La partita è chiusa. Sigfrido Ranucci non condurrà più Report e la Rai ha scelto di separare definitivamente il futuro del programma da quello del giornalista che lo ha guidato dopo Milena Gabanelli. Dalla prossima stagione la trasmissione d’inchiesta di Rai 3 sarà affidata a Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, entrambi vincitori della selezione Rai per giornalisti professionisti. Contemporaneamente Viale Mazzini ha comunicato di aver sottoposto a Ranucci tre possibili opzioni di ricollocazione professionale, compatibili con il suo grado e con l’esperienza maturata in azienda. È la conclusione formale di uno scenario che negli ultimi giorni era diventato sempre meno ipotetico. Il 26 agosto, quando ancora mancava l’annuncio definitivo, il problema non era ormai più se Ranucci avrebbe lasciato Report, ma quale collocazione la Rai gli avrebbe offerto. Due giorni dopo arriva la risposta sul primo punto: Report continuerà senza Ranucci. Sul secondo, invece, la partita resta aperta. Secondo quanto appreso dall’AGI, le tre possibilità indicate sarebbero RaiNews, Tg3 oppure un incarico da corrispondente. La comunicazione ufficiale della Rai non specifica invece le destinazioni, limitandosi a parlare di tre alternative «coerenti con il suo grado e con l’esperienza maturata in Rai». Una distinzione importante: la fine di Ranucci a Report è ufficiale, la sua prossima destinazione ancora no.
Cosa leggere
La notizia cambia il problema
Il punto non è più stabilire se la Rai abbia intenzione di sostituire Ranucci. Lo ha fatto. La questione diventa adesso capire quale equilibrio l’azienda stia cercando tra la necessità di preservare Report come patrimonio editoriale, la gestione professionale di un giornalista di primo piano e la conclusione di una crisi interna che negli ultimi mesi ha progressivamente superato il perimetro della semplice programmazione televisiva.
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Presutti e Piervincenzi sono la risposta della Rai alla crisi di Report

La scelta di Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi contiene già una precisa indicazione editoriale. La Rai non affida Report a un grande volto esterno e non trasforma la successione in una gara tra personalità televisive. Sceglie invece due giornalisti interni al servizio pubblico e insiste pubblicamente sul fatto che entrambi siano risultati vincitori del concorso Rai. È difficile considerare casuale questa sottolineatura. Presutti rappresenta soprattutto la continuità con la redazione di Report. Lavora da anni nel programma, ne conosce struttura, metodo produttivo e linguaggio investigativo ed è stata indicata dalla stessa Rai come una professionista il cui percorso è «fortemente legato al giornalismo investigativo». Nella selezione per giornalisti professionisti si è classificata prima.

Piervincenzi porta invece una storia televisiva differente ma compatibile con l’identità del programma. Ha lavorato come inviato e conduttore in trasmissioni come Nemo – Nessuno escluso e Popolo Sovrano, occupandosi di criminalità, periferie, questioni sociali e territori. Nel 2017 fu aggredito a Ostia durante un’inchiesta insieme all’operatore Edoardo Anselmi, episodio diventato uno dei simboli più conosciuti del giornalismo televisivo sul campo. La Rai costruisce così una conduzione che evita entrambi gli estremi immaginati nelle settimane precedenti: né una semplice successione dinastica dentro Report, né l’arrivo di un personaggio esterno capace di trasformare il programma in qualcosa di diverso. La soluzione è ibrida: una giornalista cresciuta dentro la trasmissione e un professionista Rai con esperienza nell’inchiesta televisiva.
La Rai salva Report e separa il programma dal suo conduttore
È probabilmente questo il passaggio politicamente ed editorialmente più importante. Per settimane il dibattito pubblico ha rischiato di sovrapporre completamente Report e Sigfrido Ranucci, come se la sopravvivenza del programma dipendesse necessariamente dalla permanenza del suo conduttore. La decisione aziendale rompe definitivamente questa equivalenza. La Rai dichiara esplicitamente di voler aprire «una nuova fase» per uno dei programmi più importanti dell’offerta di approfondimento del servizio pubblico e presenta la nuova conduzione come un investimento sul rafforzamento del giornalismo investigativo. Il messaggio è inequivocabile: l’azienda non mette in discussione Report come prodotto editoriale, ma cambia la persona che ne rappresentava il vertice. Era precisamente il nodo emerso quando la successione interna e il futuro autonomo della trasmissione erano diventati il vero terreno dello scontro. Allora circolavano soprattutto i nomi di Giorgio Mottola, Sabrina Giannini e, sul versante esterno, Massimo Giletti. La Rai ha scelto una strada diversa, ma ha confermato il principio sostanziale: Report può continuare senza Ranucci. La storia stessa della trasmissione dovrebbe rendere questa conclusione meno traumatica di quanto una parte del dibattito abbia voluto rappresentarla. Report esisteva prima di Ranucci e ha già attraversato una successione molto delicata quando Milena Gabanelli lasciò la conduzione. Ranucci ha trasformato profondamente il programma, ne ha aumentato il peso politico e ha costruito una propria identità televisiva, ma il marchio, l’archivio, la redazione e la funzione editoriale non coincidono necessariamente con un solo giornalista.
