📌 In Sintesi
- Ventuno istituzioni finanziarie, tra cui Goldman Sachs, Citi e UBS, vogliono creare una società per emettere una stablecoin in dollari nel 2027.
- London Stock Exchange e Payward lavorano su azioni britanniche tokenizzate, mentre la SEC prepara il mercato USA alla contrattazione quasi continua.
- Binance aggiunge opzioni su oltre 1.000 titoli USA e Bitfinex Securities porta Strategy e Metaplanet dentro strumenti tokenizzati regolamentati.
Il confine tra finanza tradizionale e infrastruttura crypto si sta restringendo rapidamente. Ventuno banche, asset manager e istituzioni finanziarie globali, tra cui Goldman Sachs, Citi, Bank of America, Deutsche Bank e UBS, hanno deciso di costituire una società dedicata alla creazione di una stablecoin in dollari con lancio previsto nella prima metà del 2027. Nelle stesse ore la London Stock Exchange annuncia una partnership con Payward per esplorare azioni britanniche tokenizzate e mercati 24/7, la SEC convoca Wall Street per preparare il trading continuo, Binance apre le opzioni su oltre mille titoli USA e Bitfinex Securities trasforma le società con riserve Bitcoin in strumenti negoziabili on-chain. Non è più una semplice adozione delle criptovalute: è la progressiva migrazione dell’infrastruttura finanziaria verso logiche native del mercato digitale.
Cosa leggere
Goldman, Citi e UBS costruiscono una stablecoin bancaria globale
Il progetto più importante riguarda un consorzio composto da 21 istituzioni finanziarie internazionali che prevede di creare entro la seconda metà del 2026 una nuova società dedicata all’emissione di stablecoin. La prima sarà denominata in dollari statunitensi e dovrebbe arrivare sul mercato nella prima metà del 2027, mentre in una fase successiva il gruppo intende valutare token collegati alle altre valute del G7, con l’euro indicato come priorità. Tra i partecipanti figurano Bank of America, Capital One, Citi, Fidelity Investments, Goldman Sachs, PNC, Scotiabank, TD Bank, Wells Fargo, WisdomTree, Santander, BBVA, Commerzbank, Crédit Agricole, Deutsche Bank, Lloyds Banking Group, Rabobank, UBS, MUFG, Standard Bank e Sirius International Holding. Il consorzio era nato nel 2025 con una base molto più ridotta e ora si trasforma in un’iniziativa industriale vera e propria, con l’obiettivo di utilizzare blockchain pubbliche e servire pagamenti, settlement e attività istituzionali. La scelta rappresenta un cambio di postura per il settore bancario. Per anni le grandi banche hanno osservato USDT e USDC crescere fuori dal proprio perimetro, lasciando agli emittenti crypto il rendimento generato dalle riserve e il controllo di una quota crescente dei pagamenti on-chain. Ora la risposta non consiste più soltanto nella tokenizzazione dei depositi, ma nell’ingresso diretto nel mercato delle stablecoin. La trasformazione era già evidente nella crescente convergenza tra banche, RWA e infrastrutture blockchain istituzionali, ma il nuovo consorzio introduce una scala diversa perché coinvolge contemporaneamente istituzioni europee, americane e asiatiche.
Leggi anche: Bitcoin diventa quantum-safe mentre SWIFT porta la blockchain nel cuore della finanza
La stablecoin bancaria nasce nel momento in cui cambiano le regole
Il calendario non è casuale. Negli Stati Uniti la nuova architettura normativa sulle stablecoin sta creando un quadro nel quale le banche possono progettare prodotti con un livello di certezza regolatoria superiore rispetto agli anni precedenti. Il consorzio punta esplicitamente a costruire una soluzione compatibile con il quadro americano e con MiCA in Europa, anche se la gestione di una stablecoin emessa contemporaneamente in più giurisdizioni resta complessa. Il modello dovrà chiarire chi custodisce le riserve, quale soggetto emette formalmente il token, quali blockchain verranno utilizzate, quali utenti potranno accedere al prodotto e come saranno gestiti redemption, KYC e settlement. Il punto economico è altrettanto importante. Una stablecoin bancaria globale ridurrebbe la distanza tra depositi tradizionali e denaro programmabile. Oggi un’impresa che utilizza una stablecoin privata deve spostare liquidità fuori dalla struttura bancaria convenzionale; domani potrebbe operare con un token emesso direttamente da un consorzio di banche che già gestiscono tesoreria, pagamenti internazionali e custodia. La concorrenza non sarà però soltanto contro Tether e Circle. Lo stesso settore bancario sta sviluppando deposit token, ledger condivisi e reti di settlement proprietarie, rendendo ancora aperta la questione su quale forma di denaro digitale finirà per prevalere.
