🛡️ Executive Summary
- I malware abusano delle policy aziendali locali per installare estensioni non rimovibili che dirottano nuova scheda, ricerche e navigazione degli utenti.
- Chrome bloccherà installazione e reinstallazione delle estensioni sospette sui dispositivi Windows e macOS non gestiti da domini o sistemi MDM affidabili.
- La protezione è ancora in sviluppo; nel frattempo Google aggiorna tutti i canali Chrome e Mozilla corregge crash e regressioni in Firefox 153.0.1.
Google prepara una nuova difesa di Chrome contro i browser hijacker che sfruttano le policy aziendali per installare estensioni impossibili da rimuovere sui computer personali. Il sistema impedirà ai componenti aggiuntivi distribuiti tramite criteri locali non affidabili di sostituire la pagina Nuova scheda o modificare il motore di ricerca predefinito. La protezione è ancora sottoposta a revisione nel progetto Chromium e non è disponibile nella versione stabile, ma dovrebbe essere attivata automaticamente su Windows e macOS. Intanto Google aggiorna i canali Stable, Beta, Dev, Extended Stable e LTS di Chrome e ChromeOS, mentre Mozilla Firefox 153.0.1 corregge diversi crash e problemi emersi dopo il rilascio principale.
Cosa leggere
I malware trasformano le policy aziendali in uno strumento di persistenza
Chrome permette alle organizzazioni di distribuire obbligatoriamente estensioni e configurazioni attraverso policy amministrative. È una funzione legittima e necessaria nelle aziende, nelle scuole e negli enti pubblici, dove gli amministratori devono installare strumenti di sicurezza, applicare filtri, scegliere il motore di ricerca o configurare una pagina iniziale comune. I browser hijacker hanno però imparato a scrivere le stesse chiavi di policy localmente sui computer domestici, facendo credere a Chrome che un’estensione malevola sia stata imposta da un’organizzazione autorizzata. Il componente può quindi modificare la nuova scheda, deviare le ricerche verso motori controllati dagli aggressori, inserire pubblicità e reindirizzare la navigazione verso siti sospetti. L’utente vede spesso il messaggio “Gestito dalla tua organizzazione” anche quando il computer non appartiene ad alcuna azienda e può trovarsi nell’impossibilità di disabilitare o rimuovere l’estensione dall’interfaccia ordinaria. Il problema appartiene alla stessa categoria dei browser hijacker capaci di alterare ricerche e impostazioni di navigazione, ma utilizza un meccanismo di persistenza più difficile da riconoscere rispetto alla normale installazione di un componente aggiuntivo. La policy, progettata per rafforzare il controllo amministrativo, diventa così il mezzo attraverso il quale il malware impedisce all’effettivo proprietario del dispositivo di riprendere il controllo del browser.
Chrome distinguerà i PC personali dai dispositivi realmente gestiti
La nuova protezione si basa sulla distinzione tra ambienti aziendali affidabili e dispositivi consumer definiti da Google low-trust, cioè non collegati a un dominio né registrati presso una piattaforma di Mobile Device Management riconosciuta. Su questi computer Chrome bloccherà le estensioni installate tramite policy quando tentano di modificare il motore di ricerca predefinito o la pagina Nuova scheda. L’installazione verrà annullata e l’identificativo dell’estensione sarà memorizzato in una preferenza dedicata ai componenti bloccati. Il browser smetterà inoltre di scaricare ripetutamente lo stesso pacchetto durante i controlli successivi delle policy, riducendo traffico inutile e tentativi continui di reinstallazione. La misura interviene quindi prima che l’estensione acquisisca il controllo della configurazione, invece di limitarsi a mostrare un avviso dopo l’alterazione. Le aziende continueranno a poter utilizzare estensioni legittime sui dispositivi realmente amministrati, mentre sarà disponibile una policy di eccezione per le organizzazioni che necessitano di modificare nuova scheda o ricerca. L’impostazione cerca di evitare che una difesa destinata ai PC domestici interrompa applicazioni aziendali autorizzate. La crescente attenzione di Google deriva anche dall’aumento delle campagne condotte attraverso componenti apparentemente innocui, come dimostrato dal caso di ModHeader, rimossa dopo avere esposto 900.000 utenti alla raccolta nascosta dei dati.
Le estensioni installate manualmente resteranno sotto il controllo dell’utente
Il progetto Chromium interviene anche su una seconda tecnica utilizzata dai malware. Un’estensione inizialmente installata dall’utente può essere successivamente associata a una policy locale e trasformata in un componente obbligatorio, diventando non rimovibile. Con la nuova logica, il passaggio non sarà più consentito sui dispositivi personali non gestiti: l’estensione conserverà il proprio stato originale e potrà essere disabilitata o cancellata normalmente. Chrome controllerà inoltre i dispositivi che in passato erano sottoposti a un’amministrazione affidabile ma hanno successivamente perso il collegamento al dominio o alla piattaforma MDM. Se sul sistema rimarranno policy locali che impongono estensioni capaci di sovrascrivere ricerca o nuova scheda, il browser potrà rimuoverle automaticamente. Questo scenario riguarda computer aziendali dismessi, dispositivi ceduti ai dipendenti o macchine sulle quali una precedente configurazione amministrativa non è stata cancellata correttamente. Google sta aggiungendo anche metriche specifiche per misurare quanti tentativi vengano intercettati e quali forme di abuso risultino più frequenti. La protezione non sostituirà comunque i controlli del Chrome Web Store, perché un componente malevolo può raccogliere dati, intercettare sessioni o manipolare pagine senza modificare nuova scheda e motore di ricerca. Lo dimostrano le campagne basate su estensioni polimorfiche capaci di imitare password manager e wallet e gli attacchi contro gli agenti AI integrati nel browser, analizzati nel caso delle vulnerabilità di Claude per Chrome.