Il lessico della Rai su indipendenza e imparzialità pesa più dei nomi
C’è però un passaggio della nota ufficiale che merita particolare attenzione. La Rai non si limita a comunicare la nuova conduzione. Aggiunge che il valore del giornalismo d’inchiesta risiede nella «credibilità» e nell’«autorevolezza» garantite da una «piena indipendenza editoriale» e da un’«imparzialità rigorosa». In una comunicazione ordinaria sul cambio di conduzione sarebbe una formula quasi rituale. Nel caso Ranucci, dopo tutto quello che è accaduto negli ultimi mesi, assume inevitabilmente un peso differente. La crisi non è infatti nata semplicemente da una divergenza sui palinsesti. La Rai aveva già avviato approfondimenti interni sul comportamento del giornalista e sulle questioni emerse attorno ai rapporti con Valter Lavitola. Le contestazioni erano state confrontate punto per punto con il Codice etico Rai, distinguendo gli elementi realmente delicati da quelli che, senza ulteriori prove, rischiavano di essere trasformati in semplici accuse mediatiche. La stessa Rai aveva annunciato ufficialmente, attraverso le decisioni del Consiglio di amministrazione, l’attivazione della Commissione stabile per il Codice etico affinché fossero verificati gli elementi relativi alla vicenda del vicedirettore. Quando oggi l’azienda accompagna l’uscita di Ranucci con parole come indipendenza editoriale e imparzialità rigorosa, è quindi impossibile non leggere quella formulazione dentro il contesto degli ultimi due mesi. Non equivale a una sentenza disciplinare, né la nota attribuisce pubblicamente a Ranucci una violazione di questi principi. Ma la scelta lessicale segnala quale terreno la Rai intenda rivendicare per la nuova stagione.
Dalle repliche sospese alla sostituzione definitiva
La sequenza temporale mostra quanto rapidamente la posizione di Ranucci sia cambiata. A luglio la Direzione Approfondimento aveva deciso di sospendere cautelativamente le repliche estive di Report, spiegando di voler tutelare «un patrimonio editoriale di grande valore per il servizio pubblico». Allo stesso tempo aveva confermato il ritorno del programma nella stagione autunnale. Già quella comunicazione conteneva implicitamente la separazione che oggi diventa esplicita: la Rai proteggeva Report come patrimonio aziendale senza garantire automaticamente la posizione del suo conduttore. In quel momento non era ancora chiaro chi avrebbe guidato il programma. Oggi lo è. La crisi si è poi aggravata con l’evoluzione della vicenda Lavitola, le informazioni sui rapporti personali tra il giornalista e la sua fonte, le chat, le questioni relative alla circolazione di comunicazioni interne e il dibattito sull’eventuale influenza esercitata sull’attività editoriale. Il rapporto tra fonte e giornalista era già diventato il centro del problema quando la vicenda Rai aveva assunto i contorni di uno scontro tra Ranucci, Lavitola, Giletti, dossier e fonti opache. Il punto resta quello emerso fin dall’inizio: frequentare una fonte controversa non costituisce di per sé una violazione professionale. Nel giornalismo investigativo può essere persino necessario. Il problema nasce soltanto se una fonte riesce a condizionare il lavoro giornalistico, orientare le inchieste, ottenere informazioni che non dovrebbe ricevere oppure trasformare la relazione professionale in una forma di dipendenza editoriale. Sono esattamente gli elementi sui quali una verifica aziendale deve concentrarsi senza trasformarsi né in assoluzione preventiva né in processo politico.
