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Amazon alza i prezzi di Echo, Kindle e Fire TV a causa della crisi RAM: ecco le offerte sottocosto

📌 In Sintesi

  • Echo Dot passa da 49,99 a 79,99 dollari, Kindle 16 GB da 109,99 a 149,99 dollari e Fire TV Stick 4K Max da 59,99 a 84,99 dollari.
  • Amazon attribuisce direttamente gli aumenti al forte rincaro di memoria e storage, dopo avere assorbito per mesi una parte dei maggiori costi.
  • Gli aumenti coinvolgono anche eero, mentre i dispositivi Ring risultano per ora risparmiati dalla nuova revisione dei listini.

La crisi globale delle memorie arriva anche sull’hardware Amazon. Echo, Kindle, Fire TV ed eero hanno subito aumenti di prezzo negli Stati Uniti, in alcuni casi molto più pesanti del normale ritocco annuale. Echo Dot sale di 30 dollari, Kindle di 40 e Fire TV Stick 4K Max di 25, mentre il sistema mesh eero Pro 7 aumenta addirittura di 100 dollari. Amazon conferma che la causa è il rincaro dei componenti di memoria e storage, ormai contesi tra elettronica consumer e infrastrutture AI. È la stessa dinamica che sta già spingendo verso l’alto i listini di smartphone e computer: la chipflation non è più una previsione, ma comincia a comparire direttamente sui cartellini.

Echo Dot aumenta del 60% e rompe la tradizionale fascia dei 50 dollari

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L’aumento più evidente in termini percentuali riguarda Echo Dot, che passa da 49,99 a 79,99 dollari, un rincaro di circa il 60%. Echo Show 11 sale invece da 219,99 a 249,99 dollari. Il dato è particolarmente significativo perché gli smart speaker Amazon sono stati per anni utilizzati come prodotti di ingresso nell’ecosistema Alexa, spesso venduti anche con sconti aggressivi per aumentare la base installata. Portare Echo Dot vicino agli 80 dollari modifica quindi il posizionamento di un dispositivo tradizionalmente pensato come acquisto relativamente economico. Amazon ha comunque anticipato che continuerà a utilizzare promozioni durante l’anno, lasciando intendere che il nuovo prezzo di listino potrebbe diventare soprattutto una base più alta da cui applicare sconti durante Prime Day, Black Friday e altre campagne. La strategia ricorda quanto accaduto negli smartphone, dove il Pixel 11 ha già subito una pressione sui prezzi causata dalla crisi globale delle memorie.

Kindle sale di 40 dollari anche nelle versioni più popolari

Il rincaro colpisce anche una categoria molto più sensibile al prezzo come Kindle. Il modello da 16 GB passa da 109,99 a 149,99 dollari, mentre Kindle Paperwhite da 16 GB sale da 159,99 a 199,99 dollari. Si tratta in entrambi i casi di un aumento di 40 dollari, abbastanza consistente da cambiare la percezione del prodotto. Gli e-reader hanno tradizionalmente beneficiato di cicli hardware lunghi e requisiti di memoria molto inferiori rispetto a tablet e smartphone, ma il problema non riguarda soltanto la quantità assoluta di RAM installata. Il costo di NAND, controller, supply chain e capacità produttiva si propaga lungo tutta la distinta base. Amazon non può quindi isolare Kindle dalla stessa dinamica che sta investendo l’intero settore. Il precedente Fire Max 11 aveva già mostrato come Amazon stesse cercando di salire di fascia nell’hardware consumer; con i nuovi rincari, però, perfino i prodotti nati come accesso economico all’ecosistema diventano sensibilmente più costosi.

