🛡️ Punti chiave
- Una segnalazione internazionale su circa 45 file CSAM ha avviato un’indagine durata sei mesi.
- Secondo l’accusa, una coppia avrebbe abusato del nipote preadolescente e registrato alcuni episodi con uno smartphone.
- Il gip di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati.
Una coppia residente in provincia di Aosta è stata arrestata dalla Polizia di Stato con l’accusa di avere abusato del nipote preadolescente e prodotto CSAM successivamente sincronizzati online. L’indagine, durata circa sei mesi, è partita da una segnalazione internazionale relativa a 45 file associati a un account web. Gli accertamenti della Polizia Postale avrebbero consentito di collegare le connessioni ai due indagati e di ritrovare numerosi contenuti nei dispositivi sequestrati. Il gip di Torino ha disposto per entrambi la custodia cautelare in carcere. Le responsabilità dovranno essere accertate nel processo.
Cosa leggere
La segnalazione internazionale sui 45 file CSAM
L’inchiesta è stata avviata dopo l’arrivo al Centro nazionale per il contrasto alla pedopornografia online, struttura indicata ufficialmente con l’acronimo CNCPO, di una segnalazione internazionale riguardante circa 45 file sincronizzati attraverso un account online. Secondo la comunicazione della Polizia di Stato, le indagini sono state condotte dalla sezione operativa per la sicurezza cibernetica di Aosta sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torino. L’esame iniziale dei contenuti avrebbe fatto emergere elementi compatibili non soltanto con la detenzione, ma anche con la possibile produzione diretta di alcuni file. Gli investigatori hanno quindi analizzato le connessioni associate all’account, ricostruendo gli accessi e individuando i dispositivi presumibilmente utilizzati dalla coppia.
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Le perquisizioni e il sequestro dei dispositivi
Gli elementi raccolti durante i sei mesi di indagine hanno portato all’esecuzione di perquisizioni domiciliari, personali e informatiche. Computer, smartphone e supporti digitali sequestrati sarebbero risultati contenere numerosi file CSAM. Una parte del materiale, secondo l’ipotesi formulata dagli inquirenti, sarebbe stata prodotta direttamente dai due indagati. L’analisi forense dei dispositivi avrebbe inoltre permesso di collegare i contenuti al nipote preadolescente della coppia. Il bambino veniva affidato ai due familiari per esigenze organizzative e proprio durante questi periodi sarebbero avvenuti gli abusi contestati. Alcuni episodi sarebbero stati registrati attraverso uno smartphone e successivamente archiviati o sincronizzati mediante servizi online.
La custodia cautelare disposta dal gip di Torino
Sulla base del materiale trasmesso dalla Procura, il gip di Torino ha disposto la custodia cautelare in carcere per entrambi gli indagati. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, la produzione e la detenzione di CSAM e gli atti sessuali con un minorenne. La posizione della coppia sarebbe aggravata dal fatto che la vittima, di età inferiore ai sedici anni, era stata affidata alla loro custodia. L’arresto rappresenta una misura cautelare adottata durante le indagini preliminari e non una condanna definitiva. Tutte le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio processuale e per i due indagati resta valida la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.
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Il ruolo della cooperazione internazionale
Il caso di Aosta conferma il ruolo delle segnalazioni internazionali nelle indagini sul CSAM distribuito attraverso account web, piattaforme digitali e servizi cloud. I contenuti possono essere prodotti in un Paese, conservati su infrastrutture collocate all’estero e rilevati da soggetti operanti in un’altra giurisdizione. Il passaggio delle informazioni al CNCPO consente alla Polizia Postale di collegare i dati ricevuti alle connessioni italiane e di affidare gli accertamenti alle strutture territorialmente competenti. In questa indagine la ricostruzione digitale avrebbe permesso non soltanto di individuare i presunti responsabili, ma soprattutto di identificare il minore coinvolto e interrompere la situazione di rischio descritta dagli investigatori.
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