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Pixel 11 amplia Camera Looks, Pixel Watch 5 Curry debutta e Quick Share arriva sui vecchi Pixel

📌 In Sintesi

  • Pixel 11 permette di rendere persistente qualsiasi Camera Look selezionato, non di sostituire Google Camera con una fotocamera di terze parti come app di sistema.
  • Pixel Watch 5 Stephen Curry Special Edition costa 579 dollari e abbina al modello da 45 mm un cinturino Performance Loop esclusivo.
  • Quick Share con AirDrop compare su Pixel 7, Pixel 8 e Pixel Tablet, mentre Gemini avvia il rollout della nuova bolla minimizzabile.

Google continua ad aggiornare l’ecosistema Pixel poche settimane dopo il lancio della nuova generazione. Pixel 11 nasconde un’opzione che permette di rendere permanente qualsiasi profilo Camera Look scelto dall’utente; Pixel Watch 5 Stephen Curry Special Edition arriva nei negozi dopo i preordini di agosto; Quick Share compatibile con AirDrop comincia a comparire anche su Pixel 7, Pixel 8 e Pixel Tablet. Sul software, invece, Google avvia il rollout della bolla minimizzabile di Gemini e prepara per Digital Wellbeing un riepilogo settimanale assistito da AI. Due formulazioni iniziali vanno però corrette: Pixel 11 non permette di scegliere una fotocamera di terze parti come default di sistema e Digital Wellbeing non sta ancora introducendo restrizioni dinamiche basate sull’affaticamento.

Pixel 11 può ricordare qualsiasi Camera Look come profilo predefinito

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La novità fotografica riguarda Camera Looks, non la sostituzione dell’app Google Camera. Sui Pixel 11 Google permette di scegliere quattro profili di elaborazione standard — Original, Natural, Shadows e Vanilla — ma ha chiarito che anche gli stili più marcati come Velvet, Classic o Digi possono essere mantenuti come scelta persistente. La funzione è documentata nella guida ufficiale di Pixel Camera: entrando nelle impostazioni fotografiche e attivando “Usa sempre lo stile selezionato”, lo smartphone conserva il Look scelto anche dopo la chiusura dell’app. Il dettaglio è importante perché la famiglia Pixel 11 ha modificato profondamente il rapporto tra AI e fotografia computazionale, dando all’utente un controllo maggiore sulla resa finale invece di imporre sempre il tradizionale trattamento HDR di Google. Non esiste invece, sulla base delle fonti disponibili, una nuova impostazione che consenta di trasformare qualsiasi app fotografica di terze parti nella fotocamera predefinita del sistema.

Leggi anche: Pixel 11 e Android 17: tutto ciò che Google ha preparato per la nuova generazione

Pixel Watch 5 Stephen Curry Special Edition costa 579 dollari

Sul fronte wearable arriva nei negozi la Stephen Curry Special Edition di Pixel Watch 5. Google aveva già presentato ufficialmente la variante insieme al resto della gamma, specificando che utilizza la cassa da 45 mm e aggiunge un esclusivo Performance Loop progettato per assorbire il sudore e adattarsi all’uso sportivo. La presentazione ufficiale di Pixel Watch 5 conferma che i preordini sono partiti il 12 agosto, mentre la disponibilità nei negozi è iniziata il 3 settembre in alcuni mercati. Il prezzo indicato da Google è 579 dollari.

Pixel Watch 5 Curry
Pixel Watch 5 Curry

L’hardware di base resta quello del Watch 5 standard: display Actua 360 da 3.000 nit, architettura dual-chip, GPS migliorato e piattaforma Health Guardian. La nuova generazione Pixel Watch aveva già segnato il passaggio di Google verso monitoraggio proattivo, GPS più preciso e maggiore integrazione con Gemini; l’edizione Curry aggiunge soprattutto un livello di branding e design sportivo, non nuove capacità biometriche.

Quick Share con AirDrop compare anche su Pixel 7, Pixel 8 e Pixel Tablet

La novità potenzialmente più importante riguarda l’interoperabilità. Google aveva introdotto nel novembre 2025 la compatibilità tra Quick Share e AirDrop partendo dalla famiglia Pixel 10 e successivamente l’aveva estesa ad altri smartphone Android. Adesso alcuni possessori di Pixel 8 e Pixel 7 Pro stanno ricevendo notifiche che annunciano la disponibilità della funzione. Anche un utente di Pixel Tablet ha mostrato la nuova interfaccia su Android 17. Il rollout non può però essere considerato ancora ufficialmente completato: alcuni utenti vedono il messaggio senza riuscire poi a effettuare realmente il trasferimento e la pagina FAQ di Google non elenca ancora Pixel 7, Pixel 8 e Tablet tra i dispositivi supportati.

