falso trading online 125mila euro otto denunciati

Falso trading online, vittima perde 125.000 euro: otto denunciati dalla Polizia

🛡️ Executive Summary

  • Un cittadino crotonese, attirato da una pubblicità sui social, ha versato oltre 125.000 euro in tre mesi a sedicenti broker online.
  • La Polizia Postale ha denunciato otto persone residenti a Roma, titolari o amministratori di società, gravemente indiziate di ricettazione.
  • Gli investigatori hanno seguito bonifici, conti e successive movimentazioni del denaro fino ai trasferimenti verso ulteriori rapporti finanziari e all’estero.

Un post pubblicitario sui social network, la promessa di facili guadagni e tre mesi di rapporti con persone che si presentavano come broker hanno portato un cittadino di Crotone a trasferire oltre 125.000 euro verso un falso circuito di trading online. La Polizia Postale ha ricostruito i movimenti finanziari e denunciato otto persone, tutte residenti a Roma e gravemente indiziate del reato di ricettazione. Secondo l’ipotesi investigativa, società riconducibili agli indagati avrebbero messo a disposizione conti correnti, carte e altri rapporti finanziari destinati a ricevere i versamenti della vittima, successivamente spostati attraverso ulteriori conti fino a tentare di farne perdere le tracce verso l’estero.

Il contatto nasce da una pubblicità sui social e dura tre mesi

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La vicenda è stata resa pubblica dalla Polizia di Stato attraverso la ricostruzione dell’indagine sul falso sito di trading. Tutto sarebbe iniziato quando la vittima ha visualizzato su un social network un post che pubblicizzava opportunità di investimento e prospettava guadagni facili. Dopo il primo contatto, l’uomo è entrato virtualmente in rapporto con soggetti che si presentavano come broker e ha iniziato a effettuare operazioni finanziarie. Nell’arco di circa tre mesi il valore complessivo dei versamenti ha superato 125.000 euro. La Polizia non indica nel comunicato il nome del social network, quello della piattaforma di trading utilizzata, eventuali rendimenti visualizzati sul portale o le modalità attraverso le quali i falsi broker abbiano progressivamente convinto la vittima ad aumentare l’esposizione. Il dato certo è però la struttura iniziale del raggiro: pubblicità online → contatto con falsi consulenti → trasferimenti progressivi di denaro, uno schema già emerso nell’Operazione Trade Scam, che aveva portato ad arresti in Albania e al sequestro di quattro milioni di euro.

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Le società avrebbero ricevuto i bonifici prima di spostare il denaro

L’indagine è stata condotta dalla Sezione Operativa per la Sicurezza Cibernetica di Crotone sotto il coordinamento della Procura della Repubblica locale. Gli investigatori hanno identificato otto persone che risultano titolari o amministratori di società e che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbero consentito di utilizzare conti correnti, carte e altri rapporti finanziari intestati alle società per ricevere le somme provenienti dalla vittima. Il denaro sarebbe stato successivamente trasferito verso ulteriori conti, costruendo una sequenza di movimentazioni destinata a ostacolare la ricostruzione della provenienza e della destinazione finale. Parte dei flussi sarebbe stata infine indirizzata verso l’estero. Gli otto soggetti sono stati deferiti all’Autorità giudiziaria e risultano gravemente indiziati di ricettazione; il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e resta quindi ferma la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

Seguire i flussi finanziari permette di superare il falso portale

Il passaggio investigativo più rilevante riguarda la ricostruzione del denaro dopo l’uscita dal conto della vittima. Un sito fraudolento può essere chiuso rapidamente, un dominio sostituito e un’identità utilizzata dal sedicente broker abbandonata; i trasferimenti bancari lasciano invece una catena di rapporti finanziari, intestatari e movimentazioni che può essere ricostruita. La Polizia Postale afferma di avere individuato i conti sui quali erano confluiti i primi bonifici e di avere seguito le successive operazioni fino a identificare i relativi intestatari. Questo livello distingue il falso trading da molte truffe di phishing immediato: l’obiettivo criminale non è necessariamente ottenere una singola transazione, ma costruire nel tempo una relazione sufficientemente credibile da convincere la vittima a effettuare versamenti ripetuti e progressivamente più consistenti. Uno schema analogo era emerso anche nella truffa Kadena ricostruita attraverso le segnalazioni delle vittime, basata sulla promessa di rendimenti elevati e sull’apparenza di una piattaforma di investimento.

Il falso broker vende fiducia prima ancora di vendere un investimento

Il falso trading funziona perché trasferisce sul web elementi tipici della consulenza finanziaria reale: interlocutore dedicato, piattaforma dall’aspetto professionale, grafici, presunti rendimenti e richieste successive di capitale. Non è necessario che ogni elemento sia tecnicamente sofisticato. Il principale strumento resta la costruzione della fiducia, spesso iniziata attraverso annunci sui social che promettono rendimenti superiori alla media o accesso a occasioni apparentemente riservate. Una volta effettuato il primo versamento, l’attaccante può utilizzare il precedente investimento come leva psicologica per chiedere altro denaro, sostenendo che serva ad aumentare il rendimento, sbloccare un prelievo, coprire imposte o completare una nuova operazione. La Polizia Postale aveva già registrato migliaia di casi di cybercrime economico-finanziario, confermando quanto phishing, social network, false identità e frodi finanziarie tendano ormai a convergere all’interno dello stesso processo criminale.

La presenza di un sito e di un broker non dimostra che il trading esista davvero

La verifica deve iniziare prima del primo bonifico. Una piattaforma graficamente credibile non dimostra che gli ordini mostrati a video vengano realmente eseguiti sui mercati finanziari, così come la presenza di un interlocutore telefonico non dimostra che quest’ultimo sia un intermediario autorizzato. Il controllo dovrebbe riguardare denominazione della società, autorizzazioni, soggetto che riceve materialmente i fondi e coerenza tra il beneficiario indicato nel bonifico e l’impresa che dichiara di fornire il servizio. Particolare cautela è necessaria quando il contatto nasce da pubblicità social non richiesta, quando vengono promessi rendimenti elevati o sostanzialmente privi di rischio e quando il presunto consulente esercita pressione affinché vengano trasferite rapidamente nuove somme. È inoltre un forte segnale d’allarme la richiesta di inviare denaro verso aziende o conti che non hanno un collegamento trasparente con il servizio di investimento proposto.

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La denuncia rapida può trasformare una piattaforma sparita in una traccia finanziaria

Nel caso di Crotone il falso sito e i sedicenti broker rappresentano soltanto la parte visibile della vicenda. L’indagine si è concentrata su ciò che rimane dopo il trasferimento: bonifici, conti correnti, carte, società e beneficiari. È questo percorso ad avere consentito agli investigatori di identificare otto persone e seguire parte del denaro fino alle successive movimentazioni verso l’estero. Per chi sospetta di essere caduto in una falsa piattaforma di investimento diventa quindi fondamentale conservare conversazioni, numeri telefonici, email, URL, screenshot, ricevute dei bonifici, IBAN e ogni documento ricevuto, interrompere ulteriori trasferimenti e presentare rapidamente denuncia. Nel falso trading, il sito può sparire da un giorno all’altro; la documentazione finanziaria conservata dalla vittima può invece diventare il punto dal quale ricostruire l’intera catena del denaro.

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