provare il primo scanner DUV domestico e amplia il quadro della corsa cinese alla sovranità dei semiconduttori. Non significa però che la Cina abbia già raggiunto ASML: throughput, precisione di sovrapposizione, affidabilità e rendimento su migliaia di wafer restano da dimostrare.

Il DUV riduce la dipendenza ma non sostituisce ancora ASML

Gli scanner a immersione possono produrre chip avanzati attraverso il multipatterning, ripetendo più esposizioni sullo stesso strato per ottenere geometrie inferiori rispetto alla capacità nominale della macchina. È la tecnica che ha consentito a SMIC di arrivare a processi vicini ai 7 nanometri nonostante il divieto di acquistare sistemi EUV. Il costo è però elevato: ogni esposizione aggiuntiva aumenta tempi, complessità, difetti e consumo degli strumenti. Per un processo DUV a 7 nanometri possono essere necessari molti più passaggi rispetto a una produzione basata su EUV, riducendo la resa e la competitività. Aishengna deve inoltre affrontare dipendenze ancora irrisolte da laser ArF, ottiche di precisione, photoresist e sistemi di coating, segmenti nei quali i produttori cinesi restano lontani dai leader giapponesi, statunitensi ed europei. La produzione domestica offre comunque un’assicurazione strategica qualora Washington e i Paesi Bassi estendano i divieti alla manutenzione degli scanner ASML già installati. Per CXMT, che deve aumentare la produzione di DRAM proprio mentre Apple valuta nuovi fornitori, anche una macchina meno efficiente può diventare decisiva. La lettera ufficiale del gruppo bipartisan ad Apple e l’avvio dei DUV cinesi descrivono così lo stesso conflitto da due lati: gli Stati Uniti cercano di impedire che Apple finanzi l’ascesa tecnologica cinese, mentre Pechino costruisce gli strumenti necessari per rendere quelle restrizioni progressivamente meno efficaci.

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