È quindi possibile che si tratti dell’inizio di un rollout progressivo o di una preparazione lato server. La compatibilità tra Android e iPhone è diventata uno dei principali terreni di sviluppo dell’ecosistema, tanto che OnePlus, Samsung e altri produttori hanno già adottato Quick Share interoperabile con AirDrop.

Il Pixel Tablet potrebbe diventare il primo tablet Android con trasferimento diretto verso iPhone

Il caso del Pixel Tablet è particolarmente interessante perché sposta la funzione fuori dagli smartphone. Lo screenshot condiviso pubblicamente mostra la schermata Quick Share con supporto alla condivisione verso dispositivi Apple, anche se Google non ha ancora annunciato formalmente l’attivazione sul tablet del 2023. La documentazione generale di Quick Share utilizza però una formulazione che parla di “mobile devices and tablets”, lasciando aperta la possibilità di una compatibilità più ampia rispetto all’elenco attualmente pubblicato. Google ha inoltre già esteso nel 2026 Quick Share con iOS attraverso QR code e compatibilità AirDrop su più produttori, come descritto nella roadmap ufficiale Android sull’interoperabilità. L’arrivo sul Tablet sarebbe quindi coerente con la strategia, ma fino a una conferma ufficiale va trattato come rollout osservato e non ancora documentato completamente da Google.

Gemini inizia finalmente a ridursi a bolla senza interrompere la conversazione

La bolla flottante di Gemini passa invece dalla fase sperimentale al primo rollout visibile. Alcuni utenti stanno ricevendo nell’overlay dell’assistente un nuovo pulsante che permette di minimizzare la conversazione in una bolla galleggiante, continuare a utilizzare altre applicazioni e successivamente riprendere la sessione con un tocco. Google lavorava alla funzione da mesi e il comportamento era già comparso durante i test, con icona Gemini, animazioni dedicate e possibilità di spostare la bolla sullo schermo. La novità si appoggia bene alla direzione intrapresa con Android 17, dove Google ha introdotto le Bubbles come strumento generale per trasformare le applicazioni in finestre flottanti. La prima implementazione della bolla persistente di Gemini era già emersa a giugno; il cambiamento di settembre è quindi soprattutto il passaggio dal codice sperimentale alla distribuzione iniziale sugli account reali.

Digital Wellbeing prepara un Weekly wrap con Gemini Nano, non restrizioni basate sulla fatica

L’altra funzione AI va ridimensionata rispetto alle prime interpretazioni. Google sta lavorando a un Weekly wrap per Digital Wellbeing che dovrebbe trasformare i dati grezzi sul tempo trascorso davanti allo schermo in un riepilogo personalizzato. Le stringhe individuate nell’app suggeriscono l’impiego di Gemini Nano per analizzare localmente le statistiche e produrre osservazioni settimanali più leggibili. Non emergono invece, al momento, prove di un sistema che misuri direttamente la fatica dell’utente o imponga automaticamente restrizioni dinamiche alle applicazioni in base a livelli di affaticamento. La funzione appare piuttosto come una forma di interpretazione proattiva: invece di mostrare soltanto ore, sblocchi e categorie di app, Digital Wellbeing potrebbe spiegare come siano cambiate le abitudini e suggerire eventuali interventi. È una logica coerente con l’evoluzione di Android verso software predittivo e Gemini integrato nelle funzioni di sistema, ma resta ancora in sviluppo e Google non ne ha annunciato pubblicamente disponibilità o calendario.

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Google usa i Pixel per distribuire funzioni prima che Android le renda normali

Il quadro complessivo mostra una strategia ormai consolidata. Pixel 11, scopri su Amazon, sperimenta un controllo fotografico più personale, Pixel Watch 5 utilizza hardware e software sanitari per costruire nuove edizioni commerciali, mentre Quick Share tenta di eliminare una delle barriere più visibili tra Android e iPhone. Gemini segue lo stesso percorso: prima compare come overlay sperimentale, poi diventa una bolla persistente e infine si integra nelle interazioni di sistema. Anche Digital Wellbeing si prepara a passare dalla semplice esposizione dei dati alla loro interpretazione attraverso AI on-device. Non tutte queste funzioni sono allo stesso stadio — alcune sono ufficiali, altre in rollout e altre ancora soltanto in sviluppo — ma la direzione è uniforme: Google sta usando i Pixel come laboratorio anticipato di un Android sempre più interoperabile, persistente e capace di interpretare il comportamento dell’utente invece di limitarsi a registrarlo.

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