Fire TV Stick 4K Max aumenta di oltre il 40%

Anche la famiglia Fire TV viene coinvolta. Fire TV Stick HD passa da 34,99 a 39,99 dollari, variazione relativamente contenuta, mentre Fire TV Stick 4K Max sale da 59,99 a 84,99 dollari, con un incremento di 25 dollari e superiore al 40%. È proprio questo modello a mostrare meglio il nuovo problema industriale. I dispositivi di streaming sono stati a lungo venduti a margini ridotti perché rappresentano un punto d’accesso a Prime Video, pubblicità, abbonamenti e acquisti digitali. Quando però memoria e storage aumentano abbastanza da comprimere ulteriormente quei margini, anche la logica del “device quasi sovvenzionato” diventa più difficile da sostenere. Amazon può ancora recuperare parte del valore lungo l’intero ciclo di utilizzo, ma non abbastanza da ignorare indefinitamente l’aumento della distinta base.

eero 7 sale a 399 dollari e Pro 7 arriva a 799

Il rincaro più consistente in valore assoluto riguarda i router mesh eero. eero 7 passa da 349,99 a 399,99 dollari, mentre eero Pro 7 sale da 699,99 a 799,99 dollari. Qui l’aumento di memoria e storage pesa insieme alla maggiore complessità dell’hardware networking, sempre più vicino a piccoli computer dotati di CPU multicore, accelerazione crittografica e firmware sofisticati. Il salto da 100 dollari sul modello Pro rende evidente che la crisi non riguarda soltanto i prodotti che utilizzano grandi quantità di DRAM. Quando i produttori di memoria possono destinare capacità a componenti per server AI molto più redditizi, l’intero mercato consumer è costretto a pagare di più per assicurarsi wafer e moduli sufficienti. La chipflation che sta investendo RAM e NAND mentre Stati Uniti e Cina si contendono la supply chain sta quindi arrivando anche dentro router, smart speaker e lettori di ebook.

Ring resta fuori dagli aumenti almeno per ora

Non tutto il catalogo Amazon viene colpito contemporaneamente. I dispositivi Ring risultano per ora esclusi dai nuovi aumenti, elemento interessante considerando che anche videocamere e campanelli utilizzano storage, memoria e SoC. La differenza potrebbe dipendere da contratti di fornitura differenti, margini più elevati oppure dalla maggiore importanza dei ricavi ricorrenti generati dagli abbonamenti Ring. In altre parole, Amazon può avere più spazio per assorbire temporaneamente l’aumento dei componenti in una categoria dove il valore del cliente continua anche dopo l’acquisto dell’hardware. Nulla garantisce però che la situazione resti invariata se i prezzi di DRAM e NAND continueranno a salire.

La corsa all’AI sta facendo pagare il conto ai dispositivi consumer

Amazon attribuisce direttamente la revisione dei listini ai forti aumenti dei costi di memoria e storage, spiegando di averli assorbiti per quanto possibile prima di trasferirne una parte sui clienti. Il fenomeno è ormai trasversale. La domanda dei data center AI assorbe enormi quantità di HBM, DRAM e NAND, mentre i produttori privilegiano naturalmente i segmenti più redditizi. La capacità non è infinita e la conseguenza è una maggiore pressione sui componenti destinati a smartphone, PC, console, router e dispositivi smart. Apple ha già dovuto confrontarsi con lo stesso problema, tanto che iPhone 18 Pro è stato associato a rincari fino a 1.399 dollari proprio per chip e memorie. Il caso Amazon è particolarmente significativo perché coinvolge prodotti che per anni sono stati utilizzati come hardware d’ingresso a basso prezzo. Se anche Echo Dot, Kindle e Fire TV devono essere riposizionati, significa che la crisi delle memorie ha superato il confine dei flagship premium. L’intelligenza artificiale sta consumando capacità produttiva a monte e il conto comincia a essere distribuito su tutta l’elettronica consumer. Il prossimo effetto della corsa ai data center potrebbe quindi non essere un nuovo modello AI, ma un dispositivo domestico che costa 20, 40 o 100 dollari in più senza offrire necessariamente hardware migliore.

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