London Stock Exchange e Payward preparano azioni britanniche tokenizzate
La seconda trasformazione riguarda direttamente il mercato azionario. La London Stock Exchange ha annunciato ufficialmente di voler sviluppare strutture per equity tokenizzata britannica e di aver avviato una partnership con Payward, società che controlla anche Kraken, per esplorare la distribuzione digitale di azioni quotate. L’obiettivo non è creare semplici token sintetici privi dei diritti dell’azionista, ma valutare strutture capaci di mantenere diritti societari, governance e protezioni regolamentari del mercato pubblico tradizionale. Il progetto dovrebbe appoggiarsi al LSEG Digital Securities Depository, alla futura Digital Settlement House e a LSE 24, il nuovo ambiente progettato per estendere gli orari di negoziazione. Le indicazioni circolate parlano di un possibile universo iniziale di circa 100 titoli britannici, ma questa cifra rappresenta ancora un obiettivo progettuale e non una lista definitiva approvata. Il passaggio è comunque significativo perché sposta la tokenizzazione da mercati paralleli verso l’infrastruttura di una delle borse più importanti del mondo. Il percorso riprende la tendenza già descritta quando BlackRock e DTCC avevano iniziato a portare titoli tokenizzati dentro infrastrutture di trading reali.
La SEC prepara Wall Street al trading 24 ore su 24
Negli Stati Uniti la direzione è simile, anche se il percorso passa prima dalla regolamentazione dell’infrastruttura. La Securities and Exchange Commission ha fissato per il 17 settembre 2026 una tavola rotonda dedicata alle “Preparations for 24-Hour Trading”. L’agenda ufficiale della SEC riunisce rappresentanti di Nasdaq, Citi, Citadel Securities, Interactive Brokers, DTCC, State Street, Schwab, Jane Street e altri operatori per discutere cosa serva a portare il mercato azionario americano verso una finestra operativa sempre più estesa. Il tema non riguarda soltanto l’apertura notturna delle borse. La SEC vuole discutere resilienza operativa, failover, cybersecurity, capacità dei sistemi, gestione dei dati di mercato, staffing e riduzione delle finestre di manutenzione. Un mercato 24/7 non può dipendere dagli stessi processi pensati per un sistema che chiude ogni pomeriggio e riapre il giorno successivo. In parallelo, la Commissione ha proposto una modernizzazione delle regole per i transfer agent, infrastruttura essenziale per la registrazione della proprietà dei titoli. La convergenza con la tokenizzazione è evidente: se azioni, obbligazioni e fondi iniziano a muoversi su ledger digitali continuamente disponibili, anche settlement e registri devono uscire dalla logica temporale della finanza tradizionale.
