📌 In Sintesi
- Pixel 11 Pro XL raggiunge circa 40,7 W nei test, ma solo con alimentatori USB PD PPS a 21 V e senza migliorare drasticamente i tempi di ricarica.
- La temperatura sale rapidamente e Extreme Charging risulta ancora indisponibile su alcune unità, nonostante siano rispettati i requisiti indicati da Google.
- Emergono inoltre glitch audio nei video con Video Boost e altre anomalie iniziali, senza elementi sufficienti per parlare di difetti generalizzati della serie.
Google Pixel 11 Pro XL riesce finalmente ad avvicinarsi ai 45 W promessi per la ricarica cablata, ma i primi test indipendenti mostrano un compromesso molto meno convincente del semplice dato di picco. Con l’alimentatore corretto lo smartphone arriva a circa 40,7 W, mantenendo quella potenza per i primi nove minuti, ma continua a richiedere circa 69 minuti per completare la carica e sviluppa calore più rapidamente delle generazioni precedenti. A complicare il debutto c’è Extreme Charging, la nuova modalità che dovrebbe sacrificare temperatura e prestazioni per accelerare ulteriormente la ricarica ma che, su alcune unità, rimane inspiegabilmente disabilitata. Nel frattempo emergono anche i primi bug software della serie Pixel 11, compresi glitch audio durante la registrazione video.
Cosa leggere
I 45 W del Pixel 11 Pro XL richiedono un caricatore molto specifico
Il miglioramento rispetto alle generazioni precedenti esiste ed è misurabile. Nei test effettuati sul Pixel 11 Pro XL, la potenza assorbita ha raggiunto un massimo di 40,7 W per circa nove minuti, superando nettamente i circa 35 W osservati sui precedenti flagship XL di Google. Il problema è che per avvicinarsi al valore nominale di 45 W non basta utilizzare genericamente un alimentatore USB-C ad alta potenza: serve un caricatore compatibile con USB Power Delivery PPS capace di fornire 21 V a circa 2 A. Durante le prove, persino un alimentatore PPS dichiarato da 67 W ma incapace di offrire il profilo richiesto è rimasto limitato a circa 25 W. La documentazione ufficiale conferma che Pixel 11 Pro XL supporta fino a 45 W attraverso USB Power Delivery, mentre il caricatore Google da 45 W offre profili PPS fino a 21 V e 2,25 A. La compatibilità diventa quindi più importante della potenza nominale stampata sull’alimentatore: un caricatore da 100 W può essere più lento di uno da 45 W se manca il corretto intervallo PPS.
Più watt ma i tempi cambiano meno di quanto suggerisca il numero
Il vero limite emerge confrontando la potenza con il tempo effettivamente necessario per riempire la batteria da 5.115 mAh. Il Pixel 11 Pro XL raggiunge circa il 50% in 21 minuti e il 75% in 35 minuti, terminando la ricarica indicativamente dopo 69 minuti. Pixel 10 Pro XL impiegava circa 23 minuti per il 50%, 40 minuti per il 75% e 81 minuti per completare il ciclo.

Il progresso c’è quindi soprattutto nell’ultima parte della curva, ma il salto da circa 35 W reali delle generazioni precedenti agli oltre 40 W del nuovo modello produce appena pochi minuti di vantaggio nella fase più importante. Google dichiara nelle specifiche hardware ufficiali del Pixel 11 Pro XL una ricarica fino al 75% in circa 30 minuti utilizzando un alimentatore PPS da 45 W o superiore, valore che appare legato alle condizioni ottimali previste dall’azienda e soprattutto alla nuova modalità Extreme Charging. Nei test standard, senza quella funzione operativa, il telefono resta più lento.
Leggi anche: Pixel 11 Pro perde potenza nel flash e mostra i primi casi di blocco dopo lo spegnimento
Il problema diventa termico quando la potenza resta alta
Aumentare la potenza di ricarica significa gestire più calore, ed è proprio qui che il comportamento del nuovo modello diventa meno convincente. Durante i test il Pixel 11 Pro XL si scalda più rapidamente rispetto alle generazioni precedenti e riduce progressivamente l’assorbimento man mano che aumenta la temperatura della batteria. Non si tratta necessariamente di un’anomalia hardware: il throttling della ricarica è un meccanismo di protezione previsto dal sistema e Google stessa spiega che, quando il dispositivo supera determinate condizioni termiche, può ridurre prestazioni e velocità di ricarica, limitare fotocamera e connettività o interrompere temporaneamente la carica. Le indicazioni ufficiali per evitare il surriscaldamento dei Pixel confermano esplicitamente questo comportamento. Il problema per Pixel 11 Pro XL è quindi di equilibrio: il telefono dispone finalmente di una potenza vicina ai 45 W dichiarati, ma una parte del vantaggio viene rapidamente assorbita dalla necessità di mantenere batteria e componenti entro le soglie termiche. È un tema particolarmente sensibile dopo una storia generazionale nella quale batteria, ricarica e gestione termica hanno già rappresentato elementi centrali nel confronto tra Pixel 10 Pro XL, Pixel 9 Pro XL e Pixel 8 Pro.