RaiNews, Tg3 o corrispondente: la Rai non vuole licenziare Ranucci
L’altro elemento centrale dell’annuncio riguarda ciò che la Rai non sta facendo. Ranucci non viene espulso dall’azienda. Al contrario, gli vengono prospettate tre soluzioni professionali coerenti con il suo livello. Secondo la ricostruzione dell’AGI, si tratta di RaiNews, Tg3 oppure di un incarico da corrispondente. Tre strade molto differenti, ma accomunate da una caratteristica: manterrebbero il giornalista all’interno della Rai e gli garantirebbero una funzione professionale riconoscibile. Questo elemento ridimensiona almeno in parte la rappresentazione di una semplice estromissione politica. La perdita di Report resta enorme perché significa rinunciare a una piattaforma editoriale costruita negli anni, capace di produrre inchieste, anticipazioni, polemiche parlamentari e conseguenze giudiziarie. Essere trasferito al Tg3 o a RaiNews non equivale professionalmente a dirigere Report, anche quando grado e trattamento economico fossero preservati. Ma una ricollocazione non è neppure assimilabile a un licenziamento. La Rai sembra cercare una soluzione nella quale possa contemporaneamente cambiare la guida del programma e impedire che la vicenda si trasformi immediatamente in una rottura contrattuale totale.
Il vero problema sarà quale incarico Ranucci accetterà
Qui si apre la fase successiva. Ranucci aveva già lasciato intendere pubblicamente che un trasferimento in un’altra testata avrebbe potuto rappresentare per lui un arretramento professionale. Ora quella valutazione dovrà confrontarsi con offerte concrete. RaiNews potrebbe mantenerlo dentro il circuito dell’informazione continua. Il Tg3 avrebbe un peso simbolico differente anche per la storia professionale del giornalista. Una corrispondenza, soprattutto se prestigiosa, potrebbe invece consentire alla Rai di trovare una collocazione formalmente importante ma molto distante dalla capacità di incidere sull’agenda nazionale che Ranucci possedeva attraverso Report. Ed è precisamente su questa differenza tra grado formale e potere editoriale reale che si giocherà la trattativa.
La successione smentisce i nomi, non l’analisi sul futuro di Report
Nelle settimane precedenti erano circolati numerosi possibili successori. Giorgio Mottola appariva come una delle soluzioni interne più naturali; Sabrina Giannini aveva ricordato di essere stata presa in considerazione già ai tempi della successione di Gabanelli; Massimo Giletti rappresentava invece l’ipotesi di una scelta televisiva molto più pesante e radicale. Nessuno di questi scenari si è concretizzato. Questo è il dato nuovo e va registrato senza forzature. La Rai ha scelto Presutti e Piervincenzi, costruendo una coppia che fino a oggi non era stata indicata come soluzione definitiva. La decisione, però, conferma il punto sostanziale: l’azienda ha deciso che la crisi di Ranucci non dovesse diventare la crisi di Report. La trasmissione resta. La redazione resta. Il giornalismo investigativo viene addirittura indicato come una funzione da rafforzare. A cambiare è il vertice editoriale e televisivo. È una distinzione fondamentale anche per il dibattito sulla libertà di stampa. Considerare qualsiasi sostituzione di un conduttore come la soppressione automatica del giornalismo d’inchiesta significa attribuire a una singola persona la proprietà simbolica di un’intera redazione. L’opposto sarebbe altrettanto sbagliato: minimizzare il peso della rimozione di Ranucci significa ignorare quanto la sua conduzione abbia determinato l’identità contemporanea di Report.
La vera verifica arriverà quindi con le prime puntate. Presutti e Piervincenzi dovranno dimostrare che il programma conserva autonomia, aggressività investigativa e capacità di disturbare il potere, indipendentemente dal colore politico di quel potere. Solo allora sarà possibile stabilire se la Rai abbia davvero salvato Report oppure abbia semplicemente conservato il marchio.
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Il dopo Ranucci comincia adesso
La notizia del 28 agosto chiude quindi soltanto una parte della vicenda. Ranucci è fuori da Report, Presutti e Piervincenzi ne erediteranno la conduzione e la Rai ha scelto di non sacrificare il programma alla crisi del suo direttore. Sul tavolo resta però il futuro del giornalista. Se Ranucci accetterà una delle tre proposte, inizierà una nuova fase interna alla Rai nella quale sarà inevitabile misurare il peso effettivo dell’incarico ricevuto. Se le rifiuterà, torneranno immediatamente centrali le ipotesi di un’uscita dall’azienda, di un approdo televisivo esterno o, sul medio periodo, di un possibile percorso politico che fino a oggi è rimasto soltanto una possibilità. La Rai, intanto, ha compiuto la propria scelta più importante: ha deciso che Report deve sopravvivere a Sigfrido Ranucci. Ora dovrà dimostrare che la promessa di indipendenza e imparzialità contenuta nella nota non sia soltanto la formula utilizzata per accompagnare un cambio di conduzione. Perché il vero giudizio su questa operazione non arriverà dai comunicati di Viale Mazzini, ma dalle inchieste che Presutti e Piervincenzi decideranno di mandare in onda quando qualcuno, inevitabilmente, chiederà loro di non farlo.
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