🛡️ Executive Summary
- Operation Jackal IV ha coinvolto 22 Paesi in sei continenti, portando a 58 arresti e all’identificazione di 263 sospetti collegati a reti criminali dell’Africa occidentale.
- Le organizzazioni colpite sono attive in romance scam, investment scam, BEC, riciclaggio e sextortion, con un ricorso crescente a servizi Crime-as-a-Service.
- In Italia è stato individuato un soggetto collegato a una rete paneuropea di riciclaggio che avrebbe movimentato 845.000 euro attraverso 560 transazioni e 20 strumenti finanziari.
INTERPOL ha chiuso otto mesi di operazioni contro le reti criminali organizzate dell’Africa occidentale con 58 arresti e 263 sospetti identificati in 22 Paesi e sei continenti. L’operazione, denominata Jackal IV e condotta tra novembre 2025 e giugno 2026, ha colpito strutture riconducibili a gruppi come Black Axe e ad altre organizzazioni coinvolte in frodi finanziarie online, romance scam, investment scam, business email compromise e riciclaggio. Il quadro ricostruito mostra però un’evoluzione ulteriore: queste reti non si limitano più a gestire direttamente ogni fase della frode, ma acquistano servizi Crime-as-a-Service, infrastrutture e capacità di laundering da soggetti esterni, spesso attraverso ecosistemi criminali accessibili nel dark web.
Cosa leggere
Operation Jackal IV coinvolge 22 Paesi e segue i flussi di denaro
Secondo il comunicato ufficiale di INTERPOL, Jackal IV è stata progettata per interrompere il riciclaggio, identificare obiettivi ad alto valore, sequestrare beni e sostenere arresti e procedimenti giudiziari. INTERPOL ha coordinato scambio di intelligence, analisi e attività operative tra Austria, Argentina, Australia, Canada, Costa d’Avorio, Francia, Germania, Indonesia, Irlanda, Italia, Giappone, Malesia, Paesi Bassi, Nigeria, Portogallo, Sudafrica, Spagna, Svezia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Regno Unito e Stati Uniti. L’impostazione segue una strategia già vista nelle operazioni internazionali con cui INTERPOL ha smantellato decine di migliaia di infrastrutture malevole: non inseguire soltanto il singolo truffatore, ma ricostruire flussi finanziari, account, società e infrastrutture che consentono alla rete criminale di continuare a monetizzare.
Black Axe resta uno dei modelli più strutturati del cybercrime finanziario
INTERPOL cita espressamente Black Axe tra i gruppi rappresentativi della minaccia. Si tratta di una rete criminale transnazionale già associata a truffe online, riciclaggio, falsificazione, violenza e altre attività illecite. La sua forza non deriva da una singola tecnica di attacco, ma dalla capacità di combinare social engineering, prestanome, mule account, società di comodo e infrastrutture distribuite tra più Paesi. La stessa struttura era emersa quando Europol aveva sostenuto l’arresto di dieci membri di Black Axe in Svizzera, all’interno di un quadro nel quale romance scam e investment scam alimentano direttamente reti di riciclaggio internazionali. Jackal IV conferma che questi gruppi non rappresentano episodi regionali circoscritti all’Africa occidentale, ma organizzazioni capaci di operare contemporaneamente su più continenti.
In Sudafrica 39 arresti e 2,67 milioni di dollari sequestrati
Il risultato operativo più consistente arriva dal Sudafrica, dove le autorità hanno effettuato raid in sette località di Johannesburg collegate a un sindacato criminale specializzato in romance e investment scam contro pensionati di Paesi anglofoni. La struttura era sufficientemente organizzata da dividere gli operatori in ruoli distinti, con agenti incaricati della “conversione” della vittima e altri dedicati alla “retention”, cioè al mantenimento della relazione dopo il primo pagamento.

Le forze dell’ordine hanno arrestato 39 persone, sequestrato circa 2,67 milioni di dollari e bloccato 257 conti bancari. La terminologia utilizzata dal gruppo mostra quanto le truffe moderne abbiano assorbito modelli tipici del marketing e dei call center: la vittima viene trattata come un lead da trasformare e mantenere economicamente attivo.
In Argentina emerge una rete Crime-as-a-Service con 196 soggetti
In Argentina INTERPOL ha identificato 196 persone coinvolte in una grande infrastruttura Crime-as-a-Service sospettata di fornire domini Web e supporto al riciclaggio alle organizzazioni criminali dell’Africa occidentale. L’indagine ha portato a 17 arresti e al dispiegamento di un Operational Support Team di INTERPOL per l’analisi dei dati sequestrati e l’identificazione di ulteriori collegamenti internazionali. Questo passaggio è particolarmente significativo perché conferma la frammentazione industriale del cybercrime: chi gestisce la frode non deve necessariamente possedere personalmente domini, server, mule account o servizi di cash-out. Può acquistarli da fornitori specializzati, esattamente come accade nell’economia legittima con servizi cloud e outsourcing. Il modello si avvicina alle infrastrutture criminali già osservate nei servizi Crime-as-a-Service che industrializzano spoofing e frodi telefoniche, dove componenti diverse della catena vengono offerte come moduli riutilizzabili.