Binance aggiunge opzioni regolamentate su oltre mille titoli statunitensi
Sul versante crypto-native, Binance sta compiendo il movimento opposto: invece di portare la blockchain dentro Wall Street, porta Wall Street dentro il proprio account. L’exchange ha annunciato opzioni fisicamente regolate su oltre 1.000 azioni ed ETF statunitensi per utenti idonei al di fuori degli Stati Uniti. La struttura passa attraverso Nest Trading Limited, broker-dealer regolamentato dall’Abu Dhabi Global Market, mentre la statunitense Alpaca Securities gestisce esecuzione, clearing, settlement e custodia dei titoli. Quando l’opzione viene esercitata, l’utente non riceve un token rappresentativo ma l’azione sottostante custodita attraverso Alpaca. È quindi una struttura più vicina a un broker tradizionale che a un derivato crypto sintetico. Binance offre già accesso a migliaia di titoli ed ETF e a strumenti equity-linked, ma l’introduzione delle opzioni amplia fortemente il perimetro. Secondo i dati citati nell’annuncio, il volume dei perpetual legati agli asset della finanza tradizionale avrebbe raggiunto 433,4 miliardi di dollari ad agosto, rispetto ai 29,5 miliardi di gennaio. La distinzione tra exchange crypto e piattaforma multi-asset sta quindi diventando sempre meno chiara.
Bitfinex porta Strategy e Metaplanet on-chain attraverso note tokenizzate
La tokenizzazione raggiunge anche le società che hanno costruito il proprio valore di mercato intorno alle riserve Bitcoin. Bitfinex Securities ha quotato cinque note tokenizzate legate a Strategy, Metaplanet, H100 Group e Capital B, oltre a un prodotto collegato alle azioni privilegiate STRC di Strategy. Le note vengono emesse attraverso ORO II, fondo di cartolarizzazione lussemburghese, e sono garantite da titoli reali custoditi presso istituzioni regolamentate. Gli investitori non diventano azionisti diretti delle società sottostanti: acquistano uno strumento che replica economicamente il titolo. La struttura permette però frazionamenti estremamente bassi, con esposizioni a partire da circa 1 dollaro e negoziazione contro USD, USDT o BTC. La tokenizzazione delle cosiddette Bitcoin treasury companies crea così un livello ulteriore di finanziarizzazione: Bitcoin sostiene parte del valore di Strategy, il titolo Strategy viene acquistato dal veicolo e il veicolo viene nuovamente trasformato in token. È una catena che amplia l’accessibilità ma introduce anche nuovi livelli di rischio di controparte e strutturazione.
Ripple e SettleMint costruiscono la piattaforma per le banche che vogliono tokenizzare
La stessa domanda istituzionale sta creando spazio per infrastrutture dedicate. Ripple e SettleMint hanno annunciato direttamente una partnership per integrare Ripple Custody con la Digital Asset Lifecycle Platform di SettleMint. L’obiettivo è offrire a banche, fintech e infrastrutture di mercato un unico stack con cui custodire, emettere e amministrare asset tokenizzati lungo tutto il loro ciclo di vita. La prima fase si concentra sull’area Asia-Pacifico, ma le società prevedono un’espansione successiva. Il valore della partnership non riguarda direttamente XRP, perché la piattaforma è pensata per gestire stablecoin e RWA di diverso tipo. Il punto strategico è invece l’integrazione tra custodia e lifecycle management: una banca che tokenizza un bond o un fondo ha bisogno di gestire emissione, trasferimento, compliance, corporate actions e custodia senza costruire manualmente integrazioni con più fornitori. Ripple sta quindi tentando di posizionarsi non soltanto come società legata ai pagamenti, ma come componente dell’infrastruttura istituzionale per asset digitali.
Gli ETF XRP continuano ad attirare capitali mentre Bitcoin registra deflussi
La convergenza istituzionale non procede però in modo uniforme sul mercato. Gli ETF spot su XRP statunitensi hanno registrato undici sedute consecutive di afflussi, accumulando circa 170 milioni di dollari durante la serie positiva e portando gli influssi netti complessivi dal lancio a circa 1,68 miliardi. I filing 13F relativi al secondo trimestre mostrano Goldman Sachs come maggiore detentore istituzionale dichiarato, con circa 87,4 milioni di dollari di esposizione, seguita da soggetti come Jane Street e Millennium. Il dato non permette però di sapere se le posizioni siano state coperte con derivati o se siano ancora detenute nelle stesse dimensioni. Bitcoin mostra invece un comportamento opposto. Gli ETF spot statunitensi hanno registrato una seduta con circa 236 milioni di dollari di deflussi netti, con IBIT di BlackRock responsabile di circa 201 milioni e Fidelity FBTC di altri 44 milioni. I flussi divergenti non indicano automaticamente una rotazione strutturale da Bitcoin verso XRP: BTC continua a raccogliere quantità di capitale enormemente superiori su finestre più lunghe. Mostrano però che l’interesse istituzionale non è più concentrato esclusivamente sul primo asset digitale e sta iniziando a distribuire esposizione tra più strumenti regolamentati. La dinamica era già emersa nel progressivo ingresso di XRP nei mercati istituzionali e nei prodotti quotati.