Extreme Charging dovrebbe andare oltre ma su alcune unità non si attiva
Google ha previsto una risposta software proprio a questo compromesso. Extreme Charging è disponibile sui Pixel 11 e modelli successivi e può essere utilizzato quando la batteria si trova al 50% o meno. La modalità privilegia la velocità e lascia al sistema il compito di gestire automaticamente le variazioni termiche. Il problema è che sui primi Pixel 11 Pro XL sottoposti a prova la funzione non sempre compare correttamente. Su un’unità il menu dedicato non risultava disponibile neppure dopo l’installazione di tutti gli aggiornamenti, mentre il relativo toggle nelle impostazioni rapide rimaneva disattivato anche utilizzando diversi alimentatori PPS capaci di fornire circa 40 W. Comportamenti analoghi sono stati osservati su una seconda unità e segnalati da alcuni acquirenti: in diversi casi l’opzione sarebbe comparsa soltanto dopo alcuni giorni di utilizzo, senza una procedura chiaramente documentata. È possibile che Google utilizzi una fase iniziale di calibrazione della batteria prima di abilitare la modalità, ma la documentazione pubblica non indica un’attesa obbligatoria. Per una funzione presentata come uno degli elementi distintivi del sistema di ricarica, l’assenza di una spiegazione lascia l’esperienza iniziale inutilmente opaca.
I primi Pixel 11 mostrano anche un glitch audio durante i video
I problemi di lancio non si limitano alla batteria. Alcuni proprietari di Pixel 11 Pro e Pixel 11 Pro XL segnalano brevi interruzioni o distorsioni dell’audio durante la registrazione video. Il comportamento più documentato appare su filmati 4K HDR con Video Boost attivo, dove il suono può presentare un piccolo glitch a intervalli di circa cinque secondi. Sono presenti segnalazioni sia a 60 fps sia a 30 fps, ma il numero di casi resta insufficiente per stabilire quanto il problema sia diffuso nell’intera base installata.
Un utente ha riferito di aver eliminato temporaneamente il difetto cancellando la cache, mentre altri indicano come possibile workaround la disattivazione e successiva riattivazione dei 60 fps. Non esiste ancora una conferma ufficiale di Google né una correzione specificamente attribuita al problema. È quindi più corretto parlare di segnalazioni iniziali da monitorare e non di un difetto generalizzato della fotocamera. Il quadro si aggiunge però ai problemi già comparsi nei primi giorni, quando HiLight ha mostrato un compromesso sulla potenza della torcia e alcune unità sono rimaste bloccate dopo lo spegnimento — destinazione che, proprio perché già utilizzata nel “Leggi anche”, non va duplicata nel CMS.
Tensor G6 non cancella immediatamente il vecchio problema del calore
Il tema termico è particolarmente interessante perché la nuova generazione nasce con Tensor G6 e con una piattaforma hardware che avrebbe dovuto migliorare l’efficienza complessiva. Le prime verifiche sul nuovo modem MediaTek mostrano progressi rispetto alle soluzioni Exynos precedenti, ma il comportamento durante la ricarica ricorda quanto il calore di uno smartphone non dipenda soltanto dal SoC. Batteria, conversione di potenza, controller USB, temperatura ambiente, display, connettività e attività in background contribuiscono tutti al bilancio termico. Google stessa indica un intervallo ambientale ottimale tra 0 e 35 °C e avverte che temperature elevate possono comportare riduzione delle prestazioni o sospensione della ricarica. Questo diventa particolarmente rilevante nell’uso estivo: le prime segnalazioni della community indicano anche limitazioni della fotocamera durante riprese 4K o utilizzo intenso dello zoom in ambienti molto caldi. Non sono prove sufficienti per attribuire al Pixel 11 Pro XL un problema termico generalizzato, ma mostrano che la gestione del calore continua a essere uno dei punti da osservare nella nuova generazione, soprattutto quando Google spinge contemporaneamente prestazioni fotografiche, AI locale e ricarica più potente.
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Il debutto del Pixel 11 mette Google davanti a un problema di rifinitura
I primi giorni della serie Pixel 11 non indicano ancora un prodotto strutturalmente difettoso, ma mostrano diversi punti nei quali il software e l’hardware non sembrano completamente rifiniti. Il Pixel 11 Pro XL riesce finalmente ad avvicinarsi alla potenza di ricarica dichiarata, ma richiede un profilo PPS a 21 V poco intuitivo, continua a impiegare oltre un’ora per il ciclo completo e raggiunge più rapidamente temperature che costringono il sistema a modulare la potenza. La funzione che dovrebbe spingersi oltre, Extreme Charging, non è ancora affidabilmente disponibile su tutte le unità appena configurate. Ai problemi di ricarica si aggiungono il glitch audio di Video Boost e le anomalie già osservate su HiLight e sull’avvio di alcune unità. Nessuno di questi elementi, isolatamente, dimostra un fallimento della generazione. Considerati insieme, però, mostrano che Google sta chiedendo 1.399 euro per il Pixel 11 Pro XL mentre una parte dell’esperienza promessa continua a dipendere da compatibilità molto specifiche, calibrazioni poco spiegate e correzioni software ancora attese.
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