In Italia un conto avrebbe riciclato 845.000 euro in 560 operazioni
L’operazione coinvolge direttamente anche l’Italia. INTERPOL riferisce che un individuo è stato identificato in relazione a una rete paneuropea di riciclaggio che utilizzava società di comodo, servizi di rimessa e prelievi in contanti per oscurare la provenienza del denaro. Un singolo conto avrebbe movimentato 845.000 euro attraverso 560 transazioni, utilizzando 20 differenti strumenti finanziari. Il dato mostra quanto il laundering successivo alla frode possa essere più complesso della fase iniziale dell’attacco: frammentazione delle somme, passaggi ripetuti tra strumenti diversi e utilizzo di entità apparentemente legittime servono a rendere difficile la ricostruzione della catena. È proprio questo il livello che Jackal IV prova a colpire, perché senza la capacità di convertire e ripulire i proventi le campagne di phishing, BEC o investimento perdono gran parte del proprio valore operativo.
In Romania una falsa piattaforma di investimento arriva a 143 milioni di euro
In Romania le autorità hanno smantellato una rete che gestiva una sofisticata investment scam attraverso un call center. Le vittime venivano attirate con promesse di rendimenti elevati su azioni e criptovalute, mentre il denaro finiva su wallet elettronici controllati dai criminali. INTERPOL stima che il gruppo abbia sottratto e riciclato globalmente circa 143 milioni di euro. Sono state arrestate 11 persone e sequestrati circa 330.000 euro tra contanti e criptovalute, sei immobili e diversi orologi di lusso. Il meccanismo è lo stesso che continua a rendere redditizie le frodi di investimento: dashboard professionali, operatori telefonici, rendimenti iniziali simulati e pressioni per aumentare progressivamente i versamenti. Non serve necessariamente violare un account quando la vittima può essere convinta a trasferire volontariamente il denaro.
La sextortion contro minori entra nel portafoglio delle reti organizzate
Tra le tendenze più preoccupanti rilevate da INTERPOL c’è la crescita della sextortion contro minorenni, con vittime anche di 14 anni. I criminali contattano i ragazzi sui social, costruiscono una relazione di fiducia, li convincono a condividere immagini o video espliciti e successivamente minacciano di inviarli ai contatti della vittima se non viene pagato un riscatto. La dinamica coincide con quella descritta recentemente nell’allerta dell’FBI sulla sextortion e sulla rivittimizzazione online, ma Jackal IV aggiunge un elemento: questa tecnica viene osservata direttamente dentro ecosistemi di criminalità organizzata transnazionale. Non è quindi soltanto un comportamento opportunistico di singoli predatori, ma può diventare una linea di business inserita in strutture che dispongono già di account, riciclatori e capacità di monetizzazione.
BEC e frodi crypto convivono nella stessa economia criminale
Le reti dell’Africa occidentale colpite dall’operazione risultano attive anche nel Business Email Compromise, una delle forme di frode più redditizie contro aziende e professionisti. Il BEC sfrutta email compromesse o imitate per convincere dipendenti e amministratori a modificare coordinate bancarie o autorizzare bonifici verso conti controllati dai criminali. L’evoluzione recente delle piattaforme Kali365 e Greatness ha mostrato quanto il furto degli account Microsoft 365 possa essere ormai industrializzato, offrendo accesso iniziale e sessioni compromesse che possono diventare il punto di partenza per frodi finanziarie molto più grandi. Le stesse organizzazioni possono parallelamente utilizzare criptovalute, wallet e piattaforme di investimento fittizie per raggiungere altri segmenti di vittime, cambiando soltanto il copione commerciale.
Il cybercrime dell’Africa occidentale non è più un problema regionale
Jackal IV descrive soprattutto la maturazione di un ecosistema. Romance scam, investment scam, BEC, sextortion, riciclaggio e Crime-as-a-Service non sono compartimenti separati, ma attività che possono condividere infrastrutture, contatti, account finanziari e specialisti. Le organizzazioni criminali possono delegare domini a un fornitore argentino, utilizzare call center in Sudafrica, riciclare fondi attraverso strutture europee e colpire contemporaneamente vittime in altri continenti.
È per questo che INTERPOL concentra l’operazione sui flussi di denaro oltre che sugli arresti. Il valore di una rete criminale non sta soltanto nella capacità di truffare una vittima, ma nella possibilità di trasformare rapidamente quella truffa in denaro spendibile attraversando più giurisdizioni. I 58 arresti di Jackal IV rappresentano il risultato più visibile; i 263 sospetti identificati e le indagini ancora aperte mostrano invece quanto più grande sia l’infrastruttura che resta da smantellare.
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