Strategy contesta MSCI perché il Bitcoin cambia la definizione stessa di società operativa
La trasformazione produce anche conflitti con le regole tradizionali degli indici. Strategy ha contestato formalmente una nuova proposta di MSCI che potrebbe penalizzare o escludere società considerate eccessivamente dipendenti dalle proprie riserve di asset digitali. Il gruppo guidato da Michael Saylor sostiene che il criterio sia “fondamentalmente imperfetto” perché rischia di classificare le Bitcoin treasury companies come entità non operative, ignorando la modalità con cui il Bitcoin viene contabilizzato e integrato nella strategia aziendale. La controversia non è secondaria. L’inclusione in un indice determina acquisti automatici da parte di fondi passivi e ETF, mentre un’esclusione può generare vendite forzate indipendentemente dalla valutazione fondamentale della società. Strategy e Metaplanet hanno trasformato il bilancio in una leva diretta sul prezzo di Bitcoin, creando aziende che non rientrano facilmente nelle categorie con cui gli index provider hanno lavorato finora. Più queste strutture crescono, più diventa difficile distinguere tra società operativa, holding finanziaria e veicolo di esposizione a un asset digitale.
Continua con:
- Bitcoin sfonda 80.000 dollari e riaccende ETF, Solana e corsa alla tokenizzazione
- Stablecoin bancarie e derivati on-chain espongono la fragilità del mercato crypto
La blockchain non sostituisce Wall Street: Wall Street sta incorporando la blockchain
Il tratto comune di tutti questi sviluppi è che la finanza tradizionale non sta semplicemente adottando le criptovalute come nuova classe di investimento. Sta incorporando alcune delle caratteristiche strutturali che hanno reso i mercati crypto differenti: negoziazione continua, regolamento rapido, asset programmabili, frazionamento estremo, infrastrutture digitali globali e accesso diretto attraverso piattaforme disponibili 24 ore su 24. Il consorzio di 21 istituzioni che prepara una stablecoin in dollari rappresenta probabilmente il segnale più evidente. Le banche non intendono più lasciare interamente a Tether e Circle il mercato del denaro digitale on-chain. La London Stock Exchange non si limita a osservare i tokenized stock ma studia come integrarli mantenendo diritti e governance. La SEC discute apertamente cosa serva per rendere sostenibile un mercato americano quasi continuo. Binance costruisce una piattaforma capace di offrire contemporaneamente crypto, azioni e opzioni, mentre Bitfinex porta titoli reali su ledger digitali attraverso strumenti regolamentati. Il risultato non sarà necessariamente una sostituzione delle borse con DEX o delle banche con stablecoin private. Potrebbe avvenire l’opposto: le strutture finanziarie tradizionali stanno appropriandosi delle tecnologie nate fuori dal proprio perimetro, mantenendo custodia, compliance, licensing e controllo regolamentare. La vera competizione dei prossimi anni non sarà quindi semplicemente tra “crypto” e “TradFi”, ma tra differenti modelli di infrastruttura capaci di offrire lo stesso risultato: capitale digitale, trasferibile quasi senza interruzione e disponibile su mercati sempre meno vincolati agli orari e ai confini della finanza del Novecento.
Iscriviti alla Newsletter
Non perdere le analisi settimanali: Entra nella Matrice Digitale.
Matrice Digitale partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU. In qualità di Affiliato Amazon, ricevo un guadagno dagli acquisti idonei. Questo non influenza i prezzi per te.









