Alla fine Sigfrido Ranucci sembra aver preso atto che la sua esperienza alla guida di Report sia arrivata al capolinea. Non esiste ancora l’annuncio formale della Rai che chiude definitivamente la partita, ma ormai è lo stesso giornalista a parlare come chi considera remota la possibilità di restare al comando della trasmissione. «Restare a Report? Non credo sia questa l’intenzione», ha dichiarato pubblicamente, aggiungendo che un trasferimento presso un’altra testata Rai rappresenterebbe per lui un passo indietro. Nel frattempo Viale Mazzini ragiona sulla ricollocazione e circolano diverse soluzioni: Tg3, RaiNews, un incarico aziendale costruito ad hoc oppure altre funzioni compatibili con il suo livello professionale e retributivo. Il problema, quindi, non sembra più essere soltanto se Ranucci lascerà Report, ma cosa farà dopo.
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Ranucci è sul mercato e ormai lo dice anche lui
C’è una battuta che fotografa meglio di molte indiscrezioni il momento attraversato dal giornalista. Durante un’intervista a Mediaset, Ranucci ha scherzato con il cronista: «Mi volete assumere? Sono sul mercato». Una frase pronunciata sorridendo, ma che assume un significato particolare proprio nelle ore in cui la Rai sta valutando la sua futura collocazione. L’intervista di Studio Aperto, nella quale il giornalista ha parlato di una «gogna politica», arriva dopo settimane nelle quali il rapporto con Viale Mazzini si è progressivamente deteriorato. La Rai, del resto, aveva già dimostrato quanto fosse diventata delicata la gestione del caso quando aveva deciso di sospendere cautelativamente le repliche estive di Report, confermando però il ritorno della trasmissione nella stagione autunnale. La comunicazione ufficiale della Rai sulla sospensione delle repliche Oggi il punto appare ancora più chiaro: Report dovrebbe sopravvivere e il problema riguarda soprattutto chi dovrà guidarlo. Ed è precisamente lo scenario che era stato anticipato quando si era sostenuto che Report dovesse essere salvato senza trasformare Ranucci in una figura intoccabile. La vicenda Lavitola ha accelerato una resa dei conti che probabilmente covava già da tempo.
Tg3, RaiNews o un incarico per non mandarlo via davvero
Il problema della Rai è anche contrattuale e politico. Ranucci non è un giornalista che può essere semplicemente parcheggiato senza conseguenze, soprattutto considerando visibilità, ruolo aziendale e possibile contenzioso. Per questo circolano ipotesi che vanno dal ritorno al Tg3 a RaiNews fino a una posizione diversa, persino costruita direttamente nell’organigramma aziendale. Qualcuno si è spinto a immaginare un ruolo apicale o persino una futura direzione. Altri prevedono invece lo scenario più classico della televisione pubblica italiana: un incarico prestigioso sulla carta, ben retribuito, ma sostanzialmente lontano dalla capacità di incidere che Ranucci aveva costruito attraverso Report. Ed è proprio questo il punto. Per Ranucci passare dalla guida di una trasmissione capace di determinare l’agenda politica e giornalistica nazionale a una normale collocazione dentro una testata significherebbe perdere molto più di un programma. Significherebbe perdere una piattaforma di potere editoriale.
La7 adesso appare molto meno semplice
Per mesi l’approdo naturale sembrava essere La7. Ranucci è stato frequentemente ospite di Lilli Gruber e Giovanni Floris e la Rai era arrivata persino a richiamargli le regole sulle apparizioni presso emittenti concorrenti. La vicinanza editoriale era evidente e la rete di Urbano Cairo avrebbe rappresentato teoricamente l’habitat televisivo più compatibile con il cosiddetto metodo Report, soprattutto nella sua componente più aggressiva nei confronti del governo. Oggi però anche questa soluzione appare meno automatica. La7 possiede già una squadra fortemente caratterizzata nell’approfondimento politico con Gruber, Floris, Corrado Formigli, Massimo Gramellini e lo stesso Enrico Mentana. Inserire Ranucci significherebbe costruire un ulteriore polo investigativo dentro una rete già posizionata in modo molto preciso nel mercato dell’informazione. La battuta sul «sono sul mercato» resta quindi divertente proprio perché dietro nasconde un problema reale: Ranucci è davvero sul mercato, ma il suo peso editoriale rende molto più difficile trovargli una collocazione normale.
Sabrina Giannini entra nella successione a Report
Nel frattempo comincia la vera partita per il dopo Ranucci. Ed è emerso con forza il nome di Sabrina Giannini, storica autrice di Report e oggi volto di Indovina chi viene a cena. Giannini ha confermato un retroscena particolarmente significativo: dieci anni fa Milena Gabanelli aveva pensato anche a lei per la successione, prima che la scelta ricadesse proprio su Ranucci. Non significa che Giannini sia già stata scelta. Significa però che il suo nome non nasce dal nulla e soprattutto che la Rai potrebbe privilegiare una soluzione interna, salvando il marchio Report senza importare dall’esterno un volto che ne modifichi completamente l’identità. È la stessa logica già emersa attorno a Giorgio Mottola, indicato da tempo come uno dei possibili eredi insieme ad altri giornalisti cresciuti nella redazione e proprio la pubblicazione dei compensi potrebbe frena. C’è poi una curiosità destinata inevitabilmente ad alimentare il retroscena. Da settimane si parla di malumori e fonti interne alla redazione che avrebbero contribuito a far emergere tensioni e dinamiche fino a quel momento rimaste dentro Report. L’uscita pubblica di Giannini e la rivendicazione della vecchia investitura di Gabanelli non dimostrano naturalmente che quella fonte fosse lei. Ma rendono ancora più evidente quanto la successione non sia soltanto una questione aziendale: dentro Report è iniziata da tempo una partita per il dopo Ranucci.
Il paracadute politico resta lì
Rimane infine la politica. Ranucci ha negato di avere intenzione di candidarsi, ma le smentite non cancellano automaticamente uno scenario politico che ormai esiste. La sua partecipazione a un appuntamento di Alleanza Verdi e Sinistra ha già trasformato quella che inizialmente sembrava una suggestione in un’ipotesi almeno politicamente leggibile. La sequenza è abbastanza semplice: Ranucci perde Report, resta per qualche tempo in Rai oppure sceglie una soluzione esterna, continua le presentazioni pubbliche e costruisce attorno alla propria vicenda l’immagine del giornalista investigativo rimosso dal servizio pubblico dopo anni di scontri con il potere. Dal punto di vista elettorale sarebbe un profilo già pronto. Naturalmente tutto dipende anche dagli sviluppi della vicenda Lavitola. Ranucci resta la vittima dell’attentato, ma ciò che è emerso sul rapporto con la sua fonte e amico ha aperto un dossier professionale molto più ampio, già analizzato attraverso le contestazioni confrontate con il Codice etico Rai. Se nuovi elementi dovessero compromettere ulteriormente la sua immagine, anche il valore di un eventuale paracadute politico potrebbe diminuire. Se invece la vicenda dovesse chiudersi senza altri terremoti, il percorso appare quasi scritto: Report continuerà senza Ranucci e Ranucci continuerà senza Report.
Resta soltanto da capire dove.
In una nuova stanza della Rai, in un’altra televisione oppure, prima o poi, su un palco dove invece del microfono di Report potrebbe esserci quello di un partito.
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