La protezione non è ancora presente nella versione stabile
Le modifiche sono contenute in una serie di patch ancora sottoposte a revisione nel repository Chromium. La funzione, identificata internamente dal flag kBlockDseNtpOverrideExtensionsOnUnmanagedDevices, non è quindi disponibile nella versione stabile di Chrome e potrebbe cambiare prima del rilascio definitivo. Google intende abilitarla per impostazione predefinita dopo l’approvazione del codice, ma non ha indicato una versione precisa né una data di distribuzione. Fino ad allora, gli utenti che visualizzano improvvisamente il messaggio relativo alla gestione aziendale devono controllare la pagina chrome://policy, verificare le estensioni installate e accertarsi che il motore di ricerca e la pagina iniziale non siano stati modificati. La semplice rimozione dell’estensione può non bastare se un programma presente nel sistema continua a ricreare le chiavi di policy. In questi casi è necessario individuare il software che applica la configurazione, controllare le applicazioni installate e sottoporre il dispositivo a una scansione di sicurezza. Il cambiamento segue una fase nella quale Google ha intensificato gli interventi contro estensioni e vulnerabilità del browser, come mostrato dai sette aggiornamenti di sicurezza distribuiti per Chrome 150 e dalle numerose patch urgenti pubblicate durante il 2026.
Google aggiorna Stable, Beta, Dev e i canali aziendali
Parallelamente allo sviluppo della nuova protezione, Google ha distribuito una serie di build attraverso l’intero ecosistema Chrome. Gli aggiornamenti coinvolgono Chrome Stable per desktop, Android e iOS, le versioni Beta per le tre piattaforme, i canali Dev su desktop e Android, ChromeOS Beta, Extended Stable e i rami Long-Term Support destinati principalmente alle organizzazioni. I canali non devono essere confusi tra loro. Stable riceve le versioni considerate adatte all’uso ordinario; Beta permette di provare in anticipo le funzionalità vicine al rilascio; Dev contiene modifiche più recenti e potenzialmente instabili. Extended Stable rallenta il passaggio tra le versioni principali sui computer aziendali, mentre LTS e LTC offrono a scuole e imprese una base mantenuta più a lungo per ridurre la frequenza delle migrazioni. Le note pubblicate da Google per molte build mobili riportano soprattutto miglioramenti di stabilità e prestazioni, senza descrivere nuove funzioni visibili. La moltiplicazione degli aggiornamenti non indica quindi la presenza di altrettante novità, ma riflette un modello di distribuzione nel quale correzioni e modifiche vengono validate progressivamente prima di raggiungere gli utenti stabili. Chrome 150 aveva già introdotto un ciclo importante di interventi, compreso il miglioramento con cui la versione Android ha ridotto sensibilmente gli scatti durante lo scorrimento.
Firefox 153.0.1 corregge crash e regressioni del nuovo ciclo ESR
Mozilla ha distribuito contemporaneamente Firefox 153.0.1, primo aggiornamento correttivo della serie 153 e del nuovo ciclo Extended Support Release. La release interviene su molteplici problemi riscontrati dopo il debutto della versione principale, comprese condizioni capaci di provocare crash e comportamenti anomali dell’interfaccia. Un aggiornamento .0.1 non introduce normalmente un nuovo insieme di funzioni, ma stabilizza componenti già distribuiti e corregge regressioni che non erano state individuate durante il periodo beta. L’intervento assume maggiore importanza per le organizzazioni che adottano il ramo ESR, perché quella base rimarrà in uso più a lungo rispetto alla versione mensile e deve quindi raggiungere rapidamente un livello elevato di affidabilità. Firefox 153 aveva inaugurato il nuovo ciclo insieme alla transizione di KDE verso Wayland, come approfondito nell’articolo su Firefox 153 ESR e KDE Plasma 6.8 Wayland-only. Gli utenti dovrebbero installare la revisione anche quando non hanno osservato direttamente i problemi corretti, poiché alcuni crash dipendono da configurazioni, driver, estensioni o contenuti specifici. Chrome e Firefox seguono strategie di rilascio differenti, ma gli aggiornamenti di fine luglio convergono sullo stesso obiettivo: impedire che estensioni, regressioni e configurazioni amministrative trasformino il browser nel punto più debole del sistema operativo.
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